Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Lettera di un appassionato
Salve amici di Scacchierando,
Vorrei scusarmi se mi prendo la libertà di venire al dunque di questa lettera saltando i convenevoli ed i complimenti di sorta (fra l’altro impliciti nel fatto che abbia creduto di rivolgermi proprio qui!), ma la questione che intendo porvi mi preme: si può cominciare a giocare seriamente a scacchi a 25 anni suonati?
Breve flashback esplicativo: il mio primo contatto con torri e cavalli avviene in tenera età, ma si limita al mero apprendimento (per di più autodidatta) delle regole, applicate meccanicamente, senza gioia e creatività. Vuoi che non avessi un riferimento capace di innescare in me la scintilla della passione, vuoi fattori di natura più o meno contingente, quegli scacchi da allora restarono a prender polvere per quasi vent’anni, salvo sporadiche quanto sterili partite improvvisate con amici eufemisticamente arruginiti (“come si muoveva il cavallo?”, “Vicino alle torri ci vanno gli alfieri?” tanto per rendere l’idea...).
Poi, chissà come, qualcosa si è acceso. Improvvisamente, ma irresistibilmente. Ormai adulto, ormai non più studente, ormai alle prese con le beghe e gli impegni della vita quotidiana e lavorativa, ho scoperto un mondo per me magicamente nuovo, di cui sono rimasto sconvolgentemente affascinato. E così, ad un età che per uno scacchista dovrebbe segnare la piena e raggiunta maturità, io mi ritrovo voracemente alla ricera di conoscenze ed esercizio. Con un velo di pudore, confesso di ritrovarmi, sull’autobus affollato del mattino che mi porta al lavoro, perso nello studio di questa o quella variante di apertura, fra lo sguardo incuriosito se non sottilmente ironico degli altri pendolari; di suscitare ormai da un po’ la preoccupazione di amici e parenti, che mi guardano, con aria interrogativa, passare ore del mio prezioso tempo libero curvo su una scacchiera o a spremere le meningi di fronte al Pc, ansioso di mettere al vaglio di Fritz i miei ultimi, appena percettibili progressi; di sorprendermi ad ammirare, come si ammira un quadro o una scultura, questa o quella partita di Kasparov o Tal.
Sono sincero: a volte mi sembra semplicemente assurdo e ridicolo tutto questo. C’è una voce dentro di me che mi invita a lasciar perdere, ricordandomi che il tempo per dedicarsi a questo gioco staordinario con
tanta tenacia e dedizione è passato per sempre e che un futuro agonistico, se anche non troppo ambizioso, per chi fino a 25 anni non aveva mai neppure sentito parlare di ELO, è pura delirante fantasia. E non mi aiuta il fatto di essere solo in questo percorso (che si prospetta inoltre molto lungo), di non sapere neppure da dove cominciare un cammino del quale ho la spiacevole sensazione di aver confuso l’arrivo con la partenza, se non altro in termini cronologici.
Per tutte queste ragioni (e per dar sfogo a pensieri ricorrenti), chiedo a voi un parere spassionato: ha senso, a 25 anni, porsi l’obiettivo di divenire un rispettabile giocatore da torneo (chessò, un 3N, lasciando ragionevolmente da parte ambizioni velleitarie) a questa età o piuttosto è meglio che mi rassegni all’idea che gli scacchi ormai non possono che essere per chi ne è stato così a lungo totalmente ignorante, al più un diversivo a tempo perso?
Alessandro