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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Il Re senza CoronaDa sospetto a rischio deportazione a sfidante per il Titolo, sconfitto in un Campionato del Mondo sul cui svolgimento si discute da 60 anni, numerosi trionfi internazionali, 5 Ori Olimpici personali ( 4 consecutivi, record ad oggi) 3 vittorie al Campionato Sovietico assoluto, per 15 anni saldamente all'interno del Torneo dei Candidati, Paul Keres fu per decenni tra i primissimi giocatori al mondo. Fece l'impossibile per essere il primo: qualcosa, qualcuno, glielo impedì sempre. La prima parte di questa storia si è conclusa nel tardo 1944, con Paul Keres che, apparentemente compiendo una mossa suicida, lascia la neutrale Svezia per tornare nella sua Estonia, ben conscio sia del fatto che l'Armata Rossa premeva alle sue porte, sia di quello che l'essere stato uno degli esponenti di punta degli scacchi sotto la svastica sarebbe stato considerato ben più che una leggerezza da parte delle autorità Sovietiche. Keres non era tipo da riporre in quelle autorità eccessiva fiducia, ne tipo da fare una mossa azzardata come quella di tornare a casa in un momento come quello senza avere un piano. Aveva preso i suoi accordi, si era organizzato. Sarebbe tornato in Estonia, avrebbe riunito la sua famiglia e, sperando che la Wehrmacht resistesse ancora un po', si sarebbe nottetempo imbarcato su un battello svedese, che aveva pagato fior di quattrini allo scopo, che avrebbe quindi portato lui e i suoi cari lontano dal controllo di Mosca. Quel battello non arrivò mai. Forse fu semplicemente truffato, forse le difficoltà, enormi, del navigare privatamente (e per giunta in modo clandestino) tra uno stato neutrale e uno belligerante mentre due eserciti, e due marine, ci stanno combattendo resero il viaggio impossibile, non si sa. Quel che è certo è che ora Keres si trovava bloccato in Estonia e che poco tempo dopo la sua nazione fu rioccupata dall'URSS.
L'Estonia e la Seconda Guerra Mondiale
(in senso orario dalla cima sinista: Tallinn dopo bombardamenti sovietici, Partigiani estoni, Rebane, Nugiseks e Riipalu: tre tra i più noti comandanti dell'esercito, un reggimento corazzato (1940), un team di mitragliatori e dei coscritti della Legione Estone) (Fonte: wikipedia)
E qui dobbiamo cominciare con i “si dice”, i “pare che”, i “sembra”: questa parte della vita di Paul Keres è incerta, con voci che si incrociano, a volte si smentiscono. Ad esempio, il primo impatto di Keres con i ritornati sovietici è già oggetto di speculazioni: fu arrestato? Non si riesce a capirlo. Appare certo che fu interrogato (si dice una volta, solo per formalità, ma si dice anche due, di cui la seconda da ufficiali del KGB, che lo avrebbero terrorizzato), pare che gli fu sequestrata la casa (ma se sì, pare per errore, era quasi omonimo di un Robert Keres conclamato criminale).
La situazione per lui non doveva comunque certo apparire rosea, se decise di scrivere una lettera a Molotov, il numero due dell'Unione Sovietica, in cui, in sostanza, spiegava come il suo primo dovere fosse quello di sfamare la propria famiglia e che tutto quello che poteva fare in quel senso era vincere tornei di scacchi. Si dissociava in maniera totale dall'ideologia fascista e sperava che lo Stato lo perdonasse. Nel frattempo, mesi di terribile incertezza per Keres che non sapeva nulla di quello che stava succedendo, era arrivato il 1945. Molotov, sommerso dalla quantità spaventosa di carta che segue il vincere una Guerra Mondiale e l'annessione di 4 nazioni e mezza, trovò infine il tempo di occuparsi di Keres. Convocò a Mosca due persone: Nikolaj Romanov, Presidente del Comitato Governativo per la Cultura fisica e lo Sport, e Viktor Semënovic Abakumov, capo del GURK (Direttorato Centrale del Controspionaggio).
Viktor Abakumov (sarà poi fucilato dopo la morte di Stalin)
E' una cosa terribile non avere in mano il proprio destino: mentre Keres neppure sapeva di questo incontro, era lì che si stava decidendo della sua carriera, forse della sua vita. La riunione andò per le lunghe. Abakumov mostrava documenti che provavano come l'estone si fosse reso colpevole di attività antisovietiche e caldeggiava fortemente duri provvedimenti, Romanov ribatteva che quei documenti non provavano nulla, che non si poteva parlare di “collaborazione” con i fascisti se si parlava di giocare a scacchi. Aveva Abakumov in mano qualcos'altro? Perché stante così i fatti la questione sembrava essere di competenza del Comitato Governativo non del GURK. Molotov ascoltava. Alla fine Romanov azzeccò la domanda giusta: se Paul Keres era un fascista traditore, perché sarebbe tornato indietro? Per enorme fortuna di Keres, il GURK non sapeva nulla della progettata fuga via barca. Molotov prese la sua decisione. A Paul Keres sarebbe stata data una possibilità.
Un elemento che andò senz'altro a suo favore in questa decisione fu l'appoggio del Partito Comunista Estone. Comunista, appunto, ma anche Estone: Nikolaj Karotamm, importante funzionario del partito, si era già in altra sede espresso in favore del compatriota. La vita era salva, ma naturalmente in quella che era pur sempre la Russia di Stalin ciò non voleva dire che Keres poteva buttarsi tutto alle spalle e ricominciare a giocare e vivere come se nulla fosse successo: fu inizialmente messo in “quarantena”, con la carriera bloccata. Non fu invitato al XIV Campionato Sovietico (1945, Mosca, Botvinnik bissò il successo dell'anno precedente vincendo in solitaria a 15 su 17, con +13 =4 -0) e l'anno successivo non gli fu rilasciato il visto per recarsi a Groningen (Groninga) dove si sarebbe svolto il primo grande Torneo Internazionale post bellico (tra gli altri: Botvinnik, Euwe, Smyslov, Najdorf, Boleslavsky, Flohr, Tartakower, Vidmar, Bernstein, fu considerato un miracolo che l'Olanda potesse organizzare un evento del genere soltanto 15 mesi dopo la fine della guerra. Fu una lunga sfida tra Botvinnik ed Euwe, che più volte si scambiarono il primo posto durante le ostilità. Alla fine prevalse il sovietico con 14 punti e ½ a 14, prima vittoria in solitaria di Botvinnik in Europa e ultima grande prestazione di Euwe).
Groningen 1946, i partecipanti (Fonte: Clubedxadrez.com.br)
Keres, nel frattempo, dovette recarsi a Mosca per un dovere ingrato. Dovette cedere il suo posto di Candidato a Botvinnik, su richiesta della Federazione Sovietica. Keres, saggiamente, non oppose la minima obiezione. Ricominciando con i “si dice”, si dice che i due avrebbero giocato un match segreto per determinare sul campo chi avesse quel diritto, vinto poi da Botvinnik. Idea sostenuta dai “pro-Botvinnik”, ma fatto è che non esiste, o non è stata ancora trovata, una minima prova che questo match si sia mai svolto. Tutto sembra essere frutto di una decisione ai “piani alti”.
Keres archiviò poi un altro Campionato Estone (Tallinn 1945, +6 =4 -1), poi ebbe un 1946 praticamente vuoto, la “quarantena” si faceva sentire. Ebbe modo di partecipare, grazie all'intervento del già citato Karotamm, al Campionato Georgiano come giocatore Hors Concours, dove non ebbe praticamente problemi a chiudere 1° con +17 =2 -0. Uno dei due giocatori a strappargli una patta fu, forse si ricorderà il fatto dalla prima parte, il sedicenne Tigran Petrosjan (l'altro fu il decisamente meno conosciuto Archil Silovanovich Ebralidze). Il giovane armeno fu, comprensibilmente, entusiasta del risultato: conservò sempre con sé il formulario e passò anni a mostrarlo a chiunque, ogni volta che se ne presentava l'occasione. Quando finì, inevitabilmente, con il perderlo, Keres, i due erano diventati nel frattempo amici, prontamente gli fece avere una copia del suo.
Sir Bracewell Smith, sindaco di Londra, esegue la prima mossa della sfida radiofonica URSS-UK
Gli unici altri eventi dell'anno furono la sua convocazione, un segnale di disgelo da parte del regime, al Radio Match tra URSS e Inghilterra e a quello di Mosca tra URSS e USA. Gli inglesi, preparati dal massacro subito dagli Statunitensi l'anno precedente (+2 = 5 -13 !), affrontarono la sfida con maggiore coscienza e attenzione e, in effetti, fecero un po' meglio dei cugini d'oltreoceano, perdendo per 6 a 14. Keres diede il suo contributo ottenendo 1 punto e ½ su 2. Giocando “dal vivo” a Mosca, invece, con lo stesso risultato batté Reuben Fine. Nel frattempo il 24 marzo 1946 il Campione del Mondo in carica Alexander Alekhine morì praticamente in esilio (dopo la fine della guerra dovette pagare lo scotto di quei famosi articoli, non fu più invitato a nessun evento fuori dalla Penisola Iberica. Fece eccezione Londra 1946, ma le proteste degli altri giocatori fecero desistere l'organizzazione) in Portogallo, precisamente in un albergo di Estoril.
Con la sua morte rientriamo nuovamente nei “si dice” e i “pare”. E' stato detto di tutto. Secondo l'autopsia la causa della morte fu un attacco di cuore, ma ci sono indiscrezioni che si sia in realtà trattato di soffocamento causato da un pezzo di carne e che sia preferito “trovare” un motivo meno “imbarazzante”. E' anche stato detto che sia l'attacco cardiaco che il soffocamento siano incompatibili con lo stato del tavolo (vedi foto): in entrambi i casi Alekhine si sarebbe dovuto agitare, scalciare, insomma avrebbe dovuto ribaltare tutto, non lasciare piatti, posate, scacchiera, perfettamente al loro posto. E poi, che ci faceva in camera con addosso il cappotto?
Alexander Alexandrovich Alekhine, 24 marzo 1946
Pare anche che l'attacco lo abbia colto in realtà fuori dall'albergo e che qualcuno, o per i primi soccorsi o per toglierlo pietosamente dallo sguardo dei passati, lo abbia solo successivamente portato in stanza. Non sembra impossibile che la scacchiera sia stata aggiunta da un fotografo forse cinico ma che sapeva quello che stava facendo. Se fu ucciso, da chi? Come ogni teoria del complotto che si rispetti, sono stati tirati in ballo praticamente tutti. Una “squadra della morte” francese composta da ex partigiani, agenti sovietici (il figlio di Alekhine, Alexander Jr disse che la mano di Mosca aveva raggiunto suo padre, va detto per precisione che il Campione era ufficialmente “nemico dell'Unione Sovietica” sin dal 1927, per essere poi riabilitato e acclamato come uno dei fondatori della Scuola Sovietica nel 1950), membri della PIDE (la polizia segreta portoghese) che avrebbero poi manipolato la scena e la successiva autopsia... Non è mancato anche chi ha sostenuto la teoria che sia stata tutta una messinscena dello stesso Alekhine, che tramite i suoi buoni contatti con chi di dovere, l'abbia utilizzata per sparire nel nulla prima che Mosca o gli altri lo potessero raggiungere. A supporto di quest'ultima teoria, il fatto che la data di morte sulla sua tomba è scorretta (o, almeno, non riporta il giorno “ufficiale”). Non è stato neppure escluso il suicidio.
La tomba di Alekhine a Monparnasse, Parigi, vandalizzata nel 2001
Come che sia finita la vita di Alexander Alekhine, gli scacchi si trovarono privi di un Campione: nel febbraio 1946 Botvinnik aveva inviato la sua sfida, da svolgersi in Inghilterra in un qualche momento del 1947. Era ora necessario trovare un'altra soluzione. La FIDE, fondata già nel 1924, ma ben lontana dall'essere allora ciò che, nel bene e nel male, era destinata a divenire, cercò una qualche soluzione. La situazione era confusa, mancavano del tutto i precedenti. Inoltre non aiutava il fatto che l'URSS si era sempre rifiutata di aderire a “quell'organizzazione borghese”, e a quel punto era chiaro che almeno la metà dei “papabili” erano sovietici. L'URSS però capì che non le sarebbe convenuto restare tagliata fuori dalle discussioni concernenti l'organizzazione di un Campionato del Mondo, quindi spedì un telegramma chiedendo scusa per la “lunga assenza” e dando disponibilità a divenire membro “dell'organizzazione borghese”. Il che ebbe una conseguenza poco nota: pensando di non poter contare sulla partecipazione Sovietica, al Congresso FIDE del 1947 prese piede la decisione di nominare Campione del Mondo l'unico uomo in vita che si era potuto fregiare del Titolo. Max Euwe fu quindi nominato Campione. Poco dopo arrivarono i rappresentanti Sovietici, scombussolando tutto. Erano in grado di mettere fondi, sedi di gioco, sopratutto una incredibile serie di giocatori, purché si disputasse un Torneo per decidere il successore di Alekhine.
L'occasione era ghiotta: l'entrata dell'URSS avrebbe significato che tutti i giocatori di massimo livello avrebbero per la prima volta fatto capo ad un'unica organizzazione, la creazione di un sistema che avrebbe messo fine a richieste finanziarie assurde e ghiribizzi vari da parte del Campione, alla possibilità che un preciso sistema di qualificazioni desse al più meritevole la possibilità di aspirare al Titolo...Avrebbe significato in sostanza un gran bene per gli scacchi, e Max Euwe non era persona da danneggiare il “suo” gioco attaccandosi a una firma ancora fresca: tolse dall'imbarazzo il Congresso “dimettendosi” da Campione. Il suo secondo Regno durò all'incirca 2 ore. Ma siamo, a dire il vero, come al solito nei “si dice”: si dice anche infatti che in realtà l'idea di far tornare Euwe regnante ad interim sia stata in effetti proposta, ma che non passò per pochi voti.
Euwe nel 1946 tra Boleslavsky e Smyslov
Si iniziò ad accordarsi per le modalità del Torneo. Il precedente più adatto sembrò decisamente l'AVRO 1938 e si cercò di ripeterne le modalità. Furono infatti invitati i 6 giocatori rimasti in vita degli 8 del Torneo Olandese, ma subito la Federazione Sovietica chiese che Flohr fosse sostituito da Smyslov e Fine declinò l'invito, un po' per impegni di studio (stava completando la sua Tesi di Dottorato), un po', pare, perché sentì aria di combine tra i sovietici. Venne proposto di sostituirlo con Miguel Najdorf che aveva ottenuto splendi risultati durante e subito dopo la guerra, inoltre la sua presenza avrebbe “aggiunto un continente”, alla prestigiosa sfida. Ma la Federazione Sovietica si oppose, Najdorf aveva battuto Botvinnik a Groningen, e non era considerato un ospite gradito. Lentamente si andarono delineando i dettagli: un torneo a 5 giocatori si sarebbe svolto in due fasi, la prima all'Aia dal 2 al 25 marzo 1948, la seconda a Mosca dall'undici aprile al 17 maggio. Ognuno dei giocatori avrebbe disputato 5 partite contro i rivali.
Per Keres la notizia di essere nuovamente all'interno di una sfida Mondiale arrivò insieme all'invito per il XV Campionato Sovietico di Leningrado 1947, doppio segno che per il regime era ufficialmente “pulito”. Non mancò di “ringraziare”: vinse il suo primo Campionato Sovietico a 14 su 19 (+10 =4 -1, più che eccellente in un Torneo di livello simile), distanziando di un punto Boleslavky e di due Bondarevsky e Smyslov (tra gli altri partecipanti, Bronstein, Flohr, Lilienthal e Ragozin). Stranamente, andò a perdere l'unica partita contro tale Konstantin Klaman, che chiuse ultimo a pari merito con 6 ½, portandosi via però anche lo “scalpo” di Bondarevsky. Unico, non piccolo, neo in questo risultato fu l'assenza di Botvinnik. Approfittò a quel punto della nuova libertà d'azione per giocare a casa sua: si recò a Parnu per un torneo internazionale che lo vide arrivare buon 2°-3°, due sconfitte contro Bronstein e Simagin lo lasciarono a mezzo punto dal vincitore Kotov, a pari merito con Lilienthal e davanti a Boleslavky, Smyslov e il già citato Bronstein.
Kotov, molti anni dopo, assieme al "promettente" Fischer
L'ultimo impegno prima della sfida mondiale si rivelò essere il forte Chigorin Memorial di Sochi, che affrontò con la solita determinazione, unita all'entusiasmo datogli dagli ultimi risultati. Si mostrò tra i meritevoli per la vittoria finale, ma nell'ultima parte dell'evento (si giocò sui 15 turni) perse di lucidità, nuovamente dovette pagare la stanchezza: chiuse 5° a 9 punti. Risultato non pessimo dato l'evento, ma per un candidato al Titolo non si può parlare di buon piazzamento: perse conto Ragozin (2° classificato) e Botvinnik (1° a 11 su 15 con +8 = 6 -1, con il che lo score di Keres contro di lui prima della sfida del 1948 si chiuse sul +0 = 6 -2) e contro i più forti ottenne perlopiù patte (Bondarevsky, Gligoric, Smyslov tra gli altri). Keres decise che la pratica poteva bastare: dedicò il tempo che rimaneva prima delle partite all'Aia dedicandosi alla preparazione teorica.
Alla fine di Febbraio i sovietici si presentarono all'Aia pronti a mostrare all'Europa le abilità accumulate, costruite, durante gli anni della guerra. Si presentarono, nel dettaglio, in massa, dando il via a quella che sarà per decenni una loro prerogativa: Botvinnik, Keres e Smyslov (ovviamente), Ragozin, Tolush e Alatortzev (loro rispettivi Secondi), Bondarevsky, Flohr e Liliental (corrispondenti), Kotov (membro della giuria), il leader del gruppo e futuro presidente della Federazione Sovietica Dmitry Postnikov, un medico e, per far loro godere una bella vacanza all'Ovest, la moglie e la figlia di Botvinnik. Tanto per dare l'idea dei tempi, Reshevsky, che ricordiamo rappresentava la Federazione Statunitense, arrivò da solo e gli fu trovato in fretta e furia l'olandese Lodewijk Prins come Secondo. Il Secondo di Euwe fu invece Tjeerd van Scheltinga, già membro della squadra Olimpica Olandese nel 1937 e nel 1939, primo a pari merito nel Campionato Olandese 1947 proprio con Euwe (che lo batté però al playoff 5 ½ a 2 ½).
Cosa dicevano i bookmaker? Botvinnik era dato per favorito dopo la sua vittoria a Groningem 1946, Keres e Reshevsky lo seguivano a ruota grazie al loro lungo curriculum di successi, con una discreta preferenza per il primo dovuta ai maggiori successi internazionali. Smyslov e Euwe erano considerati come un'incognita: il primo perché era poco conosciuto all'ovest e il secondo perché si era sì mostrato sì in grado di lottare contro Botvinnik a Groningen sino all'ultimo turno, ma dopodiché aveva mostrato scarsi risultati, inoltre a 54 anni era di gran lunga il più vecchio del gruppo (Botvinnik 37, Reshevsky 37, Keres 32, Smyslov 27, per completezza).
L'Aia, Cerimonia di apertura: lo sguardo di Keres su Botvinnik
Piazzate chi voleva le scommesse, alle 5 del pomeriggio del 2 marzo 1948 il Sindaco dell'Aia W.A.J Visser mosse come richiesto il pedone di Re di Euwe due caselle in avanti. Paul Keres annotò diligentemente la mossa e parimenti mosse di due caselle il proprio pedone di Re. Ora toccava ai giocatori. Botvinnik partì letteralmente in quarta, con il solo Reshevsky in grado di stargli dietro. Fu rapidamente chiaro che Max Euwe era ben al di sotto della sua forma migliore. Keres e Smyslov nel mezzo. Alla fine delle due tornate, quindi otto turni, previste all'Aia i giocatori prepararono i bagagli sul risultato di 6 punti per Botvinnik, 4,5 per Reshevsky, 4 per Keres e Smyslov e unicamente 1,5 per l'ex Campione Euwe, che iniziò con 0 su 4.
Per avere il risultato finale c'erano ancora 12 turni da giocarsi a Mosca e si iniziò il trasferimento, ma al momento di attraversare il confine polacco, ci si accorse con stupore e preoccupazione che gli olandesi non avevano i visti in regola. Spiegando la situazione, si chiese se non si potesse fare un'eccezione, dal momento che il gruppo era atteso a Mosca per finire un importante evento. Discutere con un funzionario statale è dura, con uno sovietico doveva essere qualcosa da girone dantesco...Morale: gli olandesi in Polonia non ci potevano entrare. Decisione burocraticamente corretta, va bene, ma agghiacciante la frase con la quale la giustificò l'addetto polacco: “Nessuno è mai entrato in Polonia senza permesso”. Come si possa dire una frase del genere a meno di dieci anni dalla passeggiata militare Nazi-Sovietica del settembre 1939 senza scoppiare a ridere è davvero al di là della mia comprensione... Ma torniamo ai fatti: era una circostanza di quelle in cui viene bene avere un Botvinnik nel gruppo: una sua telefonata a Mosca risolse immediatamente il problema.
Un 1948 pieno quello Moscovita: la futura Premier Israeliana Golda Meir è in città, accolta da 50.000 ebrei
A Mosca le cose proseguirono senza che il cambio di Sede si riflettesse sull'andamento dei partecipanti: Botvinnik proseguì a spron battuto salendo a 9 con 3 punti nella 3a tornata (terza vittoria di fila su Keres e vittoria su Euwe e Smyslov, importante perché i loro altri 4 incontri saranno patte, sconfitto da Reshevsky), Keres approfittò della sconfitta di Smyslov per agguantare il 2° posto in solitaria a 6,5. Il vantaggio di Botvinnik pare già abbastanza netto, la quarta tornata lo rende tale da far ritenere superflua la quinta: Keres crolla, battendo il solo Euwe e venendo sconfitto dagli altri 3, Smyslov azzecca la tornata con 3 punti, ma sono gli stessi che ottiene Botvinnik: con ancora quattro punti da giocare, Botvinnik ne ha 3,5 di vantaggio, conduce infatti a 12, a fronte degli 8,5 di Smyslov. Dopo la “formalità” delle ultime 4 partite Botvinnik divenne Campione del Mondo con 14 punti su 20, davanti a Smyslov (11), Keres e Reshevsky (10,5) ed Euwe (4).
E ora mi tocca affrontare la questione più spinosa della mia “carriera” da “storico”: cosa successe veramente nei giorni di questo mondiale? E' sbagliato dire che la questione ha fatto impazzire gli storici per 60 anni: la questione lo sta tuttora facendo. Le posizioni riguardanti il +1 =0 -4 che Keres incassò da Botvinnik a l'Aia e a Mosca sono numerose, inconciliabili. Lo spettro varia da “Keres giocò con letteralmente una pistola del KGB puntata alla fronte della propria famiglia, istigato da Botvinnik”, a “Nulla: si giocò a scacchi e vinse, Torneo, match interno e Titolo il più forte”. Capirci qualcosa, tracciare una linea precisa, è difficile: nel corso degli anni si sono accumulate troppe versioni, troppi articoli scritti a favore o contro senza base alcuna e poi citati magari decenni dopo come fonte autorevole solo per il fatto di essere “antichi”, oltre al fatto che più o meno tutti coloro che hanno partecipato agli eventi sono ormai morti. Inoltre ricordiamo che nel '48 stava nascendo la Guerra Fredda, anche questo Torneo Mondiale, da una parte e dall'altra, doveva servire, anche solo retrospettivamente, allo scopo: per i Sovietici fu l'inizio del loro Impero, molti in Occidente lo considerarono l'inizio di una vita di accodi, combine, giochi di potere. Fu un torneo falsato? Un americano sarà facilmente orientato ancora oggi a liquidare la faccenda con un “Sì, del resto i Rossi lo facevano sempre”, un Russo vi chiederà se davvero, secondo voi, nel 1948 esisteva un giocatore più forte di Botvinnik, cosa c'era da falsare?
GM Larry Evans L'accurata analisi delle partite, la conoscenza delle comuni e ripetute combine sovietiche in queste questioni ci convince che Keres dovette perdere volontariamente le prime 3 partite contro Botvinnik (mio personale riassunto della sua teoria, Fonte della foto: Chessgames)
Cerchiamo di fare un po' d'ordine. Perché Keres ebbe un +0 =0 -4 parziale contro Botvinnik e vinse infine la quinta quando il Russo era già campione? Furono partite vendute? Per capire se ci sia stata frode in una partita di scacchi, una buona idea sembrerebbe essere quella di rivedere, di analizzare, quella partita, di vedere se c'è qualcosa che non torna. Questo è stato fatto mossa per mossa per le prime 4 partite tra Keres e Botvinnik del mondiale 1948. Il (grande) problema di questo metodo è che di per sé non può provare nulla, è stato usato da esponenti di entrambe le teorie senza nessuna conclusione. Il perché è facile da capire: per debolezza umana ci si accosta a quelle partite con già in mente la propria versione dei fatti. E si è quindi rovinati: se Keres ha commesso una serie di lievi inaccuratezze allora è chiaro che stava giocando per perdere senza darlo a vedere, ma è anche chiaro che a quei livelli il 95% delle partite sono decise da lievi innacuratezze. Dipende da come la si vuol vedere. Se Keres ha commesso una cappella clamorosa, allora è chiaro che stava buttando via la partita senza neppure provare a giocarsela, ma è anche chiaro che ogni GM da Fischer in giù ha commesso cappelle clamorose nella sua carriera. Dipende da come la si vuol vedere. Nella stragrande maggioranza delle sfide Kasparov – Karpov (nelle quale nessuno può osare immaginare ci sia stata combine) raramente si può trovare una partita con più di un paio di ?!, ma non hanno sempre pattato. E parlando invece di gravi errori, qualcuno ha mai detto che Anand abbia perso di proposito il suo Match Mondiale PCA del 1995 contro Kasparov fornendo come prova ad esempio la sua 30. Cb6?? nella 11ma partita, o la sua 19. dxe6? della 13ma? Quando il GM Larry Evans dichiara di aver analizzato le partite tra Keres e Botvinnik con la stessa cura usata nell'analizzare i fotogrammi del filmato di Zapruder dell'omicidio Kennedy mi pare corretta l'osservazione di Taylor Kingston sul fatto, fondamentale, che nel filmato di Zapruder noi sappiamo che stiamo osservando un crimine, dobbiamo “solo” capire chi spara, in quanti sono, e da dove. Lo stesso non si può affermare per quelle partite. Chiudo questa sezione lasciandovi con chi, tra coloro che vi hanno cercato delle prove a riguardo, quelle partite le ha davvero analizzate allo spasimo: per il GM Hans Ree, il GM Jan Timman, come per il già citato Evans, esse indicano da parte di Keres volontà di perdere. Dall'altra parte, il GM John Nunn e il IM John Watson, esse non indicano nulla se non la maggior abilità scacchistica di Botvinnik.
Taylor KingstonLa mancanza di prove dirette ci porta a pensare che sia probabile, ma non dimostrabile, una forte pressione su Keres che gli impedì di giocare serenamente (mio personale riassunto della sua teoria, Fonte della foto: Chessville)
Ci sono anche delle testimonianze personali che ci possono aiutare a far luce su cosa sia successo. Ad esempio nel giugno 2000 Tim Krabbe ha pubblicato le dichiarazioni di Briton Ken Whyld (coautore del prestigioso The Oxford Companion to Chess) che riferiva come, nel corso di una conversazione con Keres avvenuta quando l'estone era suo ospite a Nottingham nel 1968, egli gli abbia detto che, no, non aveva perso intenzionalmente nessuna partita contro Botvinnik, aveva sempre trovato difficilissimo giocare contro di lui (parliamo del resto di Botvinnik: anni dopo Petrosjan parlerà ammirato dell'abilità del Campione del Mondo dopo uno dei loro primi incontri, al che Keres gli ribatté: “Immagina com'era giocarci contro quando era giovane...”). Però aveva ricevuto il suggerimento seguente: se Botvinnik avesse fallito nel diventare Campione, sarebbe stato meglio che non fosse stata colpa di Keres. Ma perché un fatto così importante è venuto fuori solo nel 2000? Whyld disse che prima di tutto non era un argomento che pensava Keres avrebbe gradito fosse affrontato mentre era in vita. Per il resto, aveva solo la propria parola che quella conversazione fosse avvenuta e, in ogni caso, Keres poteva avere semplicemente mentito...
La questione diventa definitivamente ingarbugliata a causa di un'intervista che aveva tutte le potenzialità per chiarirla: nel 1991 un giornale olandese di argomento non scacchistico ebbe l'enorme fortuna di riuscire a intervistare Botvinnik. L'intervista passò in relativo silenzio, vista la pubblicazione lontana dai normali canali legati agli scacchi, ma nel 1999 Krabbe la tradusse in inglese e la pubblicò sul suo sito. Leggiamo le parole di Botvinnik sul fatto ci fosse stato o meno un complotto nel 1948: “Durante la seconda parte [del torneo] accadde qualcosa di spiacevole. Ai massimi livelli fu proposto che gli altri giocatori Sovietici perdessero apposta contro di me, in modo di garantire che ci fosse un Campione del Mondo Sovietico. Fu Stalin in persona a proporre la cosa!” Con il che sembra che abbiamo una risposta una volta per tutte. Il problema è che il resto delle affermazioni di Botvinnik sono, per essere gentili, poco chiare: “Ma ovviamente mi rifiutai! Era un intrigo contro me, per sminuirmi. Una proposta ridicola, fatta unicamente per danneggiare il futuro Campione del Mondo. In certi ambienti, Keres era preferito come Campione. Il che era una vergogna perché avevo già dimostrato ampiamente di essere più forte di Keres e Smyslov.” Difficile capire. Che una proposta simile potesse sminuirlo lo si può capire, ma...come poteva danneggiarlo? Intendeva a livello di reputazione? Ma allora perché dire, cosa c'entrava?, che alcuni preferivano Keres come Campione? Come avrebbe quella proposta potuto favorire Keres? E, inoltre, Stalin "risulta" avesse altro da fare che occuparsi della seconda parte del Campionato del Mondo di scacchi del 1948, occuparsi del blocco di Berlino ad esempio..In genere era Molotov che curava i massimi livelli sportivi. E, francamente, non vedo Botvinnik, come non vedo nessuno, rifiutare “ovviamente” un ordine di Stalin senza pagarne durissime conseguenze....
Gli assenti: Najdorf perché temuto dai Sovietici e Fine perché pare sospettasse avrebbero fatto gioco di squadra
E' stato osservato che Botvinnik aveva sempre sofferto di un certo complesso di persecuzione, che forse l'età avanzata in questo non l'abbia aiutato...Potrebbe essere vero che ci fu il complotto (magari qualcuno gli disse “ai piani alti si è deciso che...” o un “non vorrai fare arrabbiare il Compagno Stalin” a scopo intimidatorio e, decenni dopo, la memoria gli ha fatto uno scherzo) e che la parte sul fatto che fosse ai suoi danni sia una sua “aggiunta personale”. Potrebbe essere vera qualsiasi cosa, a dire il vero. Per quello che ho potuto trovare io, sono incline a seguire la linea del “suggerimento” dato a Keres, senza che lui deliberatamente perdesse, ma sottoposto in ogni caso a pressione per disturbare il meno possibile un Russo nella sua scalata al Titolo. Quand'anche nessuno gli avesse detto niente, in ogni caso, i desideri di Mosca in quelle circostanze erano lampanti, specie per una persona che 2 anni prima aveva rischiato la deportazione...Mancano, mi pare, prove certe di un qualcuno che avvia detto a Keres di perdere e di un Keres che abbia perso apposta, tranne un Botvinnik temo troppo confuso. Devo però dire, per correttezza ,che non ho avuto modo di mettere le mani su “The tragedy of Paul Keres” di Larry Evans, tra le opere principali e più autorevoli che sostengono invece un vero e proprio complotto ai danni di Keres, lettura a cui rimando chi fosse interessato all'argomento.
Chiudo con la speranza capiate che, avendo potuto consultare minima parte delle fonti, l'argomento è ben al di là dei miei mezzi, della mia abilità e non risolvibile in questi articoli per la loro stessa natura (inizialmente avevo pensato di darvi solo i risultati e scrivere un articolo a parte su questo argomento), che ho potuto solo riassumere le ipotesi principali con qualche esempio del loro perché e darvi, spero, qualche curiosità che non conoscevate.

Un momento della sfida (Fonte: ajedrezespectacular.com)
Keres riprende la carriera al Campionato Sovietico 1948, piazzandosi 6°-9° “senza infamia e senza lode”, difficile interpretare questo risultato senza sapere “in che modo” abbia appena perso la chance di diventare Campione. L'anno successivo gioca pochissimo, solo il Campionato Sovietico, 8° a due punti da Bronstein e Smyslov. Nel 1950 affronta il suo primo Torneo dei Candidati ufficiale (l'AVRO, non viene considerato tale), con +3 =13 -2 si mostra solido ma nulla più: giunge 4° a 2,5 punti da Bronstein e Boleslavsky (sarà poi il primo a prevalere nel match di spareggio, per poi pareggiare la sfida contro Botvinnik, lasciando quindi, regole alla mano, il Titolo al suo detentore. Bronstein saprà trovare l'ironia per definirsi scherzosamente Cocampione del Mondo).
Con il nuovo decennio, ingrana una marcia diversa: vince a Sezawno-Zdroj in maniera netta con +11 =7 -1 davanti a Szabo, Barca, Taimanov, Geller....Ben altra impresa, conquista anche il suo secondo Campionato Sovietico (+8 =7 -2) superando di mezzo punto Lipnisky, Tolush e Aronin (oltre a Smyslov, Boleslavsky, Geller, Flohr, Mikenas....), per poi ripetersi, in crescendo (+9 =6 -2), l'anno successivo: vinse il suo terzo Campionato Sovietico davanti al giovane Petrosjan e a Geller, a Smyslov e , contro di lui una patta, Botvinnik. Qualsiasi cosa sia successa nel dopoguerra, sembrò averla superata.
7 Campionati Sovietici Assoluti e una buona amicizia: Keres e Petrosjan
Due vittorie consecutive in un Torneo come questo non passano inosservate, di conseguenza nel 1952 gli viene concesso un grande riconoscimento: viene scelto come Prima Scacchiera dell'URSS alle olimpiadi di Helsinki, le prime post-belliche alle quali la superpotenza partecipò (l'URSS infatti non aveva gradito la decisione FIDE di far svolgere quelle del 1950 nella “ribelle” Jugoslavia e boicottò l'evento, estendendo il divieto di partecipazione anche a tutti i suoi stati satellite, non esattamente il modo migliore possibile per riprendere ciò che storicamente è una celebrazione della pace). Ma prima delle Olimpiadi c'era ancora da disputare il Torneo di Budapest 1952. Keres fu impietoso: +10 =5 -2 e finì primo in solitaria mettendo in riga Geller, Botvinnik, Smyslov, Petrosjan, Benko e Stahlberg, in un campo di 18 giocatori. Secondo alcuni è in questo periodo la vetta della sua carriera, il momento in cui Paul Keres poteva essere considerato il più forte giocare di scacchi in attività, il numero uno al mondo.
Alexander Kotov (Capitano e 2a riserva), seminascosto da un microfono, consegna la documentazione sovietica alla cerimonia di apertura.
Alle sue spalle il resto della squadra: Keres, Smyslov, Bronstein, Geller, Boleslasvky (Fonte: brasilbase.pro.br)
Sfortunatamente, lo sforzo per arrivare così in alto non gli permise di “ringraziare” (come aveva fatto nel 1947 vincendo il Campionato Sovietico) il regime per l'attestazione di stima scacchistica (ma anche, ovviamente, “politica”) rappresentata dall'essere chiamato in Prima Scacchiera: la sua non fu una prestazione memorabile. Con +3 =7 -2 ottenne il 54.2% dei punti (a fronte di una media di squadra del 74.2), giungendo 10mo tra le Prime scacchiere. Prestazione in contrasto con le medaglie d'Oro di Smyslov e Bronstein (2a e 3a), quella d'Argento di Geller (4a) e naturalmente con quella d'Oro di squadra (dico naturalmente perché, per i lettori più giovani che forse non ricordano cosa, o meglio, “quanto” fosse l'URSS, dal 1952 al 1990 l'Unione Sovietica vinse 18 ori e 1 argento olimpici, battuta unicamente dall'Ungheria di Lajos Portisch nel 1978). Keres fu sconfitto dal finlandese Book e dall'ungherese Làszlo Szabò, questo secondo caso una delle partite in cui giocò in maniera più passiva della sua intera carriera. Lo stato di forma non migliorò al Campionato Sovietico di Mosca: giunse 10°/11° a 9,5 assieme a Alexey Suetin, ben lontano dai 13,5 di Botvinnik e Taimanov. Con +17 =2 -0 spezzo la serie negativa nel "suo" Campionato Estone dove giunse comodo 1°.
La prima, enorme, notizia del 1953 è ovviamente la morte di Iosif Vissarionovich Dzhugashvili, di gran lunga meglio noto come Stalin. Con la sua departita, lentamente si iniziarono ad aprire spiragli di comprensione e tolleranza per i cittadini sovietici, scacchisti inclusi.
La salma del dittatore
Scacchisticamente parlando, invece, il 1953 significò nuovamente tempo di Torneo dei Candidati, che si svolse tra Neuhausen (bassa Germania) e Zurigo (Svizzera). Keres giocò finalmente di nuovo al suo meglio: 16 punti con +8 =16 -4. Ma di quelle quattro sconfitte due le patì contro Vassily Smyslov che si impose a 18 punti con +9 =18 -1 staccando di due punti Keres, Bronstein e Reshevsky.
Anche questo Torneo non è immune da sospetti e polemiche: 40 anni dopo gli eventi Bronstein disse che "i piani alti" avevano "suggerito" a tutti che il russo (Bronstein era ucraino e Keres ovviamente estone) Smyslov sarebbe stato il vincitore ideale dell'evento. In effetti contro i Sovietici Smyslov ottenne 4 vittorie, 11 patte e una sconfitta (Kotov), numeri che hanno un certo peso. Ma è anche vero che per i sovietici il non danneggiarsi tra di loro era solo che semplicemente sensato (vedi le tante patte). Inoltre va ricordato che la seconda partita tra Smyslov e Keres fu bellissima e combattuta, un ottimo attacco dell'Estone, parato da una più che ottima difesa del Russo. Smyslov stesso la definì una delle sue partite migliori e riesce difficile che un uomo con una reputazione scacchistica immacolata come la sua potesse definire tale una partita preaccordata. Probabilmente un altro dei "non lo sapremo mai" degli scacchi: Smyslov è morto il 27 marzo scorso, portandosi con se quello che aveva da dire al riguardo. Come che sia andato il Torneo dei Candidati, l'anno successivo Smyslov pareggiò contro Botvinnik una sfida sulle 24 partite (+10 =14) e, con le regole in vigore, la Corona rimase al Campione. Smyslov si preparò a ritentare l'assalto.
Vasilij Smyslov (1957-1958)
Lo stesso fece Keres. Nel 1954 fu incluso nella rappresentativa URSS che si esibì in una "prova di forza" in giro per il mondo: andarono a Buenos Aires per battere l'Argentina 20 ½ a 10 ½ e sulla via del ritorno strapazzarono la Francia 15 a 1 (!), qui Keres ebbe l'occasione di affrontare il "veteranissimo" Savielly Tartakower, battendolo in entrambe le partite. Il Grande Maestro Franco-polacco, per cronaca, morirà 2 anni dopo. Seguì una parentesi casalinga: si unì alla rappresentativa Estone in una sfida contro la sorella Lettonia a Tallin. Gli toccò in sorte un diciasettenne dallo stile un po' più che esuberante, ma ancora da consolidarsi, sopratutto se usato contro un veterano come Keres: il Campione Nazionale Lettone Mikhail Tal fu battuto ½ a 1 ½.
Successivamente riprese le turnee con la squadra sovietica, recandosi a New York per giocare contro gli Statunitensi (20 a 12 per i Sovietici, per Keres +3 =0 -1), contro gli Inglesi sulla via del ritorno (18,5 a 1,5 (!), per Keres 2 vittorie contro Robert Wade) e infine contro gli Svedesi (12,5 a 3, per Keres due vittorie contro Goesta Stoltz).
In un momento di relax (Fonte: chessbase) Tra gli altri suoi hobby, nuoto e bridge
Il 1954, scacchisticamente parlando, malgrado tutto questo viaggiare era ben lontano dall'essere finito: è infatti nuovamente anno olimpico. Inizialmente la città designata era San Paolo in Argentina (omonima della ben più famosa località brasiliana), come celebrazione dei 400 anni della città, ma gli organizzatori si resero conto di non aver modo di gestire l'impegno economico (avevano, tra le altre cose, promesso di pagare le spese di viaggio a tutte le rappresentative europee). Il problema era che se ne resero contro solo 6 settimane prima dell'inizio previsto per l'evento. Si temette concretamente che l'Olimpiade saltasse ma, malgrado il tempo fosse realmente poco, l'Olanda si offerse di fare da organizzatrice. La FIDE accettò con gioia: il 4 settembre ad Amsterdam iniziarono le sfide. Notevole l'assenza degli Stati Uniti, ma causata da problemi logistici interni alla USCF, per una volta la politica non fu la causa del problema. La non brillante prestazione di Keres di due anni prima si fece sentire: l'Estone passò dalla Prima alla Quarta scacchiera. Non è però il caso di parlare di "punizione di regime": quando si ha a disposizione un pacchetto di giocatori come quello che aveva a disposzione l'URSS è evidente che si può scendere naturalmente di prestigio e graduatoria se non si è all'altezza della propria posizione. La squadra sovietica, per inciso, era una corazzata: in Prima scacchiera l'esordiente olimpico Michail Botvinnik, a seguire Smyslov, Bronstein, Keres e, in riserva, Geller e Kotov.
Ora. Mettere un giocatore del calibro di Keres in ultima scacchiera è un lusso sfrenato che probabilmente nessuna squadra potrà mai più permettersi: ottenne qualcosa come il 96,4% dei punti con 13 vittorie, 1 patta e nessuna sconfitta (impossibile non citare lo svedese Zandor Nilsson che gli strappò la patta). E' di questa olimpiade uno degli aneddoti che meglio illustrano la personalità di Keres: dopo la sua impressionante vittoria contro il Cecoslovacco Jaroslav Sajtar (inclusa nel link a fine articolo) Kotov disse ad Harry Golombek (allora IM, Terza scacchiera per l'Inghilterra) che si era proprio trattato di una vera partita sovietica. L'inglese riferì il "complimento" a Keres il quale, con il tono più vicino all'acredine che Golombek mai sentì nel sempre gentile estone, rispose "No, è stata una vera partita Estone". Per il resto, Oro personale di Botvinnik, bronzo di Smyslov, argento di Bronstein, ovvio oro per Keres, oro per Geller e oro di squadra, l'URSS si fermò a 34 punti a fronte dei 27 dell'Argentina e ai 26,5 della Yugoslavia.
Seconda metà degli anni '50, Spassky, Tal, Petrosjan: una promessa, una certezza, un Candidato: tre Campioni del Mondo (Fonte: endgame.nl)
Quell'anno fece ancora in tempo a recarsi, per lui un impegno tradizionale, ad Hastings per il Torneo di Capodanno. Viaggiò assieme a Smyslov, da Mosca sino al Primo posto, che i due divisero a 7 punti. Lo stato di forma si mostrò al nuovo Campionato Sovietico: giunse sì 7°-8° assieme a Taimanov, ma di trattò di un Torneo disputato veramente sul filo di lana: otto giocatori furono racchiusi tra i 12 punti di Smyslov e Geller e gli 11 di Keres e Taimanov. Si fece notare un diciottenne che si piazzò a mezzo punto dalla vetta, tale Boris Vasil'evic Spassky.
Continuò la presenza nelle rappresentanze sovietiche partecipando alla sfida di Mosca contro gli Stati Uniti, dove diete il suo contributo con un buon 3,5 su 4 nelle sue partite contro Robert Byrne. L'evento di gran lunga più importante del 1955 fu l'interzonale di Goteborg, che vide trionfare Bronstein a 15 su 20, seguito da Keres a 13,5 e Oscar Panno a 13. Un secondo posto che gli valse la qualificazione al Torneo dei Candidati di Amsterdam previsto per l'anno successivo. L'avvicinamento a questo ulteriore assalto alla Corona non iniziò nel migliore dei modi: il durissimo Alekhine Memorial vide Botvinnik e Smyslov (imbattuto) prevalere con 11 su 15. Keres poté unicamente dividere l'8°-9° posto con Pachman a 8,5 superato tra gli altri da Najdorf, Bronstein e Taimanov. Si riprese battendo Unzicker in un match per +4 =4 -0, per poi ottenere un buon 4 su 7 nella sfida tra URSS e Yugoslavia. Ad Amsterdam, si ripete il “collaudato schema”: Keres gioca benissimo, ma non basta. +3 =14 -1 è un risultato solido ma i suoi 10 punti lo fanno arrendere a Smyslov che con +6 =11 -1 (battuto da Spassky, ottimo 3°-8° al suo primo Candidato) divenne lo Sfidante. A Smyslov bastarono poi nel 1957 22 partite delle 24 previste per detronizzare in questo suo secondo assalto Botvinnik. Il quale, in ogni caso, esercitò il diritto di rivincita per riprendersi il Titolo l'anno successivo. Il 1956 è anche l'anno delle Olimpiadi di Mosca. Le prime due scacchiere ovviamente appannaggio del Campione e del suo sfidante, Keres, non a caso, gli è subito dietro in Terza, mentre Bronstein completa la squadra in Quarta. Taimanov e Geller erano le due riserve. Per Keres fu un nuovo Oro personale, Oro che condivise con Geller e Bronstein. Bent Larsen battè Botvinnik nella corsa all'Oro di Prima Scacchiera. Per l'URSS solito Oro di squadra.
Seguì un 1957 relativamente calmo, Keres vinse a Mar Del Plata (15 su 17 imbattuto) davanti a Najdorf e ottenne un ottimo 2°-3° posto al Campionato Sovietico assieme a Bronstein a mezzo punto da Tal, che batté entrambi negli scontri diretti. Keres infine si “concesse” una nuova vittoria ad Hasting con 7,5 su nove, sconfitto unicamente da Gligoric.
Di nuovo Olimpiadi, questa volta a Monaco. Keres sfoderò una nuova ottima prestazione, rivincendo l'Oro personale in Terza scacchiera con +7 =5 -0 (tra cui una vittoria contro il nostro Federico Norcia nel 4° turno preliminare, una sfida che ci vide inevitabilmente uscirne con un secco 0-4). Oro personale anche per le due riserve: Tal e Petrosjan non avrebbero potuto esordire in modo migliore.
Keres e Tal si rilassano nel 1959 (Fonte: Chessbase)
Va segnalato il Campionato Sovietico del 1959: vittoria di Petrosjan, seguito da Tal e Spassky. Keres, 7°-8° a 3 punti dalla vetta, non stava diventando più giovane, mentre i giovani si stavano affermando, maturando, chiedendo “il loro turno” per le grandi sfide. Il secondo posto al precedente Torneo dei Candidati permise all'estone di saltare l'Interzonale e di potersi presentare direttamente alle sfide che tra Bled, Zagabria e Belgrado avrebbero determinato il nuovo sfidante di Botvinnik, un occasione per lui sempre più preziosa ogni volta che gli si presentava.
Keres iniziò d'autorità: nei primi due incontri inflisse a Tal due sconfitte, facendo subito capire quali fossero le sue intenzioni. Alla fine del Torneo aveva 18,5 punti guadagnati con 15 vittorie, 7 patte e 6 sconfitte. In tutti gli altri Candidati mai disputati, 18 punti sarebbero stati sufficienti per vincere. Ma Keres dovette veramente iniziare a pensare di essere maledetto. Giocò splendidamente, ma Caissa aveva occhi solo per Tal, che giocò come gli dei: 20 punti (+16 = 8 -4, di cui 3 sconfitte proprio contro Keres. Terribile scherzo per l'estone: battere il vincitore e non essere il vincitore) . Il commento di Keres fu laconico e preciso: “Giocai bene, Tal giocò meglio”. Il commento di Tal fu sublime: “La mia testa era riempita dal Sole”. No, non era battibile, non quell'anno in Jugoslavia.
Mikhail Tal (1960-1961) (Fonte: Europe-Echecs)
Petrosjan seguiva a 15,5, da notare un ragazzino diciasettenne, tale Robert James Fischer, a 12,5 (Tal gli “diede il benvenuto” nell'elite con un preciso 4-0), alle spalle di Gligoric e Smyslov. Keres avrebbe dovuto aspettare altri 3 anni. L'Estonia gli fece sentire il suo affetto e il suo appoggio: nel 1959 venne nominato Sportivo estone dell'anno.
Decise di cominciare il nuovo decennio a casa sua, vincendo a Parnu 1960 con un pulito +9 =6 -0, per poi tornare a far parte della squadra Olimpica Sovietica. A Leipzig (per curiosità seconda olimpiade di fila sul suolo tedesco, potenza di una nazione divisa) ripeté la sua caratteristica marcia in Terza Scacchiera riconfermando il suo Oro Personale con +8 =5 -0, curiosamente lo stesso identico risultato di Korchnoi (Bronzo) e Botvinnik (Oro in...seconda: la Prima scacchiera fu occupata dal nuovo Campione del Mondo Mikhail Tal. “Nuovo” in senso letterale: la sua prima partita come tale fu quella giocata al quarto turno di questa Olimpiade, una bella vittoria contro Florencio Campomanes (sì, lui). Per il giovane Lettone sarà infine Argento personale con +8 =6 -1. L'Oro andò all'IM (!) austriaco Karl Robatsch che seppe trovarsi un'Olimpiade perfetta chiudendo a +11 =5 -0). Tra le curiosità, una abbastanza triste, almeno per il sottoscritto: il 59enne Max Euwe, con +3 =6 -7 fu in assoluto il primo GM a chiudere un'Olimpiade con meno del 50% dei punti. Al solito Oro sovietico segue un ottimo Argento Statunitense, guidati da un giovane Bobby Fischer (Reshevsky decise di non partecipare per non doversi vedere sovrastato in ordine di scacchiera da quel ragazzino) gli americani totalizzarono 29 punti a fronte dei 34 dei sovietici. Per Fischer +10 =6 -2 (Munoz e Gligoric) e Bronzo personale.
Intervistato assieme a Flohr
Seguì poi un torneo a Zurigo che Keres giocò davvero al suo meglio: con +7 =4 -1 poté distanziare di mezzo punto Petrosjan e di due Gligoric. E poi Bled dove non riuscì a tenere i ritmi dei due scatenati Tal (14,5 su 19) e Fischer (13,5) ma giunse buon 3°-5° assieme a Petrosjan e Gligoric a 12,5. Sarebbe interessante poter assistere a Keres che ascolta questo "yankee" diciottenne annunciare di voler battere tutti i russi. Russi? Lui era estone, Tal lettone, Petrosjan armeno e Geller ucraino. I Russi erano quelli che li avevano invasi. Per loro era una cosa importante, si parla delle radici della propria vita, di ciò che si è stati prima che arrivassero i Russi, volendo fare i cinici di differenze enormi di trattamento e di facilità di carriera. Ma dall'altra parte del mondo sembravano essere semplicemente “i russi”. Doveva suonare molto strano. Terribilmente ironico. Forse solo tremendamente triste.
New York 1957: Robert James Fischer
Il 29mo Campionato Sovietico si svolse a Baku (dove Kim Moiseevic Vajnštejn stava forse corteggiando la donna che due anni dopo diede alla luce il loro figlio, il bambino che sarebbe diventato Garry Kasparov) e fu una nuova affermazione per Boris Spassky. Keres si dovette fermare 8°-11° a 11 punti, 3 e mezzo dalla vetta. Dovette senz'altro riflettere sul fatto che stava invecchiando: l'età media di chi lo precedette era di 32 anni, lui ne aveva ormai 45, di cui 23 passati ai massimi livelli. Eppure, sempre per un nulla, la possibilità di realizzare il suo sogno gli era stata negata: la Politica, o anche solo le sue tensioni, un Tal in forma leggendaria, i suoi nervi forse non sempre all'altezza...Ora c'era una nuova occasione: il Torneo dei Candidati di Curacao 1962. Per lui sarebbe stato il 5° di fila. Negli ultimi tre era arrivato 2°, in coppia o in solitaria. Nell'ambiente lo chiamano Unlucky Keres o, più perfidamente, Paul II. Era dal 1938, da 24 anni, che si ostinava a cercare di salire tutta la scala. Cosa pensava di un ragazzo come Tal? Uno che, come nulla fosse, prende, parte, e vince il mondiale a 24 anni? (e lui che ne aveva 22 all'AVRO 1938! Gli sembrava, quanto tempo fa?, 2 anni? 200? Tal sapeva appena camminare allora) Cosa aveva Tal che lui non aveva? Cosa ne pensava di un Petrosjan? Uno che, lo incontri, ha 16 anni e non riesce neppure a guardarti negli occhi quando ti stringe la mano perché tu sei Paul Keres e lui un ragazzino qualsiasi e poi, passa qualche torneo, e lui adesso è il favorito tra gli sfidanti e tu sei “il solito secondo”. Come è stato possibile? Quando è passato tutto quel tempo? E dei Fischer, degli Spassky, di quelli che avrebbero attraversato gli anni '60 e '70 (lo capiva?) come lui aveva attraversato i '40 e i '50?
E di Botvinnik cosa pensava? Nella migliore delle ipotesi aveva sempre avuto tutti i vantaggi del mondo, nella peggiore era il diretto responsabile della sua prestazione zoppicante al Mondiale 1948... Botvinnik...Continuavano a tirarlo giù dal Trono e lui ci si riarrampicava con un'ostinazione perfetta. Anche questo sistema della rivincita automatica...cosa ne sarebbe stato di Botvinnik se a 51 anni lo avessero rifatto partire dai Canditati, dall'Interzonale? Alla FIDE si stava proprio decidendo di togliere questa regola... Se qualcuno dei partecipanti di Curacao avesse battuto Botvinnik avrebbe potuto sperare di godersi il Regno per un po' prima che quella specie di super-processore ante littera si ripresentasse dopo aver scannerizzato tutte le sue partite, e questo posto che gli riuscisse. Keres era intenzionato ad essere lui a mettere fine una volta per tutte al Regno di Botvinnik.
Cartolina da Curacao, edizione speciale per il Torneo con francobolli commemorativi
Tre elementi sono da segnalare immediatamente come fondamentali nel Torneo dei Candidati del 1962, il primo a svolgersi fuori dall'Europa, a Curacao nelle Antille Olandesi: la salute di Tal, i rapporti tra Geller e Petrosjan e quelli tra questi due e Keres. Tal si dovette ritirare dopo 3 tornate delle 4 previste per motivi di salute (gli era stato rimosso un rene poco prima dell'inizio del torneo), dopo aver in ogni caso performato ben al di sotto dei propri standard, quindi questo pericoloso rivale fu eliminato dalla sorte (o, più cinicamente, Tal si fece eliminare dal suo stile di vita). Ora. Geller e Petrosjan erano grandissimi amici e pare che una stretta di mano e un paio di parole abbiano siglato un patto di non aggressione: tra di loro avrebbero semplicemente sempre pattato (per cronaca, i risultati tra i due pre 1962 erano di +3 -4 =15 in favore di Geller). Keres, sì in buoni rapporti con Petrosjan, ma non ai livelli del loro collega Ucraino, fu avvicinato dall'Armeno che gli chiese di, se mi passate il proseguo della metafora diplomatica, di entrare nell'accordo e di creare una sorta di “patto tripartito” tra sovietici. Di suo Keres non avrebbe mai proposto una combine, ma in quel caso, gliela si offriva, sentiva che poteva avere un senso (vedremo subito perché sì e perché no). In quanto a Korchnoi si è vociferato che il suo compito, su ordini moscoviti, fosse quello di perdere più partite possibili contro gli altri tre, ma è tesi che mi sento di escludere: non mi sembra possibile che un uomo come lui non abbia mai raccontato in prima persona questa storia, o nelle sue autobiografie o in qualche intervista.
I due più forti non Campioni del Mondo di sempre?
Il sì alla proposta di Petrosjan (Yuri Averbach ha detto che poteva anche essere idea della di lui moglie!, vorrei saperne di più su di lei) da parte di Keres aveva dei pro e dei contro: di gran lunga il più vecchio tra i partecipanti poteva trovare sensato l'assicurarsi di un certo numero di patte in un Torneo sui 27 (!) turni (28, a dire il vero, alla fine uno in meno per via del ritiro di Tal), peraltro in condizioni climatiche durissime, il caldo e l'umidità rendevano la concentrazione difficilissima, ma d'altra parte era sicuramente qualcosa più forte di Geller e forse anche sopra il Petrosjan del 1962: forse avrebbe dovuto puntare lui al “tirare” la classifica. Il Torneo fu una lunga lotta tra i tre Sovietici: Tal, come detto malato, Benko e Filip di una categoria, il primo forse più esattamente di una “tacca”, inferiore, Korchnoi non in forma splendida e un Bobby Fischer inizialmente favorito ma che iniziò troppo male per pensare potesse puntare alla vetta, li lasciarono liberi di lottare per il Primo posto, lotta non tra di loro, certo, ma ognuno dei tre sapeva di dover dare il massimo contro i partecipanti “non allineati”.
Non si staccarono di mezzo punto per tutte le 27 partite, fu una corsa fianco a fianco. Al penultimo turno, con i partecipanti stremati da quasi due mesi di gioco, si decise tutto: Geller ha bisogno di “segnare” per competere con la vetta ma è di turno per il riposo (il forfait di Tal aveva ovviamente creato il problema dei giocatori dispari), Petrosjan è in testa ma ha i neri contro Fischer e può solo trovarsi una patta, Keres ha quindi l'occasione di staccare il primo e di afferrare, con una vittoria superare, il secondo in vetta: deve infatti affrontare Paul Benko contro il quale ha al momento lo score favorevolissimo di +7 =4 -0, con tre vittorie nelle tre tornate di questo Torneo. Averbach sarà preciso riguardo al risultato di quel giorno: “le leggi della statistica erano contro di lui”: Benko batté Keres in una Reti di 47 mosse, 6 dopo l'aggiornamento. Statistica. Giusto, prima o poi doveva succedere. Korchnoi, per inciso, suggerì poi che Petrosjan diede una grossa mano a Benko durante le analisi notturne. Ma il pessimo rapporto tra lo svizzero e l'armeno fa nascere il dubbio che, in assenza di altre prove, potrebbe solo essere un'idea del terribile Viktor nata per screditare l'arcirivale. All'ultimo turno Geller batté proprio Benko, Petrosjan fu più che felice di pattare in 14 mosse contro Filip: per essere raggiunto da Keres quest'ultimo avrebbe dovuto battere Fischer ed era quasi impossibile che il più vecchio dei partecipanti avesse l'energia per battere il più giovane al ventisettesimo turno. Keres fu fermato dai neri di Fischer in 30 mosse di un Gambetto di Donna rifiutato non particolarmente difficile da gestire. Petrosjan 17,5, Geller e Keres 17. Niente da fare, neppure stavolta. Si dice che l'unica volta che Keres si sia mostrato veramente arrabbiato in pubblico sia stato alla fine del Torneo dei Candidati del 1962.
Fischer e Keres: a Curacao in perfetto equilibrio, +1 =2 -1
Il secondo posto a pari merito rese necessario uno spareggio tra lui e Geller per l'accesso diretto al Torneo dei Candidati successivo. Keres si mise al lavoro: il match, disputato a Mosca, era sulle otto partite, cosa ottima per lui che aveva 9 anni in più dell'avversario. 2 patte, 1 vittoria, 2 patte, 1 sconfitta, 1 patta e infine un ultimo guizzo d'orgoglio: Keres batté Geller 4,5 a 3,5.
Botvinnik - Fischer: non è necessaria una didascalia
Non fu probabilmente con la massima serenità che affrontò le Olimpiadi di Varna. +6 =7 -0 non può essere considerato un cattivo risultato da nessuna parte lo si guardi (tanto più che questa fu la sua 5a Olimpiade senza sconfitte, un record ad oggi), ma significò per Keres rinunciare al suo “solito” Oro personale e portarsi a casa un Bronzo. Tra i compagni di squadra Oro per Petrosjan, Geller, Spassky e Tal. Botvinnik restò fuori zona medaglie, si disse che guardasse più le partite dello Sfidante Petrosjan che le proprie...Gli riuscì in ogni caso di pattare contro Fischer, nell'unica partita che questi giganti avranno in sorte di giocare tra di loro. Alla fine dell'anno, nuovamente la sua Estonia gli si mostrò vicina: malgrado il nuovo assalto al Trono fallito, fu per la seconda volta nominato sportivo dell'anno.
Tigran Petrosjan (1963-1969) (Fonte: chessgrapich)
Petrosjan, andando avanti, mise definitivamente fine al lungo, benché spezzettato, regno di Botvinnik l'anno successivo con un netto 12,5 a 9,5. Con il che, il carattere di Keres si fece subito sentire: il neo Campione del Mondo decise di esordire come tale alla Coppa Piatigorsky del 1963. Bene, Keres ci sarebbe stato, tanto per mettere le cose in chiaro: chiusero appaiati al primo posto con 8,5 su 14, pareggiando entrambi gli scontri diretti. Keres segnalò subito che lui, “il vecchio”, c'era ancora, alla pari del nuovo Campione. I due staccarono Najdorf, Olafsson, Reshevsky, Gligoric, Panno e Benko.
Dopo un 6°-7° posto al sempre duro Alekhine Memorial, iniziò un ottimo 1964: giunse 1°-2° a Hoogovens Beverwijk (il “nostro” Wijk aan Zee prima del trasferimento) imbattuto a 11,5 su 15 (un torneo che in Estonia credo ricordino ancora oggi: a pari punti con Keres giunse il suo compatriota Iivo Nei), poi andò a Buenos Aires dove giunse, nuovamente imbattuto, 1° a 13 su 17, lasciandosi alle spalle di mezzo punto Petrosjan e di uno e mezzo Robert Byrne (tra gli altri anche Najdorf, Eliskases, Filip e Guimard). L'anno andò avanti con le Olimpiadi di Tel Aviv (le prime di sempre a svolgersi in Asia e ad avere partecipanti da tutti i 5 continenti, grazie all'esordio Olimpico australiano), Keres continuò a giocare meravigliosamente e si riprese il “suo” Oro personale grazie a 9 vittorie, 2 patte e 1 sconfitta (questo sarà il suo ultimo impegno olimpico, come l'ultimo sarà per Botvinnik, benché Keres restasse nell'ambito Olimpico come consulente). Tanto per chiudere bene l'anno ritornò a Hastings, 1° a 8 su 9 imbattuto, 1 punto e mezzo davanti al rumeno Gheorghiu. Era pronto per un nuovo Torneo dei Candidati.
Nel frattempo però la FIDE aveva cambiato le regole. Dopo Curacao, Fischer aveva fatto pubblicare un articolo in cui diceva, con il suo inimitabile stile privo di compromessi, che era una vergogna indecente, che i rossi non facevano neppure finta. Non era possibile per nessuno, neppure per lui, battere da solo una squadra: quelli insultavano il gioco, i rivali e tutti gli appassionati combinando patte una dopo l'altra, era necessario, doveroso, fare qualcosa. La FIDE lo fece: limitò il numero massimo di giocatori che ogni Nazione poteva portare ai Candidati e sostituì il Torneo dei Candidati con una serie di Match sullo stile tennistico che avrebbero via via eliminato i partecipanti fino ad arrivare ad una finale.
Boris Spassky (1969-1972)
Keres non fu fortunato con il sorteggio: al primo turno (i quarti di finale) gli toccò il più che rampante Boris Spassky. Non aveva intenzione di chinare la testa: vinse la prima partita con i neri in 33 mosse e pareggiò la seconda. Ma Spassky nei match era bravo a prendere le misure all'avversario: vinse terza, quarta e quinta partita, e a quel punto poteva controllare la sfida, prevista sulle 10 partite, senza problemi. Due patte, poi Keres riuscì a ridurre lo svantaggio vincendo l'ottava. Poi una patta, che permise a Spassky di affrontare l'ultima partita potendosi accontentare del pareggio. Keres doveva cercare di attaccare, di rischiare, di vincere: alla 35ma mossa Spassky mosse la donna in e3 e Keres accettò la sconfitta. Fu eliminato ai quarti di finale da Boris Spassky per 4 a 6. Fu il primo e unico match che perse in carriera.
Per 7 volte aveva tentato di arrivare in cima alla scala senza farcela, per quattro volte all'ultimo gradino. Uscire ai quarti significava niente accesso diretto ai successivi Candidati, significava, se voleva riprovarci un'ottava volta ad arrivare in cima, dover ripartire dal primo gradino. Significava davvero tanto per un uomo di 49 anni. Dopo una vita, Paul Keres decise alla fine di arrendersi: si ritirò dalla corsa mondiale.
Un primo piano tratto da una trasmissione televisiva
Cominciò la seconda metà degli anni '60: un 1°-2° posto a Marianske Lazne (1965, assieme a Hort), un 6° al Campionato Sovietico, 1° a Stoccolma, 3°-4° a Winnipeg (1967), 1° a Bamberga (1968, davanti a Petrosjan), 3°4° a Wjik ann Zee, 2° a Luhacovice (1969, dietro Korchnoi), non aveva in ogni caso esattamente deciso di appendere la scacchiera al chiodo...
L'hotel Kennemerduin, storica sede di gioco a Wjik ann Zee nei primi anni dopo il trasferimento del torneo (Fonte: endgame.nl)
Iniziò il nuovo ( l'ennesimo) decennio scacchistico nel modo migliore, vincendo in solitaria a 10 su 15, imbattuto, il forte torneo di Budapest 1970, dove 20 anni prima aveva conseguito forse il suo maggior successo. Segue l'anno successivo la vittoria assieme a Tal nella sua vecchia Tallinn (11,5, nuovamente imbattuto). L'età inizia a fargli diradare gli impegni, ovviamente, ma quando gioca resta temuto. 2°-3° a Parnu (una sconfitta dal vincitore Stein), 2°-4° ad Amsterdam (dietro Smyslov). Dopo il 1972, per motivi di salute, giocò ancora meno. La FIDE lo invitò come VIP all' Interzonale di Petropolis, dove giunse solo 12°-13 con Oscar Panno, ben lontano dai 12 punti dello splendido Mecking. Ottiene anche un 9°-12° posto al Campionato Sovietico vinto da Spassky un punto davanti a Karpov, Petrosian, Polugaevsky, Korchnoi e Kurzim. Nel 1974 la salute gli impedisce di giocare del tutto. E' ospite d'onore alle Olimpiadi di Nizza, quando, per lui una grossa sorpresa, gli viene offerta la Candidatura alla Presidenza FIDE: Max Euwe pensa alla pensione. E' in grado Keres di garantire una condotta indipendente da Mosca? Nel caso si sarebbe iniziato subito a raccogliere le firme necessarie tra i giocatori in sala. Keres arrossì di fronte all 'enorme attestazione di stima che gli si stava facendo. Sorrise e poi disse: “ In maniera indipendente da Mosca posso solo scrivere libri”. Declinò. Il 1974 è anche l'anno della finale dei Candidati tra Karpov e Korchnoi. Il secondo lamenterà poi, ne abbiamo parlato nell'articolo sulla loro sfida di Baguio, di essere stato ostracizzato dalla comunità scacchistica sovietica e che gli fosse impossibile trovare un Secondo. Eppure Paul Keres gli si offerse come tale, portando in dote la sua enorme esperienza. Tuttavia un Secondo amico di Petrosjan a parere di Korchnoi non poteva essere un buon Secondo e rifiutò l'offerta. Per come andarono le cose (vittoria di Karpov +3 =19 -2) si può speculare che un Keres dalla propria parte forse non avrebbe peggiorato le cose...
Nel 1975 ritorna di forza nel mondo dei Tornei: vince a Tallinn imbattuto a 10,5 su 15 (+6 =9) precedendo di un punto Spassky e Olafsson, poi va dall'altra parte del pianeta e a Vancouver da il bis: imbattuto a 8,5 su 10 (+7 =3), battendo all'ultimo turno con i neri il giovane Walter Browne in una Difesa Berlinese durata 44 mosse. Sembra sia ritornato tutto, la salute, la determinazione, l'abilità, lo stile. Ma di ritorno dal Canada, ad Helsinki, il 5 giugno 1975, un attacco di cuore ci portò via Paul Petrovic Keres all'età di 59 anni.
Il corteo funebre di Paul Keres (Fonte: Chessbase)
Ai suoi funerali, a Tallinn, parteciparono più di 100.000 persone, incluso il suo vecchio rivale ed amico Max Euwe. Membri del Governo Estone fecero parte della Guardia d'Onore. Botvinnik parlò della sua morte come della più grande perdita per gli scacchi dai tempi della scomparsa di Alekhine e sottolineò il suo valore dicendo che arrivare quattro volte secondo ai Candidati è forse maggior merito, maggiore indicazione di forza e abilità, rispetto all'arrivare a sfidare il Campione una volta. Per gli estoni entrò nell'Olimpo nazionale: è il solo giocatore di scacchi della Storia ad avere il proprio volto raffigurato su una banconota, nel 2000 venne eletto sportivo Estone del secolo. In Estonia, inoltre, sono state erette statue dedicate a lui e a Tallinn una strada porta il suo nome. E' anche l'unico giocatore ad avere dedicati alla Memoria 2 Tornei internazionali, uno proprio a Tallinn e uno a Vancouver.
Sul perché Paul Keres non divenne Campione del Mondo è stato scritto e detto tanto. Perché gli fu ordinato di non farlo, ha ipotizzato Larry Evans; perché mancava della freddezza necessaria nei momenti determinanti (è l'idea di Botvinnik); perché, ha detto Spassky, non era in grado di rinunciare, di buttare via, tutto il resto: il tennis, il nuoto, la famiglia, la vita: non era ossessionato dagli scacchi, semplicemente gli piacevano, proprio come a noi; perché, secondo Reshevsky, era troppo gentile, gli mancava l'istinto del killer, il gusto per il sangue, a lui non piaceva “vederli contorcersi” come a Fischer... Se ne scriverà e dirà ancora altrettanto. Quanto a lui, quando gli chiesero perché non fosse diventato Campione, rispose “Sono stato sfortunato, come la mia Terra"

Fine
Una selezione delle migliori partite di Keres, QUI
Bibliografia:
Fernandez, J. L.: Paul Petrovich Keres Horowitz, I.A.: The World Chess Championship Kasparov, Garry: My great predecessors, Vol. II Keres, Paul & Nunn, John: The Quest for Perfection Korchnoi, Viktor: Chess is my life
“Sitografia”
it e en wiki brasilbase.pro.br chessbase.com chesscafe.com chessgames.com chesshistory.com endgame.nl http://veebik.vm.ee/estonia/kat_173/3921.html olimpbase.com thechesslibrary.com youtube.com
AVVERTENZA: a causa del tempo passato tra la stesura di gran parte dell'articolo e la possibilità, mea culpa, di pubblicarlo, non sono in grado di fornire, come vorrei e dovrei, tutti i link precisi su richiesta. Me ne scuso, ma voi, se volete, provate ovviamente a chiedere.
Extra
Su youtube ho trovato questi slideshow. In circa 15 minuti jessicafischerqueen ha mostrato più o meno tutto quello che io ci ho messo 21 pagine a raccontarvi: bravissima. Io li ho trovati stupendi, e ho trovato bella l'idea di condividerli con voi. Se vi piacciono e siete iscritti su youtube, siete caldamente invitati a farle i complimenti in sede (cliccando due volte su un video andate alla loro pagina originale), faccio notare che ha creato lavori simili anche su Fischer e Tal. La musica è Struggle for Pleasure di Wim Mertens.
Il Principe Ereditario
Dai banchi di scuola a Campione Nazionale, Prima Scacchiera Olimpica a 19 anni, una lunga sequenza di trionfi, incoronata dalla vittoria al Torneo AVRO del 1938, una vittoria in un match contro l'ex Campione Euwe: alla fine degli anni '30 praticamente tutti vedevano in Paul Keres il successivo Campione del Mondo. La Seconda Guerra mondiale rimandò la questione. Keres ci sarebbe stato alla ripresa delle "sue" ostilità, quelle scacchistiche? La risposta non dipendeva da lui.
Paul Petrovič Keres nacque a Narva, in Estonia (all'epoca parte dell'Impero Russo), il 7 gennaio 1916. Questa città industriale, un tempo capitale commerciale del Nord chiamata “la perla del Baltico”, situata all'odierno confine con la Russia, non lo vide però a lungo tra le fila dei suoi cittadini: le vicende famigliari lo videro infatti muoversi poco più che neonato nella città di Parnu, dall'altra parte della nazione. Qui ebbe forse modo di sentire, attraverso il Golfo di Riga sul quale Parnu si appoggia, l'eco delle cannonate d'artiglieria che, circa 100 chilometri più a sud-ovest, l'Impero Tedesco e quello Russo si scambiavano nelle dure battaglie per il possesso dell'omonima città, capitale della “sorella” Lettonia. Ma che le sentisse o meno, presto quelle cannonate tacquero: già minato all'interno e dissanguato da una guerra troppo dura e gestita abominevolmente, l'Impero Russo fu investito dalla Rivoluzione d'ottobre nel 1917 e presto fu evidente come il neonato Stato comunista dovesse dedicare tutte le proprie energie alla propria sopravvivenza, accettando di conseguenza un durissimo trattato di pace con gli Imperi Centrali e rinunciando anche a gran parte delle conquiste accumulate dagli Zar. Di ciò ne beneficiarono anche i tre Stati baltici. L'Estonia, in particolare, firmò il 24 febbraio del 1918 il Trattato di Tartu, che ne sanciva l'indipendenza dalla Russia. Il 2 febbraio 1920 il trattato entrò in vigore, segnando ufficialmente il ritorno dell'Estonia tra gli Stati Sovrani dopo quasi 400 anni.

I festeggiamenti per l'indipendenza a Parnu
Ma il mondo di un bambino di 3-4 anni, naturalmente, non è così vasto. Dovette intuire che un po' tutti i “grandi” sembravano sovreccitati e possiamo immaginare suo padre fare a lui e a suo fratello un discorso il più chiaro possibile, ma a quell'età non è impossibile che per il piccolo Paul tutto quello che succedeva era riassumibile nel “bello” dei fuochi artificiali e nel “brutto” di dover mettere il vestito buono...
Tra i 4 e i 5 anni iniziò a provare curiosità verso il gioco da tavolo che suo padre aveva l'abitudine di praticare con gli ospiti. Unendo le forze assieme al fratello (maggiore di lui di 2 o 3 anni) riuscì a penetrare i misteri del gioco. Che in questa prima fase, naturalmente, consistono nel movimento dei pezzi e poco di più.
Il padre di Keres, Peeter (Fonte: Chessbase)
Non deve destare sorpresa il fatto che a quell'età, in cui si deve in genere ancora imparare a leggere e scrivere, Paul e il fratello abbiano proseguito per quasi un anno nella totale mancanza di coscienza del fatto che le partite di scacchi possano “sopravvivere” ed essere ricostruite: solamente osservando delle scacchiere disegnate sui giornali, con sotto degli strani simboli, chieste spiegazioni al padre, i due scoprirono l'arcano. Non è un'esagerazione dire che la carriera di Paul Keres iniziò in questo momento. Benché in Estonia quasi tutti giocassero a scacchi, nella piccola città di Parnu non era facile recuperare materiale scacchistico: Keres compensò aggiungendo alla propria collezione personale ogni partita sulla quale riusciva a mettere le mani: quelle contro il fratello, contro il padre, tra il padre e gli ospiti, quelle riportate dai giornali, e così via. Lui stesso ci dice che in breve tempo si ritrovò con una collezione di quasi mille partite. La cifra sembra onestamente eccessiva, parliamo di un bambino in età prescolare, ma è probabilmente una buona indicazione della passione che aveva contagiato il giovane. Passione particolare per un bambino: infatti non solo giocava moltissimo ma inoltre divorava tutti gli studi sui finali e i problemi che passavano i giornali.
Paul (a destra) e l'avversario di mille battaglie, il fratello Harald (Fonte: Chessbase)
Ebbe modo di recuperare anche il suo primo libro di teoria: un manuale di aperture di Jean Dufresne (oggi ricordato perlopiù per aver giocato la parte sconfitta della Sempreverde di Adolph Anderssen, colgo l'occasione, nel mio piccolo, di mostrarlo mentre con i neri sconfigge lo stesso grande tedesco in 13 mosse) Le partite con il fratello restavano in ogni caso la sua maggiore attività scacchistica. Il suo orizzonte si ampliò però grazie alla scuola: improvvisamente la quantità di avversari disponibili decuplicò e il suo gioco non poté che giovarne. Fu presto in grado di dire la sua contro il genitore e i suoi ospiti.
"Caissa" in una foto del 1910
Nel 1928 Caissa lo annota nel suo taccuino: Vladas Mikenas è considerato una delle giovani (18 anni) promesse estoni. E' sulla strada per diventare la 4a scacchiera alle Olimpiadi di Praga 1931 (ne giocherà in totale 5 ufficiali e una non ufficiale, quella di Monaco 1936), strada che passerà nel vincere il Campionato Estone nel 1930. Ma quando si recò a Parnu nel 1928 per dare una simultanea, dovette inciampare contro un dodicenne assai determinato: gli scacchi hanno le loro tradizioni: al loro primo impegno contro un giocatore di rilievo Botvinnik ( 14 anni, simultanea) batté Capablanca (e il cubano glielo disse subito, “ Ragazzo mio tu diventerai Campione del Mondo”...), Petrosjan ( 16, Campionato georgiano, Keres giocatore hors concours) pattò proprio contro Keres, Taimanov batté Lissitsyn ( 12, match telefonico) e Keres batté Mikenas.
Tigran Petrosian a 16 anni, l'anno in cui pattò contro Keres
Mikenas ebbe poi lunga e dignitosa carriera, lo ricordiamo al volo come Arbitro capo del Match mondiale Karpov – Kasparov del 1985.
Questo risultato incoraggiò il giovane Keres: capì che poteva ambire a più di battere i compagni di scuola o il padre.
L'anno successivo la piccola Parnu ebbe modo di organizzare un avvenimento perfetto per un giovane ricco di energie e di voglia di giocare: 6 tornei lampo avrebbero messo a disposizione del vincitore globale un posto nella squadra cittadina per la sfida contro la città di Viljandi. Keres non si fece scappare l'opportunità: il posto fu suo. Gli capitò in sorte come avversario il giovane Ilmar Raud, che qualcuno ricorderà citato nell'articolo su Miguel Najdorf. Dopo aver pattato la prima partita, Keres si ritrovò nel finale della seconda con un pedone di vantaggio e una migliore struttura pedonale. Alla 39ma Raud sembrò crollare: ...Td7, mettendola in presa. Senza pensarci un secondo, è lui stesso che ce lo dice, il giovanissimo Keres la catturò con 40. Cxd7. Non si hanno 13 anni senza conseguenze: 40. ...Ce6#. “Doloroso, ma istruttivo”, commentò l'estone (con un sorriso, noto che in un suo libro Keres si concesse di scrivere “catturai la torre e... fui mattato in poche mosse”. Un po' di umano pudore per non aver visto un matto in una gli doveva essere rimasto addosso...)

Panorama d'epoca di Tallinn
Quello stesso anno partecipò anche al suo primo torneo vero e proprio, il Campionato cittadino di Parnu, dove ottenne un ottimo 2° posto. Questo risultato gli garantì l'accesso ai Campionati studenteschi estoni del 1930. Per l'occasione si recò per la prima volta a Tallinn, città dalla quale riceverà molto. L'esordiente non deluse: arrivò primo, e senza particolari problemi. Se l'anno successivo una malattia gli impedì di difendere il titolo, Keres lo andò a riprendere d'autorità nel 1932 e lo difese poi con successo nel 1933. Era a quel punto evidente che il diciassettenne poteva ritagliarsi un suo spazio tra gli adulti. Un torneo tra giocatori di prima fascia nel 1933 a Tallinn avrebbe dato al vincitore il diritto di partecipare al Campionato Nazionale Estone. Keres affrontò l'impegno con enorme maturità, arrivando all'ultimo turno al primo posto in solitaria. Ma a questo punto la giovinezza alla fine lo tradì: affrontando con i neri tale Kappe scelse l'apertura, diciamo dubbia, 1.d4 e5 2.dxe5 Cc6 3.Cf3 De7: la sconfitta che ne seguì lasciò Keres al secondo posto del Torneo. Non un brutto risultato in sé, ma amaro. L'anno successivo ritentò l'assalto, nuovamente presentandosi all'ultimo turno con la possibilità di vincere l'evento. Trovandosi di fronte al giocatore meno forte del gruppo, Keres lasciò nuovamente che la giovane età e le sue esuberanze prendessero il sopravvento sulla concentrazione: affrontando senza cura il più debole avversario, si trovò in una posizione inferiore e salvò a stento la patta, arrivando quindi secondo a mezzo punto dal vincitore. Questa volta però fu fortunato. Il divario mostrato tra i i primi due e il resto dei partecipanti convinse gli organizzatori a “staccare” non uno ma due biglietti per il Campionato Nazionale. A 18 anni Paul Keres si guadagnò così il diritto di partecipare al più forte torneo esistente in Estonia.
Il giovane Paul Keres (Fonte: endgame.nl)
Com'erano gli scacchi di questo neo pretendente alla Corona Nazionale? Originali, ricchi di verve, creativi. Pativa quando si trovava a dover difendere, ma con l'iniziativa in mano era completamente a suo agio. E l'iniziativa se la sapeva prendere: giocatore d'attacco, capace di trovare sempre modi per aumentare la pressione, spesso anche quando non ce ne erano, adorava le complicazioni e le sapeva gestire splendidamente. La giovane età a volte lo tradiva, facendogli pensare un po' troppo bene di certe linee minori che presumeva il suo avversario non fosse del tutto pronto ad affrontare, ma nel complesso si stava delineando come un giocatore dal futuro più che promettente.
Uno dei segreti del suo gioco a tavolino era il gioco per corrispondenza: la cittadina di Parnu non era in grado di “produrre” abbastanza scacchi per le esigenze di Keres: a partire dal 1931 iniziò a scambiare lettere con giocatori di tutta la Nazione. E facendolo davvero sul serio: aumentando costantemente questo impegno si ritrovò a giocare sino a 150 (!) partite alla volta, accuratamente divise per apertura, temi, idee da sviluppare.... Queste partite non le giocava tanto per vincere, ma per studiare. Le usava per testare le aperture, in particolare gambetti taglienti, le possibilità tattiche di una posizione, i finali che ne potevano risultare. Partite non eccelse, ci dice di nuovo lo stesso Keres, ma utilissime come mezzo per migliorare la visione strategica e, la sua preferita, quella tattica.

Cartolina estone di scacchi per corrispondenza
Torniamo alla sua carriera: alla fine del 1934 iniziò il Campionato Nazionale. Keres lo iniziò con 3 su 3, meritandosi il rispetto della comunità scacchistica. Come suo stile, qualche eccesso in apertura gli fece però perdere due partite delle tre successive. Con determinazione e orgoglio vinse le successive due e si ritrovò così primo a pari merito all'inizio dell'ultimo turno, nel quale doveva affrontare Gunnar Friedemann, oggi poco noto ma allora tra i migliori e più esperti giocatori estoni, per combinazione l'altro giocatore al primo posto. Una combattuta patta tra i due rese necessario uno spareggio di tre partite. Keres perse la prima, ma seppe reagire nel modo migliore: vinse la seconda e la terza. A 19 anni divenne Campione Estone.
Come reagì a questo enorme successo? Con lo stile di un giocatore con alti obiettivi: a quell'età sarebbe stato scusabile riposarsi un attimo sugli allori, Keres non ne era il tipo. Innanzitutto non era soddisfatto dalla qualità artistica (parole sue) delle proprie partite, inoltre rivedendo la propria carriera notò come causa principale di molte sue sconfitte una grande mancanza di esperienza, del tutto incompatibile con la carica di Campione che ora ricopriva. Doveva essere all'altezza del titolo di Campione Estone, perché l'Estonia, pensava, non poteva accontentarsi di nulla che non fosse un giocatore di primissimo livello.
Nei sei mesi successivi alla conquista del Titolo Nazionale giocò molto: il Torneo di Parnu (1° +22 =2 -0 !), quello di Tallinn (2°, il suo primo impegno internazionale, +5 =1 -2), un match di allenamento contro Kibbermann (+3 =0 -1), oltre a diversi impegni locali, senza dimenticarci ovviamente le sue innumerevoli partite per corrispondenza.

Varsavia 1935: gli autografi dei Francesi, degli Estoni, degli Inglesi, dei Finlandesi e dei Lituani (Fonte: Olimpbase)
La ragione di questa “fretta” è chiara, divenuto Campione all'inizio del 1935, Keres aveva poco tempo per prepararsi ad esserlo di fronte al mondo: a metà dell'agosto di quell'anno a Varsavia sarebbe iniziata la sesta Olimpiade ufficiale. Keres vi sarebbe stato chiamato a rappresentare la propria Nazione in prima scacchiera.
Ci dice Reuben Fine che il suo non fu esattamente un esordio anonimo. Molti dei giocatori neppure sapevano che esisteva una nazione Estone, e praticamente nessuno sapeva chi fosse questo diciannovenne allampanato, timido ed educato. Ma si fece notare subito: stupì tutti dimostrandosi avversario credibile per i migliori. Non solo, il suo stile originale, la sua determinazione, lasciarono subito il segno nella comunità. L'Estonia chiuse 11ma su 20 nazioni partecipanti. Keres ottenne un risultato di +11 =3 – 5 ( il 65,8% dei risultati utili, a fronte di una media di squadra del 49,3). Tuttavia dovette pagare il dazio della poca esperienza: contro l'élite, pur giocando bene, ottenne ben poco. Alekhine, Tartakower, Flohr (lo sconfisse in 20 mosse) e Book non gli lasciarono neppure mezzo punto (perse un'ulteriore partita contro Steiner, ma solo per aver voluto vincere ad ogni costo).
Gli Stati Uniti (Fine, Marshall, Kupchik, Dake e Horowitz) alla premiazione: per loro Oro di Squadra (Oro personale per Horowitz, riserva, Dake, 4a scacchiera e Bronzo per Kupchik, 3a) (Fonte: Olimpbase)
Gli anni immediatamente successivi sono per lui per lui una ricerca. Un avvicinamento a quell'élite. Il 1935 lo vide giocare ancora un torneo, ad Helsinki, dove giunse 2° alle spalle del polacco Paulin Frydman. Ad un 1936 affollato, con 3 tornei (alti e bassi di gioventù: 1° a pari merito con Alekhine a Nauheim, 8°-9° a Dresda), un match con in palio il Titolo di Campione Estone (sfidato da Paul Felix Schmidt alle 7 partite, si ritrovò sul +1 =1 -3 depresso al punto di dire di voler scrivere già due begli 0 sui successivi formulari, prima di reagire da Campione e vincere le ultime due partite: con il pareggio il Titolo gli rimase) e le Olimpiadi non ufficiali di Monaco (Mikenas si “vendicò” della sconfitta in simultanea battendolo in una lunga Spagnola, ma il suo complessivo +12 =7 -1 gli valse l'Oro personale come prima scacchiera) rispose con un affollatissimo 1937 ricco di soddisfazioni: 1°-2° a Margate (Keres e Fine a 7,5 su 9, imbattuti, davanti ad Alekhine a 6), 1°-3° ad Ostenda (Keres, Fine e Grob a 6 su 9, davanti a Salo Landau a 5), 1° a Praga (uno schiacciasassi: 10 su 11), 1° a Vienna (4,5 su 6). In patria divenne in breve personalità di assoluto rilievo e a livello internazionale si iniziò a discutere di quando, e dove, avesse intenzione di fermarsi. Il record di 5 tornei internazionali vinti di seguito in un anno da Rubinstein nel 1912 sarebbe stato eguagliato? Superato, forse? Questo non era l'ultimo dei motivi di interesse al via del torneo di Kemeri.

Kemeri 1937: Keres penultimo a destra nella prima fila
(Tra gli altri: Kmoch, Landau e Flohr, immediatamente prima di Keres, Alekhine, in camicia bianca nella seconda fila, e Tartakower , 4° da desta in seconda fila)
Torneo vinto infine a pari merito da Reshevsky, Flohr e...Vladimir Petrovs. Keres mancò l'impresa per mezzo punto, ottenendo 11,5 su 17, stesso punteggio di Alekhine. Un peccato, ma Keres era tipo da tirare dritto: poco dopo tornò nella “sua” Parnu per giocare ancora, si dovette arrendere ad un Paul Felix Schmidt in splendida forma (5,5 su 7) e giunse 2°-3° assieme a Gideon Stahlberg.
Di nuovo tempo di Olimpiadi, questa volta quelle ufficiali di Stoccolma. Palcoscenico sensibilmente più elevato rispetto a Monaco, dove non tutti i grandi erano presenti. Keres ebbe quindi modo di mostrare la maturità acquisita in due anni di intensa attività: iniziò male, sconfitto al II turno dal Campione del Mondo Max Euwe (al suo ultimo impegno come tale, la sua rivincita con Alekhine si svolse poco dopo la fine delle Olimpiadi: bisogna fare i complimenti all'olandese per aver voluto guidare la propria Nazionale in un momento in cui per lui dovette essere molto difficile non pensare unicamente al suo sfidante), ma chiuse con +9 =4 -2, ottenendo l'Argento come Prima scacchiera. Una curiosità: Keres terminò i suoi impegni olimpici contro Flohr (Oro come prima scacchiera per la Cecoslovacchia), pattando in 25 mosse. Subito dopo la fine delle Olimpiadi iniziò il torneo di Semmering-Baden: i due si ritrovarono avversari al primo turno. Ci provarono con più determinazione, ma niente da fare: patta in 57 mosse (ma alla seconda tornata Keres si vendicò infine della sconfitta in 20 mosse subita nel 1935: in 24 mosse pareggiò il conto) Il Torneo fu una grande prova per l'Estone: con +6 =6 -2 terminò primo in solitaria, davanti a Fine (8 su 14), Capablanca e Reshevsky (7,5), Flohr (7), Elikases e Ragozin (6) e Petrovs (5).
Dopo una serie di sfide di allenamento (Keres, l'avrete ormai capito, giocava praticamente sempre, quando leggete questi elenchi di tornei dovere anche tenere a mente le sue centinaia di partite per corrispondenza), andò a chiudere l'anno al Torneo di Natale di Hastings, uno degli eventi di punta dello scacchismo mondiale. Chiuse 2°-3° imbattuto, con Conel Hughes Alexander a 6,5 su 9, alle spalle di Reshevsky ma davanti a Fine, Flohr e Mikenas tra gli altri.
Iniziò il 1938 con un pareggio (+2 =4 -2) in un match contro Stahlberg, seguito da un 2° posto a Noordwijk, nuovamente imbattuto, un punto in meno di Eliskases, davanti a Pirc, Euwe, Bogoljubow, Landau, Tartakower, Spielmann tra gli altri.
Nel frattempo la Algemeene Vereeniging Radio Omroep stava sistemando i dettagli di qualcosa di molto, molto, importante. Nel 1936 era nata l'idea di un SuperTorneo nel quale si sarebbero dovuti affrontare i giocatori più forti in circolazione. Il vincitore di questo “torneo dei Candidati” avrebbe sfidato il Campione del Mondo con in palio il Titolo. Max Euwe si disse felice dell'idea e diede il suo benestare. La Corona però, come noto, tornò nelle mani di Alekhine l'anno successivo. Egli preferiva mantenersi fedele al suo stile: non gradiva affrontare chissà chi, un avversario che non poteva sapere in anticipo chi sarebbe stato. Accettò quindi una sfida da Salo Flohr, che era riuscito nel doppio lavoro di essere un avversario credibile, non però certamente il più temibile, e di trovare sufficienti fondi per le esigenze del Campione. Fondi che però svanirono quando lo sponsor principale, le calzature Bata, si tirò indietro a causa dei tumulti nei Sudeti, che portarono prima l'annessione della zona alla Germania Nazista e successivamente all'incorporazione dell'intera Cecoslovacchia al Reich (la ditta Bata era, è tuttora pur con sede in Svizzera, proprio Ceca, dal suo fondatore Tomáš Baťa).

Lo Sponsor Mancato: Tomáš Baťa
Al che l'idea del SuperTorneo riprese piede. In Olanda Euwe era un eroe nazionale e non stupisce che proprio l'Olanda fece l'impossibile per organizzare l'evento. Le trattative andarono infine in porto e la Algemeene Vereeniging Radio Omroep divenne fiera sponsorizzatrice del, se non avete notato le iniziali la prima volta credo che ora il contesto non lasci spazio a dubbi, Torneo AVRO del 1938, destinato a contendersi tra pochi altri il primato di Torneo più forte mai disputatosi.

E lo Sponsor ufficiale: il Direttore della AVRO Willem Vogt
La lista dei partecipanti è impressionate: Josè Raul Capablanca (Campione del mondo 1921-1927), Aleksandr Aleksandrovic Alekhine (Campione del mondo 1927-1935 e Campione del mondo in carica), Machgielis “Max” Euwe, (Campione del mondo 1935-1937), Salomon “Salo” Mikhailovich Flohr (Già sfidante di Alekhine), Samuel Herman Reshevsky (Campione Statunitense in carica), Reuben Fine (in palmares, oltre a tutto il resto, Amsterdam 1936, Leningrado 1937, Mosca 1937, Margate 1937 e Zandvoort 1938), Michail Moiseevič Botvinnik (la sua vittoria a Nottingham 1936 fu la prima di un sovietico al di fuori dell'URRS, relativamente poco noto in occidente, ma il fatto stesso che si sia guadagnato il diritto di rappresentare l'URSS in questo evento lo segnala come un giocatore da tenere d'occhio) e Paul Keres.
I partecipanti erano per 7/8 gli stessi del Torneo di Nottingham 1936, con una sola, importante, significativa eccezione: Emanuel Lasker era ormai troppo in avanti con gli anni per un simile evento. Fu Keres a prendere il suo posto. Negli ambienti estoni, ma non solo, questo fu considerato un ottimo auspicio.
Lasker sapeva sempre fare i suoi conti: non era un torneo per vecchi. L'organizzazione decise di giocare in Olanda, il che era ovvio, ma intese “in Olanda” in senso letterale: I turno il 6 novembre ad Amsterdam, II a L'Aia l'8, III a Rotterdam il 10, IV a Groningen il 12 e poi a Zwolle il 13, ad Haarlem il 14, di nuovo ad Amsterdam il 15....I turni erano 14...E in tutto questo si doveva spesso ritornare quotidianamente ad Amsterdam, poiché lì era previsto si giocassero le partite aggiornate. Si giocava spesso la sera, a volte i giocatori dovettero saltare la cena o accontentarsi di qualcosa di freddo al volo...
L'ennesima sfida: Alekhine e Capablanca all'AVRO 1938
La moglie di Capablanca, Olga, ci dice che il cubano ebbe un leggero attacco di cuore durante il torneo, altra cosa che non dovette fargli piacere oltre all'essere sconfitto da Alekhine il giorno del proprio cinquantesimo compleanno...

Intervistato da Tartakower durante il Torneo (Fonte: Chessbase)
Alla fine di questo tour de force Paul Keres si trovò all'ultimo turno contro Reuben Fine: l'americano, forse il più stanco dei due, non ci provò. Dopo 19 mosse, con un sorriso, propose patta: i due chiudevano a pari punti in cima alla classifica, 8 ½ su 14. Il risultato di 1 ½ a ½ negli scontri diretti rendeva Keres il vincitore al tie-break.

Keres accetta la patta e trionfa all'AVRO (Fonte: endgame.nl)
Scrivendo questi articoli a volte mi trovo nella condizione di non riuscire a trovare fatti che spieghino, facciano sentire davvero, cosa certi eventi hanno significato all'epoca per chi li ha vissuti. Non credo sia questo il caso: saputo della vittoria di Keres, in Estonia le campane delle chiese vennero fatte suonare a festa e tutti gli studenti ebbero un giorno di festa. Keres fu salutato come un eroe nazionale.
Tornando alla cronaca: Keres e Fine (8 ½), Botvinnik (7 ½) Euwe, Reshevsky e Alekhine (7), Capablanca (6, l'uomo che in 29 anni di carriera nei Tornei aveva perso 26 partite (!), qui ne perse 4), Flohr (4 ½, ma giocando con più di un orecchio puntato sulla sua Cecoslovacchia, come detto appena annessa al Reich, pessima notizia per tutti i Cechi, ma in particolare per gli ebrei come lui. Visse per un po' in Olanda, poi, sentendo aria di Guerra in Occidente e memore dell'invasione tedesca dell'Olanda nella Prima Guerra Mondiale, si trasferì in Svezia e infine, grazie all'amico Botvinnik, poté entrare in Unione Sovietica, dove riprese la carriera).
Euwe e Alekhine in analisi nel 1935. Al centro della foto Flohr (Fonte: Chess-theory.com)
Alekhine si mostrò ovviamente meno entusiasta del popolo estone della vittoria di Keres. Fece sapere di essere più orientato verso una sfida contro Botvinnik, ma, bontà sua, non escluse un match contro l'Estone.
Tornato in patria e accolto con i massimi onori, si prese un mese “di vacanza”, giocando partite casuali e dando simultanee nel paese. Avrebbe invece, ritengo, dovuto prendersi una “vacanza studio”, preparandosi a livello teorico per il suo prossimo impegno, senza strapazzarsi in viaggi e simultanee e senza sprecare energie in partite prive di vero e proprio scopo. La verità è che Paul Keres non poteva non giocare a scacchi e non poteva neppure rendersi conto del fatto che era, umanamente, stanco (ma va anche considerato che forse non sarebbe stato molto facile, o educato, sottrarsi alle luci della ribalta per lui..). Così il 3 gennaio 1939 arrivò al primo turno dell'impressionante Torneo di Mosca/Leningrado 1939 non preparato al meglio, alla fine di continui viaggi per il suo paese e stancato da una troppo intensa attività scacchistica. Se a questo si aggiunge che era alla sua prima esperienza diretta, diciamo pure al primo impatto, contro la nascente Scuola sovietica, non stupisce il dover constatare che il successo olandese fu ben lontano dal ripetersi: in un gruppo di 18 giocatori tra i quali spiccavano Flohr, Reshevsky (ospite straniero su invito), Smyslov, Panov, Bondarevsky, Lilienthal e Kostantinopolsky, Keres giunse 12°-13° con 8 su 17 assieme a Smyslov, con +3 =10 -4. Patì la stanchezza, come detto, ma anche il livello medio molto elevato e le particolari condizioni di gioco presenti: ai giocatori non era permesso parlarsi tra loro, non potevano lasciare l'area di gioco, tra il pubblico si aggiravano agenti in divisa pronti a multare chiunque “respirasse troppo rumorosamente”, un'atmosfera poco congeniale allo spirito di Keres.

Il giovane in azione (Fonte: Chessbase)
A vincere, in stile, fu Flohr, a 12 su 17, un punto e mezzo di vantaggio su Reshevsky, riprendendosi pienamente la reputazione di sfidante al Titolo che lo scarso risultato all'AVRO gli aveva offuscato. Quando il 1° febbraio l'evento finalmente, per lui, finì, cercò il più rapidamente possibile una possibilità per rimediare a questa brutta figura che, va ricordato, lui sentiva averla fatta fare all'Estonia. Dopo, finalmente, un paio di mesi di riposo quasi assoluto, “quasi” perché portò avanti le partite per corrispondenza, si trovò in piena primavera nella ridente località marinara di Margate, Inghilterra. Le sue condizioni psico-fisiche e quelle locali (primavera sul mare, a fronte del precedente gennaio russo) erano sensibilmente migliori: +6 = 3 -0 e vinse con un punto di distacco su Capablanca e Flohr. Tra le sue vittime segnalo Miguel Najdorf, Harry Golombek e la Campionessa del Mondo Vera Menchik.
Sembrava tutto rimesso sul binario giusto. Ma nel frattempo, su scacchiere infinitamente più vaste, si stavano prendendo decisioni di importanza mondiale: il 23 agosto 1939 Germania e URSS firmarono il patto Molotov-Ribbentrop, che sconvolse i molti che vedevano nella Germania di Hitler e nella Russia di Stalin due colossi antitetici destinati ad un inevitabile scontro. Così sarebbe stato, ma per il momento le necessità politiche ebbero la precedenza su quelle ideologiche. Il patto stabiliva un accordo di non aggressione militare, i dettagli degli scambi commerciali e conteneva diverse clausole segrete. Secondo una di queste, dopo l'invasione programmata della Germania in Polonia, l'URSS avrebbe avuto campo libero nel Baltico. L'Estonia di Keres, indipendente in quel momento da meno di 20 anni, sarebbe dovuta diventare, come Lituania e Lettonia, una delle repubbliche sovietiche.

I due "nuovi amici" in una caricatura dell'epoca
Ignaro, come tutti, di queste “grandi manovre” Keres si imbarcò per l'Argentina, nuovamente pronto a guidare la propria Nazione in un'Olimpiade. Di tutto quello che successe quando in piena Olimpiade la Germania infine invase la Polonia il 1° settembre 1939 ne ho parlato nell'articolo su Najdorf, chi se lo fosse perso ha ora una buona scusa per leggerlo, la storia, nella sua drammaticità, è interessante. Limitandomi quindi alle statistiche nude e crude, Keres fece un buon lavoro con +12 =5 -2 (quinto tra le prime scacchiere) e l'Estonia ottenne un meraviglioso 3° posto alle spalle di Germania e Polonia. Keres pattò con Capablanca, Alekhine e Tartakower, tra i grandi, fu sconfitto da un Elikases in gran spolvero (per lui Oro personale) e, inaspettatamente, da tale Heinz Foerder, che non deluse quindi la squadra rimpiazzando in prima scacchiera Moshe Czerniak nel pareggio tra Estonia e Palestina (il protettorato britannico nucleo del futuro stato di Israele).
Come tutti i giocatori potenzialmente coinvolti dal conflitto, Keres dovette decidere che fare. Restare in Argentina o tornare alla propria casa. Prudentemente, decise per il momento di controllare da lontano lo sviluppo degli eventi. Decisione non facile per un uomo, lo vedremo, disposto a rischiare tutto per rivedere la propria Terra.

Scorcio di Buenos Aires nel 1939
Durane l'esilio argentino divise con Najdorf il successo al Torneo del Circolo di Buenos Aires (non tragga in inganno il termine “circolo”: i due, a 8,5 su 11, precedettero tra gli altri Stahlberg, Czerniak, Frydman e il giovane Benko), ma diversamente da lui, che resterà in Argentina sino alla fine della guerra, un evento inaspettato lo costrinse a rivedere le proprie idee sulla propria residenza: una lettera dall'Olanda gli chiedeva, con la cortesia tipica di Max Euwe, se non fosse interessato ad un match contro l'ex Campione del Mondo che, come si usava all'epoca, avrebbe avuto valore semi-formale per stabilire chi avrebbe avuto maggior diritto ad una sfida contro Alekhine. Purtroppo gli impegni lavorativi di Euwe escludevano un viaggio allo scopo in sud America o anche solo l'allontanarsi dall'Olanda. Poteva Keres di conseguenza recarsi nei Paesi Bassi?
Ottima domanda...Poteva Keres? Già il 23 agosto di quell'anno Stalin aveva minacciato di dichiarare guerra all'Estonia se quest'ultima non avesse acconsentito alla creazione di basi militari sovietiche all'interno del proprio territorio, richiesta che fu accettata. Questo, unito all'ingresso dell'URSS nella guerra contro la Polonia (12 settembre) rendeva facile capire che l'Estonia aveva molto da temere dal suo potente vicino. Ma Keres, infine, accettò l'idea. Tornò a casa, per lasciarla poco dopo destinazione Amsterdam.
Il match contro Euwe, disputatosi tra la fine del 1939 e l'inizio del 1940, ebbe un avvio particolare: 2 patte, poi 2 vittorie di Euwe, seguite da 2 vittorie di Keres. Alla settima partita l'Olandese si riportò al comando, ma a quel punto 3 vittorie di fila da parte di Keres gli consentirono di gestire il vantaggio sino alla fine delle 14 partite previste: Keres batté Euwe 7,5 a 6,5. Battere un già Campione del Mondo fu ovviamente enorme soddisfazione, un più che discreto bussare alla porta di Alekhine.
Non ci fu poi tempo per altro: il, naturale, blocco totale dei Tornei internazionali in un Continente in conflitto lo mise a riposo forzato. Ma il 16 giugno 1940 l'Unione Sovietica infine si scatenò sul Baltico: le tre repubbliche poterono opporre ben poca resistenza: già il 21 luglio nelle tre Nazioni si svolsero “elezioni democratiche” alle quali furono ammessi unicamente i Partiti Filocomunisti. I parlamenti così “eletti” poterono votare l'ingresso dei paesi baltici all'interno dell'URSS.

Trinceramenti alla periferia di Parnu
Così, in cambio della “semplice” perdita dell'indipendenza della propria amata Nazione, Keres acquistò un biglietto per il XII Campionato Sovietico di Mosca 1940. Seguiamo subito i primi eventi della carriera del sovietico Keres, parleremo poi del lato umano.
Per essere la seconda volta in due anni che partecipò ad un evento Sovietico, Keres non deluse, anzi: giunse 4° con +9 =6 -4, alle spalle di Bondarevsky e Lilienthal (13 ½) e Smyslov (13), precedendo Boleslavsky e Botvinnik (11 ½), oltre gli altri 14 partecipanti.
Dopo un ulteriore pausa forzata durante la quale si dedicò ai suoi studi universitari, Keres fu richiamato sul campo per un mega evento, sostanzialmente un'idea di Botvinnik: Il Campionato Sovietico Assoluto. I 6 migliori piazzati al precedente Campionato Sovietico si sarebbero sfidati tra loro, ognuno di essi giocando 4 partite contro i rivali. Questo notevole evento si concluse con Botvinnik 1° a 13 ½ su 24 (con 2 sconfitte!), Keres 2° a 11 (+6 =10 -4), Smyslov 3° a 10, Boleslavsky IV a 9, Lilienthal 5° a 8 ½ e infine Bondarevsky 6° a 8.

Campionato Assoluto 1941: Keres e Botvinnik (Fonte: chessbase)
Nelle parole di Botvinnik, “Questo torneo chiarì definitivamente chi avrebbe dovuto giocare un match mondiale”. E' per questa frase che ho rimandato le considerazioni sull'uomo Keres riguardo all'invasione dell'Estonia: con il massimo rispetto per Michail Moiseevič Botvinnik, no, non lo chiarì.
Giocò divinamente, meritando in pieno la vittoria, questo gli va riconosciuto. Ma se si parla di match mondiale allora è chiaro che si parla, in questo contesto, di Paul Keres. E Keres aveva talmente tutto contro, da considerare e il 4° posto al Campionato Sovietico e, sopratutto, il 2° a questo Campionato Assoluto come prove più che degne di uno sfidante al Titolo. La perdita dell'indipendenza dell'Estonia fu per lui un colpo al cuore, in senso letterale. Cadde in profonda depressione. Nulla di peggio, per un uomo con la sua mentalità, sarebbe potuto accadere. Ma non solo per amor di patria: trovava lo stile di vita sovietico avvilente oltre ogni dire, le condizioni di vita squallide, il comunismo un enorme errore. A questo si aggiunga che gran parte dei suoi risparmi, messi da parte in una vita di lotte sulla scacchiera, furono “nazionalizzati” (gli furono rubati) dopo l'arrivo dei sovietici. Ricordiamo inoltre come egli non fosse pratico delle particolari usanze che si rispettavano nei tornei locali. E se ci mettiamo che per lui, come per qualsiasi scacchista occidentale, era inconcepibile il doversene stare a casa aspettando che il regime decida a quale evento dovesse partecipare, ci mettiamo che, come detto, prima del Campionato Assoluto si stava dedicando agli studi e che aveva quindi un notevole handicap di preparazione, che contro Botvinnik ottenne tre patte e una sconfitta, che, in un discorso più generale, all'epoca i suoi successi internazionali erano di gran lunga più notevoli di quelli di Botvinnik, allora mi sento di affermare che, no, “questo torneo” non chiarì definitivamente la questione.
Ritornando alla nostra storia, Keres tornò in Estonia, aspettando ulteriori “inviti” da parte di Mosca.
Mosca ebbe presto altre preoccupazioni: il 22 giugno 1941 la Germania invase l'Unione Sovietica. Hitler aveva deciso che era tempo di chiudere i conti con i bolscevichi. Dopo un mese le truppe della Wehrmacht poterono occupare i Paesi Baltici: furono accolte come liberatori. Da secoli i Baltici guardavano ai russi come oppressori e ed facile capire che si sentissero più affini ai tedeschi che non agli slavi. L'entusiasmo Estone, come quelli Lettone e Lituano, si affievolì quando sembrò evidente che neppure la Germania sembrava prendere in considerazione l'idea di Stati Baltici indipendenti, tuttavia diversamente da come accadde in Ucraina o in Polonia, l'occupazione Tedesca in Estonia fu relativamente mite, considerando Hitler gli Estoni un popolo di stirpe germanica.

22 giugno 1941: prende il via l'Operazione Barbarossa
Il 1941 per lui però è un buon anno dal punto di vista personale: si sposò infatti con Maria Riives, che sarà sua compagna per tutta la vita.

Gli sposi (Fonte: Chessbase)
Keres, non deve sorprendere, nelle sue memorie non fu prodigo di dettagli della sua vita durante quegli anni. di guerra ed occupazione. Riportò diligentemente tornei, vittorie, sconfitte, le loro cause, ma nulla ci dice di cosa pensava, cosa si aspettava, sopratutto perché prese certe decisioni. Proviamo a seguirlo.
Nel 1942 vinse, forse “vinse” non rende l'idea, il Campionato Estone a Parnu con un perfetto +15 = 0 – 0, notevolissimo malgrado fosse di altra categoria rispetto agli altri partecipanti. Dopodiché ebbe modo di riflettere su di un fatto. L'America era irraggiungibile, notevolmente più vicina ma molto più irraggiungibile l'Unione Sovietica. I primi anni di quella guerra avevano visto la scomparsa di Lasker (1941) e Capablanca (1942), quand'anche avessero potuto giocare in Europa, cosa che non era. Max Euwe sembrava non mostrare interesse nel gioco attivo in quel periodo, l'Olanda, diversamente dall'Estonia, non aveva sconti da fare alla Germania che l'aveva invasa. C'era un solo giocatore tra l'élite che si muoveva a suo agio tra i tornei dell'Europa Occupata. Aleksandr Alekhine. Keres non voleva lasciarlo libero di dominare il Continente. Lo seguì a Salisburgo (1° Alekhine a 7 ½, 2° Keres a 6, due sconfitte contro Alekhine), a Monaco (1° Alekhine a 8 ½, 2° Keres a 7 ½, una sconfitta contro Alekhine), a Praga (1° Alekhine a 17, su 19 imbattuto (!), 2° Keres a 14 ½, una patta contro Alekhine). Keres non lo poteva sapere, ma questa sua puntualità nell'arrivare secondo era destinato a tenersela addosso per lungo tempo. Merita due parole in particolare Monaco 1942: fu il Campionato Europeo, per quanto le circostanze potevano permetterlo. Le autorità speravano in un qualcosa di grandioso e le premesse c'erano: Alekhine, Keres...Se fosse stato possibile convincere infine Euwe...L'Olandese, si scusava, ma proprio non era in salute. Max Euwe non aveva in realtà la minima intenzione di passare mezzo secondo in una stanza dentro la quale era presente anche Alekhine: la pubblicazione di quei deliranti articoli in cui si parlava della mediocrità degli scacchi ebraici, condizionata dall'inferiorità razziale, culturale, intellettuale di quel popolo, l'arrivare a definire Capablanca razzialmente poco più che un negro, tutto questo aveva avuto l'effetto di far precipitare la stima di Euwe verso Alekhine troppo in basso per frequentarlo. Poco importava, alla fine, che quegli articoli li avesse scritti lui o meno, portavano la sua firma. E se si accetta che il proprio nome sia associato a certe idee, allora si deve anche accettare che Machgielis Euwe ti disprezzi. Per l'Olandese, la questione finiva semplicemente lì.

Durante una simultanea, 1943, contro membri in licenza della Wehrmacht (Fonte: Chessarch)
Tornando a Keres, in quegli anni giocò diverse simultanee contro soldati in licenza (gli scacchi erano un'attività molto in voga tra la truppa dell'esercito tedesco), proprio di ritorno da una di questa ricevette un'offerta. Un'offerta seria. Alekhine aveva fatto i suoi conti: voleva Keres giocare contro di lui una sfida per il Titolo?
Non so se Keres, in una conversazione, ebbe 5 secondi per rispondere o se, tramite scambio epistolare, ebbe diversi giorni per farlo, vorrei saperlo. So solo la risposta: “No, non credo di potere”. Si possono fare solo illazioni sul perché abbia rifiutato questa proposta. Insicurezza, paura di compromettersi eccessivamente, considerazioni di rispetto verso i tanti assenti causati dalla guerra, la vostra opinione vale la mia.
Alekhine, in ogni caso, la prese malissimo. Era una “prima donna” poco abituata ad essere “rifiutata”: “Stanno tutti aspettando che passi la sessantina!”.
Nel 1943 vennero le prime (se si escludono i campionati Nazionali: Keres bissò a Tallin 1943 con +6 =4 -1) vittorie di Keres durante la guerra, a Madrid nel 1943 (13 su 14, ma Alekhine assente), a Poznan (davanti a Grunfeld) e a Salisburgo (a pari merito con Alekhine)

Alekhine nel 1945 (Fonte: Quilmes Escuela de Ajdrez)
Lentamente, le sorti della guerra si andavano delineando. Dopo le disfatte di Stalingrado e El-Alamein, una mente critica come quella di Keres poteva avere dubbi sulla durata, non sull'esito. Dovette pensare alla propria patria, alla propria famiglia, alla propria vita. L'URSS, sembrava certo, avrebbe alla fine prevalso sulla Germania. Lui, cosa avrebbe dovuto fare? Quanto poteva considerarsi compromesso per aver giocato a scacchi sotto la croce uncinata? Doveva scappare? Dove? E sua moglie? I figli? Ebbe modo di parlarne con Alekhine, nel tardo della guerra. “Lei crede che mi fucileranno se tornassi indietro?”, gli chiese. La risposta di Alekhine fu precisa come le sue mosse: “Sì, lo faranno. Lo faranno sicuramente”.
Nel 1944 si trovava nella neutrale Svezia, per un Torneo che lo vide arrivare 2°. Finito di giocare, s'imbarcò per l'Estonia. L'Armata Rossa, che Keres sapeva benissimo stava da tempo dedicando le massime energie allo scopo, dopo un paio di settimane spazzò via le difese naziste sul Fronte Baltico.
L'Estonia era di nuovo sotto il controllo Sovietico. Tornare sotto quel controllo fu una mossa molto più che azzardata. Keres aveva vinto e perso centinaia di partite giocando mosse del genere. Ora poteva solo aspettare la risposta.
Continua
Chi?
Sottotitolo volutamente provocatorio, lo ammetto. Molti, naturalmente, conoscono questo nome e sanno che era un forte giocatore. Ma quando ho iniziato a documentarmi sulla sua carriera ho scoperto che Kasparov lo “usa” solo come parte sconfitta in due partite, senza neppure dirci chi fosse, Chicco&Porreca lo fanno invece giusto per mostrarci Euwe che lo batte brillantemente, non sono riuscito a recuperare una sua biografia in inglese che andasse oltre le quattro pagine. Un po' poco, ho pensato, per l'uomo che “sdoganò” tra i primi la Siciliana e la Francese, che giunse quasi alla sfida per il Titolo e che fu Maestro di due Campioni del mondo. Ho creduto di farvi sapere quello che ho scoperto.
Géza Maróczy nacque il 3 marzo 1870 a Szeged (“la città dei raggi solari”), importante città ungherese, all'epoca la seconda per dimensione e numero di abitanti dopo la capitale Budapest, situata nel sud della nazione, vicino al confine con Serbia e Romania.

Panoramica dell'odierna Szeged
Impossibile sovrastimare l'importanza del luogo e del momento di questa nascita: orgogliosa parte del neonato (1867) Impero dalla doppia corona, l'Ungheria dell'epoca “produceva” cittadini che spiccavano per cavalleria, charme, orgoglio, galanteria, sciovinismo e, a volte, intolleranza. Tutte caratteristiche che Maroczy assorbì e conservò per tutta la vita. Imparò a giocare a scacchi in tenera età, durante i primi anni scolastici, ma non fu un bambino prodigio come Capablanca: non sconfisse adulti con disarmante facilità, non creò sensazioni. Il più importante evento della sua infanzia, non a caso, è del tutto slegato dagli scacchi: nel 1879 dovette assistere assieme a tutta la città alla terribile inondazione del fiume Tisza che distrusse quasi la totalità dell'abitato e causò 165 morti.
Gli effetti dell'inondazione nel centro cittadino
Durante i primi anni '90 si trasferì a Zurigo per studiare ingegneria, ma, sapete tutti quanto Caissa esiga, presto si ritrovò a passare più tempo nei circoli e nei caffè davanti ad una scacchiera di quanto ne passasse di fronte ai libri. Così, siamo nel 1894, mentre in maggio Emanuel Lasker sconfiggeva per 12 a 7 (+10 = 4 -5) Steinitz in una sfida valida per il Titolo mondiale giocata tra New York, Philadelphia e Montreal, il giovane ungherese esordì a Budapest come scacchista da torneo, dopo aver giocato in precedenza (e questo potrebbe interessare gli esordienti e i semi-esordienti che leggono) alcune partite per corrispondenza.

Steinitz e Lasker: l'Ottocento lascia il campo al nuovo secolo
Fiorì rapidamente: l'anno successivo, 1895, mentre ad Hastings si svolse quello che fu probabilmente il più forte torneo mai giocato sino a quel momento (1° l'allora sconosciuto in Europa Pillsbury a 16 ½ su 21 davanti a Chigorin, 16, e al Campione del mondo Lasker a 15 ½; da notare il nostro Beniamino Vergani ultimo a 3 ma con l'onore delle armi: pattò contro Georg Marco e Adolf Albin e, sopratutto, sconfisse Isidor Gunsberg, già candidato al Titolo nel 1890, e Carl Schlechter, che candidato lo sarebbe stato nel 1911) Maróczy vinse il Torneo dei dilettanti, imponendosi per 4 su 4 nella fase preliminare e per 2 ½ su 3 in quella finale. Tuttavia, benché notevole per un esordiente a livello internazionale, questa performance fu ottenuta contro giocatori di secondo livello, di conseguenza Maróczy dovette escogitare qualcosa di più spettacolare per farsi notare nei circoli europei. Lo fece. Nel tardo di quello stesso 1895 sconfisse con disarmante facilità in un match l'esponente di punta degli scacchi ungheresi Rudolf Charousek per +6 =6 -2 (Charousek avrà ancora il tempo di battere Lasker a Norimberga l'anno successivo, impressionandolo al punto di fargli dire “Dovrò giocare un match mondiale contro di lui un giorno o l'altro”, per poi morire di tubercolosi nel 1900 a 27 anni).

Il giovane Charousek in un ritratto a carboncino
Proprio nell'appena citato Torneo di Norimberga del 1896 Maróczy si presentò ufficialmente all'élite scacchistica: concluse 2° con 12 ½ su 18 alle spalle di Lasker (13 ½, pattando con Maróczy) e davanti a Tarrasch e Pillsbury (12), Janowski (11 ½) e Steinitz (11), senza citare i dettagli di Schlecter, Chigorin, Blackburne, Marco, Winawer, tutti più indietro. Dopo questo ottimo risultato Maróczy mise temporaneamente in secondo piano la carriera di scacchista e si dedicò all'insegnamento della matematica in un liceo di Budapest: per lui fu ovviamente una necessità e non la mossa di un abile attore capace di creare suspense, ma, di fatto, retrospettivamente possiamo dire che questo fu l'effetto che ottenne: dopo buone prestazioni (9° su 19 a Vienna 1898 con 19 ½ su 36, 4° su 15 con 18 su 27 a Londra 1899, 1°-3° con Pillsbury e Schlechter nel però non fortissimo DSB Kongress 1900), prive però di grandi acuti, riprese infine a pieno ritmo l'attività di scacchista e si rivelò un'impressionante macchina da Torneo. Dal 1902 al 1908 prese parte a 13 tornei di alto livello, vincendone cinque, giungendo cinque volte secondo e una terzo. Gli inciampi furono Ostenda 1906 e Vienna 1907, 5° in entrambi i casi.

Monte Carlo ad inizio '900
La sua vittoria a Monte Carlo nel 1902, il Torneo che diede il via alla serie, va citata anche per avere ottime chance di essere quella con il margine più risicato della storia: finì infatti a 14 ¾ contro i 14 ½ di Pillsbury: forse già allora qualcuno si lamentava delle troppe patte, fattostà che il regolamento prevedeva ¾ di punto per la prima patta e ½ per le successive (nota a margine: Janowski si “impegnò” un po' troppo nell'allora già noto casinò locale: la direzione del Torneo gli fece alla fine la grazia di pagargli un biglietto ferroviario destinazione Parigi...). Va invece ricordata non come curiosità ma come suo probabile miglior successo la vittoria a Ostenda nel 1905: 19 ½ su 26 (+16 =7 -3) in un campo di battaglia che comprendeva sette dei dieci giocatori migliori al mondo, 1 punto e mezzo di vantaggio (malgrado una disastrosa sconfitta in 16 mosse contro Georg Marco) su Janowski e Tarrasch, i soli in grado di tenere, più o meno, il suo ritmo: Schlechter arrivò 4° a 15 ½. E fu questa vittoria a fargli decidere di compiere il grande passo: sfidò Lasker ad un match con in palio il Titolo. All'idea, il Campione oppose relativamente poca resistenza: Maróczy l'aveva sì battuto in sole 24 mosse qualche anno prima, ma nel complesso non gli sembrava avversario temibilissimo (Lasker non era, del resto, ancora quel "monumento" mondiale che avrebbe potuto in futuro dettare, letteralmente, le condizioni) . Così ci si accordò rapidamente per le questioni regolamentari, lasciando allo sfidante il “solo” problema di recuperare la borsa necessaria. I circoli scacchistici di New York, dove l'ungherese era popolarissimo, si attivarono allo scopo, ma la cifra non fu raggiunta. Un'ulteriore possibilità si presentò quando L'Avana si offrì di finanziare ed ospitare la sfida, ma, lo sapete, c'è sempre la Storia di mezzo che non si cura dei singoli, lo scoppio della rivoluzione a Cuba mise fine anche a questa possibilità. Un ultimo tentativo lo si fece con Vienna ma fu rapidamente chiaro che non sarebbe stato possibile raggiungere un accordo soddisfacente per tutte le parti in causa. Anni dopo Maróczy dirà di essere stato molto grato per gli sforzi profusi, in particolare quelli dei suoi amici newyorchesi, ma anche sollevato dal fatto che non fossero andati a buon fine: aveva realizzato che Lasker non era avversario alla sua portata. Ma non perché Lasker fosse Lasker: semplicemente, nelle sue parole, il Campione godeva di un enorme vantaggio su di lui: era un accanito fumatore (!) e Maróczy non diede mai il meglio di se stesso contro i tabagisti. Provava verso di loro qualcosa vicino all'odio, sempre accuratamente nascosto da un'apparente ed educata imperturbabilità.

Lasker e la sua arma, in fondo non tanto, segreta. Alle sue spalle il fratello (Fonte: en wiki)
Una breve divagazione, sempre a proposito di categorie di scacchisti che Maróczy non riusciva a sopportare: quelli che aprivano con 1. d4. Maróczy passò gran parte della sua prima carriera nel cercare una “difesa adeguata” contro l'apertura del pedone di donna, gli capitò di dire (dopo una patta contro tale Wolf nel 1922) “Neppure lui capisce molto di 1. d4. Ha scelto quella mossa solo per infastidirmi!” (va detto che occasionalmente lui stesso provò “a dare la mano al diavolo” giocando con i bianchi questo “sistema”). Che dire? Stiamo parlando di uno dei massimi esponenti di un'epoca: per certe cose erano davvero altri tempi... Dopo questi anni di costante crescita, la sfida mancata contro Lasker (il quale per cronaca nel 1907 disputò invece un match contro Marshall, archiviandolo con +8 =7 -0) segnò un punto di svolta. Conscio di aver ricavato dagli scacchi le per lui massime soddisfazioni possibili iniziò a diradare i suoi impegni sportivi, dedicandosi alla sua professione di ingegnere (suo, almeno in parte, il progetto di un importante acquedotto di Budapest) e di impiegato, dedicando agli scacchi decisamente meno tempo (nel 1908 però ebbe tempo e modo di scrivere una importante biografia di Paul Morphy, per la prima volta analizzato criticamente come semplice giocatore, eliminando i già allora numerosi elementi di leggenda legati al suo nome e al suo gioco, che però a quanto mi risulta non è mai stata tradotta in inglese).

Paul Morphy: Sammlung der von ihm gespielten Partien mit ausführlichen Erläuterungen,
di Géza Maróczy, edizione tedesca di W. de Gruyter & Co, Berlino e Lipsia, 1908, 436 pagine
Di questa sua prima carriera è ancora necessario parlare del Torneo di San Sebastian 1911, non solo per la sua importanza intrinseca ma anche come “scusa” per fare una panoramica generale dello scacchista. Punteggio alla mano, il suo non un fu grande risultato: con 6 su 14 si piazzò ben lontano dalla vetta (Capablanca; 9,5) e dai primi posti (Rubinstein e Vidmar; 9, Marshall; 8,5, Tarrasch, Schlechter e Nimzowitsch; 7,5). Tuttavia non credo che in questo caso bastino i crudi numeri. Bisogna per cominciare ricordare che mancava dagli impegni internazionali da tre anni. Inoltre un'occhiata al dettaglio del suo Torneo ci da importanti informazioni: perse contro Bernstein, Spielmann e Leonhardt, non esattamente delle teste di serie, batté Janowski e pattò le restanti 10 partite. Cosa possiamo capire da questo? Che molto probabilmente “l'ingegnere” non smise mai di seguire, e con estrema cura, gli scacchi mentre si dedicava ad altri impegni. Mi sento di poter affermare che non si patta per caso contro Capablanca, Rubinstein, Marshall, Tarrasch, Nimzowitsch e altri dopo 3 anni di assenza dal giro dei Tornei: Maróczy doveva essere informato sui giocatori e aver seguito attentamente sia i campioni che le nuove leve, conoscendo bene i loro stili e preferenze. Del resto il suo stile ben si confaceva a situazioni “d'emergenza” come questa, in cui la mancanza di pratica poteva ben essere compensata dalla sua naturale solidità. Maróczy infatti non aveva uno stile molto comune per l'epoca, che se non era ormai più quella romantica di Anderssen e del suo “Attaccare! Sempre attaccare!” era comunque ancora rappresentata dal gioco aggressivo dei Marshall, dei Boboljubov, dei Chigorin, mentre l'ungherese fu tra i primi Maestri a preferire un gioco paziente, basato sull'attesa e sul contrattacco, oppure sul lento “soffocamento” dell'avversario. Bisogna ricordare le innumerevoli partite in cui contro la sua precisa difesa si sbriciolarono “brillanti” attacchi che all'epoca avrebbero funzionato contro quasi chiunque altro. Diede credito, e grazie a lui credibilità, a difese sino ad allora viste con qualche sospetto o più, come la Siciliana e la Francese (“Non ho mai giocato, ne mai giocherò la difesa Francese: la più stupida di tutte le difese”: Steinitz, a lungo fautore dell'attacco 1. e4 e6 2. e5), dimostrando come reggessero, e non solo, la prova contro i migliori attaccanti e contribuendo quindi a farne delle armi preziose per la generazione successiva. Mancava di immaginazione e di spirito aggressivo, ci dice Capablanca, che tuttavia aggiunge che la sua comprensione posizionale era eccellente (in un'epoca in cui la comprensione posizionale se non era agli albori poco ci manca). Nella sua opera sul mediogioco Euwe lo citerà per la precisione difensiva, mentre Nimzowitsch nel Sistema userà il suo stile (la partita Maróczy – Süchting, inclusa nel link a fine articolo) come esempio di contenimento e imprigionamento dell'avversario prima di operare lo sfondamento decisivo (“Nessuno conosce meglio di Maróczy come prevenire mosse liberatorie”). Non gli si faccia però il torto di considerarlo un “catenacciaro”: se provocato sapeva reagire “alla romantica”, come potete vedere nella Janowski - Maróczy di Monaco 1900, anch'essa inclusa nel link a fine articolo. Fu inoltre tra i primi a capire l'importanza dello studiare, di saper prevedere, il finale di partita, ad approfondire lo studio ad esso legato. Capablanca parlò con ammirazione dei suoi finali di donna e pedoni, oltre a definire “entrato nella Storia” un suo finale di cavalli e pedoni contro Marco (anche questa partita è inclusa nel link).
A proposito di Capablanca, è proprio a San Sebastian che i due hanno il piacere di stringersi la mano per la prima volta. I due venivano da due mondi geograficamente lontanissimi e diversi, eppure tra di loro si stabilì una solida amicizia che li accompagnò per tutta la vita. Capablanca era all'esordio europeo e sapeva ben poco di alcuni giocatori: in Maróczy trovò prima un affabile cicerone e dopo un valido amico: i due infatti condividevano ideali di stile (quello, beninteso, con il quale si affronta la vita), di onore, di rispetto. Inoltre, non guasta per un'amicizia, entrambi “teorizzavano” che un giocatore di scacchi malvestito non fosse un vero giocatore di scacchi, entrambi potevano usare l'inglese quasi come lingua madre ed entrambi provavano occasionale piacere nel dimenticare le fatiche delle 64 caselle grazie ad una partita di Bridge (non ho idea di chi battesse chi in questo caso, so solo che Maróczy amava il Bridge in quanto anglofilo convinto e Capablanca in quanto gioco più popolare tra le Signore di quanto non fossero gli scacchi...). Lunga divagazione, torno in linea. Con San Sebastian si chiuse definitivamente la sua prima carriera, che secondo Chessmetrics lo portò ad essere il più forte giocatore in attività tra il tardo 1904 e l'inizio del 1907.
Budapest e il Danubio in una foto d'epoca
Gli anni immediatamente successivi, almeno con i mezzi a mia disposizione, non sono facilmente ricostruibili: lontano dagli scacchi, sembra abbia vissuto a Budapest, dove qualche anno dopo verrà sorpreso dallo scoppio della Prima guerra mondiale. Per lui furono anni di estrema povertà, interrotti verso il 1918 quando divenne alto funzionario in una banca. Nel frattempo, però, a seguito della dissoluzione dell'Impero Austro-ungarico dovuta alla sconfitta nella guerra, l'Ungheria era divenuta Repubblica indipendente e per breve tempo fu al governo il Partito Comunista, che proclamò la Repubblica Ungherese dei Soviet, con a capo Béla Kun. Finita nel giugno 1919 la prima “stagione rossa” ungherese, Maróczy dovette intraprendere la via dell'esilio: il nuovo governo democratico lo accusò di connivenza con i rivoluzionari. Ora, secondo Hans Kmoch, che lo ha conosciuto di persona, l'idea che Géza Maróczy potesse essere un rivoluzionario, per di più di stampo comunista, è, al meglio, risibile: era uno di quegli uomini che neppure sanno che è possibile violare la legge, che preferiscono morire piuttosto che commettere un torto (ma anche uccidere piuttosto che sottomettercisi). Sempre secondo Kmoch, la cosa più probabile è che sia caduto in qualche trappola, magari convinto a firmare una qualche petizione di cui non aveva ben chiara la portata. In ogni caso, ben presto il nuovo governo si rese conto del proprio errore e, assolto di tutto, lo richiamò indietro. Dovette aspettare: Maróczy stava per cominciare la sua seconda carriera, che, come quella di tutti gli scacchisti, lo portò nuovamente a girare per il mondo. Si trasferì in Inghilterra, nazione che amava sia per la sua Storia e le sue usanze, sia per i bei ricordi legati al suo personale successo ad Hastings nel 1895. Nel 1921, assieme alla famiglia, anche una ragazzina di 15 anni passò dal continente alle isole britanniche: quello stesso anno vinse il Campionato Inglese juniores per ragazze. Maróczy, che allora si manteneva, oltre che esibendosi in simultanee, come insegnante presso il rinomato Hasting's Chess Club, la notò e in breve tempo la neo-campionessa juniores divenne sua allieva. I più “preparati” tra i lettori hanno già capito che si trattava della giovane Vera Menchik, destinata a diventare la più forte giocatrice di scacchi vista sino ad allora: diverrà Campionessa del Mondo nel 1927, titolo che mantenne (difendendolo in 7 tornei e due match: in totale +90 =9 -4!) sino alla morte avvenuta nel 1944 durante un attacco di V1 tedesche contro la capitale inglese.
Fu inoltre la prima donna a poter competere alla pari con il cosiddetto sesso forte: la” proprietaria” del Menchik Chess Club “tesserò” giocatori quali (elenco non completo) Conel Hugh O'Donel Alexander, Abraham Baratz, Eero Böök, Edgard Colle, Max Euwe, Harry Golombek, Mir Sultan Khan, Frederic Lazard, Jacques Mieses, Philip Stuart Milner-Barry, Karel Opoèenský, Brian Reilly, Samuel Reshevsky, Friedrich Saemisch, Lajos Steiner, George Alan Thomas, William Winter e Frederick Yates (vale la pena ricordare che a proporre la sarcastica idea di aprire un Club per gli sconfitti dalla gentile signora fu, incautamente, Albert Becker a Carlsbad nel 1929; subito dopo “orgoglioso” possessore della tessera 001: Caissa, come tutte le muse, sa essere capricciosa...Becker, per correttezza, deve però anche essere ricordato come quarta scacchiera alle Olimpiadi di Buenos Aires del 1939, che videro la sua Germania vincere la medaglia d'Oro).
Come insegnante aveva evidentemente davvero del talento: nel 1920 si recò ad Amsterdam per un Torneo (giunse 2°-3° con Tartakover, mezzo punto dietro Richard Reti) e tra i partecipanti notò un ventenne che doveva ancora decidere se “da grande” avrebbe fatto lo scacchista o il matematico: dopo qualche serena discussione, un match amichevole pareggiato 6 a 6 l'anno successivo a Bad Aussee, Max Euwe scoprì di avere un insegnante e di tendere maggiormente verso la prima delle due opzioni. Tra il maestro e l'allievo si formerà un'amicizia, diversa rispetto a quella tra l'ungherese e Capablanca, a causa della maggiore differenza d'età, tuttavia solidissima, un rapporto tipo padre-figlio che diede al giovane olandese la determinazione psicologica da un lato e la solidità nel gioco dall'altro per diventare nel 1928 Campione del Mondo dei Dilettanti. Se ricordiamo che solo l'anno precedente la Menchik conquistò il Titolo femminile, possiamo solo immaginare la felicità e l'orgoglio che Maróczy doveva provare in quel periodo.
 Max Euwe e la Vice Campionessa del Mondo (perse due match contro la Menchik) Sonja Graf
Ma non si pensi che si stia ormai parlando di un quasi ex giocatore con del talento per l'insegnamento: se a Vienna 1922 dovette accontentarsi di un 4°-6° posto con 9 su 14 (Torneo vinto da Rubinstein con 11.5) e a Londra quello stesso anno di un 9° (8 su 15, vittoria dell'amico Capablanca imbattuto a 13), l'anno successivo a Karsbad divise il primo posto con Bogoljubow (classe 1889, 19 anni più giovane di lui) e Alekhine (1892, 22 anni in meno) ottenendo 11 punti e 1/2 su 17 (+7, 5 vittorie negli ultimi 5 turni, =9 -1, contro Alekhine), dimostrandosi ancora temibile ai massimi livelli.
In quegli anni si trasferì negli Stati Uniti, a New York per la precisione. Qui ebbe modo di partecipare al famoso Torneo del 1924, che svolse più che dignitosamente con 10 su 20, alle spalle di Lasker (1° a 16 su 20), Capablanca (14,5), Alekhine (12), Marshall (11) e Reti (10,5) e davanti a Bogoljubow (9,5), Tartakower (8), Yates (7), Edward Lasker (6,5) e Janowski (5). Patì in particolare, come ovvio, il Campione del Mondo, il suo predecessore e il suo successore: contro quei terribili tre ottenne 1 punto su 6 (2 patte contro Capablanca ed Alekhine). Parlando di curiosità: nel dopo Torneo Alekhine si cimentò nel tentativo di battere il record di simultanea alla cieca: con 16 vittorie, 5 patte e 5 sconfitte maturate in 12 ore di gioco, il precedente record di Gyula Breyer fu infranto. Fu proprio Maróczy a fungere da “direttore del torneo”, annunciando le mosse, spiegando la situazione delle diverse partite al pubblico... Dopo una toccata vittoria e fuga alla sua vecchia casa di Hastings (6.5 su 7 imbattuto, davanti però a giocatori locali con l'eccezione di Yates, 2° a 5.5) tornò a New York e disputò poi qualche torneo minore negli Stati Uniti. Il “torneo dei candidati” di New York 1927 lo vide, chiara attestazione di stima, come Arbitro capo. Poté quindi assistere al trionfo di Capablanca (1° con 14 su 20, primo premio, allora enorme, di 2000 dollari, circa 50.000 di oggi) e al 2° posto di Alekhine (11.5 su 20, che divenne di conseguenza sfidante designato del Campione, non credo di dover ricordare il risultato della sfida tra i due che si svolse successivamente quello stesso anno).
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Metà anni '20: Alekhine contro Rubinstein
Alle loro spalle "Kibitz" di Tartakower, Bogoljubow e Maróczy (Fonte: Chessbase)
“Chiara attestazione di stima”, va bene, ottimo, ma Maróczy sentiva di aver ancora qualcosa da dire come giocatore: tornò in patria a seguito dell'annuncio di un prossimo importante evento internazionale. Dal 18 al 30 giugno 1927 Londra avrebbe infatti ospitato le prime Olimpiadi scacchistiche ufficiali. Inconcepibile, pensava, che l'Ungheria potesse fare a meno di lui. Chiuse a 9 su 12 (+6 =6 -0), 4° posto come 1a scacchiera, guidando la nazionale verso la conquista della medaglia d'Oro. Malgrado questo enorme successo, però, sorprendentemente in “casa Ungheria” l'atmosfera non era serena: un gruppo di giovani giocatori organizzò una sorta di fronda contro Maróczy, affermando che era ormai un giocatore superato, ormai in età avanzata (Maróczy si stava avvicinando alla sessantina) e privo della conoscenza di ciò che gli scacchi erano diventati negli ultimi anni. Capablanca ci ha riportato ciò che il suo amico gli disse a riguardo: la, temo misera, traduzione italiana è mia: “Questi giovanotti ungheresi non sono niente di speciale. Giocano bene, ma sono perlopiù giocatori di seconda o terza fascia. Non conoscono il gioco vero, il gioco dei grandi Maestri; eppure credono di sapere tutto e dicono di essere più forti di me. Da parte mia, ormai sono vecchio, non ho più l'interesse di una volta per certe cose, ma i loro proclami, le loro pretese, mi hanno infastidito al punto che gli ho detto di essere pronto ad affrontare in un match chiunque di loro.” Detto, fatto: il “capitano” della fronda era Géza Nagy (classe 1892, Campione Ungherese nel 1924, 2a scacchiera a Londra 1927 con 9 ½ su 14), che raccolse la sfida. Fu demolito: +0 =3 -5. Non sono necessarie ulteriori spiegazioni: per uno scacchista che ha ottenuto il suo miglior risultato forse già nel 1905, “prendere a sculacciate” in questo modo il proprio Campione nazionale 22 anni dopo è un risultato che dimostra l'eccellenza. Dimostrato ciò che gli premeva dimostrare, Maróczy decise di dare ai giovani lo spazio che chiedevano. E, va loro riconosciuto, non delusero: l'Ungheria bissò l'Oro olimpico a The Hague nel 1928 con proprio Nagy in prima scacchiera e Maróczy assente.
Il “vecchio” ungherese infatti trascorse il periodo dal giugno 1927 al marzo 1928 godendosi la “vecchia” Europa dalla quale mancava da tempo e i suoi posti che gli erano cari. Bad Aussee, che gli ricordava gli anni di giovane studente a Zurigo, Amsterdam, dove viveva il suo amico Euwe, Hastigns, naturalmente, dove aveva vissuto. E altri ancora. Passò quasi un anno girando per l'Europa dando simultanee, che non erano però solo una scusa per fare del turismo della memoria: esordì a Szeged, sua città natale, contro 81 avversari (+62 =12 -0) e alla fine del tour aveva giocato 943 partite, con il risultato impressionante di +825 =113 -5.
 Karlsbad: potete divertirvi a trovarli tutti
Si rituffò nell'arena nel 1929 nel supertorneo di Karlsbad (probabilmente anche grazie alla possibilità di incontrare entrambi i suoi allievi: Euwe e la Menchik erano infatti tra i partecipanti), che chiuse dignitosamente con 10 su 21 in un campo che includeva Nimzowitsh (1° a 15), Capablanca, Spielmann (2°-3°, 14,5), Rubinstein (4°, 13,5), Euwe (5°-8°, 12), Bogoljubov (9°, 11,5), Gruenfeld e Tartakower (10°-11°, 10.5), tra gli altri. Il 1930 vide il suo ritorno olimpico: guidò l'Ungheria in prima scacchiera alla medaglia d'argento (per lui +6 = 4 -2), alle spalle della Polonia di Rubinstein. Del 1931 è invece quello che è probabilmente l'aneddoto più famoso su Maróczy: non sono riuscito a scoprire cosa sia successo (se qualcuno ne sa qualcosa lo faccia sapere), ma come fu e come non fu, durante un torneo a Bled qualcosa che fece o disse Nimzowitsh lo offese al punto di sfidare a duello il collega lettone: pistole all'alba. Nimzowitsh rifiutò: non aveva intenzione, disse, di collaborare al proprio assassinio. Non dobbiamo però immaginare Maróczy come una sorta di invasato che giocava tenendo una Walther PPK posata accanto al formulario: secondo Kmoch, l'Ungherese avrebbe trovato difficoltà persino a capire come impugnare una pistola. Il fatto è che, semplicemente, era “prigioniero” di una formazione secondo la quale un duello era l'unica soluzione possibile di fronte ad un grave insulto, poco importava quanto si fosse realmente preparati ad affrontarlo. Dal 1930, tornando agli scacchi, iniziò a diradare, parliamo di un uomo di 60 anni, le sue partecipazioni, pur restando giocatore attivo. I tornei degli anni '30 lo videro generalmente piazzarsi nella prima metà dalla classifica, immediatamente alle spalle dei migliori, con qualche acuto (2° dietro Colle a Scarborough 1930) e qualche caduta (10° a San Remo sempre nel 1930). Trovò in ogni caso le energie, non sarebbe stato in grado di non trovarle, per rispondere alla chiamata della Patria, giocando in prima scacchiera le Olimpiadi di Folkestone 1933 (suo peggior risultato Olimpico, +1 =3 -2, 5° posto per l'Ungheria) e a quelle non ufficiali di Monaco 1936 (+2 = 8 -1, l'Ungheria chiuderà con un incredibile +20 =0 -0).
 +20 = 0 -0: gli autori dell'Impresa
Nel 1935 il suo allievo Euwe, che ormai, beninteso, “camminava da solo” da anni, fu prescelto dal regnante Alekhine per un match mondiale: scelta apparentemente oculata, visto che il campione russo aveva battuto Bogoljubow in due match, e quest'ultimo aveva fatto lo stesso con l'olandese. Ma le cose non andarono esattamente come programmato dal Campione: dopo 50 giorni e 30 partite Max Euwe divenne il 5° Campione del Mondo di scacchi, strappando la corona ad Alekhine con 15.5 a 14.5. In un'intervista del 1978 l'allora Presidente della FIDE disse: “Oltre a Kmoch, che era un esperto nelle aperture, ebbi anche l'aiuto di Maróczy, sopratutto nei finali”. Anche un po' di Maróczy divenne quindi in qualche modo Campione nel 1935. Due anni dopo, come noto, Alekhine si riprese il Titolo a viva forza con il netto punteggio di +10 =11-4. Ma di sicuro Euwe, con l'aiuto del suo Team (quella del 1935, per inciso, fu la prima sfida mondiale nella quale furono ammessi ufficialmente i secondi nelle analisi durante gli aggiornamenti), aveva realizzato qualcosa di grandioso.
 Missione compiuta: Alekhine bacia la moglie durante la premiazione del 1937
A Dresda 1936 Maróczy giunse 3° con 5.5 su 9 alle spalle di Alekhine e Lugwig Engels, fu il torneo che per più di un decennio segnò il suo addio agli scacchi. Ritornò in Ungheria, probabilmente con l'idea di godersi in pace la vecchiaia. Ma, come tutti gli uomini e le donne della sua generazione, dovette passare attraverso un'altra guerra mondiale. Nel 1945 l'Armata Rossa arrivò a ridosso di Budapest ma per Maróczy la “liberazione” arrivò quasi troppo tardi: durante l'assedio fu costretto per settimane in un rifugio sovraffollato e privo di servizi igenici, si ammalò di polmonite e rischio seriamente di morire. Dovette alle costanti cure della moglie (di cui tutto quello che ho potuto trovare è una breve, bella, frase di Kmoch: “sua fedele compagna per cinque decadi, nobile quanto lui, non meno religiosa ma molto più pratica”) se riuscì a riprendersi. Finita la guerra, realizzò rapidamente che l'Ungheria stato satellite dell'URSS non era più la Nazione nella quale era nato e cresciuto: nel 1946 cercò di raggiungere l'Olanda ma il viaggio si interruppe a Vienna, non so se per motivi finanziari o perché la nascente Guerra Fredda aveva già messo i lucchetti alle frontiere. Riprovò l'anno successivo e questo tentativo riuscì. Tentò quindi di avviare una terza carriera, della quale è registrato unicamente un Torneo a Baarn, che disputò a 77 anni, durante il quale pare che disse “Il mondo è andato a rotoli da quando ero giovane. Di questi tempi, quando mi guardo intorno sono felice di stare andando a rotoli anche io”. Finì con il ritornare a Budapest, da dove mantenne corrispondenza con gli amici all'ovest sino alla morte avvenuta il 29 maggio 1951. Nel 1950 era stato nominato Grande Maestro dalla FIDE. Kmoch lo salutò con le parole “Addio Grande Maestro, amico, gentiluomo, cavaliere”.
 Che c'entra ora il terribile Viktor?
C'entra perché, per strano che sia, c'è ancora qualcosa da dire sulla carriera di Maróczy: nel 1985 Viktor Korchnoi si rivolse al medium, o supposto medium, Robert Rollans per cercare di contattare lo spirito di Capablanca e sfidarlo ad una partita (il terribile Viktor crede al paranormale, alcuni forse ricorderanno come questo gli si ritorse contro durante il match del 1978 contro Karpov). Il grande cubano, apparentemente, non era disponibile (se ci piace, possiamo immaginarlo seduto a giocare contro Alekhine e non intenzionato a muovere un pedone contro chiunque altro per il resto dell'eternità: “Would you like to try one of those new guys instead of me, Géza, my old friend?”) e così Korchnoi si dovette “accontentare” di Maróczy: la sfida durò 7 anni e 8 mesi, condizionata dai diversi impegni del medium e dello svizzero ribelle, nonché da comprensibili problemi a “prendere la linea”. Finì alla 47ma mossa con l'abbandono di Maróczy (o, beh, di chi per lui). Ho esitato un po', ma alla fine l'ho inclusa nella selezione nel link. Credo di avervi raccontato tutto. Ah, già....neanche una parola sul Maróczy Bind... Bah, quello lo conoscete già tutti
 La targa a Piazza Maróczy, Szeged (Fonte: Chessbase)
Una selezione delle migliori partite di Géza Maróczy, QUI
“Sitografia”
it e en wiki geocities.com www3.sympatico.ca rookhouse.com chesshistory.com olimpbase.org chesscafe.com chessgames.com
Il polacco che conquistò l'Argentina
Miguel Najdorf scampò per caso all'Olocausto nel quale perse l'intera famiglia, vinse Campionati nazionali in due continenti diversi, svariate medaglie olimpiche, fu uno dei pochi a potersi vantare di aver giocato sia contro Capablanca che contro Kasparov, incrociò i legni contro almeno cinque Capi di Stato, amatissimo dal pubblico e dai colleghi (nei suoi tardi anni si videro torme di giovani GM fare letteralmente la fila per sfidarlo a gioco rapido e venire spesso sconfitti), il suo nome è indissolubilmente legato ad una variante tra le più giocate ed analizzate in assoluto, in breve, un uomo la cui vita merita di essere ricordata ancora una volta.
Moishe Mieczyslav Najdorf nacque a Grodzisk Mazowiecki, una piccola cittadina della Polonia centrale situata a una trentina di chilometri a sudovest dalla capitale Varsavia (dove secondo altre fonti è nato), il 15 aprile 1910. La sua infanzia e la prima adolescenza trascorsero semplici senza nulla di rilevante, visse la vita normale di un figlio di una famiglia ebrea benestante, tra giochi, studi e preghiere. Entrò in contatto con gli scacchi relativamente tardi: quando aveva all'incirca 14 anni un amico di famiglia si recò a casa Najdorf per riprendere il proprio figlio che aveva passato la giornata con il giovane Moishe. Annoiandosi nell'attesa che il figlio finisse di prepararsi, chiese a Najdorf di giocare una partita. Forse questo non fu esattamente il primo incontro con il gioco, possiamo immaginare che almeno sapesse come muovere i pezzi. Sappiamo per certo però che, prevedibilmente, perse. Difficile spiegare cosa faccia scattare certi meccanismi nella mente degli uomini, forse impossibile in quella di un quattordicenne: il giorno dopo Moishe comprò il suo primo manuale di scacchi (non sappiamo di che testo si sia trattato, ne conosciamo solo la lingua: il francese, che nell'Europa dell'est resisteva ancora bene all'avanzata dell'inglese come lingua internazionale). Ebbene, già al primo, piccolo, gradino, la carriera di Najdorf è avvolta dalla leggenda: dopo solo una settimana il ragazzo si sarebbe concesso la soddisfazione non solo di battere il padre dell'amico ma addirittura quella di concedergli il vantaggio di una torre! Fatto vero? Quasi sicuramente no, ma il punto non è assolutamente questo. Il punto è che ci piace pensare lo sia. La passione per gli scacchi esplose: qualcuno ricorderà l'aneddoto della madre di Capablanca che gli nascondeva i pezzi, quella di Najdorf (di stampo genuinamente mitteleuropeo, più concreto) pare che invece bruciasse le scacchiere che il figlio si ostinava a comprare, sostenendo (probabilmente non a torto) che quel gioco demoniaco allontanasse il figlio dallo studio della matematica, materia nella quale il nostro pare avesse difficoltà.

I genitori di Miguel: Raisa e Gdalik Najdorf
Difficile ricostruire con esattezza i suoi esordi, ma appare probabile che il primo torneo al quale partecipò sia stato a Lodz nel 1928. Si segnalò rapidamente come giovane promettente, con una vocazione naturale per il gioco d'attacco, che preferisce la mossa “bella” a quella “giusta”. Venne notato da Akiba Rubinstein, allora leggenda vivente per gli scacchisti polacchi, che lo affidò alle cure di Dawid Przepiòrka (Campione Nazionale polacco e 2° nel Campionato del mondo per dilettanti alle spalle di Max Euwe nel 1928). Egli lo poté seguire per poco tempo, divenuto Presidente della Federazione polacca nel 1930 fu assorbito dagli impegni del nuovo lavoro (fu poi arrestato dalle autorità naziste durante la guerra e fucilato nell'aprile del 1940). Najdorf ebbe però l'enorme fortuna di trovare un nuovo insegnante in Savielly Tartakower, la cui influenza sul gioco del giovane Moishe fu determinante: per tutta la vita Najdorf si riferirà a lui come “Maestro”. Nel 1930 giunse 6° al Campionato di Varsavia, l'anno successivo, a segnalare una rapida maturità, sarà invece 2°. Vinse un quadrangolare a nella capitale nel 1933 e nel 1934 vinse il Campionato di Varsavia giungendo inoltre 2° in un forte Torneo. Questa sua prima vittoria in un Campionato di livello nazionale lo riempe d'orgoglio: a 24 anni è considerato un giocatore tra i migliori del paese, rispettato da tutti e temuto da molti per il suo gioco aggressivo e fantasioso. In uno di questi anni gioca anche la partita che Tartakower denominerà “l'Immortale polacca”: Najdorf, con il nero, sacrifica tutti i pezzi leggeri per dare matto alla 22ma. Le fonti sono discordi nel dirci esattamente quando Glucksberg, il suo avversario, ebbe il “privilegio” di divenire parte sconfitta di un'immortale: si parla del 1935 (Gonzàlez), del 1929 (it.wiki) o del 1928 (Kasparov). Il 1934 è per lui un anno importante a livello personale: si sposò con la giovane pianista Genia, malgrado i genitori di lei non fossero entusiasti nell'affidare la figlia ad un ragazzo dal futuro economico non esattamente solidissimo (Najdorf aveva recentemente abbandonato gli studi universitari per dedicarsi a tempo pieno agli scacchi). La coppia ebbe presto una figlia, Lusha (Lucia).

Il giovane Najdorf assieme alla moglie
La carriera prosegue a spron battuto: nel 1935 si piazzò 2°-4° nel Campionato nazionale Polacco, alle spalle del Maestro Tartakower e quello stesso anno a Torun ebbe modo di dimostrare l'adagio “scarso è l'allievo che non supera il maestro”: un match contro Tartakower lo vide prevalere con +2 =2 -1. Nello stesso anno, ormai scacchista abbondantemente affermato, ha il privilegio di entrare nella nazionale olimpica polacca, allora grande potenza scacchistica: bronzo a The Hague 1928, oro a Amburgo 1930 (con Rubinstein a 15 su 17), argento a Praga 1931, quarto posto a Folkestone 1933 (fuori dal podio unicamente per una vittoria in meno rispetto alla Svezia). Alle olimpiadi di Varsavia otterrà 12 punti su 17, seconda migliore prestazione della squadra, contribuendo al ritorno sul podio della Polonia (Tartakower, Frydman, Friedmann e Makarczyk gli altri membri) A Budapest nel 1936 una vittoria a pari merito con Lajos Steiner segnò il suo primo trionfo internazionale. Il 1936 fu anche l'anno di una delle maggiori soddisfazioni di Najdorf: nelle olimpiadi non ufficiali di Monaco ottenne 16 punti su 20 (+14 =4 -2) e la medaglia d'oro personale come seconda scacchiera (la Polonia sarà seconda alle spalle di una incredibile Ungheria: +20 =0 -0).

La Nazionale Polacca argento Olimpico 1936
Questa medaglia conquistata da un ebreo nella Germania nazista sarà sempre un caro ricordo motivo d'orgoglio per Najdorf. Il fatto ha dell'incredibile, ma a consegnargli quella medaglia fu l'avvocato appassionato di scacchi Hans Frank che durante la guerra sarà Governatore Generale della Germania in Polonia, il responsabile diretto della deportazione degli ebrei.
Ottenne poi un nuovo successo internazionale a Rosaska Slatina (Slovenia) nel 1937, oltre ad un terzo posto al Campionato polacco a Jurata.
Prima o poi doveva capitare ed è nel 1938 che “finalmente” Najdorf subì un disastroso 10° posto su 16 partecipanti (7 su 15) al Torneo di Lodz, ma si riprese subito con un 2° posto al Torneo B di Margate (+6 =1 -2), lo stesso evento che vide trionfare il Campione del Mondo Alekhine nel Torneo A. Tenterà l'anno successivo l'assalto proprio al Torneo A, dove però patì la forza degli invitati (tra gli altri Keres, Capablanca e Flohr) e i nove turni del torneo, che poco si adattavano al suo stile spregiudicato con il quale era facile cadere in qualche sconfitta, difficilmente recuperabile in un torneo breve: concluse 6° con 4 su 9, riuscendo a strappare una patta a Capablanca. Ai primi di agosto del 1939 si imbarcò per l'Argentina assieme al resto della squadra olimpica polacca per recarsi a Buenos Aires, sede delle Olimpiadi di quell'anno. Il ritorno era previsto per la fine di settembre, la Storia decise diversamente: il 1° settembre 1939 nel pieno svolgimento dell'Olimpiade la Germania invase la Polonia, dando inizio, con le successive dichiarazioni di guerra di Francia e Inghilterra alla Germania, alla Seconda Guerra Mondiale.

Truppe tedesche rimuovono un blocco di confine tra Germania e Polonia
Chiaramente gli scacchi per i giocatori delle nazioni coinvolte, ma non solo per loro, passarono in secondo piano. L'Inghilterra abbandonò la competizione immediatamente e i suoi giocatori tornarono in patria. Al resto, cercò di provvedere, per quanto possibile, l'organizzazione argentina: la sfida tra Polonia e Germania fu aggiudicata a tavolino come patta per 2 a 2 e quando la Germania, in corsa per l'oro, rifiutò lo stesso risultato per il proprio incontro con il Protettorato britannico di Palestina (il nucleo del futuro stato di Israele), non per antisemitismo ma perché i tedeschi contavano su un 4 a 0 netto in quella sfida, la federazione ospitante chiese alla propria nazionale di dividere (scelta difficile per una squadra in zona medaglie) similmente per 2 a 2 il risultato contro il Protettorato, fatto che convinse infine la Germania a fare lo stesso. il 19 settembre l'Olimpiade terminò (per cronaca: Oro per la Germania, Argento per la Polonia con Oro personale di Najdorf in seconda scacchiera, Bronzo per l'Estonia di Keres) e tanti giocatori dovettero prendere la difficile decisione di tornare o meno alle loro case.

Capablanca (per lui Oro personale come prima scacchiera) affronta Moshe Czerniak durante l'Olimpiade Argentina
Quella di Najdorf e degli altri polacchi (molti di origine ebrea) è in apparenza la decisione più facile: pur senza immaginare, senza poter immaginare, quello che sarebbe stato l'Olocausto, la politica del Reich verso gli ebrei era già abbondantemente nota. Inoltre durante l'ultima guerra la Germania aveva occupato la Polonia per tre anni e nulla sembrava ancora indicare che questa guerra dovesse eventualmente durare di meno, la blitzkrieg in Francia era ancora da venire (e comunque non dovette essere certo accolta con entusiasmo dagli esuli polacchi, che davvero videro la prospettiva della loro nazione divisa tra il Reich e l'URSS a tempo indeterminato farsi terribilmente reale). Ma in Polonia stavano le loro case, le loro famiglie, tutta la loro vita. Si poteva davvero abbandonare tutto? Lì sarebbero stati al sicuro ma non si sarebbe invece dovuto tornare indietro? Combattere per la propria patria o, eliminando tutta la retorica possibile, per i propri cari? Devono essere state notti lunghe di discussioni, le prime del Team polacco dopo le Olimpiadi... Fu presto accademia: in tre settimane la resistenza polacca fu infranta dalle divisioni corazzate tedesche: raggiungere la propria casa divenne impossibile. Najdorf e gli altri restarono in Argentina.

La questione di Danzica sulla copertina di un allora diffusa rivista scacchistica Argentina
Molti altri li imitarono: a eterno onore degli scacchi tedeschi la squadra vincitrice della medaglia d'oro approfittò dell'occasione per troncare i rapporti con il Regime, non uno dei giocatori tornò in Germania. Scegliere di restare, scegliere di tornare...Mi permetto una breve divagazione per raccontare due storie, due scelte, per mostrare che, forse, se la vita ti vuole fregare, non hai mosse buone. Vladimir Petrovs valutò che quella guerra non avrebbe toccato lui e la propria patria e decise quindi di tornare in lettonia. Ebbe il tempo di vedere nel 1940 la sua terra annessa forzatamente all'URSS, di vederla invasa dalla Germania nel 1941 mentre si trovava a Mosca per un torneo, di essere arrestato l'anno successivo con l'accusa di attività controrivoluzionarie (disse che in Lettonia le condizioni di vita erano migliori prima dell'annessione), di vedersi condannato di conseguenza (rileggetevi per favore l'”enormità” di quello che disse) a 10 anni di lavori forzati. Solo da dopo la caduta del Muro sappiamo che morì il 26 agosto 1943 nel Campo di lavoro di Kotlas Ilmar Raud, suo “vicino” estone, preferì invece restare in Argentina. Anche lui vide da lontano la sua patria annessa all'URSS, ma ebbe poco tempo per piangerne il destino: morì di febbri tropicali il 17 luglio 1941 a Buenos Aires all'età di 28 anni.
Lontano da casa, senza sapere nulla della propria famiglia e dei propri amici, Najdorf si gettò anima e corpo negli scacchi: i risultati non furono deludenti. Gli anni della guerra, se dal punto di vista personale saranno stati inevitabilmente di un'incertezza devastante, da quello professionale furono fruttuosi:
1°-2° a Buenos Aires 1939, 1°-2° a Buenos Aires e 2° a Mar del Plata 1941, 1° a Mar del Plata 1942, 2° a Mar del Plata 1943, 1° al La Plata J.C e 1°-2° a Mar del Plata 1944 e infine 1° a Buenos Aires e 2° a Vina del Mar 1945.

La strada per Vina del Mar in una cartolina d'epoca
In quegli anni stabilì anche due record particolari: nel 1941 giocò una simultanea alla cieca contro 41 avversari, battendo largamente il precedente recond di Koltanoski (34, ma il record argentino non fu mai omologato per mancanza dei controlli regolamentari), mentre nel 1943 si esibì in una simultanea “normale” contro 202 avversari (+182 =12 -8). Questi record Najdorf non li cercò per gloria o denaro, ma nella speranza che la notizia potesse giungere alla famiglia, furono una sorta di messaggio in bottiglia nel quale vi era scritto “Sono vivo, sto bene”.
Varsavia nel 1945
Finita la guerra Najdorf tornò in Polonia nella speranza di ritrovare i suoi cari. Doveva essere preparato a delle perdite, ma difficilmente poté realmente immaginare la devastazione subita dalla Polonia durante l'occupazione: ad attenderlo non c'è nessuno. La moglie, la figlia, i genitori, gli amici, i conoscenti sono tutti morti. Non c'è più nulla, più nessuno, che lo leghi alla sua terra natia: già nel 1944 aveva preso la nazionalità argentina, decise di vivere la per il resto della vita. Najdorf stesso ha scritto di essere nato due volte: come Moishe Mieczyslav nel 1910 e, dopo la desolazione trovata in questo ritorno in Europa, nel 1946 come Miguel. E Miguel Najdorf fu subito intenzionato a fare carriera. Con la fine della guerra fu di nuovo possibile lo svolgimento di tornei internazionali ai quali partecipassero giocatori provenienti da tutto il mondo. Un palcoscenico di livello sensibilmente più elevato di quello calcato sino a quel punto. Ne fu intimidito? No. Non ne era il tipo. Aveva sconfinata fiducia in se stesso, al punto che nel 1947 annunciò al mondo che presto sarebbe diventato Campione (ricordo appena che Alekhine morì nel 1946 e che queste parole Najdorf le pronunciò a “sede vacante”: con “presto” intendeva dire veramente “presto”). Si mise immediatamente a competere nel circuito europeo, ottenendo nel 1946 due primi posti a Praga e Barcellona e un 4° posto al fortissimo torneo di Groninga (vinto da Botvinnik, che Najdorf batté nello scontro diretto).
Aveva davvero le carte in regola per aspirare al Titolo? Con quella cosa terribilmente stupida che è il senno di poi, probabilmente no. Ed è lui stesso che, in qualche modo, ce lo dice: “Non credo che i sovietici siano più bravi degli altri, è solo che sono più inclini a considerare gli scacchi come un lavoro anziché un gioco”. Per quanto creda che questa frase riesca a far sorridere con simpatia qualsiasi “amatore” del gioco, è però probabile che racchiuda in se la questione: il talento di Najdorf era sconfinato, al punto di poter competere contro chiunque. Ma mancava della costanza, della disciplina e della ricerca teorica necessarie nella nascente “era di Botvinnik” per poter primeggiare a livello assoluto. Mentre la nuova leva del dopoguerra affinava la teoria e aumentava a dismisura la preparazione casalinga, Najdorf diceva “Giocate con le mani, non con la testa”, indicando nell'istinto, nella capacità di “vedere” la scacchiera e in quella che lui chiamava la “filosofia dell'ottimismo” le abilità principali dello scacchista. Cresciuto prima e maturato poi negli scacchi degli anni '30 – primi '40 era sicuramente tra i migliori esponenti di quel tipo di scacchi, intesi come gioco e come filosofia, ma naturalmente non poté prevedere, nessuno del resto poté (basti ricordare che gli americani, dominatori fino ad allora, considerarono il radio match USA - URSS del 1945 come uno stravagante divertimento: persero 4 ½ a 15 ½), l'incredibile arrivo sulla scena della Scuola Sovietica.
Un'occasione per realizzare l'alto obiettivo sembrò presentarsi immediatamente: com'è noto la FIDE lavorò per ridare al mondo un Campione dopo la morte di Alekhine, lavoro che si concluse con il Campionato del Mondo del 1948. Sei giocatori si sarebbero dovuti affrontare per determinare il nuovo campione: Botvinnik, Smyslov, Keres (URSS), Euwe (Olanda), Reshevsky e Fine (Stati Uniti). Fine però declinò l'invito, per motivi mai del tutto chiariti. Ufficialmente, dopo che durante la Guerra effettivamente si era progressivamente allontanato dagli scacchi, disse che non poteva permettersi interruzioni alla sua tesi di Dottorato, ma pare anche che disse di non aver intenzione di sprecare tre mesi della sua vita guardando i sovietici passarsi le partite...
Liberatosi un posto, la scelta ovvia parve quella di Najdorf, che rappresentava l'equivalente sudamericano di Reshevsky e Fine: il meglio del continente. Ma i sovietici lo considerarono un ospite sgradito: la sua vittoria contro Botvinnik del 1946 gli si ritorse contro e ci si accordò per un torneo a cinque.
Reuben Fine in una curiosa immagine del 1945 (Fonte: rivista LIFE)
Sfumata la chance di passare per la "porta principale" della chiara fama Najdorf si preparò per quella “di servizio” rappresentata dal ciclo mondiale dei tornei zonali e interzonali. L'interzonale del 1949 lo vide giungere 6°. Solo per i primi cinque era prevista l'avanzata al Torneo dei Candidati che lui ottenne però grazie al ritiro di Fine, Reshevsky ed Euwe. Il successivo torneo dei Candidati di Budapest lo vide piazzarsi 5°, primo tra i non-sovietici. Forse fu durante questo ciclo che realizzò davvero cosa voleva dire essere “inclini a considerare gli scacchi come un lavoro”. A proposito di lavoro, Najdorf ebbe la fortuna di risolvere quello che per la stragrande maggioranza degli scacchisti anche professionisti è il vero problema: le bollette. Nel 1949 si recò a New York per un match contro Fine, che pareggiò 4 a 4, e durante la permanenza in città una nota ditta assicuratrice gli offrì di divenire agente rappresentante per Buenos Aires. Najdorf accettò l'offerta e fece un ottimo lavoro: in capo a qualche anno divenne responsabile per tutta l'Argentina, con uno stipendio tale da renderlo uno degli scacchisti più benestanti visti sino ad allora, fatto che lo lasciò in grado di pensare agli scacchi serenamente. Il viaggio negli stati uniti creò anche gli accordi per una sfida con Reshevsky (allora campione statunitense) che venne ribattezzata ufficiosamente (e forse anche un po' pomposamente) Campionato del Mondo Libero: Najdorf perse nettamente l'andata (1952, 7 a 11) e di misura il ritorno (1953, 8.5 a 9.5). Nel frattempo fu nominato Grande Maestro dalla FIDE nella lista inugurale del 1950. Ritentò l'assalto al Titolo giungendo 6° al Torneo dei Candidati di Zurigo del 1953, dove vinse il premio di bellezza per la sua vittoria contro Mark Tajmanov. L'Interzonale di Goteborg del 1955 lo vide piazzarsi 12° (9.5 su 20) e fu per lui finalmente la realizzazione del fatto che il Titolo mondiale non era alla sua portata. Rimanendo un temibilissimo giocatore da tornei e considerato uno dei migliori dieci giocatori del mondo, smise però di partecipare ai cicli mondiali (giocherà anni dopo lo Zonale di Mar del Plata nel 1969, dove giunse 1°-2°, ma apparentemente al solo scopo di “controllarsi la forma”, rinuncerà infatti a giocare il successivo Interzonale). Il 1956 è per Miguel un anno triste. Due primi posti (Santa Fe e Montevideo) e un 6° (su 16, nel difficile Alekhine memorial), ma dal punto di vista personale dovette subire due lutti importanti: alla morte della seconda moglie si sommò la notizia della morte a Parigi del suo Maestro Tartakover.

Coppa Piatigorsky: li riconoscete tutti?
Najdorf, Fischer, Portisch, Larsen, Ivkov, Unzicker
La sua carriera continuò a lungo, giusto per segnalare i successi principali: 1° a Mar del Plata 1959 (davanti a Bobby Fischer), 1° ad Amsterdam 1962, 1° a L'Avana Capablanca memorial 1962 (probabilmente il suo miglior risultato: si piazzò davanti a Boris Spassky, Lev Polugaevsky, Vasilij Smylov e Svetozar Gligoric), 3°-4° alla Coppa Piatigorsky 1963, nel 1970 a 60 anni fu in grado di fermare Michail Tal (che di anni ne aveva 34) sul 2 pari nel loro match interno alla sfida URSS-Resto del Mondo, il palmares prosegue sino agli anni 80. Bisogna ricordare infatti che la carriera di Najdorf si estese per 60 anni, tra i più longevi di sempre alle spalle di Korchnoi, Smylov e Reshevsky, anni nei quali fu attivissimo. Partecipò a 14 Olimpiadi degli scacchi (3 con la Polonia e 11 con l'Argentina), stabilendo il record imbattuto ad oggi di 222 partite (+94 =104 -25, 4 argenti e 3 bronzi di squadra, 3 ori e 1 bronzo personali), vinse sette campionati argentini, ebbe modo di giocare contro tutti i campioni del mondo da Capablanca a Kasparov incluso (contro Alekhine unicamente in simultanea), ed ebbe modo di giocare contro personalità politiche di ogni genere, finendo con il diventare quasi letteralmente, lui apolitico per natura, un ambasciatore dell'Argentina, di tutto il Sud America e ovviamente degli scacchi: in simultanee o partire casuali affrontò tra gli altri Churchill, il Maresciallo Tito, forse Kennedy, Peron, Khrushchev, lo Scià di Persia, Castro e Guevara...

Assieme al Comandante
Quella partita in simultanea con il Che, a proposito, non si è mai capito bene come sia andata. E' registrata come patta in 16 mosse (così ad esempio la trovate su chessgames), ma pare che Guevara (il quale era per cronaca un forte dilettante, diversamente da Castro che amava il gioco ma non lo comprendeva assolutamente) abbia combattivamente respinto la diplomatica offerta di Najdorf preferendo, da par suo, continuare a lottare... Secondo questa versione, Guevara venne (possiamo dire inevitabilmente) sconfitto e qualcuno preferì “cancellare” qualche mossa... Fu anche giornalista scacchistico di alto livello, seguì in loco diversi Campionati del Mondo e tenne per anni la colonna scacchistica del giornale Clarin (ai lettori del quale, giusto per far capire di cosa stiamo parlando, fu in grado di offrire un problema realizzato in collaborazione con un insospettabile scacchista dilettante polacco, tale Giovanni Paolo II).

Sfida Olimpica tra Najdorf e il nostro Contedini
Una caratteristica di Najdorf che va ricordata è che piaceva a tutti: il suo carattere gioioso, la sua esuberanza, la sua correttezza dentro e fuori la scacchiera lo resero popolarissimo non solo tra i fan ma tra i giocatori stessi. Durante le partite dei tornei aveva l'abitudine di fermare quelli che passavano al suo tavolo e di chiedergli “Come sono messo? Che mossa consigli?”, ovviamente la cosa era ed è altamente irregolare ma nessuno mai se ne lamentò: Miguel era fatto così (forse fece eccezione Boleslasky: Najdorf gli chiese consigli sulla partita senza ricordare che proprio il sovietico era il suo avversario!). Altra sua abitudine era quella di seguire le altre partite e questo lo fanno tutti, va bene. Ma lui quando trovava una posizione che lo interessava si sedeva al tavolo e iniziava a pensare. Il giocatore dall'altra parte sorrideva, chiedendosi se l'Argentino avrebbe finito con il muovere. Dopodiché arrivava il “proprietario” della partita e gli chiedeva se cortesemente poteva lasciargli il posto...

Il formulario di Fischer di un suo incontro con Najdorf del 1970 (lascio volentieri al lettore il compito di ricostruire la partita...)
Un ultimo aneddoto che mi piace ricordare: Najdorf non era solo un giocatore d'attacco, era un giocatore che sapeva amare "fisicamente" quel tipo di gioco. Durante una partita di Torneo, Tal aveva appena sacrificato la Donna e aspettava la reazione del suo avversario. Con suo stupore vide Najdorf interrompere la propria partita e precipitarsi verso di lui dall'altra parte della sala: l'Argentino lo abbracciò e gli schioccò un bacio sulla guancia! Najdorf guardò poi la posizione sulla scacchiera. Aveva lo sguardo di un bambino felice.

Negli ultimi anni
Miguel Najdorf morì il 4 luglio 1997, colpito da un attacco cardiaco, mentre si trovava in un casinò di Malaga. E' sepolto assieme alla seconda moglie. L'epitaffio sulla tomba recita “Qui giace un uomo che seppe vivere”.
Una selezione delle migliori partite di Najdorf, QUI
Bibliografia:
Kasparov, Garry: My Great Predecessors Vol IV Gonzalez, J.A.: Miguel Najdorf
“Sitografia”
Wiki italiana, inglese e spagnola olimpbase.org ajedrezdeataque.com chesshistory.com chessgames.com indipendent.co.uk nytimes.com

L'uomo che non divenne Campione del mondo
Dal 1904, anno dei suoi primi impegni come professionista, al 1914, in cui si svolse il "Torneo dei Grandi Maestri" di San Pietroburgo, Akiba Rubinstein percorse quasi tutta la lunga e difficile strada che porta pochissimi eletti al Titolo Mondiale. Un crescendo costante ed impressionante di successi, sino ad arrivare al suo magico 1912, portò talmente in alto la sua reputazione nella comunità scacchistica che ad Emanuel Lasker fu quasi imposto di affrontarlo con in palio il Titolo. Il Campione la prese per le lunghe, ma i dieci anni di continui successi furono ripagati: nell'ottobre del 1914 Akiba Rubistein avrebbe avuto la possibilità di diventare il terzo Campione del Mondo di scacchi misurandosi contro Lasker. Il match non ebbe luogo.
Akiba Kivelovic Rubinstein nacque a Stawiski, una piccola cittadina della Polonia nordorientale, il 12 dicembre (alcune fonti dicono il 12 ottobre) 1882, dodicesimo figlio di una modesta famiglia ebrea. Non conobbe mai il padre, morto prima della sua nascita, e la sua infanzia fu segnata da una lunga serie di lutti: tra tutti i dodici fratelli solamente lui e la sorella Ester raggiungeranno l'età adulta. Della sua educazione si occuparono i nonni paterni, che decisero di avviarlo agli studi religiosi, perché diventasse un rabbino, come già lo furono stati diversi membri della famiglia, tra i quali il nonno stesso.

La piazza del mercato della città natale di Rubinstein all'inizio del '900
Durante gli studi, però, verso i 16 anni cominciò a giocare a scacchi con i compagni. Possiamo immaginare che si sia avvicinato al gioco come molti altri, come molti di noi, alla ricerca di un passatempo, o forse di un modo per socializzare. In ogni caso è certo, date alla mano, che il passatempo divenne passione rapidamente.

Piazza centrale di Lodz, prima tappa della carriera di Rubinstein
Si trasferì a Lodz, assieme a Mosca e San Pietroburgo una delle tre capitali scacchistiche dell'impero russo, dove divenne allievo del forte giocatore Georg Salwe, contro il quale, come si vedrà, giocherà parecchio. Il suo gioco non risentì affatto della nuova sistemazione e del livello di gioco dei suoi avversari, sensibilmente più forti nei circoli di questa capitale, venne anzi rapidamente notato da Chaim Janowski (fratello di David, pretendente al Titolo mondiale che verrà poi sconfitto da Lasker nel 1909, anche se recentemente Edward Winter ha avanzato seri dubbi sul fatto che in questo match ci fosse in palio il Titolo, e nel 1911), che gli aprì le porte della Lodzkiego Towarzystwa Zwolennikow Gry Szachowej, la principale associazione scacchistica locale della quale diverrà membro. E giocando all'interno di questa associazione Rubinstein disputò il primo match ufficiale contro il suo maestro Salwe: il primo dei due a raggiungere i sette punti avrebbe rappresentato Lodz al Terzo Torneo dei Maestri di tutte le Russie, previsto successivamente quell'anno a Kiev. La sfida terminò 7 a 7, indubbiamente un ottimo risultato per l'allievo. A quei tempi esisteva un concetto di sportività diverso da oggi: constatata la pari abilità, entrambi gli scacchisti guadagnarono un posto al torneo. Fu il primo impegno importante per il giovane Akiba, che aveva allora un curriculum scacchistico tale da far considerare un ottimo risultato il mero fatto di poter partecipare.

Panorama di Kiev in una cartolina del 1901
Lui fece qualcosa di più: arrivò 5° con 10 vittorie, 3 patte e 5 sconfitte, un risultato di altissimo livello per un esordiente. Questo torneo lo segnò definitivamente: giocava a scacchi con sempre più impegno e passione, già da tempo non si potevano per lui definire un semplice hobby, ma fu a Kiev che prese la grande decisione che gli cambiò la vita: decise di non terminare gli studi rabbinici e di dedicarsi interamente agli scacchi. La passione ha definitivamente preso il sopravvento. E' unicamente possibile fare congetture su come un ragazzo di 21 anni maturi una simile decisione, sul coraggio necessario a metterla in pratica. Si pensi in particolare alle reazioni della famiglia, che improvvisamente perse un futuro rabbino per ritrovarsi con una sorta di “giocatore d'azzardo”. La carriera professionista si avviò sotto buoni auspici: nel 1904, infatti, ebbe modo di togliersi due soddisfazioni. Da un lato quella di battere l'allora famoso Hentyka Salwa e dall'altra quella di sconfiggere il suo maestro in un match. Svoltasi tra marzo e aprile, questa sfida tra Rubinstein e Salwe si concluse 5.5 a 4.5. L'anno successivo la città di Barmen gli regalò una prima consacrazione: a pari merito con Oldrich Duras vinse il suo primo torneo internazionale. Nell'ottobre dello stesso anno affrontò in un breve match Jacques Mieses, che archiviò senza fatica concludendo a 3 su 3.

Un momento della sfida tra Rubinstein e Mieses
Nel Quarto Torneo dei Maestri di tutte le Russie, in questa occasione a San Pietroburgo, non fu certamente visto come un semiesordiente: pur senza essere quella che oggi chiameremmo una star era considerato un giovane da tenere d'occhio con attenzione. Non deluse: giunse secondo a pari merito.
Rubinstein si andava rapidamente affermando come uno dei giovani giocatori della nuova generazione che seguiva le teorie di Steinitz e il 1906 vide la sua consacrazione: un terzo posto al “supertorneo” di Ostenda lo segnalò definitivamente quale giocatore tra i migliori. Negli anni successivi seguirono diversi successi: Ostenda e Karlsbad nel 1907, anno che vide Rubinstein dare un simbolico “addio” al suo maestro: giocò un terzo e ultimo match contro Salwe battendolo nettamente con +12 =8 -2. Lodz, tra il 1907 e il 1908 (anno in cui si impose in match contro Teichmann, +3 =1 -2, e, soprattutto, Frank Marshall, +3 =2 -2, il quale avrà, come noto, modo di “rifarsi” in questa sua lotta contro la nuova generazione l'anno successivo contro Capablanca, subendo un perentorio +1 =14 -8),Vienna e Praga nel 1909 (con perdipiù una vittoria in un nuovo match contro Mieses per 6 a 4) e Varsavia nel 1910, assieme ad una “passeggiata” in una sfida contro Alexander Flamberg (4.5 a 0,5). Risulta ci siano stati nel 1909 tentativi di accordo per un match contro José Raúl Capablanca, un altro giovane qualcosa più di una promessa, ma, e con il senno di poi si trattò di un terribile peccato, le trattative si arenarono.

Il giovane José Raúl
Il suo 1909 non merita però di essere ricordato per questa sfida mancata: dopo aver vinto a Vienna e a Praga si presentò al Chigorin Memorial di San Pietroburgo del 1909 lasciando esterrefatta la comunità scacchistica, iniziando con un 4 su 4 e permettendosi di battere il Campione del mondo in carica Lasker nel terzo turno. Concluderà primo a pari merito proprio con Lasker, distanziando i rivali di 3 punti e mezzo, giocando in sostanza una sorta di torneo “A” riservato a loro due. Per contenere l'inaspettato rivale Lasker dovette dare realmente il suo meglio: la parte centrale del torneo lo vide ottenere 9.5 su 10. Da quel momento nei circoli di tutta Europa nelle discussioni sui possibili sfidanti al Trono di Lasker il nome Akiba Rubinstein venne pronunciato tra i primi. Una curiosità: tra gli eventi secondari si disputò il Campionato Nazionale russo per dilettanti, che fu vinto da un ragazzino sedicenne di nome Alexander Alechine....

Rubinstein all'inizio del terzo turno nel quale batterà Lasker

Varsavia: città di Rubinstein tra il 1910 e il 1919
L'offerta, preziosa per uno scacchista dell'epoca, di uno stipendio fisso lo portò nel 1910 a trasferirsi a Varsavia, ingaggiato dalla Società scacchistica Zwolenniów. Il 1910 fu anche l'anno della sfida mondiale tra Lasker e Carl Schlechter (terminata in parità +1 -1 =8, ma con le regole in vigore, essenzialmente dettate da Lasker stesso, il Campione mantenne il Titolo): in molti dissero che Rubinstein sarebbe stato per il Campione un avversario più temibile e che sarebbe dovuto essere lo sfidante successivo. Tuttavia l'essere di umile famiglia ebrea non fu certo d'aiuto a Rubinstein, incapace di trovare la cifra richiesta da Lasker per fargli mettere in palio il Titolo. Era persona taciturna, schiva, totalmente priva di senso pratico, che ben difficilmente avrebbe potuto trovarsi a suo agio negoziando contro un esperto volpone quale Lasker (qui spicca la differenza con l'intraprendente Capablanca, il quale dopo la vittoria a San Sebastian del 1911 lanciò immediatamente una sfida al Campione, che, peraltro, nell'occasione l'aveva battuto nello scontro diretto) Inoltre soffriva di antropofobia, (paura delle persone, della società) e di allucinazioni (è noto come desse la caccia a mosche inesistenti durante le partite): elementi che non gli furono certamente d'aiuto nella ricerca di una sponsorizzazione. Se per gli standard di oggi le richieste di Lasker ci appaiono assurde, è però doveroso concedere qualche attenuante alle richieste finanziarie e regolamentari di Lasker: nelle sue parole: “Ero minacciato dal destino di giocatori che o sono morti di fame, come Kieseritzky, Zukertort o Mackenzie, oppure, come Pillsbury e Steinitz, hanno dovuto rivolgersi all'assistenza sociale e hanno finito i loro giorni con disordini mentali in ospedale”. Insomma, Lasker portava sì acqua al suo mulino, ma aveva le sue ragioni.

La sala a San Sebastian 1911, Primo turno. Sono tra gli altri riconoscibili Marshall (seduto sul balconcino a sinistra), Janowski (alla sinistra del tavolo centrale), Rubinstein (sullo sfondo, seduto dietro i due orologi centrali), Capablanca (al centro della foto), Nimzowitsch (alle spalle del cubano) e Tarrasch (alla destra del tavolo in primo piano)
A San Sebastian 1911 Rubinstein dovette cedere il primo posto a Capablanca (all'esordio sui campi di battaglia europei), pur battendolo nello scontro diretto (e mancando, quasi incredibile per un giocatore con la sua precisione, una vittoria praticamente assicurata contro Schlechter nell'ultimo turno che gli avrebbe fatto ottenere il primo posto a pari merito). E' in questo torneo che iniziò a lamentarsi del fastidio che gli era procurato da una mosca, che nessun altro riusciva a notare. Nel dicembre dello stesso anno ebbe modo di consolarsi in qualche modo del secondo posto grazie alla vittoria nel forte Campionato di Varsavia. 1912: è il suo annus mirabilis. Riuscì a vincere 5 importanti tornei consecutivamente (San Sebastian, Breslavia, Campionato nazionale tedesco, Piscany, Varsavia e Vilnius, quest'ultimo il Torneo dei Maestri di tutte le Russie (anche se è doveroso notare che in questi tornei non parteciparono né Lasker, né Capablanca), un'impresa mai accaduta precedentemente e che stabilì un record ineguagliato per 50 anni (fu Bent Larsen a ripetere l'impresa, impiegandoci però tre anni e non uno). Secondo Chessmetrics da questo periodo sino alla metà del 1914 Akiba Rubinstein è stato il giocatore più forte al mondo. Questo grande successo venne però pagato a caro prezzo: la costante tensione aggravò la sua malattia, al punto che si noterà come gli fosse persino impossibile ricevere ospiti in casa propria per più di poche ore. Di fronte a questa serie impressionante Lasker ebbe poca scelta: benchè lentamente tra il 1913 e il 1914 vennero definiti gli accordi per una sfida tra il Campione e il suo nuovo futuro sfidante. In questo periodo non risultano tornei disputati da Rubinstein, impossibile sapere se per ragioni di salute o perché completamente assorbito dalla preparazione, teorica ma anche regolamentare, della sfida o per entrambi i motivi. Tra il 1913 e il 1914 troviamo Rubinstein unicamente tra i collaboratori della rivista scacchistica in lingua yiddish Shakh Zaytung, che ebbe però breve vita.

Assieme a Capablanca durante il Torneo di San Pietroburgo
Ritornò agli scacchi giocati in occasione del super torneo di San Pietroburgo del 1914. Con l'occasione Lasker annunciò alla stampa un prossimo match tra lui e Rubinstein valido per il titolo mondiale: nell'ottobre di quell'anno, spostandosi tra Germania e Impero Russo, si sarebbero giocate 20 partite per determinare il nuovo Campione del Mondo. Per la totale sorpresa del mondo scacchistico, o per motivi di salute o perché Rubinsten tentò di “conservarsi” per il match contro Lasker, il torneo fu un disastro per il polacco. Lasker lo batté in un finale di torri e pedoni (“specialità” nella quale Rubinstein è ad oggi considerato tra i migliori di sempre), Capablanca lo fermò sulla patta con i neri, mentre Alechine con i neri lo sconfisse: riuscì a battere unicamente David Janowski e Isidor Gunsberg, giocatori di livello certamente più basso degli altri partecipanti. Non riuscì ad entrare nei cinque finalisti (giunse 6°-7° insieme a Bernstein con 5 punti su 10, davanti ad un altro giocatore che performò sotto le aspettative: Aaron Nimzowitsch, che giunse 8° con 4 punti). La sfida contro Lasker rimase comunque valida e, apparentemente, certa. Ma l'Europa stava per essere messa a fuoco: il 28 giugno l'Arciduca Ferdinando (erede al trono austroungarico) venne assassinato. Un mese dopo l'Austria dichiarò guerra alla Serbia, il primo agosto la Germania fece la stessa cosa con la Russia: è la Prima guerra mondiale. Fu subito evidente che l'idea di un match da giocarsi in un qualsivoglia punto del Continente era inattuabile.

L'esercito tedesco in marcia verso Varsavia
Come per milioni di altre persone, il periodo della guerra fu terribile per Rubinstein: la Polonia fu teatro di violente battaglie e Varsavia, dove egli viveva, soffrì l'occupazione militare tedesca per tre anni tra il 1915 e il 1918. In questo periodo poté unicamente recarsi saltuariamente a Lodz per giocare qualche torneo minore. Ma il tempo di guerra riservò anche qualcosa di bello ad Akiba: nel 1917 si sposò con Enia Lev e il 1918 diede alla coppia il primo figlio, Jonas Jacob. Finita la guerra Rubinstein tentò di riprendere la carriera da dove l'aveva lasciata: già nel 1918 sconfisse Carl Schlechter, che morì meno di un anno dopo, in un match a Berlino. Riprese a giocare tornei internazionali, riuscendo in uno di essi a piazzarsi secondo (imbattuto alle spalle di Lasker). Nel 1919 si trasferì con la famiglia in Svezia (la Polonia era entrata in guerra con la Russia bolscevica ed era nuovamente zona di guerra) ma presto fu chiaro che la chance mancata del 1914 sarebbe dovuta essere l'unica della sua vita: sarà rapidamente eclissato da Capablanca (il quale, diversamente da lui, avrà per le sue ambizioni alle spalle un'intera nazione: per la sua sfida contro Lasker del 1921 il cubano sarà in grado di offrire un premio di 11.000 dollari, cifra mai vista precedentemente nel mondo scacchistico), inoltre inizierà anche a soffrire di schizofrenia. Malgrado lamentasse di essere stato trattato ingiustamente da Lasker e avesse proposto un triangolare tra il Campione, Capablanca ed egli stesso, era ormai considerato “l'uomo di ieri”.
Le sue condizioni di salute peggiorarono ancora e con la fine delle speranze di una sfida per il titolo anche la sua determinazione verso il gioco diminuì. Rimase giocatore rispettabilissimo, capace ad esempio di battere nel 1920 Efim Bogoljubov per 6.5 a 5.5 e di tenere, quello stesso anno, una simultanea nei Paesi Bassi, ma il Rubinstein del periodo 1908-1912 era destinato a non tornare più. Vinse ancora a Vienna nel 1922 (davanti al futuro campione del mondo Alechine e a Richard Reti) e fu il leader della squadra polacca che vinse l'oro alle Olimpiadi di Amburgo del 1930 (ottenendo personalmente 14 vittorie, 4 patte, nessuna sconfitta una medaglia d'oro personale) e l'argento l'anno successivo a Praga (per lui un personale di +6 =7 -3). Nel frattempo, dopo una breve parentesi berlinese (1926), si stabilì definitivamente in Belgio (dove nel 1927 nacque il suo secondo figlio, Samy, che divenne poi un discreto scacchista), pur mantenendo la cittadinanza polacca.

A fine carriera: contro Tartakower nel 1931.
Dietro di loro Salo Landau (a sinistra) e Edgar Colle
Abbandonò il gioco competitivo nel 1932, benché giocò saltuariamente nel corso degli anni sino al 1948, incapace di gestire la schizofrenia e la antropofobia che ormai gli condizionavano la vita. Da questo punto in poi, per la Storia, la sua vita finisce. Si sa solo che le sue condizioni di salute erano talmente decadute al tempo della Seconda guerra mondiale che, pur essendo ebreo, le autorità naziste lo lasciarono nel sanatorio in cui lo trovarono. Questa sua decadenza mentale è causa principale del fatto che non ci ha lasciato nulla di scritto sulle sue partite, le sue idee, la sua carriera. Per questo motivo, potendo unicamente analizzare le sue partite, a lungo la sua influenza sul gioco fu sottovalutata e solo in tempi relativamente recenti, lo si è stimato come uno dei giocatori più importanti della sua generazione dal punto di vista teorico. Di lui Reti ha scritto: “le partite dello stesso Steinitz, il creatore della Teoria, non sono assolutamente la migliore dimostrazione della sua correttezza. Un'intera generazione di maestri ha estratto da quella Teoria tutto ciò che ha di valore per la pratica di gioco. Rubinstein fu la figura centrale di questa generazione, e le sue partite sono la realizzazione più completa degli insegnamenti di Steinitz”.
Akiba Rubinstein morì il 15 maggio 1961, in grande povertà, ad Anversa, in Belgio. Nel 1950 era stato nominato Maestro dalla FIDE.
Durante la sua carriera patì il gioco di Alechhine (+5 =2 -8) e pure ebbe uno score negativo contro Lasker nelle purtroppo poche volte che si incontrarono (+1 =3 -2), ma fu in parità contro i due Campioni del mondo Capablanca (+1 =7 -1) ed Euwe (+2 =1 -2). Con l'eccezione di Bernstein e Bogoljubov, anche con loro risultato di parità, contro ogni altro giocatore dell'epoca ebbe uno score positivo. In tutta la sua carriera non perse nessuno dei match che affrontò. Del risultato di uno, il più importante, non disputato nel 1914 causa perdita della Ragione di un Continente, non ci sarà mai dato sapere.
Una selezione delle migliori partite di Akiba Rubinstein, visibili con il visore di Scacchierando, QUI
Bibliografia e link utili
Ho preso informazioni dai seguenti libri: D. Hooper and Ken Whyld, The Oxford Companion to Chess, 1992, Oxford University Press, pagg. 246-7 H. Kmoch, Rubinstein's Chess Masterpieces/100 Selected Games, 1960, Dover. A. Chicco e G. Porreca, Dizionario enciclopedico degli scacchi, Mursia, 1971, pag. 438 G.Kasparov, My Great Predecessors, Vol. 1, Everyman Chess, 2003, pagg. 187-206 Molto utili anche le pagine internet: http://it.wikipedia.org/wiki/Akiba_Rubinstein (e il suo equivalente inglese e polacco, raggiungibili dalla pagina italiana) http://rubinstein.64pola.pl/modules.php?name=News&file=article&sid=53 http://www.chessgames.com/perl/chessuser?uname=RubinsteinLife http://www.chessgames.com/perl/chessuser?uname=RubinsteinScores
Harry Nelson Pillsbury, l'eroe di Hastings
Harry Nelson Pillsbury rinverdì nella fantasia degli americani e degli appassionati scacchisti dell'epoca il mito di Murphy, e cioè quello di un giocatore di livello eccelso in grado di conquistare l'Europa. La sua figura è legata all'assoluta eccezionalità di alcune sue imprese ma anche, purtroppo, ad un tragico destino. Pillsbury nacque a Somerville, nel Massachusetts, il 3 dicembre 1872. Iniziò a dedicarsi agli scacchi agonistici nel 1890 (aveva imparato il movimento dei pezzi a 16 anni), per poi passare alla carriera professionistica in un tempo relativamente breve, nel 1893. In un primo momento il suo talento scacchistico si concentrò soprattutto sulle esibizioni in simultanea alla cieca. Si dice che abbia giocato più di 1000 partite alla cieca in più di 70 simultanee. Stabilì il primato del mondo dell'epoca, a Mosca nel 1902, giocando alla cieca su 22 scacchiere (+17 -1 =4). All'esibizione assistette anche Alexander Alekhine, che all'epoca aveva nove anni e che in seguito ricordò: "L'impresa mi lasciò stupefatto, come del resto stupì tutto il mondo degli scacchi". Curioso come facesse precedere queste esibizioni con una sorta di “riscaldamento”, invitando gli astanti a fornirgli una lista di trenta parole, anche le più strane, e lui le avrebbe memorizzate all’istante. Si racconta che nel 1896 gli venne proposta una lista accuratamente preparata per mandare “in tilt” qualsiasi memoria. Ma Pillsbury non solo riuscì a ripetere immediatamente la bizzarra lista, ma testimoni dell’epoca hanno affermato che quando il giorno dopo l’evento Harry raccontò il fatto, alla domanda su quale fosse il contenuto della lista, egli rispose sciorinando di nuovo l’assurdo elenco. Chernev e Reinfeld, nella loro opera “ The Fireside Book of Chess” affermano che questa fosse la lista: "Antiphlogistine, periosteum, takadiastase, plasmon, ambrosia, Threlkeld, streptococcus, staphylococcus, micrococcus, plasmodium, Mississippi, Freiheit, Philadelphia, Cincinnati, athletics, no war, Etchenberg, American, Russian, philosophy, Piet Potgelter's Rost, Salamagundi, Oomisillecootsi, Bangmamvate, Schlechter's Nek, Manzinyama, theosophy, catechism, Madjesoomalops". Leggenda? Forse… Il giovane Alekhine non fu l’unico impressionato dal talento di Pillsbury. Anche José Raul Capablanca subì una decisiva influenza ed è addirittura Garry Kasparov a raccontarcelo nel primo volume de “ I miei grandi predecessori”, in cui afferma che due furono i fattori determinanti per l’avvicinamento di Capablanca agli scacchi agonistici: il match Steinitz-Chigorin del 1892, discusso e analizzato lungamente a L’Avana, e il fatto di aver assistito ad una simultanea alla cieca di Pillsbury, fatto che lo elettrizzò e gli accese nell’animo il desiderio di iscriversi all’Havana Chess Club, iniziando in pratica la sua prodigiosa carriera. Pillsbury agli inizi della propria carriera professionistica, al Manhattan Chess Club
Il suo primo grande successo scacchistico e anche il più celebre è quello ottenuto al famoso torneo di Hastings nel 1895 (per dettagli sul torneo vedi qui: http://www3.sympatico.ca/g.giffen/hastings1895.htm ). In precedenza si era comunque segnalato battendo Steinitz in un match in cui però godeva del vantaggio di un pedone (1892, 2 vittorie e una sconfitta per Pillsbury). I protagonisti del torneo di Hastings 1895, Pillsbury è il quarto seduto, partendo da destraAl torneo di Hastings potè partecipare grazie al finanziamento di alcuni suoi sostenitori. All’inizio il successo sembrò arridere a Chigorin, ma a partire dal quinto turno Pillsbury vinse 8 incontri in fila, ottenendo il primo posto in classifica che conservò fino alla fine; non fu immune da sconfitte in questo estenuante torneo, ventuno turni: perse tre partite, con Chigorin, Lasker e Schlechter, ma vinse tra gli altri con Tarrasch e Steinitz, tenendo poi un rendimento elevatissimo contro i giocatori non di primissimo piano. Una recente ristampa del libro del torneo di Hastings 1895Curiosamente avvenne quasi l’esatto contrario al torneo di Norimberga del 1896, dove riuscì a battere Lasker, Steinitz e Chigorin, ma venne più volte sconfitto da “outsiders”. I partecipanti al torneo di Norimberga 1896, Pillsbury è il terzo seduto, partendo da destraComunque i Grandi lo hanno molto sofferto in carriera, questo il computo di alcuni confronti: +5 -5 =3 contro Steinitz +7 -7 =6 contro Chigorin +5 -5 =2 contro Tarrasch +5 -5 =4 contro Lasker Sempre nel 1895 partecipò ad un clamoroso quadrangolare a San Pietroburgo. I quattro partecipanti erano Lasker, Steinitz, Chigorin e appunto Pillsbury (che quindi fu quasi immediatamente considerato al livello dei più forti della sua epoca); dovevano sfidarsi in un girone triplo con partite di andata e ritorno (18 partite dunque per giocatore!): dominò Lasker, secondo Steinitz, terzo Pillsbury e quarto Chigorin. I "quattro di San Pietroburgo 1895-96": Chigorin, Lasker, Pillsbury e Steinitz Nel 1896, tornato in America, venne sfidato da Showalter, in palio il titolo di Campione Americano. Pillsbury vinse, ma lasciò all’avversario il titolo di Campione, affermando che “c’era solo un titolo che lo interessava” (dal “ New Englander” dell’epoca): evidentemente il desiderio di un confronto con Lasker era ben presente. Nel 1898 giunse primo al torneo di Vienna a pari merito con Tarrasch, che però lo superò nell’incontro di spareggio; altri tornei in cui ebbe un ruolo di primo piano furono senz’altro Londra 1899, secondo dietro a Lasker, Parigi 1900, ancora secondo, ancora dietro Lasker, Monaco 1900, primo a pari merito con Maroczy e Schlechter. Si sposò nel 1901 a Filadelfia. Le sue prestazioni di primissimo piano continuarono con una manciata di importanti tornei nel 1902-03. L’ultimo torneo disputato coincide con Cambridge Springs 1904.  Purtroppo ebbe vita breve, morendo a Filadelfia, il 17 giugno 1906 per sifilide, una malattia a trasmissione sessuale allora incurabile; a Pillsbury era stata diagnosticata qualche anno prima della morte e il livello dell’ultimo torneo del campione americano non fu eccelso. Si prese una bella soddisfazione però contro Lasker (vedi nelle partite selezionate).
Lo stesso Lasker, in un ricordo di Pillsbury scritto sul New York Times in occasione della sua scomparsa, diede una versione immaginifica delle cause della sua morte: “E’ morto per una malattia causata dall’eccessivo sforzo delle cellule mnemoniche”, probabilmente imputando questo fatto alle prodigiose esibizioni alla cieca di Pillsbury: la verità era comunque molto più prosaica ed era conosciuta da tempo del giro ristretto degli amici più fidati del campione americano; già nel 1905 la malattia l’aveva portato vicino al suicidio. Di carattere socievole e dai modi eleganti, riscosse successo e ammirazione ad ogni occasione; era anche un instancabile fumatore di sigari (si parla di una dozzina a partita!), alla scacchiera aveva un grandissimo controllo di sé, riuscendo a mantenere un atteggiamento calmo e concentrato in qualsiasi situazione. L'importanza di Pillsbury nel firmamento scacchistico è ribadita qui, dove è considerato il primo di ogni epoca tra i giocatori "non Campioni del Mondo": http://db.chessmetrics.com/CM2/PeakList.asp Alcune immagini rilassate di PillsburyPer almeno un decennio, dal 1898 al 1904, Pillsbury animò il famoso automa Ajeeb, che in quel periodo si trovava collocato in Coney Island: inutile dire che in quel periodo l’automa non perse nemmeno una partita… L'automa scacchista AjeebIn un’epoca in cui il tratto 1 e4 era quasi obbligatorio, Pillsbury scrisse pagine importanti sulla Partita di Donna. Famoso il cosiddetto “ Attacco Pillsbury” basato sulla configurazione d4-Ce5-f4 di cui è uno storico esempio la partita vinta contro Tarrasch, proprio ad Hastings 1895. Alcune significative partite di Pillsbury, QUI
 
Alcuni dei rari testi dedicati all'opera di Pillsbury

Paul Keres Akiba Rubinstein Max Euwe Geza Maroczy
Con questo primo articolo avviamo una nuova sezione, una iniziativa che speriamo incontri lo stesso fascino e interesse che ha suscitato nella nostra redazione nel momento in cui è stata immaginata e considerata. In questa sezione verranno inserite le biografie di tanti campioni e un articolo che sarà la nostra “Sala della gloria” virtuale dei grandi protagonisti della storia degli scacchi. Una galleria di uomini che hanno espresso eccezionali capacità nel misurarsi con le straordinarie profondità del gioco, spesso dedicando una parte importante della vita e della loro genialità nell’esplorare, e nel tentare di dominare, quella parte di infinito celata nella scacchiera. Un sentito omaggio a questi uomini e alle loro storie: siamo in debito con loro, come è facile scoprire percorrendo le strade della memoria, in questo come in tanti altri campi dell’essere umani.

Fischer e Tal
L’articolo “Sala della gloria” sarà così la galleria per incontrare i “giganti” della scacchiera. Per ogni campione ci sarà una foto e qualche breve nota, con il link per l’articolo specifico dedicato al quel giocatore, articoli che via via scriveremo. E’ ovvio infatti che il nostro piccolo progetto impiegherà molto tempo per svilupparsi. Non siamo esperti di storia degli scacchi e dedichiamo al blog solo una parte (significativa…!) del nostro tempo libero. Speriamo che l’iniziativa piaccia, anche perché chiediamo apertamente la collaborazione degli appassionati, sia nell’individuare via via i grandi giocatori da inserire che nell’accrescere gli articoli che scriveremo. Con il Vostro contributo potranno emergere dettagli, aneddoti, considerazioni capaci di approfondire il ritratto del grande campione trattato. Se qualcuno lo desiderasse, sarà anche possibile inviare materiale e/o direttamente un articolo su un grande giocatore particolarmente amato. La “Sala della gloria” sarà quindi anche un laboratorio comune, un altro modo per incontrarci e parlare di scacchi.

Da sinistra, Petrosian, Tal, Spassky, Euwe e Smyslov
L’idea era nell’aria già da qualche tempo e ha preso forma di recente intorno ad una prima proposta di dedicare uno spazio ai “Re senza corona”, a quei grandi giocatori che sono stati sicuramente tra i più forti del loro tempo e che si sono avvicinati molto al titolo mondiale, senza avere la chance di un match con il campione, o arrivando all’incontro non più al top della loro carriera, o vincendo tornei di assoluto valore mondiale, o comunque incidendo in modo importante nella storia degli scacchi. Non è facile tracciare linee di demarcazione e l’idea “Re senza corona” è diventata via via troppo stretta e rigida rispetto a quella che stiamo oggi proponendo, più aperta ai tanti grandi giocatori del passato e al contributo che tutti i lettori potranno eventualmente dare. “Sala della gloria” dunque!

Aaron Nimzowitsch David Bronstein
Come criterio di tempo siamo partiti finora dal match Steinitz – Zukertort del 1886 ma ci sembra possibile inserire anche i giocatori dell’epoca precedente, partendo forse dal primo grande torneo internazionale di Londra del 1851. Arrivando all’epoca moderna ipotizziamo di limitare gli articoli ai giocatori che hanno completamente concluso l’arco della loro carriera. E’ ovvio che Kramnik o Anand si sono già meritati un posto d’onore nella storia degli scacchi ma, trattando del presente, ci appare prematuro inserirli in un “luogo della memoria”. E come trattare il “terribile” Korchnoi, che ancora riesce a stupirci e protagonista del prossimo torneo di Reggio Emilia? Anche nel criterio temporale di inserimento siamo aperti a proposte e dibattito.

In piedi, da sinistra, Alekhine, Capablanca e Marshall. Seduti, Lasker e Tarrasch
Un primo possibile elenco minimale (che si ferma ai giocatori nati prima del 1950, l’ordine è per anno di nascita): Steinitz, Tarrasch, Lasker, Maroczy, Pillsbury, Schlechter, Rubinstein, Nimzowitsch, Capablanca, Bogoljubow, Alekhine, Euwe, Botvinnik, Reshevsky, Fine, Keres, Smyslov, Bronstein, Petrosian, Tal, Korchnoi, Spassky, Fischer. I non campioni del mondo sono i giocatori che avevamo individuato nella prima fase della nostra proposta e quelli ai quali dedicheremo i primi articoli. Una parte dell’interesse è proprio quella di focalizzare l’attenzione su tanti grandi giocatori un po’ meno famosi dei campioni del mondo. Immaginiamo alcuni possibili commenti: “…E Morphy? Chigorin? Najdorf? Flohr? Geller? Reti? Larsen? Marshall? Tartakower? Boleslavsky? Anderssen? Portish? Janowski? Polugaevsky? Zukertort? ...” Appunto, chiediamo il Vostro contributo! Non sappiamo se nella “Sala della gloria” entreranno 40 o 80 campioni della storia degli scacchi. E’ qualcosa che vorremmo costruire insieme. A questo articolo seguiranno, pian piano, alcune prime biografie e nel frattempo andremo costruendo la nostra comune “Hall of fame”. Inseriremo quindi l’articolo “Sala della gloria”, la vera e propria “galleria”, e continueremo nel tempo ad inserire nuove biografie. Speriamo davvero che l’iniziativa interessi e attendiamo ogni possibile contributo!
PS: riuscite ad individuare i grandi campioni nelle foto?
PS (18/11): identificati tutti i campioni delle foto, ora con didascalia, ma Danieleg ci ha proposto un nuovo quiz, direi ben più arduo. Si tratta dei partecipanti ad un torneo disputato ad Amsterdam, in anno ancora imprecisato. In prima fila, con i baffi, Gligoric. Tra i giocatori in terza fila Reshevsky. Ecco la foto:

Ripropongo in versione completa la foto tratta dal match URSS - Resto del mondo (vedi commenti)

E l'inquadratura reperita da Runner:

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