Intervista ad Alessio Viviani! E partita commentata Viviani - GM Paehtz!
Il gioco degli scacchi può rappresentare un’ottima opportunità di divertimento, di socializzazione e di integrazione per i giovani con una disabilità fisica: nel magico mondo delle 64 caselle l’handicap si annulla, esiste solo una battaglia fra due menti. Alessio Viviani, quindicenne di Porto d’Ascoli, affetto da amiotrofia muscolare spinale, si dedica a questa disciplina da quando aveva cinque anni << Il mio fisioterapista mi faceva giocare a scacchi al fine di farmi stare un po' seduto e di muovere i pezzi>> e negli ultimi anni ha raggiunto livelli di eccellenza: in Italia ci sono solo sette altri under 16 che hanno un punteggio ELO più alto del suo. Negli ultimi tre anni i suoi progressi sono stati vertiginosi, il suo punteggio è salito da 1899 a 2105: ciò che colpisce di più è che, dopo aver preso qualche lezione da bambino, Alessio ha raggiunto l’eccellente forza di gioco attuale soprattutto studiando da autodidatta <<Non ho letto molti libri, pero' in genere studio partite commentate da Grandi Maestri. Negli ultimi due anni ho scoperto anche il metodo di rivedere le mie partite e di cercare di capire dove ho sbagliato: ciò e' veramente utile, oserei dire indispensabile>>. Nel giugno 2012, ad Ortisei, ho avuto il piacere di affrontarlo in torneo, e la sua preparazione da autodidatta si nota chiaramente: il suo stile di gioco è originale e ricco di sorprese.
La sua passione per gli scacchi sovrasta qualsiasi altro interesse: << Altri interessi per il momento non ne ho, mi piace guardare le montagne!>>. Anche a scuola, dove frequenta il secondo anno del Liceo Scientifico, non studia molto più del necessario: con pungente umorismo afferma che <<ho voti che vanno dal 4 al 10 e per quelli che sono sotto la soglia del 6, devo rubare un pò di tempo agli scacchi>>. Pur ammettendo qualche problema nelle relazioni con le altre persone <<Le relazioni sono sempre tra 2 o più persone; io ci metto del mio, ma non sono lo Spirito Santo che fa i miracoli >> dice di avere <<poche amicizie ma buone>>.
La disabilità non rende la vita facile ad Alessio: si sposta su una carrozzina elettrica, che manovra con piccoli movimenti delle mani, e respira con l’aiuto di un ventilatore polmonare. Grazie però alla sua forza di volontà, al supporto dei due genitori, e alla flessibilità dei regolamenti scacchistici, che permettono ai disabili di utilizzare attrezzature speciali, svolge un’attività agonistica molto intensa, quasi un torneo ufficiale al mese. Spesso gioca nelle Marche e in Abruzzo, qualche volta in giro per l’Italia: la sua meta preferita è la stessa del sottoscritto, il Trentino Alto-Adige. Siccome non può stare seduto, mentre il suo avversario siede normalmente alla scacchiera, sta sdraiato sulla carrozzina elettrica e osserva la posizione su una lavagnetta verticale sulla quale vengono replicate le mosse. Quando ha scelto la mossa da giocare, la comunica alla madre, che esegue la mossa sulla scacchiera e schiaccia l’orologio. Gli organizzatori e gli arbitri dei tornei sono sempre molto solerti nel dare una mano e nel risolvere i problemi logistici.
In questo modo Alessio, come molti altri disabili, può competere alla pari con gli scacchisti normodotati: però, per quanto sia dell’opinione che <<gli scacchi danno la possibilità, in qualche modo, di "sbeffeggiare" i propri limiti fisici >> mette in guardia sul pericolo di << considerare lo sport come una rivalsa contro di essi, ciò potrebbe tradursi in una non accettazione della propria condizione >>. Pensa che la società dovrebbe fare qualcosa di più per i diversamente abili: <<La mancanza di sensibilità verso i problemi di noi disabili è un problema largamente diffuso. Mi vengono in mente soprattutto le barriere architettoniche, ma anche problemi di sanità, di servizi ecc. E' vero che siamo in un momento di crisi generale, ma e' anche vero che ci sono molte negligenze e un interesse superficiale o nullo riguardo alle problematiche in generale >>
Dal novembre di quest’anno Alessio, insieme alla madre e a Gabriele Di Pietro, cura un blog dedicato agli scacchi nazionali ed internazionali: ogni due sabati Alessio, Morena e Gabriele curano una simpatica diretta streaming nel corso della quale vengono commentate delle partite di alto livello. Chiunque può intervenire nella diretta via telefono o web, l’indirizzo del sito è
Un anno fa, ad Arco di Trento, Alessio ha giocato una entusiasmante partita contro il GM tedesco Paehtz, che alla fine, costretto in uno spazio molto ristretto, ha dovuto difendersi con le unghie … nella posizione finale Alessio avrebbe ancora potuto giocare per vincere, ma una proposta di patta di un GM non è cosa che si può rifiutare a cuor leggero …
Viviani,Alessio(2021) - Paehtz,Thomas(2437) 33rd Arco Open Arco ITA (2), 23.10.2011
1.d4 Cf6 2.c4 c5 3.d5 b5
Questo è il Gambetto Benko, un'apertura molto aggressiva, che offre al bianco un pedone in cambio di uno sviluppo molto rapido dei pezzi pesanti sulle colonne 'a' e 'b'.
4.cxb5 a6 5.b6
Nelle posizioni che derivano da [5.bxa6 il nero di solito piazza le torri sulle due colonne semiaperte e, unitamente all' Ag7, prende pericolosamente di mira i pedoni 'a' e 'b'. La mossa giocata da Alessio, invece, restituisce prudentemente il pedone.]
Visto che il nero ha un po' meno spazio del bianco e il Cf6 ostruisce l'azione del forte Ag7, il nero potrebbe essere contento di cambiare una coppia di cavalli con la manovra Cg4-e5: penso sia questo il significato della mossa di Alessio.
11...Cxb6
Peraltro, ora che il bianco ha impedito Cf6-g4-e5, quest'altro cavallo probabilmente non può fare nulla di meglio che andarsi a riprendere il pedone in b6, dove occupa una posizione marginale e ostacola l'azione della torre: dopo [11...Ce5 12.Cxe5 dxe5 13.Ae3 mi sembra che la debolezza del pedone c5 sia abbastanza significativa.]
12.a4
Il Cb6 ha mobilità molto scarsa e avere a disposizione una mossa (a5) che costringe il nero a scegliere in un insieme molto ristretto di mosse è senz'altro una buona cosa.
12...Cfd7 13.Cd2 Ab7 14.a5 Ca8 15.Cc4
Con la manovra Cf3-d2-c4 il bianco ha migliorato la posizione del cavallo e sgombrato la strada al pedone 'f': visto che molti pezzi neri stanno rinchiusi sull'ala di donna, si può prendere in considerazione l'idea di sfondare il centro con f4 - e5.
15...Cc7
15...Ce5 mi sembra che favorisca il piano del bianco, che gioca 16.Ce3 e poi f4.
16.Ag5 h6 17.Ae3 Cb5 18.Ca4
Qui penso che sarebbe stato meglio cambiare i cavalli. In primo luogo, il bianco si crea un pedone passato che è anche mobile e che insidia l'Ab7, pezzo a mobilità molto ristretta; in secondo luogo, il futuro Cd4 sembra più pericoloso del futuro Cb6, che controlla case in territorio nemico ma da una posizione abbastanza marginale.
18...Cd4 19.Cab6 Cf6
Chiaramente, se il nero cambia i cavalli, il bianco si crea un pedone passato forte, avanzato e ben sostenuto.
20.Ad3 e5
21.f4!
A prima vista sembra che il bianco non possa permettere al nero di creare un avamposto così forte in d4 e sia costretto alla presa en passant, dopo la quale praticamente tutti i pezzi minori del nero hanno migliorato la loro posizione: ma Alessio ci stupisce con questa mossa posizionalmente molto acuta.
21...De7
Se adesso il nero prende in f4, la pressione sul Pd6 diventa molto fastidiosa, quasi insostenibile; pertanto deve permettere che, a seguito dei cambi fxe5 dxe5, il bianco si crei un pericoloso pedone passato mobile, che peraltro è ben piantato al centro del territorio nemico e riduce sensibilmente lo spazio di manovra dei pezzi neri. Inoltre, a seguito di questi cambi, le torri bianche si possono attivare sulla colonna semiaperta 'f', mentre le colonne semiaperte del nero sono bloccate da pedoni e cavalli del bianco.
22.fxe5 dxe5 23.g4
Minacciando g5: se l'alfiere bianco riesce ad insediarsi in g5, il Cf6 sarebbe sottoposto ad una pressione molto fastidiosa. Visto che il centro è bloccato, l'indebolimento dell'arrocco non è molto significativo.
23...Ch7
Il cavallo nero deve peggiorare la sua posizione, un altro piccolo passo in avanti ...
24.De1 Tbe8 25.Dg3 Rh8 26.Tae1 Tg8 27.Rh1 Af6
Paehtz cerca un barlume di attività mediante un tatticismo, su Bxh6 c'è Bh4 che guadagna la qualità. Ma Alessio non ha ancora finito di stupire e la qualità la dà in un altro modo, a lui molto favorevole ...
28.Txf6!!
Con questa mossa molto coraggiosa Alessio dimostra di non accontentarsi della patta, e ricordiamo che stiamo parlando di una sfida tra un ragazzetto che ha iniziato da poco a giocare i tornei e un navigato Grande Maestro!! In questa posizione la qualità conta ben poco: le torri nere non hanno colonne aperte da occupare, mentre i pezzi minori del bianco sono quasi tutti in posizione avanzata e pronti ad invadere il territorio nemico in collaborazione con il pedone passato avanzato. L' alfiere g7 difendeva i pedoni h6 ed e5 e altre case vicino al re nero: la sua scomparsa rende lo schieramento nero più vulnerabile.
28...Cxf6
In qualsiasi modo il nero ricattura la torre, il bianco guadagna un pedone e crea un certo scompiglio nel territorio nemico. Sulla mossa giocata in partita, il bianco guadagna il pedone h6 con un attacco abbastanza pericoloso; invece dopo [28...Dxf6 29.Cd7 De7 30.Ccxe5 il nero non può fare assolutamente nulla per fronteggiare lo strapotere dei due cavalli bianchi, non esiste assolutamente difesa contro la spinta d6 seguita dal crollo del punto f7: ad esempio a 30...Rg7 segue 31.d6! Dxd6 32.Axh6+! Rxh6 33.Cxf7+ con strage nel territorio nemico e posizione stravinta. Si noti come l'irruzione di cavalli e pedoni mette in crisi il nero, costretto a muovere tutti i suoi pezzi in uno spazio molto ristretto: in questa posizione a centro totalmente bloccato, un cavallo ha più valore di una torre!!]
29.Dh4 Ch7
La mossa [29...Tg7 sembra tenere perchè dopo lo scacco in h6 il nero dà a sua volta scacco in h3; però il bianco non prende in h6, ma gioca la molto più furba 30.Tf1 che attacca il cavallo; a questo punto, se il nero ritira il cavallo da qualche parte, il nero cambia le donne e poi avvia la marcia trionfale del pedone con guadagno di tempo; se il nero gioca 30...Cxd5 attaccando la donna, segue 31.Dxe7 Cxe7 32.Cd6 Tb8 33.Cxf7+ e adesso su 33...Rg8 il bianco guadagna un altro pedone con scacco e ulteriori minacce, mentre su (33...Rh7 il bianco gioca 34.Cd7 e il nero può sventare la terribile minaccia Cf6# solo al prezzo di grosse perdite di materiale) ]
30.Dxh6 f6 31.Tf1 Tef8 32.Dh4 Td8
Qui il Grande Maestro tedesco propone patta. Molto probabilmente, il bianco ha ancora un certo vantaggio a causa del pedone passato mobile, del cavallo h7 non facile da schiodare, ecc., ma chi se la sentirebbe di rifiutare un'offerta simile con pochi minuti sull'orologio? Bravo Alessio!!
Le “case” sono 361, 100 mosse per una partita sono poche, i pedoni e il Re si fondono in un unico “pezzo” che inizia la partita al di fuori di una “scacchiera” vuota, accettando di non potersi muovere una volta entratoci. Dimentichiamoci la strada che abbiamo percorso dalle origini a Abraham ben Meir ibn Ezra a Gioacchino Greco a Morphy a Capablanca a Kasparov: grazie al pluricampione italiano Francesco Marigo dall'Oriente che ci ha visto nascere andiamo "contromano" ancora più a Oriente: Go.
Benvenuti a tutti, il tè sta per essere servito
Ciao Francesco, grazie innanzitutto per aver accettato questa chiacchierata, tanto più che so che sei "sotto tesi": ci sono passato e so che non è facile “staccare la spina”. Devo confessare che inizio questa conversazione con parecchio timore reverenziale: io scacchisticamente sono un signor Nessuno che si dedica a partite rapide su internet con risultati, uh?, occasionalmente passabili, tu come goista sei Campione Italiano in carica oltre ad esserlo stato nel 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2009 e 2010, hai 117 punti GOR (ai lettori suonerà meglio Elo) di vantaggio sul secondo italiano e, credo, sei il solo 4 Dan della penisola. Non è il modo migliore per iniziare una conversazione, ma sono davvero "senza parole". Iniziare complimentandomi mi pare il minimo!
Francesco in azione
Grazie per i complimenti, ma puoi lasciare da parte il timore reverenziale:il mondo del Go italiano è ancora molto piccolo in confronto a quello degli Scacchi, e in gran parte giovane. Io, pur non essendo ancora vecchio (ho appena passato i 30), ho una lunga esperienza di gioco, con più di 13 anni e 130 tornei, e la mia posizione in classifica italiana deriva soprattutto da questo.
C'è anche da dire che quei tornei bisogna anche vincerli! La prima domanda è d'obbligo, come curiosità ma anche per capire come proseguire la conversazione: giochi anche a scacchi?
No, conosco le regole, anche se non quelle più specifiche, e ho giocato poche partite complete, l'ultima forse più di dieci anni fa.
Io non capisco come si possa passare gran parte del proprio tempo a muovere 32 pezzi di legno (o a scriverci articoli ), ma almeno so come si inizia: più o meno in ogni casa c'è una scacchiera nella cassa dei giochi da tavolo e, a livello del movimento dei pezzi, più o meno tutti hanno un'infarinatura base. Come si scopre il Go in Italia? Intendo sia la tua esperienza personale, se vuoi dividerla con noi, che in generale.
Anch'io da piccolo avevo una scacchiera/damiera con i pezzi di questi due giochi. Qualche volta ci giocavo e mi affascinavano, ma non ne coglievo la strategia, oltre al livello di "stare attenti a non farsi mangiare" (e tuttora sono fermo lì). Poi ho conosciuto l'Othello, per il quale già mi sentivo più portato, e negli anni delle scuole medie ho coltivato un'interesse per diversi giochi astratti. Ho conosciuto il Go nei primi anni di liceo, per caso, da un articolo di un giornale di divulgazione scientifica, che parlava dei computer giocatori di scacchi, dama, ecc., e questo misterioso gioco orientale, il "Go", tanto semplice nelle regole quanto complesso negli sviluppi, da essere intrattabile per un computer (allora; adesso anche i programmi di Go sono molto forti). Così, spinto dalla curiosità, e dal fascino del Go come "arte orientale",ho cercato informazioni e materiale per giocare, e non è stato facile:negli anni '90 internet non era diffuso come adesso, per me almeno non esisteva. Comunque, ho trovato un libro con le regole e le strategie di base, e dopo qualche mese sono approdato al Go Club Milano.
Il Go Club Milano nel 2002 con ospiti giapponesi (Foto Go Club Milano/ Shigeno Yuki)
In generale, negli ultimi anni, la scoperta del Go avviene principalmente via internet: è facile trovare informazioni sul Go, e siti dove giocare online, soprattutto per chi ha già esperienza di altri giochi, o è curioso della cultura dell'Estremo Oriente. Qualche anno fa, un grande impulso alla diffusione era stato dato dall'uscita di un manga e anime, "Hikaru no Go", che ha introdotto al gioco molti adolescenti. Poi ci sono alcune iniziative di singoli giocatori, dei club o della federazione, con spazi espositivi, lezioni nelle scuole, anche se tutto questo ha un effetto limitato, credo, rispetto alla forza di internet.
Una fanart di Hikaru no Go (il giovane protagonista Hikaru assieme alla sua guida Sai, lo spirito di un giocatore di mille anni fa)
La tua risposta ha toccato diversi temi che spero di approfondire in questa chiacchierata (l'oriente, i computer e in generale internet...). Prima però di parlare "d'attualità" ti chiederei la pazienza di farci un breve sunto di storia: il Go ha percorso una strada davvero lunga prima di trovarti su quel giornale: attualmente storici Indiani e Cinesi stanno litigandosi la paternità degli scacchi, mentre mi pare che per il Go si possa affermare sia nato in Cina, almeno 2500 anni fa.
Secondo la leggenda, il Go (Weiqi in cinese), sarebbe nato più di 4000 anni fa, alla corte dell'imperatore cinese Yao. Forse in origine era una rappresentazione di guerra, o forse aveva un uso divinatorio, rappresentando gli astri del firmamento. Qualcuno colloca l'origine del gioco più a Ovest, forse in Tibet, ma non ho fonti certe a proposito. Le prime testimonianze storiche del gioco risalgono al primo millennio avanti Cristo: il Go è citato nei dialoghi di Confucio, da Mencio e da altri autori cinesi, anche se essi non ne parlano in modo approfondito, e non c'è certezza che si tratti dello stesso gioco. I primi manuali di go, e il primo registro di una partita, risalgono alla dinastia Han, dal II secolo a.C al II d.C circa. Dalla dinastia Tang (VII secolo circa) in poi, si hanno testimonianze certe, manuali di go, raccolte di partite e problemi.
Materiale da gioco, XVIII Secolo
Ho avuto modo di studiare su materiale datato più di 1000 anni, e posso dire che il livello di gioco era già altissimo, anche se lo stile era molto diverso da adesso, naturalmente.
Tornando alla storia, dal I millennio il Go si diffonde verso Est, in Corea e poi in Giappone. Mentre in Corea rimarrà un gioco di élite fino al '900, in Giappone esso viene inizialmente praticato nei monasteri buddhisti (esiste il registro di una partita attribuita a Nichiren), e poi si sviluppa, a partire dal XVII secolo, in scuole finanziate pubblicamente, che si fronteggiano di fronte allo Shogun. In Giappone il Go raggiunge livelli mai visti in precedenza, anche se alcuni giocatori straordinari continuano a nascere in Cina. Non è possibile un confronto tra il livello di gioco nei due imperi, che rimangono isolati (così pure la Corea). Fino al XX secolo, quando il Go si diffonde nel mondo
Nichiren (16 febbraio 1222 – 13 ottobre 1282) è stato un monaco buddhista giapponese, fondatore del Buddhismo Nichiren, una delle maggiori correnti del Buddhismo giapponese (da it.wiki)
Bisogna anche dire che il Go ha subito leggere modifiche nella storia, e nei diversi luoghi in cui si è sviluppato. In Cina (o forse in Tibet) sono state trovate alcune antiche tavole da gioco 17x17. Sembra che anticamente la tavola fosse 17x17, poi allargata a 19x19. Esistono anche differenze nel metodo di conteggio. Ma la differenza principale riguarda la posizione di partenza. Il Go tibetano e quello coreano antico iniziano con numerose pietre bianche e nere; anche in Cina, fino al XX secolo, si parte con 4 pietre già posizionate. E' in Giappone che il Go assume la forma attuale, con il goban vuoto a inizio partita.
Ho qui tra le mani "Il gioco immortale" (Shenk, Mondadori 2008): la quarta di copertina orgogliosamente recita: "Nel corso della millenaria storia dell'uomo molti giochi sono andati e venuti, si sono diffusi e sono scomparsi, sottoposti alle mode e al mutare dei gusti. Gli scacchi restano: da oltre millecinquecento anni continuano ad affascinare personaggi di ogni rango e livello culturale in ogni angolo del mondo". Da scacchista sono ovviamente orgoglioso del "mio" gioco, ma se consideriamo i tanti cambiamenti avvenuti nei pezzi, di come muovono e così via, possiamo parlare degli scacchi come un gioco nuovo, "evoluzione" di quello originale, il Chaturanga ("papà" anche dello shogi, tra gli altri giochi), evoluzione proprio legata, credo, al mutare delle mode e dei gusti.
A proposito, Shogi: Kasparov e il forte dilettante (3Dan) giornalista Eiichiro Ishiyama durante un'intervista nel 1999
Tu invece mi parli di "leggere modifiche", a carattere sostanzialmente geografico, distribuite in migliaia di anni. Vorrei evitare considerazioni ben al di la delle mie conoscenze, ma...forse è un buono spunto: credi possibile che (tra i tanti possibili altri motivi) questa differenza rispecchi quella tra un occidente "progressista", aperto, che esplora il mondo, crea rivoluzioni (industriali, sociali, politiche...), che è in continua ricerca (nel bene e nel male) e tra un oriente "conservatore", chiuso in se stesso (tu stesso mi parli di tre Imperi "isolati"), che valuta la tradizione ai massimi livelli, che ha, ad esempio, nel rispetto degli avi, quindi del passato (nel bene e nel male), uno dei suoi punti cardine?
Mussini: sfida scacchistica alla corte del Re di Spagna
All'opposto, è con estremo interesse che noto " ...XVII secolo, in scuole finanziate pubblicamente, che si fronteggiano di fronte allo Shogun". "Da noi" le scuole finanziate pubblicamente erano, credo, ancora da venire, ma è notevole riscontrare che, ad esempio, nel 1575 Giovanni Leonardo Di Bona venne incoronato "campione di scacchi d'Europa e del Nuovo Mondo" alla corte di Filippo II di Spagna. Stiamo parlando di millenni di storia, quindi siamo quasi in contemporanea: una cosa quantomeno curiosa.
Condivido largamente la tua interpretazione storica. Il contrasto tra la "dinamicità" degli Scacchi e la "staticità" del Go è evidente. Ancora prima che nell'evoluzione delle regole, lo si nota nella struttura dei due giochi.
Mentre il primo rappresenta una battaglia in campo aperto, o la corsa verso un obiettivo (la cattura del re avversario), con i pezzi che si muovono sempre più liberamente, man mano che si eliminano e lo spazio libero aumenta, il secondo rappresenta più verosimilmente la colonizzazione di un territorio da parte di due popoli, o, in termini ecologici, la crescita di due colonie di organismi in uno stesso ecosistema.
Nel Go il movimento c'è, sotto forma di crescita, ma, con lo svolgersi della partita, tende a essere sempre più lento, fino alla saturazione, all'equilibrio. Forse anche il Go rappresentava la guerra, ma, rispetto agli Scacchi, in uno scenario più ampio, in cui l'individuo ha scarsa importanza, e la sorte della collettività tende all'equilibrio pacifico. Non a caso alcuni celebri trattati militari cinesi antichi, come "L'arte della guerra" o i "Trentasei stratagemmi" descrivono come ideale massimo la guerra vinta "senza combattere".
Anche se una partita di Go ha momenti di accesa battaglia, la "partita ideale" è quella in cui i due schieramenti si fronteggiano pacificamente, perché sanno entrambi che la minima esposizione offensiva romperebbe l'equilibrio a proprio sfavore. Invece credo che a Scacchi, per quanto la difesa e la solidità siano importanti, ad un certo punto si debba passare all'azione offensiva, traendo beneficio dal "singolo" pezzo. Giusto?
Il bello dei nostri giochi è che permettono approcci radicalmente diversi: tanto per fare un esempio, “noi” abbiamo avuto un Campione del Mondo "ipercatenacciaro" e uno che era forse l'attaccante più spregiudicato di ogni tempo. E anche "da voi", da quel che ho visto, ci sono notevoli differenze in questo caso, penso a nomi come Lee Sedol e Lee Changho: quello che è importante è avere l'iniziativa (che credo sia ciò che voi chiamate "sente"), di modo che si sia noi a condurre il gioco. Poi, certamente, il capire come sfruttare le potenzialità dei diversi pezzi è importante e tra le qualità di uno scacchista c'è certamente quella di capire quando sia il caso di scambiare un pezzo con uno diverso, o di sacrificare del materiale in cambio di vantaggi posizionali, etc. Diciamo che i pezzi giocano sempre "di squadra", e di volta in volta ce ne è uno che grazie alle sue particolari caratteristiche può essere determinante in una certa posizione
2011, Lee Sedol Vs Lee Changho: come stili e forza di gioco, una Kasparov - Karpov di buona annata
Tornando al paragone storico che tu proponi, prendiamo come esempio la Cina: dopo le antiche guerre interne che hanno portato alla formazione di un Impero unito, per gran parte della Storia ha subito diverse conquiste da parte di potenze straniere, che ha a sua volta conquistato con la sua tradizione e la sua rigida struttura sociale, rimanendo sostanzialmente stabile.
In contrasto l'Europa ha subito continue rivoluzioni, politiche e culturali, guerre, azioni di conquista verso nuovi mondi. Il paragone tra Go e Scacchi mi sembra seguire molte linee comuni, per evoluzione delle regole e dinamica di gioco. Anche l'episodio che tu citi è emblematico: nello stesso periodo abbiamo, da una parte, il Go in un contesto chiuso e legato alla tradizione, il Giappone del XVII secolo; dall'altra parte, il campione di Scacchi incoronato alla corte dell'impero conquistatore del Nuovo Mondo.
Però entrambi "a corte". Notevole che, tra le differenze che stiamo notando, in comune troviamo l'interesse del "Potere" verso questi giochi. Più sopra parlavi di "Fino al XX secolo, quando il Go si diffonde nel mondo." Tra chi aiutò senz'altro il processo di diffusione in Occidente non posso non pensare a Edward Lasker, l'eccellente scacchista tra i fondatori della American Go Association (1935), mi dicono tra le più antiche in Occidente. Credo non sia un caso che sia stato uno scacchista tra i primi a notare, "da noi", le potenzialità strategiche del Go!
"Go expert" Lasker, Maggio 1942
Quali sono stati secondo te i motivi della relativa scarsa diffusione del Go in occidente? Forse il "mercato" dei giochi strategici da tavola era già riempito da dama e Scacchi oppure nel Go ci sono troppi elementi estranei all'europeo e all'americano medio?
Credo che dipenda soprattutto dalla difficoltà del gioco per chi è alle prime armi. Le principali difficoltà che si incontrano sono: -troppa libertà di azione: si può giocare dove si vuole senza limitazioni (tranne il ko), e questo fa sentire il principiante perso di fronte a troppe scelte; -l'incongruenza tra la regola del gioco, la cattura, e lo scopo del gioco, che è di occupare più spazio, non solo catturando; -la lentezza: una partita sul goban 19 può durare ore, e spesso senza effetti speciali, ma solo con la pacifica suddivisione dello spazio; -la poca chiarezza nella fase finale del gioco, nel capire quando la partita finisce e chi vince. A Scacchi è chiaro, vinci se catturi il re avversario. A Go si finisce per un accordo, e poi c'è una fase di conteggio, nella quale ci potrebbero essere dispute, anche lì è necessario un accordo.
Tu mi dirai: ma in Oriente il Go ha un'ampia diffusione. In realtà anche lì sono più popolari altri giochi, ad esempio le varianti locali di Scacchi. Forse solo la Corea fa eccezione. In oriente c'è però una grande tradizione del gioco, costruita su una base culturale forte, che in Occidente manca.
Comunque, nonostante le difficoltà iniziali, credo che la diffusione del Go segua il ritmo di una partita di Go, lento ma costante. Molti giocatori si fermano di fronte alla noia iniziale, ma quelli che resistono restano affascinati dal gioco, e cercano di trasmettere agli altri questa passione.
Ad alcune difficoltà iniziali si potrebbe ovviare con una chiara esposizione delle regole. Questo è il link delle regole americane AGA, che sono molto razionali. http://www.cs.cmu.edu/~wjh/go/rules/AGA.concise.html Alcune associazioni di Go occidentali, come quella statunitense e quella neozelandese, hanno definito le regole in un modo più rigoroso. In Oriente questo forse non era necessario, per la forte tradizione che imponeva anche un'etichetta di gioco (esempio: sarebbe considerato disonorevole contestare l'avversario in fase di conteggio)
In occidente: Sala da gioco in Inghilterra nel 2007
Escluderei la lentezza: anche a scacchi capita di passare ore e ore in lente manovre strategiche. D'accordo sul resto: oltre al finale (per i lettori: una partita di Go può terminare quando quando entrambi "passano", decidendo entrambi di non poter ulteriormente migliorare la propria posizione. Momento delicato: immaginate di poter dire "passo" e vedere l'avversario per tutta risposta catturarvi la donna!) che ho sempre trovato molto difficile da "vedere", anche se immagino dopo le prime esperienze si "impari" ad abbandonare (sempre per i lettori, ovviamente una partita può finire semplicemente con l'abbandono di uno dei due giocatori), anche "l'apertura" mi ha sempre lasciato perplesso: 361 "case" vuote a disposizione e non avere un'idea da che parte cominciare. Con minime differenze di posizione (e che sarai mai 1 casella più in là su 361 che ce ne sono!) che significano approcci radicalmente diversi a quella particolare apertura... Quello che vorrei sapere è proprio cosa affascina di questo grande spazio vuoto da riempire: io ho sempre amato vedere la mia "squadra" "ai posti di partenza", lo sviluppo dei pezzi, il dover decidere (te ne parlavo sopra) quando le caratteristiche di un pezzo lo rendono più o meno "forte" di uno avversario.... Cosa ti ha attirato, cosa attira, il neofita di fronte ad una "parete bianca" da riempire?
Due parole sul campo di gioco vuoto/pieno. Non è stato sempre così per il go. Il Go cinese, fino a un secolo fa, iniziava con due pietre bianche e due nere posizionate sui punti marcati in posizione 4-4 (gli hoshi in giapponese). Il Go coreano, il Sunjang Baduk, addirittura iniziava con 17 pietre, e in questo modo la partita era un'accesa battaglia sin dall'inizio. Anche il Go cinese antico, o quello tibetano, sembra che iniziassero con 12 pietre già posizionate (e in questo caso la tavola era 17x17). E' stata la scuola giapponese a introdurre la semplificazione del goban vuoto a inizio partita. Tu ami avere la tua squadra da gestire, e ti capisco. Ma, d'altra parte, io mi scoraggio a vedere la mia squadra che perde i pezzi, i miei giocatori che vengono espulsi dal campo.
Giocatori in un dipinto cinese del XVI secolo
All'inizio di una partita di Go, è vero, ci si sente sperduti in un campo così vasto e vuoto. Ma poi, basta che poche pietre siano posizionate, e le strategie sono di più facile lettura, con i punti di riferimento già presenti sul campo.
Come dici tu, è un po' come scrivere o disegnare su un foglio bianco. Infatti il Go ha qualcosa della creazione artistica. Una creazione che, però, non è frutto della sola volontà di un artista, ma dalla combinazione e dall'equilibrio di due persone. Anche quando si scrive un articolo, ci si sente un po' persi all'inizio, ma poi, quando nascono le prime idee e le prime parole, le altre sorgono di conseguenza. E poi, considera una cosa. Il Go, in grande scala (cioè fino a quando non si gioca a stretto contatto), e soprattutto all'inizio, è un gioco "continuo", cioè se, invece che in un punto, si gioca in un punto vicino, il risultato è simile, in termini di controllo del territorio. Solo nelle fasi di combattimento, in cui c'è la possibilità immediata di catturare, una mossa di un punto più in là può cambiare drasticamente la partita (ad esempio se due gruppi si stanno circondando reciprocamente, ma uno ha una libertà in più). A scacchi, anche se il campo è piccolo, mi sembra che sin dall'inizio una casella di differenza possa essere determinante. Ad esempio, in una casella un pezzo può controllare, attaccare o difendere, molti altri pezzi, mentre una casella più in là può essere inefficace. Giusto? Per questo vedo, nella teoria degli scacchi, prevalere l'aspetto combinatorio, e in quella del go, l'aspetto spaziale. Anche se entrambi i giochi hanno i due aspetti ad un livello profondo.
165. g10 e il bianco abbandona: una delle partite più note del secolo
Assolutamente, anche il "momento" in cui un certo pezzo arriva in una certa casella è importante, basti pensare alle aperture, in cui l'ordine delle mosse può creare schemi, quindi partite, radicalmente diversi.
"Gli scacchi sono lo sport più violento del mondo", "Adoro il momento in cui distruggo l'ego di un uomo", sono due frasi molto note di due grandi Campioni di scacchi. Abbiamo, direi, notato come gli scacchi siano un qualcosa di "distruttivo", e quanto citavo qua sopra ce lo ricorda, mentre il Go è "costruttivo". Ma, mi chiedo, fatto salvo che alla fine ogni singolo individuo ha un suo carattere personale e quindi possiamo solo ragionare per sommi capi, la "collaborazione" nel creare " il dipinto" come si concilia con la competitività, la tensione sportiva, il desiderio di vittoria, lo stress nel "sentire" che c'è una buona mossa ma nel non riuscire a "vederla" (o, beh, nel sapere benissimo che la partita è persa ma sapere anche che ci passeremo sopra altre 2 lunghe ore sperando in un miracolo , insomma la filosofia che, correggimi, racchiude il Go come riesce a fondersi con la realtà della pratica di gioco?
L'armonia tra i due giocatori per creare qualcosa di "bello" è un ideale a cui ci si può solo avvicinare. La pratica delle partite di go è fatta di combattimenti, situazioni intricate che nessuno dei giocatori sa dove portino, trappole tese all'avversario, e così via. Solo con l'esperienza si impara a semplificare le situazioni complesse, e fare il minimo indispensabile per mantenere il vantaggio, o al contrario, non perdere la pazienza quando si è in svantaggio. Si capisce che è indispensabile avere un'idea di chi è in vantaggio. A volte non è facile, e moltissimi errori dipendono da una valutazione sbagliata di chi ha il vantaggio della posizione.
Ci sarebbe da parlarne per dei libri, ma il tempo è quello che è: proprio ora che si parla dell'aspetto psicologico, ci "trasferiamo" da chi di psicologia non ne ha proprio: le macchine. Prima di iniziare questa chiacchierata avevo l'idea che i programmi di Go fossero, diciamo, "caratteristici" guardati con bonaria simpatia da chi mastica il gioco anche un minimo. Ho scoperto invece che attualmente, spero di averla azzeccata, sono tranquillamente in grado di dire la loro contro un 4 dan italiano. Mi confermi?
In ogni caso, sono ancora ben lontani dal poter impensierire in alcun modo i professionisti orientali, mentre da noi quelli che chiamiamo "amici inumani" potrebbero serenamente inserirsi in un torneo con in palio il Titolo Mondiale come favoriti. Mi è stato spiegato che ci sono molti motivi in questa differenza: il numero delle possibili mosse nel Go è decisamente superiore, di conseguenza le variazioni da calcolare, l'effetto orizzonte è molto più determinante in un gioco che può durare normalmente 200 mosse in uno che in genere alla cinquantina non ci arriva, inoltre mentre negli scacchi i pezzi diminuiscono, nel Go aumentano costantemente....
Mi chiedevo però se un motivo possa semplicemente consistere nel fatto che gli scacchi hanno un mercato mondiale e che quindi le industrie siano state in grado di investire capitali nella ricerca che non avrebbero speso per il Go temendo un mancato ritorno economico? (a margine, non posso resistere: ho in curriculum ben 1 vittoria contro glGo, livello minimo, massimo handicap: non l'ho mai detto a nessuno e mai avrei immaginato di “vantarmene” con il Campione Nazionale in carica ) Inoltre, gli scacchi sono stati usati per "testare" i computer sin dai loro albori: forse anche questo ha contribuito a "dare una base" a questo loro livello superiore ai loro "colleghi" goisti?
Michael Redmon, USA: unico occidentale con il massimo dan professionistico
Confermo, attualmente i programmi più forti giocano circa da 4 dan. Forti, ma ancora ben lontani dai massimi livelli umani. Questo ritardo, rispetto a scacchi, in parte dipende dalla maggiore complessità computazionale, non so se anche dalla minore ricerca su di esso. Perché il go è sempre stato molto conosciuto in ambiente scientifico. Ma non ci sono state sfide "uomo-computer" a livello professionistico, se non, che io sappia, sul 9x9 Non sono un esperto, ma credo che si sia fatto un salto di qualità negli ultimi anni rinunciando ad algoritmi che esplorano tutto l'albero delle possibilità (fino a un limite), come, credo, si faccia negli scacchi. E si è anche ridotto il peso di schemi predefiniti da seguire. Anni fa, per ovviare alla difficoltà della previsione di tutte le possibilità, si insegnavano al programma molte sequenze di gioco standard. In questo modo il programma reggeva la partita finché l'avversario seguiva le sequenze "giuste", ma poi andava in tilt alle prime variazioni. I recenti algoritmi analizzano l'albero delle possibilità provando un campione casuale di scelte ad ogni mossa, tanto più grande e profondo quanto più tempo hanno a disposizione. Questo sistema funziona abbastanza bene nel Go, per la stessa "continuità", a cui abbiamo già accennato. Siccome variare di poco una mossa, di solito, varia di poco l'esito, provare un insieme casuale di possibilità non è molto peggio che provarle tutte. Dando poi molto tempo a disposizione, o molta potenza di calcolo, le prove casuali sono molte, e il risultato migliore tra le prove casuali si avvicina sempre di più al migliore possibile.
Svetlana Shikshina, Russia, prima donna professionista occidentale
Naturalmente, per scoprire dove arriveranno le "vostre" macchine, possiamo solo aspettare. Ma, se è vero che l'epoca Goistica romantica è finita da tempo (di quella degli scacchi non ne parliamo neppure), mi pare davvero di sentire nelle tue parole un forte lascito del passato in questo senso. Sì, mi parli di perdita di spiritualità e di un qualcosa che è competizione sportiva, ma sento "molta umanità" nel tuo modo di discorrere. Ecco, mi pare che "vi manchi" tutto il peso di quanto i computer sono, a torto o a ragione, per noi. Cerco di spiegarmi, forse non sarebbe possibile usare certi toni se si potesse rivedere incontri del passato e con un paio di click vedere una valutazione delle mosse decine di milioni di volte più veloce del miglior giocatore sulla terra. O se in certe posizioni ci trovassimo di fronte a macchine che giocano perfettamente, in senso letterale (in ogni posizione con 6 o meno tra pezzi e pedoni, il gioco delle macchine è esatto)? O se, in qualche modo, pure "ci prendessero in giro": nel senso che sono in grado di battere il Campione del Mondo, ma poi cadono in errori da dilettante assoluto (vedi il problema delle fortezze) o da esordiente (visto il vantaggio materiale di una delle due parti, gli danno vittoria in qualche centinaio di mosse, senza "ricordare" regole base come quella della patta per 50 mosse) o da, per capirci, semplice idiota. Insomma, come immagini, non tanto lo stile di gioco umano, ma degli uomini "lo stile di vita" verso Go se le macchine iniziassero a surclassare i Top umani? Molti di "noi" si sono ahimè ridotti a postare amenità del tipo "+0.91 bella che finita per il nero" (+ indica che il bianco sta meglio, +0.91 è un vantaggio di quasi un pedone), senza neppure sforzarsi di capire la posizione "perché così dice la macchina”. Parliamo ovviamente di dilettanti su internet, ma c'è, dall'altro estremo, almeno un caso di un Top player che è andato a perdere una partita perché ha valutato come più che ok la posizione che la macchina valutava nella sua preparazione casalinga, per poi finire tranciato in partita viva.
Go e Computer: usare il database
Detto in una frase, cosa cambierebbe nel tuo approccio al Go se tirassero fuori un programma in grado di battere un 9P, dandogli un paio di pietre di vantaggio?
Ne parlavo recentemente con un amico scacchista. Mi sembra che gli scacchisti abbiano imparato a convivere con i computer quasi imbattibili. Anzi, li usano come supporto all'analisi e allo studio.
Nel Go, personalmente, quando i computer raggiungeranno i massimi livelli umani (e, ahimè, credo che succederà presto), sentirò venir meno gran parte dell'estetica del gioco. Mi spiego.
Fino ad oggi l'aspetto artistico del Go è stato uno dei più importanti e affascinanti del gioco. I concetti di bellezza ed efficienza non sempre coincidono. Quando si possono prevedere molti sviluppi di una mossa, c'è accordo nel considerare"bella" la mossa che funziona meglio. Ma per gran parte della partita, in particolare in apertura, nessuno ha la certezza di quale sia la mossa più efficiente. Allora ci si basa sul valore estetico che si dà a una mossa,che ognuno "sente", in modo diverso, corrispondere alla massima efficienza. In questo modo, ci sono stili di gioco molto diversi fra loro. Gli stili cambiano con l'epoca storica, o in base al carattere di una persona, o allo stato d'animo nel momento in cui gioca. Nessuno può dire con certezza che uno stile sia migliore di un altro. Ma quando il computer "dimostrerà" che alcuni stili di gioco e alcune aperture sono migliori di altri, ci si conformerà a quelli, perdendo molto del valore estetico, della libertà e della "umanità" del gioco.
Ad esempio, io recentemente sto sperimentando un'apertura molto orientata verso il centro, con tre mosse disposte a triangolo. E' diversa dalle aperture comuni, le cui prime mosse sono giocate vicino agli angoli. Ma nessuno potrebbe facilmente dimostrare che la mia apertura è sbagliata,neanche battendomi (perché la sconfitta potrebbe dipendere da errori successivi). Allora io sono contento di creare qualcosa di nuovo, che mi illudo sia buono. Ma se un computer mi dicesse che la mia apertura vale 7,mentre un'altra vale 9, l'illusione verrebbe meno, e finirebbe il piacere della scoperta.
Diciamola così: fino ad oggi il Go è stato una via di mezzo fra una sfida per la massima efficienza, e la creazione di un'opera d'arte, pur con tutti i limiti che le regole impongono. Questo aspetto è raro fra i giochi. Quando i supercomputer diranno che cosa è bello e che cosa no, si valuterà molto meglio l'efficienza, ma si perderà il senso della bellezza.
Naturalmente questa è solo la mia opinione personale.
Seul: megaevento juniores
Mi perdonerai, ma in chiusura non posso resistere a chiederti il significato, nella tua opinione, della frase "Go sta agli Scacchi come la filosofia sta alla contabilità della partita doppia". Che è una domanda infame da farti in un blog di scacchi, ma è inevitabile E approfitterei anche per chiederti qualche lettura che aiuti un interessato a “entrare nell'atmosfera” del gioco.
Iniziamo dalla citazione. E' di Trevanian (non so se lui a sua volta citi qualcun altro), nel suo romanzo "Il ritorno delle gru", o "Shibumi". È un classico della letteratura sul Go, ma io non sono riuscito a leggerlo oltre la metà. Racconta una storia di spionaggio internazionale, le cui fasi sono messe in relazione con quelle di una partita di Go. La citazione è nello spirito del libro, che esprime idee molto forti sulla contrapposizione tra cultura orientale e occidentale: il Go è un'arte raffinata, che richiede una sensibilità superiore, grazia, equilibrio, e rappresenta tutti gli aspetti della vita; anzi, la vita è solo una versione semplificata del gioco. Invece gli Scacchi sono una rude lotta per la distruzione reciproca. Anch'io, nei miei primi anni di Go, ero in parte coinvolto da questo idealismo. Ma oggi la penso diversamente: sia Go che Scacchi sono il prodotto della cultura umana di millenni, quindi sono estremamente ricchi di significati, rappresentando molti aspetti della vita. Ma ne sono solo modelli semplificati e imperfetti, ed è esagerato parlare di filosofia.
Edizioni Sellerio, sempre ottime
Forse il più celebre romanzo basato sul Go è "Il maestro di Go", o "Meijin" di Yasunari Kawabata, che invece ho letto con gran piacere [NdAle: un gran piacere anche per me]. Descrive la fine dell'epoca classica del Go, attraverso la partita di addio, interminabile, giocata dall'ultimo maestro della scuola Honinbo. Dopo di lui, il Go ha perso molto della sua ritualità, diventando una competizione di tipo sportivo.
Più recente è "La giocatrice di Go" di Shan Sa, la tragica storia di un amore impossibile tra una ragazza cinese e un militare giapponese, negli anni dell'occupazione. L'amore nasce intorno a una tavola di Go, naturalmente.
Poi c'è il romanzo breve di Sung-Hwa Hong, "First Kyu", che descrive il mondo del Go coreano (di mezzo secolo fa, ormai), con l'esasperata competizione per diventare professionisti, con tutti i rischi che comporta. Molti altri romanzi citano il Go, ma mi vengono in mente solo questi, che abbiano il go tra i temi principali. Poi ci sono moltissimi libri introduttivi al gioco. Non mi sento di consigliarne molti, perché non sono al corrente delle nuove pubblicazioni. Alcuni libri introduttivi, in formato elettronico o cartaceo, sono stati realizzati dalla federazione e dai club, si trovano su siti internet. Io, molti anno fa, avevo imparato le regole e le prime strategie con il libro "Il gioco del Go" di Pierre Aroutcheff, che tuttora considero una buona introduzione al Go.
Esercizio di tattica
Ti lascio doverosamente e volentieri l'ultima parola: puoi dire ai lettori di Scacchierando esattamente tutto quello che ti pare.
Spero di non aver dato l'idea di Go come una serie di tecnicismi esasperati. Per me il Go lascia largo spazio alla libera espressione creativa, e di questo abbiamo già parlato.
Per concludere invito a provare l'esperienza di qualche partita di Go. Prima cercando solo di creare qualche forma, senza badare al risultato. Poi si può cercare di raffinare la tecnica, in modo che le forme siano efficienti oltre che belle, e si adattino a quelle del compagno di gioco.
Francesco, grazie di tutto: è stato un privilegio farmi questa chiacchierata con un pluricampione italiano: in bocca al lupo sul Goban e nella vita.
Appendice 1: Link per saperne di più
Federazione Italiana Giuoco Go http://www.figg.org/ Per il Go Club più vicino a te http://www.figg.org/clubs-ita.html Corso Interattivo Online per principianti http://www.figg.org/corso/interactive-way-to-go/HowTo.html Go Club Milano http://www.goclubmilano.org/ Il Go Club Milano su youtube (lezioni per principianti e partite commentate) http://www.youtube.com/user/goclubmilano
Motore Freeware da scaricare http://www.gnu.org/software/gnugo/
(vi servirà anche un'interfaccia grafica: WIN http://www.pandanet.co.jp/English/glgo/ LINUX http://jagoclient.sourceforge.net/ MAC http://www1.u-netsurf.ne.jp/~future/HTML/macgnugo.html)
Problemi di tattica online, modello chesstempo http://www.goproblems.com/
Una wiki in lingua inglese dedicata interamente a Go http://senseis.xmp.net/?StartingPoints
Appendice 2: Aneddoto
11 settembre 1846: il bianco ( Inoue Gesan Iseki) ha giocato la mossa cerchiata, dopo la risposta 1 del nero (Honimbo Shusaku) in sala analisi gli esperti sono concordi nel considerare il bianco in vantaggio. Un medico dissente: "Non mi intendo molto del gioco, ma dopo questa mossa le orecchie di Gesan si sono arrossate, segno che si è arrabbiato". Vittoria del nero, ad oggi questa mossa è ancora ricordata come una delle migliori di ogni tempo.
Appendice 3: La regola
La regola. Anzi le due regole. Il go si fonda sulla regola della cattura, unita a quella del ko, che impedisce il ripetersi delle posizioni (e implica anche che una partita prima o poi debba finire). Ti allego una formulazione "matematica" delle regole scritta da me. Non è molto intuitiva, ma è completa ed estremamente sintetica. Noterai che non si parla del numero di prigionieri, né di ampiezza del territorio, ma solo del numero di pietre presenti sulla tavola. In realtà tutti i sistemi di conteggio, che differiscono leggermente da Paese a Paese (c'è chi conta il territorio, chi invece conta le pietre sulla tavola, ma la differenza di punteggio tra Bianco e Nero è quasi la stessa, a meno di un punto), sono delle convenzioni, accordi, utili ad abbreviare la partita, quando l'esito non è più modificabile (altrimenti si dovrebbe andare avanti finché uno dei due giocatori non potesse giocare alcuna mossa, tranne quelle proibite dal ko).
Le regole allegate non sono del tutto equivalenti a quelle usate attualmente (l'esito può differire di pochi punti), ma equivalgono, probabilmente, a quelle usate in Cina nell'antichità, fino al nostro anno 1000, o forse per alcuni altri secoli, fino a che la tradizione giapponese del Go, nel '900, si impose anche in Cina. E' curioso che le regole antiche siano le più vicine ad una formulazione matematica rigorosa, rispetto a quelle usate comunemente oggi. Ti estraggo le due regole principali, cattura e ko.
Cattura:
"Dopo che il giocatore che detiene il turno ha posato una pietra, si rimuove dalla tavola ogni insieme di pietre avversarie tale che ogni pietra dell'insieme sia adiacente soltanto a pietre del giocatore che detiene il turno, o ad altre pietre avversarie dello stesso insieme. Si ripete poi l'operazione a colori invertiti."
Ko:
"Alla fine di un turno, se la posizione sulla tavola è quella di inizio turno, o quella di un turno precedente, la partita ha termine con la vittoria dell'avversario. Altrimenti il turno passa all'avversario."
Ciò che rende interessante la regola della cattura è l'asimmetria: prima si catturano le pietre avversarie, poi, eventualmente, si tolgono le proprie in posizione di cattura (quello che si chiama comunemente "suicidio"). Se la regola prevedesse queste due operazioni in successione inversa, il gioco sarebbe molto meno emozionante, e probabilmente meno profondo.
Il Go è, tra tutti i giochi di paragonabile complessità, quello con le regole più semplici, tanto che sarebbe impossibile semplificarle ulteriormente, senza modificare radicalmente il gioco. Secondo me ha un unico difetto. Per la regola del ko, della quale non si può fare a meno, il Go richiederebbe che tutte le posizioni di una partita venissero registrate, altrimenti si fa affidamento sulla memoria dei giocatori, che è fallibile. Questo va a danno della semplicità del gioco, ma, come dicevo, è inevitabile, a meno che non si accettino partite senza fine per cicli infiniti di mosse (anche questa sarebbe un'imperfezione).
27 Dicembre 2010, vigilia del 53° Torneo di Capodanno. Questo il giorno che avevo scelto per recarmi al torneo di Reggio Emilia per la prima volta nella mia vita.
Dejavù. Ma non proprio. Ai nostri amati lettori avevo già proposto il medesimo inizio per l’intervista “ A pranzo con Nigel Short”QUI, frutto di un emozionante incontro col campione inglese ex pretendente al titolo mondiale che avevo accompagnato al ristorante dopo il suo arrivo a Reggio Emilia.
Darkstorm- Short
Quella indimenticabile giornata caratterizzata dall’incontro con uno dei campioni della storia degli scacchi non terminò lì, anzi… Usciti dal ristorante rientrammo all’Hotel Astoria dove ad attendermi trovai un paziente quanto disponibile Vasslly Ivanchuk, uno dei pilastri dell’ultimo ventennio scacchistico da quando si mise in mostra sul palcoscenico di New york vincendo il torneo nella megalopoli.
Mentre varco l’ingresso dell’hotel già vedo Ivanchuk seduto sul divano. Ci spostiamo accompagnati da Martha Fierro nella sala bar così passo dal “pranzo con Nigel Short” al “thè con Vassilly Ivanchuk” .
Una volta che ci siamo accomodati sulle poltrone inizia la fase di studio. Lui mi guarda ed io lo guardo, nessuno dei due prende parola, capisco che non sarà facile come con Short e dal suo sguardo a trassi sfuggevole è comprensibile che bisognerà saper catturare la sua attenzione più che con altri.
Un Thè con Vassilly Ivanchuk
D: Mi sembra giusto iniziare chiedendoti dell’Italia: che città hai visitato nella tua vita e quali hai apprezzato maggiormente?
I:Durante la mia carriera ho preso parte ai tornei di Montacatini, dove ho vinto, al chiuso di Reggio Emilia dove ora sono tornato, al semilampo di Rocca di Papa e a Saint Vincent dove ho preso parte al Campionato Europeo a Squadre. Ma tra le città che maggiormente mi è piaciuto e mi piace visitare c’è Roma.
D: Come pensi di impegnare il tuo tempo libero durante questa trasferta in Italia?
I: Leggendo libri e se ne avrò modo mi piacerebbe ritornare al teatro (NDR: qui il suo sguardo si illumina e la sua parlata diventa vivace), nella mia precedente esperienza a Reggio, molti anni fa, andai a vedere la Traviata insieme ad Elvhest, Beliavsky e soprattutto con Lajos Portish che era un fanatico del genere (NDR: qui al ricordo il suo sorriso si illumina. Infatti lo scacchista ungherese, ex n° 3 del mondo nel 1980 che vinse le Olimpiadi, 8 campionati nazionali e 2 Tornei di Reggio Emilia è anche un baritono fan dell’opera. Qui in Turchia, durante la cerimonia di chiusura dell’europeo, si esibì cantando Santa Lucia
L' ex n° 3 del mondo, l'ungherese Portish durante la sua esibizione in "Santa Lucia"
Ivanchuk si mostra a tratti introverso a tratti estroverso, ma l’importante è farlo parlare di temi che lo interessano o che suscitano in lui piacevoli ricordi.
D: Quando sei in Italia per i tornei vari la tua alimentazione e ti adegui alla cucina locale?
I:si, approfitto dell’occasione per mangiare gli spaghetti e piatti molto saporiti, inoltre il caffè macchiato è una bevanda che mi piace gustare.
Darkstorm-Ivanchuk, Reggio Emilia 2010-2011
D: Durante la tua carriera hai avuto la fortuna di girare moltissimi Paesi e di prendere parte a tantissimi tornei e memorial. Alcuni di questi sono ben organizzati, ad esempio il Memorial Tal, dove si può riscontrare la coniugazione tra l’atmosfera del passato e le moderne tecnologie video e web. Quali sono quindi per te i tornei dove hai maggior piacere a prendere parte e che per qualche motivo ti emozionano maggiormente?
I:Tre delle mie tappe preferite sono l’Havana, Wijk Aan Zee e Linares. Ma ci sono anche alcuni Memorial nel mio cuore come il “Memorial Stanislaw Gawlikowski” (NDR: il 22° Memorial, montepremi 15.000 dollari, si disputò nel 2003 a Varsavia presso il palazzo della Cultura, Ivanchuk vinse il torneo Rapid precedendo ben 45 GM tra cui Korchnoi, Sakaev, Akopian, Aronian, Glek, Aleksandrov, Moiseenko, Rozentalis, Krasenkow, Rustemov e Asrian . Classifica finale: 1. Ivanchuk Vassily, 2. Akopian Vladimir, 3. Aronian Levon, 4. Aleksandrov Aleksej, 5. Korobov Anton, 6. Moiseenko Alexander, 7. Sakaev Konstantin, 8. Rustemov Alexander, 9. Socko Bartosz, 10. Jaracz Pawel, 11. Urban Klaudiusz, 12. Azarov Sergei, 13. Ruck Robert ,14. Krasenkow Michal, 15. Glek Igor) e il Memorial Daskalov.
D: Quali sono le partite più belle che hai giocato negli ultimi anni e di cui sei fiero?
I:Ne ho giocate diverse piacevoli, tra queste direi la vittoria col cinese Bu Xiangzhi a Nanchino 2008 e quella col georgiano Jobava alle ultime Olimpiadi di Khanty-Mansiysk
[Event "Pearl Spring Chess Tournament"][Date "2008.12.21"][Result "1-0"] [White "Vassily Ivanchuk"][Black "Bu Xiangzhi"] [WhiteElo "2786"] [BlackElo "2714"]
D: Oggi hai 41 anni. Tra i top player sei uno dei pochi esponenti della vecchia guardia insieme ad Anand e Gelfand. Qual è il tuo obiettivo per la prossima decade?
I:Nei prossimi 10 anni cercherò di fare del mio meglio ed esprimere il miglior gioco possibile, cercherò di giocare in maniera forte ed incisiva. Non so dire se ci riuscirò, ma ce la metterò tutta per primeggiare.
D: Quali sono invece i tuoi obbiettivi a breve termine e i tuoi impegni?
I:Innanzitutto vorrei giocare in maniera ottimale qui a Reggio Emilia, un appuntamento importante. Poi dovrò affrontare i tornei di Gibilterra, Monaco e il Campionato Russo. Successivamente tenterò di qualificarmi al prossimo ciclo mondiale tramite il Gran Prix FIDE. Nei match dei candidati 2011 seguirò invece con interesso l’incontro Topalov-Kamsky, sicuramente bello e interessante anche sotto il profilo psicologico dopo che si sono già affrontati di recente per il titolo mondiale.
D: IL Mondiale per un giocatore della tua levatura è un tema importante. Non credi che Ivanchuk meritasse un match con Grischuk per ambire al posto liberato da Carlsen tra gli 8 dei match dei candidati?
I:Quella di Carlsen è stata una scelta strana vista la posta in palio. Si, forse anche Ivanchuk meritava una chance per entrare nel tabellone, ma così purtroppo non è stato. Non posso farci nulla.
D: Possiamo attribuire le responsabilità ci ciò alla FIDE?! Come valuti il loro operato?
I:Alcune decisioni o situazioni possono essere criticate o discusse ma credo che in generala la situazione sia accettabile e Kirsan forse è una buona soluzione al momento
D: Nel 2010 hai vinto alle Olimpiadi la medaglia d’oro come miglior prima scacchiera e la medaglia d’oro a squadre con l’Ucraina. Si tratta del 4° titolo olimpico per te (NDR: i precedenti nel 2004 sempre con l’Ucraina e nel 1988 e 1990 con la Russia). Ma qual è invece il tuo rapporto coi titoli mondiali?
I:Sono felice di aver vinto il titolo di campione del mondo blitz nonostante non sia stato in grado di ottenere la corona mondiale a cadenza classica. Ma è una cosa che desidero e ci proverò con tutte le forze nei prossimi anni.
Ivanchuk, 4° oro olimpico a Squadre nel 2010 con l'Ucraina e medaglia d'oro in prima scacchiera
D: Tu sei un professionista che ogni settimana deve affrontare numerosi tornei in giro per il mondo. Ma ognuno di noi quando inizia a giocare non pensa a questo ma ha dei desideri. Cosa è rimasto nel tuo cuore dei sogni che coltivavi da ragazzo quando la tua carriera era agli albori?
I:Da ragazzo non pensavo molto al futuro. Ero totalmente concentrato a studiare, a prepararmi e ad esprimere alla scacchiera un buon gioco. Poi certamente ogni tanto il mio cuore sognava già di diventare Campione del Mondo a cadenza classica.
D: Mi sembra giusto concludere l’intervista da dove avevamo iniziato. Il torneo di Reggio Emilia. Quali sono i ricordi più belli di questo torneo che conservi nel tuo animo?
I: Il ricordo più intenso è la cerimonia di chiusura del torneo del 91-92 (NDR: qui il suo viso è attraversato da un piacevole sorriso dovuto al riemergere dei bei ricordi). Erano presenti molti campioni e colonne della storia degli scacchi: Botvinnik, Karpov, Smyslov…fu veramente magnifico, indimenticabile. Quanto alle partite disputate da me a Reggio Emilia sceglierei quella con Kiril Georgiev, fu un ottimo match conquistato grazie ad una vera e profonda preparazione casalinga.
Ivanchuk nella sua tipica posa durante le analisi
Darkstorm Scacchierando Team
Qui si conclude la seconda parte di quello splendido pomeriggio, dopo l’intervista a Nigel Short quella a Vassilly Ivanchuk, uno dei migliori giocatori al mondo e più volte n° 2 nelle liste Fide. Lo stesso Gelfand (prossimo sfidante di Anand per il titolo) in una recente intervista, interpellato sul valore dei giocatori 40enni nell’attività agonistica contemporanea, ha dichiarato che tra un Ivanchuk in stato di grazia e Carlsen preferisce il primo reputandolo il migliore in circolazione
Intervista semiseria all'aspirante al Titolo Mondiale di Chessboxing
Le nuove discipline sportive mi hanno sempre affascinato e quindi, in moltissime occasioni, mi sono ripromesso di capirci qualcosa di più.
Animato dai più buoni sentimenti e seguendo i consigli di “zio” Mario Sibilio, ho iniziato “studiare” il Thai Chi, che poi tanto nuova non è come disciplina, anzi. Dopo averci provato ho capito che tutta quella inaudita violenza non faceva per me e vedere delle anziane signore piuttosto in carne che, elasticamente e agevolmente “tiracchiano” calci a destra e a sinistra mi ha lasciato di stucco.
Sono passato a vedermi un po' di sport estremi, cercando di capire quale sia la molla che fa scattare in un uomo la propensione al suicidio. Quegli sport, insomma, che ti fanno venire l'ansia pur standotene comodamente seduto in poltrona a coccolare i tuoi 100kg di ciccia, con affianco una bella birra e un panino, stile Fantozzi.
Infine ho ripiegato sul curling, ma le regole sono infinite e le discussioni sui centimetri mi sfiancano.
Poi, per caso, un giorno mi sono imbattuto su un filmato di youtube dove due pugili si siedono davanti ad un tavolo, tirano fuori una scacchiera e un orologio e cominciano a giocare una lampo. Inizialmente pensavo che fosse uno spot pubblicitario di qualche miracolosa pastiglia che, oltre a darti il dovuto vigore fisico, alimenti anche una giusta dose di fantasia e creatività. Un divertito commentatore televisivo inglese spiegava invece che si trattava di un nuovo sport, fra il sangue reale del ring e quello metaforico della scacchiera. Con tutta onestà la cosa mi ha lasciato perplesso. Qualche giorno dopo su una rete televisiva nazionale passava lo stesso filmato ma con un commento in italiano e la giornalista lo presentava come la più innovativa delle trovate sportive egli ultimi 100 anni.
Due mie grandi passioni, il pugilato e gli scacchi uniti sotto lo stesso tetto: un matrimonio apparentemente improbabile, ma sicuramente inimmaginabile.
Chessboxing (e come si poteva chiamare altrimenti?)
Affannosamente mi metto a cercare e a spulciare sulle riviste, internet, libri pur di saperne di più e – a fagiolo – il presidentissimo, che tutto vede, tutto sa e tutto immagina (Stefano Bellincampi), mi propone d'incontrare, per capirci qualcosa di più, un giovanottone campano che è uno dei praticanti di questo sport.
Dopo un rapido scambio di mail, si arriva al fatidico contatto skype, con quale si prendono accordi per una chiacchierata.
NOME: Sergio Leveque
nato: Castellammare di Stabia (NA)
età: 32 anni (1978)
residente: Senigallia (AN)
stato civile: sposato e padre di Mia di 3 anni
professione: libero professionista
categoria scacchistica: CM
Elo massimo raggiunto: 2150
categoria pugilistica: peso massimo
ambizione: Campione del mondo di Chessboxing
Come prepararsi adeguatamente all'intervista al prossimo Campione del mondo di Chessboxing
La prima e scontata domanda che mi viene da fargli, ma che mi guardo bene dal pronunciare, è: “ma come ti viene in mente di metterti a fare a pugni per una partita di scacchi?”, memore di leggende in cui sconfitti prendono a calci i vincitori, di scacchiere ribaltate o di parole infuocate su presunti imbrogli o scorrettezze, penso che magari uno un po' più aggressivo potrebbe pure dare due ceffoni al suo avversario, quindi soprassiedo e mi faccio spiegare le regole di questo sport.
Tutto ha inizio da un fumetto... - si, proprio un fumetto - ideato e scritto da Enki Bilal , un autore francese che su un suo lavoro (Freddo d'Equatore del 1992) fa scontrare i due protagonisti prima sul ring e poi sulla scacchiera. Nel 2001, un olandese (poi divenuto campione del mondo dello sport da lui stesso inventato), Iepe Rubingh, decide di porre delle regole ad una eventuale sfida di questo tipo. La variante essenziale dal fumetto è quella che non si prevede prima uno scontro di boxe e poi alla scacchiera, ma i due sport si alternano con regolarità temporale, ed a iniziare è il tavolino.
Le regole sono semplici. I due sfidanti si affrontano sulla distanza di un massimo di undici riprese. Si alternano un round di scacchi ed uno di pugilato (6 di scacchi, 5 di pugilato). Come detto, si inizia con gli scacchi per una durata di quattro minuti, seguito da uno di pugilato della durata di tre minuti. Tra un round e l'altro c'è un minuto di pausa, per consentire agli atleti di togliersi o mettersi i guantoni (da 12 once, come quelli dei professionisti) il paradenti e darsi una rinfrescata , mentre apparecchiano o sparecchiano il tavolo degli scacchi.
Ovviamente per gli scacchi si parla di gioco rapido, con ventiquattro minuti a disposizione dei giocatori per completare la partita. Lo scarso che prevedesse di non muovere durante il round degli scacchi, per poi giocarsi tutto in quello della boxe, è ammonito dall'arbitro, e da quel momento ha dieci secondi per effettuare una mossa.
Le regole della boxe sono quelle professionistiche, quindi guantoni più leggeri e senza protezione per la testa.
L'incontro viene aggiudicato: ai punti, per KO, per scacco matto, perchè casca la bandierina o per abbandono in una delle due discipline,
Sergio, reduce da una durissima lotta contro delle tende della cameretta della figlia, sotto la supervisione della signora moglie e della signora suocera e con forte accento partenopeo, prima, pazientemente, mi dispiega regole e contenuti dello sport – chissà quante volte avrà dovuto farlo – e poi orgogliosamente mi racconta la sua storia.
Ha sempre respirato aria di scacchi: a casa, mamma e papà si dilettavano in lunghe e interminabili partite casalinghe. “Due NC molto appassionati”. Intorno alla fine delle scuole medie scopre un circolo vicino casa e inizia a frequentarlo. Senza seguire corsi, ma sempre da autodidatta, arriva a vincere il torneo di II cat. di Ariano Irpino nel 1996. Nel 2002 è CM grazie anche ai consigli dello “storico” Maestro FIDE Giacomo Vallifuoco. Nel 2004 è andato a vivere a Senigallia, dove si è sposato e dove lavora. Parallelamente il tempo per i tornei svanisce con l'arrivo della bambina, per altro già ridottissimo per gli impegni di lavoro che lo vedono saltellare da una parte all'altra dell'Italia.
Con la boxe, invece, è sempre stato un amore contrastato. A Sergio sarebbe piaciuto andare giovanissimo a tirare i pugni, ma a casa la cosa non era ben vista e quindi fu “convinto” a fare judo. Sport che lo ha visto ottenere anche buoni risultati a livello giovanile, ma appena raggiunta la maggiore età, si è subito iscritto ad una palestra di pugilato. Per sua fortuna, almeno a suo dire, la palestra è una di quelle che nell'ambiente conta parecchio, poiché ha dato vita a numerosi campioni nostrani e quindi il clima è piuttosto stimolante. Tutto prosegue per il meglio fino a quando nel 2005 ha avuto un tremendo incidente stradale, dove ha rischiato di non poter più utilizzare al meglio una gamba. Passa un paio di anni a cercare un minimo di forma e nel 2008 scopre il chess boxing. Ovviamente è IL SUO SPORT! Nel 2009 inizia l'attività agonistica sopratutto in Inghilterra e Germania, sino a farsi notare dagli organizzatori del Campionato del Mondo, con i quali sta in trattativa per la definizione dei dettagli per lo scontro valido per il titolo.
E' seguito a bordo ring da Gianni Burli e CorradoSabia che gli dispensano consigli e incitamenti: li trova essenziali per la sua crescita.
Sergio e il prezioso maestro di boxe Gianni Burli
Ultimo round Leveque contro l'allora imbattuto Woolgar
Ma esiste una analogia fra questi due sport?
Secondo Sergio: “Scacchi: nobil gioco; boxe nobile arte. Già questo connota entrambe le attività come le più antiche e rispettate, nell'ambito delle sfide mentali e del combattimento. La combinazione delle due è ciò che a mio avviso impegna più globalmente l'atleta. Passare dallo stare seduti a calcolare al colpire e schivare, e viceversa, e ancora e ancora... l'emozione e la fatica, il pubblico che urla... da descrivere non è semplice, ma posso giurare che è molto più emozionante di ognuna delle due attività presa da sola. Il difficile è spiegare le emozioni alle due diverse componenti. quando provo a spiegarlo ai pugili suggerisco che nel minuto di intervallo tra un round e l'altro provino a fare un'equazione particolarmente complicata. Quando lo spiego agli scacchisti suggerisco di fare per 5 volte 400 metri di scatto e poi una lampo a 2 minuti, giusto per avere un'idea di cosa significhi giocare con i battiti a mille, il sudore, i dolori”.
Bhe, che i pugili possano fare una equazione è probabile, ma che uno scacchista, nello standard medio che conosciamo, riesca a fare più di 30 metri di corsetta leggera, la vedo cosa VERAMENTE dura e impossibile.
Le scelte scacchistiche invece?
Sergio, con una punta di rammarico, mi confida che il tempo a disposizione è veramente poco e quindi i suoi allenamenti si svolgono essenzialmente online, in disfide da 1 max 5 minuti. Questo è ottimo per allenare l'occhio tattico, anche in vista di scontri durissimi sul ring. E comunque, visti i risultati più che lusinghieri al recente campionato italiano rapid di Fano, direi che l'allenamento non è poi così scarso. “Io apro sempre e solo e4 e da nero gioco cose tranquille tipo il dragone, il gambetto di Budapest e a volte la moderna con a6”.
Ma dopo una ripresa di boxe come ci si sente seduti a tavolino? Che percentuali ci sono di fare sviste?
“Se il round di boxe è stato più di studio, si gioca bene da subito. Se il naso sanguina, non respiri, la testa gira... capirai che è difficile calcolare con precisione. Io in realtà cerco di giocare soprattutto a senso come quando si fanno le lampo a 1 e 2 minuti..L'istinto è l'ultima cosa che ti abbandona, sul ring e alla scacchiera. Comunque la cosa migliore, per la mia esperienza, è riuscire a colpire forte al fegato l'avversario alla fine del round. In un minuto non si recupera, e a quel punto lascerà qualcosa in presa, garantito... i fan inglesi dicono: my left hook won the rook cioè con il gancio sinistro ho guadagnato la torre. Come con l'allora imbattuto campione inglese Woolgar: prima della fine della ripresa, lo avevo colpito durissimo con un gancio destro, e appena ripreso a giocatore a scacchi è crollato in poche mosse”.
Per concludere, una curiosità che mi perseguita: ma sul ring salgono le ragazze con i cartelli dei numeri dei round? Capisci che è una cosa che mi potrebbe togliere il respiro.
“Salgono, salgono, eccoti alcune foto di quei momenti....”
Bhe, debbo dire che le foto meritano tutta la mia attenzione e che diventano un motivo in più per appassionarmi a questo sport.
Ci sono le ragazze, ci sono
Come merita la mia attenzione la pagina la fan page su facebook, - Sergio Leveque fan club - e dato che ci siamo iscriviamoci anche noi: diamogli un bel po' di sostegno al giovinottone tutto muscoli ….. e cervello.
In bocca al lupo, Sergio, e semmai ci dovessimo incontrare sulla scacchiera ricordati che IO SONO AMICO TUO... Bellincampi, non lo so, FORSE qualche volta ha anche parlato male di te.. (poi ti indico anche tutti gli altri che parlano male di te...). regolati!
SCHEDA TECNICA
Name Sergio
Last Name Leveque
Alias The Phoenix
Height 193 cm
Weight 100 kg
Date of birth oct 10th, 1978
FIGHTING EXPERIENCE
Boxing Experience 14 fights
Chessboxing Experience 4 fights
Chessboxing ranking: No 1 contender for the Heavyweight Title
REMARKABLE EXPERIENCES
fought K1 star Ionut Iftimoaie
fought CAGE RAGE star Andrew Costello
fought olympic silver medallist Fabio Turchi
been main sparring partner of former European Cruiserweight Champ Pietro Aurino, sparred a hundred rounds with him in his preparation for WBU intercontinental championship
Sparred with Amateur World Champion and Olympic silver medallist Clemente Russo, when we where both training for national championship
Da un po' di anni i titoli internazionali piovono a raffica sui giocatori italiani, ma noi di Scacchierando non ci stuferemo mai di festeggiarli come meritano! Questa volta proponiamo un'intervista gentilmente concessa da Emiliano Aranovitch che a Praga, un mese fa, ha realizzato la sua terza e definitiva Norma di Maestro Internazionale. Il giocatore varesino aveva, infatti, già realizzato due norme a Parigi (luglio 2009 e febbraio 2010) e superato quota 2400 punti Elo FIDE nell'ottobre del 2007, per cui la ratifica del titolo è solo una questione di burocrazia. Ma veniamo all'intervista
Per prima cosa, complimenti per il titolo di Maestro Internazionale. Grazie mille!
Cosa si prova a raggiungere questo risultato a 33 anni, che se vogliamo è un'età "di mezzo", quando si è troppo giovani per sentirsi completamente soddisfatti ma, forse, è troppo tardi per decidere di cambiare direzione nella propria vita e diventare, ad esempio, un professionista? Penso che per pensare al professionismo si debba essere perlomeno dei Grandi Maestri e poi, come disse Henry Byron, “la vita è troppo breve per gli scacchi” e mi piace lasciare spazio anche ad altre cose. Io insegno francese nelle scuole medie e sono soddisfatto del mio lavoro. E comunque è possibile giocare lo stesso ad alti livelli. Vedi ad esempio Bellini, che è docente universitario e che da anni resta brillantemente a quota 2500.
Vedendo le tre norme che hai realizzato, non ho potuto fare a meno di notare che le hai ottenute all'estero (due a Parigi ed una Praga). Una casualità o ti trovi più a tuo agio giocando fuori dai confini nazionali? Credo sia frutto del caso, ci sono state occasioni nelle quali sono andato vicino alla norma anche in Italia. E comunque per me la Francia è una seconda patria. Come si deduce facilmente dal mio cognome la mia famiglia proviene dalla Russia, ma poi un ramo si è trasferito in Francia, ed infine in Italia. Ho il doppio passaporto e parte della mia famiglia risiede a Parigi.
Sempre a proposito delle tre norme, le hai realizzato in poco meno di un anno a mezzo. A cosa pensi sia dovuto questo salto di qualità nel tuo gioco? Guarda, ti sembrerà strano nell’era dei computer ma attribuisco questa mia crescita alla lettura di molti libri che mi ha ridato, oltre che delle idee da utilizzare sulla scacchiera, la passione per il gioco. E poi ritengo che dai database e Rybka si possano trarre nuove idee in apertura, ma per le idee nel mediogioco sia altrettanto utile lo studio delle partite dei grandi del passato. Ad esempio, ultimamente sto seguendo un ragazzo e gli ho consigliato la lettura del “manuale degli scacchi” di Lasker e “manuale del provetto giocatore” di Tarrasch.
Parlaci un po del torneo di Praga, dove hai ottenuto la terza e definitiva Norma MI All’inizio ero partito molto bene ma poi nel settimo turno è arrivata la prima sconfitta del torneo. A quel punto dovevo conquistare 1,5 nelle ultime due partite. Dopo aver pattato nell’ottavo turno mi sarebbe bastato vincere contro un 2160 per conquistare la norma. Immaginerai la delusione prima, e l’ansia subito dopo, che ho provato quando ho scoperto che il sorteggio mi aveva assegnato, come avversario dell’ultimo turno, il Maestro internazionale Bernasek, che ha un elo di 2490! Devo dire che non ho giocato la mia migliore partita, ma quel che contava era il risultato che per fortuna è arrivato e, a posteriori, posso dire che sono felice di averlo ottenuto contro un giocatore titolato.
Pensi che dopo questo titolo conseguito aumenteranno gli inviti nei tornei italiani? In questo devo dire di essere stato sempre abbastanza fortunato, visto che ho ricevuto molti inviti anche quando ero solo Maestro FIDE.
Passata l'euforia per il grosso risultato raggiunto, spesso è poi difficile ritrovare le motivazioni per continuare. Quale obiettivi ti poni per il futuro? Per prima cosa vorrei provare a tornare sopra quota 2400 e poi mi piacerebbe partecipare ad una Finale del Campionato Italiano.
A proposito di Campionati Italiani, recentemente hai partecipato alle finali on line su scacchistars. Al di là dei risultati personali, cosa ne pensi di questa esperienza? Un’esperienza bellissima, anche perché non avevo mai partecipato ad un campionato italiano assoluto, anche se solo lampo. E poi è una cadenza che mi diverte. Del resto Varese ha una notevole tradizione nel gioco lampo, con forti giocatori come il MF Salvetti, mio abituale avversario, e Mantovani, che tra l’altro mi ha seguito quando avevo 16-17 anni e con il quale ancora oggi condivido il repertorio di aperture con il nero.
Passando alle domande che non possono mancare in un'intervista ad uno scacchista, quando hai iniziato a giocare a scacchi? Ho iniziato a giocare a 6 anni, quando mio padre, Eric, una forte 1^ Nazionale ed uno dei migliori giocatori di Varese che all’epoca lavorava per l’Euratom (n.d.r. organizzazione europea per il coordinamento della ricerca per l’energia nucleare a scopi pacifici), mi insegnò il gioco. Mi ricordo quando, dopo aver guadagnato qualche pezzo, mio padre girava la scacchiera e continuavamo a giocare a colori invertiti, dopodichè qualche volta riuscivo anche a vincere! Il primo torneo lo disputati a San Benedetto del Tronto quando avevo 11 anni e andò piuttosto bene mentre il mio primo circolo è stato il Cocquio il cui presidente, Francesco Mondini, mi ha molto aiutato e per questo ancora lo ringrazio. A 16 anni sono entrato nelle liste elo FIDE con un elo di 2280, ma poi verso i 18 anni ho smesso di giocare per qualche anno un po’ per un calo di interesse ma soprattutto per gli impegni universitari. Poi a 24 ho rincominciato e sono diventato poco dopo Maestro FIDE. Questo tuo “percorso” mi induce ad una riflessione. Scorrendo la classifica dei migliori italiani, si nota che della tua generazione il solo Collutiis ha raggiunto alti livelli. Come te lo spieghi? Mah, forse può dipendere dal caso. Però devo dire che in quegli anni la Federazione non era vicinissima ai giovani promettenti. Ad esempio, personalmente, ho avuto sempre il rammarico di non essere stato invitato a partecipare, anche a mie spese, ad un mondiale giovanile. Noto invece con piacere che le cose adesso sono cambiate, e che la FSI sta facendo molto per i giovani.
E poi il livello dei tornei in Italia si è sensibilmente innalzato negli ultimi anni .. Verissimo. Negli ultimi anni si disputano in Italia diversi tornei interessanti. In generale il movimento scacchistico è cresciuto anche grazie, e non lo dico con falsa benevolenza, a voi di Scacchierando. E poi l’ultimo torneo di Reggio Emilia: fantastico!
Grazie, sei troppo gentile. Quando eri un ragazzino, avevi un "idolo" tra i giocatori del passato? Bobby Fischer senza dubbio.
E tra i giocatori di oggi, quali sono i tuoi preferiti? Tra gli italiani ovviamente Caruana e poi Vocaturo, del quale apprezzo molto lo stile di gioco. Tra gli stranieri Ivanchuk per la creatività, Morozevich per l'originalità, Radjabov per le aperture ed infine Carlsen, che mi ricorda molto Kasparov per l’elasticità e la prontezza con la quale riesce subito ad adeguare i suoi piani alle mutate situazioni sulla scacchiera. E poi ha delle idee fantastiche in apertura, come per esempio nella Carlsen–Nakamura del Tata quando ha giocato un attacco inglese della Najdorf con Ae2 e senza f3. Credo che al momento non vi sia al mondo giocatore che riesca più di lui a proporre problemi pratici agli avversari.
Letture scacchistiche preferite? A 15 anni mi piacque molto un libro sulle aperture di Karpov, anche se non lo amavo particolarmente come giocatore. E poi mi piacciono molto le letture “storiche”, interessarmi ai grandi del passato come Morphy, Capablanca e Lasker, anche se penso che il più grande di tutti i tempi, sia come giocatore che come autore, sia Kasparov, del quale mi sono piaciuti molto la serie de “i miei grandi predecessori” e “la rivoluzione teorica degli anni 70” Un'ultima domanda: che augurio fai al gioco degli scacchi? Mi piacerebbe che fossero più diffusi tra i giovani. Senza dubbio gli scacchi favoriscono la crescita morale ed intellettuale e sono, quindi, una materia ideale da insegnare nelle scuole. Un ottimo lavoro lo stanno svolgendo a Vigevano, grazie al MF Di Paolo e altri, e so che stanno nascendo diverse realtà anche in altre città. Mi auguro che in futuro possano essere sempre di più!
Prima di spegnere il microfono, Aranovitch ci tiene a dedicare il conseguimento del titolo di Maestro Internazionale al padre, Eric, scomparso quando Emiliano aveva solo 16 anni. Dopo di ché la conversazione è continuata sui più disparati argomenti e le argomentazioni di Aranovitch, che non pubblico perché fuori tema, sono servite a confermare l’impressione, che avevo già avuto parlando “solo” di scacchi, di trovarmi di fronte ad un ragazzo intelligente, “completo” e di grande spessore umano.
Dati della 3^ norma di Praga
Name
Aranovitch Emiliano
Title
FM
Rating international
2319
Ratingperformance
2484
FIDE rtg +/-
20.6
Points
6
Rank
16
Rd.
SNo
Name
RtgI
FED
Res.
1
114
Jahoda Ladislav
2019
CZE
w 1
2
104
Wimmer Miroslav
2074
CZE
s 1
3
14
IM
Koziak Vitali
2464
UKR
s ½
4
16
IM
Zvara Petr
2438
CZE
w 1
5
12
IM
Simacek Pavel
2469
CZE
s ½
6
10
GM
Gavrilov Alexei
2484
RUS
w ½
7
18
IM
Jirka Jiri
2424
CZE
s 0
8
31
FM
Michalczak Thomas
2370
GER
w ½
9
7
IM
Bernasek Jan
2490
CZE
w 1
l'andamento dell'elo di Aranovich dal 2000 ad oggi
Emiliano Aranovitch nel Crespi 2010
Aranovitch sorride: dopo 24.Dxe6 ha capito che la partita con MI Bernasek è vinta!
Parigi 2009: Aranovitch batte la Gomes e realizza la 1^ Norma MI
La vittoria decisiva per la terza Norma MI ottenuta contro il Maestro Internazionale Bernasek, nel nono turno del torneo di Praga. La partita sarà estesamente commentata da Aranovitch nel prossimo numero di Torre e Cavallo.