Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Intervista semiseria all'aspirante al Titolo Mondiale di Chessboxing
Le nuove discipline sportive mi hanno sempre affascinato e quindi, in moltissime occasioni, mi sono ripromesso di capirci qualcosa di più.
Animato dai più buoni sentimenti e seguendo i consigli di “zio” Mario Sibilio, ho iniziato “studiare” il Thai Chi, che poi tanto nuova non è come disciplina, anzi. Dopo averci provato ho capito che tutta quella inaudita violenza non faceva per me e vedere delle anziane signore piuttosto in carne che, elasticamente e agevolmente “tiracchiano” calci a destra e a sinistra mi ha lasciato di stucco.
Sono passato a vedermi un po' di sport estremi, cercando di capire quale sia la molla che fa scattare in un uomo la propensione al suicidio. Quegli sport, insomma, che ti fanno venire l'ansia pur standotene comodamente seduto in poltrona a coccolare i tuoi 100kg di ciccia, con affianco una bella birra e un panino, stile Fantozzi.
Infine ho ripiegato sul curling, ma le regole sono infinite e le discussioni sui centimetri mi sfiancano.
Poi, per caso, un giorno mi sono imbattuto su un filmato di youtube dove due pugili si siedono davanti ad un tavolo, tirano fuori una scacchiera e un orologio e cominciano a giocare una lampo. Inizialmente pensavo che fosse uno spot pubblicitario di qualche miracolosa pastiglia che, oltre a darti il dovuto vigore fisico, alimenti anche una giusta dose di fantasia e creatività. Un divertito commentatore televisivo inglese spiegava invece che si trattava di un nuovo sport, fra il sangue reale del ring e quello metaforico della scacchiera. Con tutta onestà la cosa mi ha lasciato perplesso. Qualche giorno dopo su una rete televisiva nazionale passava lo stesso filmato ma con un commento in italiano e la giornalista lo presentava come la più innovativa delle trovate sportive egli ultimi 100 anni.
Due mie grandi passioni, il pugilato e gli scacchi uniti sotto lo stesso tetto: un matrimonio apparentemente improbabile, ma sicuramente inimmaginabile.
Chessboxing (e come si poteva chiamare altrimenti?)
Affannosamente mi metto a cercare e a spulciare sulle riviste, internet, libri pur di saperne di più e – a fagiolo – il presidentissimo, che tutto vede, tutto sa e tutto immagina (Stefano Bellincampi), mi propone d'incontrare, per capirci qualcosa di più, un giovanottone campano che è uno dei praticanti di questo sport.
Dopo un rapido scambio di mail, si arriva al fatidico contatto skype, con quale si prendono accordi per una chiacchierata.
NOME: Sergio Leveque
nato: Castellammare di Stabia (NA)
età: 32 anni (1978)
residente: Senigallia (AN)
stato civile: sposato e padre di Mia di 3 anni
professione: libero professionista
categoria scacchistica: CM
Elo massimo raggiunto: 2150
categoria pugilistica: peso massimo
ambizione: Campione del mondo di Chessboxing


Come prepararsi adeguatamente all'intervista al prossimo Campione del mondo di Chessboxing
La prima e scontata domanda che mi viene da fargli, ma che mi guardo bene dal pronunciare, è: “ma come ti viene in mente di metterti a fare a pugni per una partita di scacchi?”, memore di leggende in cui sconfitti prendono a calci i vincitori, di scacchiere ribaltate o di parole infuocate su presunti imbrogli o scorrettezze, penso che magari uno un po' più aggressivo potrebbe pure dare due ceffoni al suo avversario, quindi soprassiedo e mi faccio spiegare le regole di questo sport.
Tutto ha inizio da un fumetto... - si, proprio un fumetto - ideato e scritto da Enki Bilal , un autore francese che su un suo lavoro (Freddo d'Equatore del 1992) fa scontrare i due protagonisti prima sul ring e poi sulla scacchiera. Nel 2001, un olandese (poi divenuto campione del mondo dello sport da lui stesso inventato), Iepe Rubingh, decide di porre delle regole ad una eventuale sfida di questo tipo. La variante essenziale dal fumetto è quella che non si prevede prima uno scontro di boxe e poi alla scacchiera, ma i due sport si alternano con regolarità temporale, ed a iniziare è il tavolino.
Le regole sono semplici. I due sfidanti si affrontano sulla distanza di un massimo di undici riprese. Si alternano un round di scacchi ed uno di pugilato (6 di scacchi, 5 di pugilato). Come detto, si inizia con gli scacchi per una durata di quattro minuti, seguito da uno di pugilato della durata di tre minuti. Tra un round e l'altro c'è un minuto di pausa, per consentire agli atleti di togliersi o mettersi i guantoni (da 12 once, come quelli dei professionisti) il paradenti e darsi una rinfrescata , mentre apparecchiano o sparecchiano il tavolo degli scacchi.
Ovviamente per gli scacchi si parla di gioco rapido, con ventiquattro minuti a disposizione dei giocatori per completare la partita. Lo scarso che prevedesse di non muovere durante il round degli scacchi, per poi giocarsi tutto in quello della boxe, è ammonito dall'arbitro, e da quel momento ha dieci secondi per effettuare una mossa.
Le regole della boxe sono quelle professionistiche, quindi guantoni più leggeri e senza protezione per la testa.
L'incontro viene aggiudicato: ai punti, per KO, per scacco matto, perchè casca la bandierina o per abbandono in una delle due discipline,
Sergio, reduce da una durissima lotta contro delle tende della cameretta della figlia, sotto la supervisione della signora moglie e della signora suocera e con forte accento partenopeo, prima, pazientemente, mi dispiega regole e contenuti dello sport – chissà quante volte avrà dovuto farlo – e poi orgogliosamente mi racconta la sua storia.
Ha sempre respirato aria di scacchi: a casa, mamma e papà si dilettavano in lunghe e interminabili partite casalinghe. “Due NC molto appassionati”. Intorno alla fine delle scuole medie scopre un circolo vicino casa e inizia a frequentarlo. Senza seguire corsi, ma sempre da autodidatta, arriva a vincere il torneo di II cat. di Ariano Irpino nel 1996. Nel 2002 è CM grazie anche ai consigli dello “storico” Maestro FIDE Giacomo Vallifuoco. Nel 2004 è andato a vivere a Senigallia, dove si è sposato e dove lavora. Parallelamente il tempo per i tornei svanisce con l'arrivo della bambina, per altro già ridottissimo per gli impegni di lavoro che lo vedono saltellare da una parte all'altra dell'Italia.
Con la boxe, invece, è sempre stato un amore contrastato. A Sergio sarebbe piaciuto andare giovanissimo a tirare i pugni, ma a casa la cosa non era ben vista e quindi fu “convinto” a fare judo. Sport che lo ha visto ottenere anche buoni risultati a livello giovanile, ma appena raggiunta la maggiore età, si è subito iscritto ad una palestra di pugilato. Per sua fortuna, almeno a suo dire, la palestra è una di quelle che nell'ambiente conta parecchio, poiché ha dato vita a numerosi campioni nostrani e quindi il clima è piuttosto stimolante. Tutto prosegue per il meglio fino a quando nel 2005 ha avuto un tremendo incidente stradale, dove ha rischiato di non poter più utilizzare al meglio una gamba. Passa un paio di anni a cercare un minimo di forma e nel 2008 scopre il chess boxing. Ovviamente è IL SUO SPORT! Nel 2009 inizia l'attività agonistica sopratutto in Inghilterra e Germania, sino a farsi notare dagli organizzatori del Campionato del Mondo, con i quali sta in trattativa per la definizione dei dettagli per lo scontro valido per il titolo.
E' seguito a bordo ring da Gianni Burli e Corrado Sabia che gli dispensano consigli e incitamenti: li trova essenziali per la sua crescita.

Sergio e il prezioso maestro di boxe Gianni Burli

Ultimo round Leveque contro l'allora imbattuto Woolgar


Ma esiste una analogia fra questi due sport?
Secondo Sergio: “Scacchi: nobil gioco; boxe nobile arte. Già questo connota entrambe le attività come le più antiche e rispettate, nell'ambito delle sfide mentali e del combattimento. La combinazione delle due è ciò che a mio avviso impegna più globalmente l'atleta. Passare dallo stare seduti a calcolare al colpire e schivare, e viceversa, e ancora e ancora... l'emozione e la fatica, il pubblico che urla... da descrivere non è semplice, ma posso giurare che è molto più emozionante di ognuna delle due attività presa da sola. Il difficile è spiegare le emozioni alle due diverse componenti. quando provo a spiegarlo ai pugili suggerisco che nel minuto di intervallo tra un round e l'altro provino a fare un'equazione particolarmente complicata. Quando lo spiego agli scacchisti suggerisco di fare per 5 volte 400 metri di scatto e poi una lampo a 2 minuti, giusto per avere un'idea di cosa significhi giocare con i battiti a mille, il sudore, i dolori”.
Bhe, che i pugili possano fare una equazione è probabile, ma che uno scacchista, nello standard medio che conosciamo, riesca a fare più di 30 metri di corsetta leggera, la vedo cosa VERAMENTE dura e impossibile.
Le scelte scacchistiche invece?
Sergio, con una punta di rammarico, mi confida che il tempo a disposizione è veramente poco e quindi i suoi allenamenti si svolgono essenzialmente online, in disfide da 1 max 5 minuti. Questo è ottimo per allenare l'occhio tattico, anche in vista di scontri durissimi sul ring. E comunque, visti i risultati più che lusinghieri al recente campionato italiano rapid di Fano, direi che l'allenamento non è poi così scarso. “Io apro sempre e solo e4 e da nero gioco cose tranquille tipo il dragone, il gambetto di Budapest e a volte la moderna con a6”.
Ma dopo una ripresa di boxe come ci si sente seduti a tavolino? Che percentuali ci sono di fare sviste?
“Se il round di boxe è stato più di studio, si gioca bene da subito. Se il naso sanguina, non respiri, la testa gira... capirai che è difficile calcolare con precisione. Io in realtà cerco di giocare soprattutto a senso come quando si fanno le lampo a 1 e 2 minuti..L'istinto è l'ultima cosa che ti abbandona, sul ring e alla scacchiera. Comunque la cosa migliore, per la mia esperienza, è riuscire a colpire forte al fegato l'avversario alla fine del round. In un minuto non si recupera, e a quel punto lascerà qualcosa in presa, garantito... i fan inglesi dicono: my left hook won the rook cioè con il gancio sinistro ho guadagnato la torre. Come con l'allora imbattuto campione inglese Woolgar: prima della fine della ripresa, lo avevo colpito durissimo con un gancio destro, e appena ripreso a giocatore a scacchi è crollato in poche mosse”.
Per concludere, una curiosità che mi perseguita: ma sul ring salgono le ragazze con i cartelli dei numeri dei round? Capisci che è una cosa che mi potrebbe togliere il respiro.
“Salgono, salgono, eccoti alcune foto di quei momenti....”
Bhe, debbo dire che le foto meritano tutta la mia attenzione e che diventano un motivo in più per appassionarmi a questo sport.



Ci sono le ragazze, ci sono
Come merita la mia attenzione la pagina la fan page su facebook, - Sergio Leveque fan club - e dato che ci siamo iscriviamoci anche noi: diamogli un bel po' di sostegno al giovinottone tutto muscoli ….. e cervello.
In bocca al lupo, Sergio, e semmai ci dovessimo incontrare sulla scacchiera ricordati che IO SONO AMICO TUO... Bellincampi, non lo so, FORSE qualche volta ha anche parlato male di te.. (poi ti indico anche tutti gli altri che parlano male di te...). regolati!

SCHEDA TECNICA
Name Sergio
Last Name Leveque
Alias The Phoenix
Height 193 cm
Weight 100 kg
Date of birth oct 10th, 1978
FIGHTING EXPERIENCE
Boxing Experience 14 fights
Chessboxing Experience 4 fights
Chessboxing ranking: No 1 contender for the Heavyweight Title
REMARKABLE EXPERIENCES
fought K1 star Ionut Iftimoaie
fought CAGE RAGE star Andrew Costello
fought olympic silver medallist Fabio Turchi
been main sparring partner of former European Cruiserweight Champ Pietro Aurino, sparred a hundred rounds with him in his preparation for WBU intercontinental championship
Sparred with Amateur World Champion and Olympic silver medallist Clemente Russo, when we where both training for national championship



CIS or not CIS...
Update: aggiunta in fondo all'articolo una tabella di riepilogo per serie e regioni
Sono molte le dimensioni del Campionato Italiano a Squadre che hanno un valore prezioso per i nostri scacchi. Si pone l’accento sui circoli, vera cellula base del movimento, e su un aspetto sociale e aggregante dell’esperienza agonistica, senza contare che il binomio società – squadra CIS è una delle migliori occasioni in cui tentare l’aggancio con uno sponsor, per quanto questo sia difficile in ambito scacchistico. Ed è evidente come il CIS abbia fascino ed “energia”, coinvolgendo ogni anno migliaia di scacchisti e spesso riportando alla scacchiera maestri e appassionati che non giocano da tempo.
Sulle nostre pagine, nei commenti degli articoli sul CIS, si è sviluppato più volte il dibattito sulla formula della manifestazione, in particolare in relazione agli squilibri che a volte si sono creati, comunque considerando le difficoltà di un campionato nazionale che risente delle scarse risorse e che si è sempre articolato con formule brevi, di fatto compresse dai diversi fattori da tenere in considerazione. Naturalmente, solo ringraziamenti per chi organizza, investendo non poco tempo personale per il buon andamento del Campionato. Non in termini critici o polemici quindi ma con la voglia di costruire insieme, sembra esservi spazio per dibattere sulle possibilità di sviluppo, di mettere in campo idee, di recepire l’interesse e le valutazioni di chi partecipa. Essendo il campionato 2012 già prefigurato da quello attuale, si parlerebbe di ipotesi dal 2013 in poi, in cui il campionato del 2012 potrebbe al massimo, credo, recepire l’avvio di un cambiamento in termini di promozioni e retrocessioni.
Nel corso dell’articolo poniamo una serie di domande e invitiamo molto a intervenire per esprimere una valutazione al riguardo, meglio se firmando il proprio intervento.
Ma bisogna davvero cambiare qualcosa? Vi è già spazio per discutere su questo! Molti ritengono che il CIS sia troppo “ridotto”, con i gironi di sole 6 squadre delle varie serie, fino alle situazioni dei sub – gironi, un paio di partite e campionato concluso… Un CIS avvertito come “piccolo” e, a volte, poco stimolante. Altri, tuttavia, considerano come la formula rispecchi le necessità (economiche, di differenziata distribuzione geografica delle squadre, senza contare le isole e la forma allungata del nostro amato Stivale) e che, in questo ambito, rappresenti comunque una delle poche soluzioni praticabili. Spesso l’organizzazione del CIS deve risolvere veri e propri “rebus”, tra defezioni, distanze chilometriche rilevanti, numeri di squadre che, tra mille motivi, diventano diversi da quelli previsti nelle serie. Basta dare un’occhiata ai tabelloni delle serie di quest’anno per rendersene conto.



Qualcuno ha osservato che, se non si ritiene di voler spendere energie e denaro per questa manifestazione, non è obbligatorio partecipare al CIS. Si tratta di una considerazione “forte”, anche se non priva di fondamento. E’ comunque evidente come l’interesse di tutti (del nostro movimento nel suo complesso) passi per un campionato capace di coinvolgere nel modo più ampio. Sono in qualche modo in discussione due filosofie diverse: un CIS che deve “inseguire” le debolezze del movimento o un CIS più stabile e importante che possa dare maggiore valore alla competizione e trainare il movimento? Ovviamente meglio la seconda opzione, ma ci riusciremmo?
Domanda 1: è opportuno cambiare la formula del CIS?
Negli ultimi anni ci sono state in realtà delle modifiche: la formula attuale del Master è stata anche una risposta alla crescita del movimento e i cambiamenti della massima serie hanno ovviamente portato l’attenzione sulla collegata serie A1. Nel frattempo si è sviluppato il sistema dei raggruppamenti, che in qualche modo ha modificato l’assetto e rende possibili più soluzioni in termini di “formule”. La mancata riforma dello scorso anno si era posta l’obiettivo di ridurre il numero di serie a 4 dalle 6 attuali. La nuova ipotesi era legata ad alcuni degli aspetti che non rendono facile lo sviluppo del nostro CIS, cercando in particolare, con l’elevatissimo numero di squadre anche in seconda serie, una minore distanza geografica (e quindi, in media e in linea di massima, una minore spesa) nell’ambito dei gironi (sempre da 6), pur prevedendo poi la fase di playoff per le prime 2 di ogni girone, con l’impegno economico che questo avrebbe implicato per le partecipanti alla fase finale.
A margine va ricordato anche l’esperimento delle fasi finali del CIS per il titolo di categoria, che ha avuto scarso successo, forse in particolare perché “non si vinceva nulla”.
Dunque, cambiare il CIS o no? La mia impressione è che la maggior parte delle società e dei giocatori gradirebbe una crescita. Una manifestazione più “importante” è inoltre nell’interesse del movimento. Si tratta comunque di un argomento complesso e non è facile identificare soluzioni obiettivamente migliori di altre. La strutturazione attuale e quella della mancata riforma possono sicuramente costituire il riferimento per valutare le caratteristiche di una nuova formula. Le variabili sostanziali riguardano:
a) Il numero delle serie (e conseguentemente, delle squadre nelle serie): attualmente sono sei, la mancata riforma ne ipotizzava 4, con la doppia fase. La normale progressione numerica per le circa 620 / 650 squadre del CIS proporrebbe 5 serie, con una suddivisione di 20 squadre (prima serie) – 40 (seconda serie) – 80 (terza serie) – 160 (quarta serie) – 320 / 350 (promozione). Un numero maggiore di serie, tuttavia, implica maggiori possibilità di giocare con squadre dello stesso livello, fattore positivo da non sottovalutare. Analizzando tante formule diverse, nella riflessione condotta in redazione siamo arrivati all’idea che il numero attuale di 6 serie potrebbe restare la scelta migliore.
Domanda 2: quante serie sarebbe preferibile prevedere?
b) Il numero delle squadre nei gironi, connesso anche alla percentuale di promozioni / retrocessioni, spesso oggi molto alta. Con 6 squadre si possono considerare 2 retrocessioni, con un “pesante” 33,3% , come è attualmente, o una sola retrocessione, con un 16,6% più analogo a quello di altri sport ma che implicherebbe una “strozzatura” sul sistema di promozione. Con 8 squadre 2 retrocessioni danno una percentuale del 25% , decisamente più ragionevole e mantenendo la struttura di progressione numerica tra le serie: insieme all’interesse per una competizione più “compiuta” e sportivamente di maggior valore, è il motivo per cui considererei la struttura a 8 squadre per girone come quella prioritaria. Anche se resterebbero da evitare al massimo grado, eventuali sub gironi da 4 squadre, derivanti dalla formula a 8, sarebbero un po’ più plausibili e, con una retrocessione, si manterrebbe la proporzione del 25%. L’ostacolo sarebbe quello dei costi, con una maggiore difficoltà particolarmente riferibile alla Sardegna; si potrebbero però aumentare in tale ambito i rimborsi spese della Federazione, aumentando la quota di iscrizione al CIS. Sicuramente, un CIS migliore ha bisogno di qualche impegno in più (anche se niente di eccezionalmente oneroso, a ben guardare).
Domanda 3: quale percentuale di retrocessione?
Domanda 4: preferiresti giocare in un girone da 6 o da 8 squadre?
Domanda 5: saresti favorevole o contrario a un aumento delle quote di iscrizione per supportare un CIS più completo e valido?
c) La possibilità o meno di disputare il campionato in due fasi, qualificandosi dal girone per il raggruppamento finale. E una ipotesi connessa alla riduzione delle promozioni, consentendo una progressione numerica accelerata tra le serie, ad esempio del tipo 16 – 64 – 256 squadre per le prime tre serie. Implicherebbe per diverse squadre un doppio impegno, sicuramente oneroso. Resta ovviamente una ipotesi interessante.
Domanda 6: saresti favorevole o contrario a una formula a 2 fasi?
Da considerare anche un’altra ipotesi, avanzata da un nostro lettore, quella di disputare una fase regionale che qualifichi per il torneo nazionale (presumibilmente, di terza serie, prima e seconda serie resterebbero a carattere nazionale) attribuendo dei coefficienti alle diverse regioni per il numero di qualificate, in base alla forza / quantità del movimento e delle partecipanti. Avremmo così, ad esempio, il campionato a squadre del Lazio, della Sardegna, con l’evidente pregio di affrontare meglio il problema delle isole e delle distanze nei gironi del sud, valutando anche l’interesse del titolo intermedio regionale. Forse una proposta meno attrattiva per la Lombardia, che ha già un suo campionato regionale a squadre. Si diluisce inoltre il senso di campionato nazionale e si riduce il concetto di serie, anche se in ogni regione potrebbero aversi delle suddivisioni, almeno in due serie. Pregi e difetti da soppesare, comunque con una formula notevolmente nuova e diversa, un cambiamento rilevante in cui sarebbe anche complesso immaginare la transizione dalla formula attuale.
L’organizzazione della prima serie (attuale Master) è ovviamente fondamentale e costituisce un riferimento importante per la formula delle serie inferiori. Esemplifichiamo tre possibilità, con l’opzione della variante dei play - off / play – out nel sistema svizzero:
1) L’attuale sistema svizzero, in cui, per una migliore espressione dei 7 turni e per arrivare ad una percentuale di retrocessioni meno “robusta”, sembrerebbe interessante passare a 16 o a 20 squadre, con le 4 o 5 retrocessioni rispettivamente che darebbero una quota del 25%.
2) Un torneo di 10 squadre 9 turni, una gara maggiormente d’elite e con la completezza del girone all’italiana, come ipotizzato in una successiva fase della riforma precedente. Su 10 squadre il numero plausibile di retrocessioni sembrerebbe di 2 (forse 3, ma sarebbe già una percentuale molto elevata), con una seconda serie che avrebbe quindi solo 2 promozioni, e questo renderebbe quasi necessario il raggruppamento nazionale per la seconda serie. Questa ipotesi di prima serie a 10 squadre contrasta, evidentemente, con l’idea di una riduzione delle serie (anche se potrebbero esserci delle soluzioni).
3) La formula “final four” a doppio girone con play off / play out. Possibile a 12 squadre con 3 retrocessioni, 5 turni per i gironi + playoff (due gironi da 6, semifinali e finale per le prime due, le ultime 3 di ogni girone si incrociano in un incontro per la salvezza). Più equilibrata probabilmente a 16 squadre con due gironi da 8, 4 retrocessioni (le prime due e le ultime 4 di ogni girone si incrociano); più lunga, con 9 incontri necessari per vincere lo scudetto e 8 per definire le retrocessioni.
In tutte le ipotesi a sistema svizzero potrebbe valutarsi l’idea di disputare, dopo i turni stabiliti, delle finali play – off / play – out . Solo a titolo di esempio, per la prima serie a 16 squadre, dopo sei turni “svizzeri”: la prima contro la seconda per lo scudetto, la terza con la quarta per il “bronzo”; retrocessione per le ultime due più gli incontri della sestultima con la terzultima e della quintultima contro la quartultima. Qualche complessità in caso di spareggi rapid (sia per accedere ai play - off / play - out, sia per decidere l’esito finale in caso di pareggi nei play – off, un quadro praticabile solo giocando i play - off / play - out in una giornata successiva, come d’altra parte sarebbe comunque logico; una possibilità interessante per i playoff è che la squadra meglio classificata nella prima fase si aggiudichi l’incontro in caso di parità – © Megalovic Copyright
– senza ulteriori spareggi).
Domanda 7: quale formula per il Master?




Una considerazione a parte per l’esperimento delle fasi finali del CIS per il titolo di categoria: ove si volesse provare a riproporle si potrebbe cambiare significativamente la manifestazione, rilanciandola come Coppa Italia a squadre, magari riservando uno o più posti per la promozione alla serie superiore (quindi tenendo conto di questo nel numero di gironi della serie corrispondente), senza limitare inoltre le possibilità di iscrizione alle vincitrici dei gironi di campionato, consentendo a tutte le squadre di una serie (ad esclusione delle retrocesse) di partecipare a tale manifestazione. Oltre ad essere una manifestazione più interessante nelle premesse (forse, ponendo le basi per una grandissima manifestazione nazionale a squadre), l’idea potrebbe offrire margini di duttilità nella gestione del campionato. La Coppa Italia, in quanto manifestazione complessiva, potrebbe anche essere il riferimento per i ripescaggi in caso di defezioni l’anno successivo.
E’ evidente che le diverse combinazioni delle molte possibilità possono dare luogo a miriadi di formule diverse. Tuttavia sembra opportuno, per promuovere davvero dibattito e possibili soluzioni, esemplificare di seguito alcuni format, prendendo in considerazione tutte le serie, per una giusta attenzione complessiva e per non sottovalutare eventuali difficoltà. In tutte le ipotesi considero i gironi da 8 squadre invece di 6, con percentuale di retrocessione del 25%. Per le serie uso i termini generici di prima, seconda, terza serie, ecc. , eventualmente proponendo delle denominazioni. Non sintetizzo la formula attuale, ovviamente nota. Mantenendone l’ossatura, le variazioni possibili riguarderebbero principalmente il Master e la A1, in merito al numero delle squadre e alle tipologie di gara e turni, secondo le tante ipotesi prospettate.
Credo sia importante visualizzare la distribuzione numerica “teorica” attuale: Master 14 squadre, A1 24, A2 48, B 96, C 192; totale 374 + le circa 250 / 280 squadre che disputano la Promozione.
Formula 5 serie con gironi da 8:
dei “meriti” dei gironi a 8 squadre abbiamo accennato, con il riferimento di una percentuale di retrocessione del 25%. Naturalmente è implicato un maggior impegno di spesa (anche se modesto) con il maggior numero di spostamenti per le varie giornate o con la maggiore durata del raggruppamento (7 turni invece di 5). Da prendere in considerazione, ove consentisse dei risparmi, la formula del doppio week end. Una ipotesi di sequenza con 5 serie potrebbe vedere, a partire dal 2013:
Prima serie: 20 squadre, girone unico svizzero 6 / 7 turni + play off / play out, 5 retrocessioni (25%).
Seconda serie: 40 squadre, 5 gironi all’italiana da 8 squadre, 5 promozioni e 10 retrocessioni.
Terza serie: 80 squadre, 10 gironi all’italiana da 8 squadre, 10 promozioni e 20 retrocessioni.
Quarta serie: 160 squadre, 20 gironi all’italiana da 8 squadre, 20 promozioni e 40 retrocessioni.
Quinta serie (Promozione): iscrizione libera, tornei regionali / interregionali, a gironi (da 6, 8 o a seconda delle esigenze) o anche con raggruppamenti a sistema svizzero, con 40 promozioni.
Per le denominazioni dal 2013 proporrei la sequenza A1, A2, B, C, Promozione.
Una formula strutturalmente simile all’attuale ma in realtà abbastanza innovativa, con un cambiamento evidentemente profondo. Riduce solo lievemente il problema delle maggiori distanze, nel centro – sud e delle isole, data la superiore consistenza numerica delle serie. Le squadre impegnate nelle serie “nazionali” scenderebbero da 374 a 300, conseguenza del minor numero di serie, fattore da valutare. E’ naturalmente possibile disegnare un CIS 2013 con gironi da 8 mantenendo le sei serie.
Nota: in tutte le formule il 2012 si giocherebbe come già stabilito nell’attuale organizzazione (Master a 14 squadre, A1 con 4 gironi da sei squadre, ecc.) ma verificando accuratamente i meccanismi di promozione e retrocessione per arrivare al nuovo assetto immaginato. In questo, l’ipotesi Coppa Italia con alcuni posti promozione a disposizione potrebbe supportare il meccanismo di transizione.
Formula prima serie 10 squadre all’italiana, serie successive a gironi da 8:
una prima serie “d’elite” da 10 squadre implica una importanza maggiore della seconda serie, che, in connessione anche alle sole due promozioni, apparirebbe più logica con la formula del raggruppamento. Ragionevole in questo ambito mantenere le sei serie. Una ipotesi potrebbe vedere, a partire dal 2013:
Prima serie: 10 squadre, girone all’italiana 9 turni , 2 retrocessioni.
Seconda serie: 24 squadre, due gironi svizzero 6 turni + playoff, 2 promozioni e 6 retrocessioni (si incrociano le prime 2, per la promozione, e le ultime 6, per la retrocessione, di ogni girone da 12).
Terza serie: 48 squadre, 6 gironi all’italiana da 8 squadre, 6 promozioni e 12 retrocessioni.
Quarta serie: 96 squadre, 12 gironi all’italiana da 8 squadre, 12 promozioni e 24 retrocessioni.
Quinta serie: 192 squadre, 24 gironi all’italiana da 8 squadre, 24 promozioni e 48 retrocessioni.
Sesta serie (Promozione): iscrizione libera, tornei regionali / interregionali, a gironi (da 6, 8 o a seconda delle esigenze) o anche con raggruppamenti a sistema svizzero, con 48 promozioni.
Per le denominazioni dal 2013 qui manterrei le attuali Master, A1, A2, B, C, Promozione.
La formulazione proposta qui riprende l’idea di una grande manifestazione finale (34 squadre tra prima e seconda serie). Il resto si riallinea alla strutturazione numerica attuale ma con i gironi da 8. Le squadre impegnate nelle serie “nazionali” sarebbero quasi le stesse, 370 in luogo di 374.
Formula rinnovata della riforma precedente:
ho accennato prima ai criteri ispiratori e a alcuni aspetti della nuova formulazione che era stata impostata. Il cambiamento sarebbe grande, con la doppia fase di gioco (gironi + fase finale) e sole 4 serie. Il grande numero di squadre in seconda serie dovrebbe indurre ad aumentare quelle in prima serie. Anche qui considererei i gironi da 8, almeno per la seconda serie, con il seguente possibile assetto, a partire dal 2013:
Prima serie: 20 squadre, girone unico svizzero 6 / 7 turni + play off / play out, 5 retrocessioni.
Seconda serie: 64 squadre, 8 gironi da 8, le prime due di ogni girone accedono alla fase finale a sistema svizzero 7 turni (6 turni + play off?), 16 squadre per 5 promozioni. 16 retrocessioni, le ultime due di ogni girone.
Terza serie: 256 squadre, 32 gironi da 8, 16 promozioni e 64 retrocessioni. Per le promozioni le prime di ogni girone alla fase finale a raggruppamento, svizzero 7 turni (6 turni + play off?).
Quarta serie: iscrizione libera, tornei regionali / interregionali, a gironi (da 6, 8 o a seconda delle esigenze) o anche con raggruppamenti a sistema svizzero, con 64 promozioni.
Per le denominazioni dal 2013 proporrei A1, A2, B e C.
Una formula inusuale, forse un poco artificiale, comunque sicuramente interessante e che prende in considerazione alcune difficoltà obiettive. Le squadre impegnate nelle serie “nazionali” scenderebbero qui da 374 a 340.
Formula abbinata alla Coppa Italia:
l’abbinamento del CIS ad una eventuale Coppa Italia a squadre consentirebbe di dare spazio a molte delle idee accennate, arrivando ad una grande manifestazione nazionale senza obbligare le società al doppio impegno, che per alcuni potrebbe essere ostico e non gradito. L’ipotesi per il 2013 potrebbe vedere:
Prima serie: 20 squadre, girone svizzero 6 / 7 turni + play off / play out, 5 retrocessioni.
Seconda serie: 32 squadre, 4 gironi da 8, 5 promozioni (le prime di ogni girone + la vincitrice della Coppa Italia, o la migliore classificata tra quelle non già promosse, aperta a tutte le non retrocesse, sistema svizzero 7 turni) e 8 retrocessioni.
Terza serie: 56 squadre, 7 gironi da 8, 8 promozioni (le prime di ogni girone + la vincitrice della Coppa Italia, o la migliore classificata tra quelle non già promosse, aperta a tutte le non retrocesse, sistema svizzero 7 turni) e 14 retrocessioni.
Quarta serie: 96 squadre, 12 gironi da 8, 14 promozioni (le prime di ogni girone + le due migliori classificate, tra quelle non già promosse, della Coppa Italia, aperta a tutte le non retrocesse, sistema svizzero 7 turni) e 24 retrocessioni.
Quinta serie: 172 squadre, 22 gironi da 8, 24 promozioni (le prime di ogni girone + le due migliori classificate, tra quelle non già promosse, della Coppa Italia, aperta a tutte le non retrocesse, sistema svizzero 7 turni) e 44 retrocessioni.
Sesta serie (Promozione): iscrizione libera, tornei regionali / interregionali, a gironi (da 6, 8 o a seconda delle esigenze) o anche con raggruppamenti a sistema svizzero, con 44 promozioni.
Per le denominazioni dal 2013 manterrei le attuali Master, A1, A2, B, C, Promozione.
La non obbligatorietà della partecipazione alla Coppa Italia e, nel contempo, una sua buona dimensione attrattiva (un importante trofeo in palio, promozioni, il valore della classifica per eventuali ripescaggi) mi sembra rendano l’idea interessante. Per il resto il “format” riprende gli aspetti che abbiamo via via sviluppato. Le squadre impegnate nelle serie “nazionali” sarebbero quasi le stesse di adesso, 376 rispetto a 374.
Come accennato, si sono fatti solo alcuni esempi, le possibili combinazioni sono quasi infinite. Da considerare che si potrebbe anche disegnare una formula mista per i gironi, da 8 nelle serie superiori e da 6 in quelle inferiori, comunque senza oltrepassare la quota del 25% di retrocessione (ad esempio, con i gironi da 6, prevedendo degli spareggi tra le penultime di due gironi “adiacenti” nella strutturazione del tabellone). A questo punto la domanda è d’obbligo!
Domanda 8: quale format per un eventuale nuovo CIS?
Un articolo chilometrico, ma considerate che il testo, dopo la prima stesura, è stato sforbiciato e sintetizzato!
Il fatto è che una eventuale riforma richiede attenzione e riflessione, cercando di soppesare tutti gli aspetti, con particolare riguardo a quelli che meglio possono supportare la crescita del movimento, oltre ovviamente a cogliere l’interesse dei partecipanti. Da qui il rinnovo dell’invito a intervenire: il futuro degli scacchi azzurri passa anche attraverso il valore del Campionato Italiano a Squadre.
Update 21/05:
Nei commenti si è parlato molto anche di una struttura regionale del CIS, o per zone, e ho pensato di aggiungere una tabella di riepilogo delle squadre nelle varie serie, suddivise per Comitati Regionali.

Non ero sicuro dei dati completi per la promozione e ho preferito non inserirli.
La divisione per regioni, come ha osservato Edo, può essere un fattore di complessità più che una soluzione, a parte la particolarità della Sardegna. Se si parla di zone, di fatto la suddivisione dei gironi è già estremamente attenta alle distanze, come si può osservare nel riepilogo geografico disponibile sul sito FSI http://www.troso.it/distanze/visualizza.php . Cliccando su una serie si può poi visualizzare la mappa completa o quella dei singoli gironi. Dopo qualche clic è facile comprendere meglio la situazione complessiva.
L’idea di una fase regionale (o zonale) mantiene egualmente una sua validità ma a me sembra che un risultato migliore, in questo ambito, si otterrebbe con la formula del CIS a due fasi, con sole 4 serie, che mantiene caratteristiche analoghe ma con più duttilità nelle suddivisioni e senza “diluire” il senso e la struttura di un campionato nazionale.