Confesso di non aver mai visto il film da cui è tratto il titolo dell'articolo, e ho solo pochi ricordi del programma televisivo (oggi molto popolare con il nome di “Amici”) che ad esso si ispirava. In sostanza, l'obiettivo è quello di esaltare dei giovani non ancora molto noti, ma che già dimostrano di avere un certo talento nel mondo dello spettacolo, e di metterli in gara gli uni contro gli altri, per fare emergere i migliori sino al punto di trasformarli in vere e proprie star a livello nazionale e magari anche oltre. A prescindere da ogni giudizio di merito sulla bontà dell'idea, la serie di articoli che voglio proporre ai lettori di Scacchierando si ispira solo apparentemente a quel formato. In realtà, sarebbe stato più corretto intitolare il pezzo “Sono diventati famosi?”, ma non volevo perdere l'occasione di attirare i più distratti con un titolo di sicuro richiamo
Grazie all'età ormai non più verdissima del vostro corrispondente, anziché cercare di indovinare il potenziale di giovani scacchisti “in erba”, abbiamo infatti la possibilità di rivivere i tempi in cui alcuni nomi nuovi stavano cominciando ad affacciarsi sulla scena scacchistica, e di valutare “col senno di poi” se hanno mantenuto o meno le promesse. Nel corso degli anni (la mia attività agonistica, anche se piuttosto ridotta rispetto a un paio di decenni fa, non si è mai interrotta del tutto) ho infatti accumulato una non disprezzabile lista di “incontri ravvicinati del primo tipo” contro numerosi aspiranti, o reali, campioni del futuro, all'epoca magari oscuri candidati maestri di cui si diceva bene ma si sapeva ancora poco.
Per non allargare troppo la ricerca, il criterio che ho scelto è stato il seguente: ho preso i primi cento italiani attivi nell'ultima lista FIDE, e sono andato a rivedere le nostre sfide risalenti a periodi in cui loro avevano già iniziato la loro parabola ascendente mentre io ero già un giocatore di livello magistrale. Ovviamente ho escluso le partite disputate quando gli avversari erano già adulti o più forti di me. Purtroppo il criterio dei “top 100 attuali” costringe a qualche rinuncia: restano ad esempio esclusi, per fare tre nomi che mi vengono in mente abbastanza a caso, giocatori come Elia Mariano, Peter De Bortoli ed Emanuele Pacilli, sul cui futuro avrei all'epoca scommesso ma che poi si sono per vari motivi più o meno allontanati dagli scacchi.
La cosa interessante, dopo aver rivisto la partita, sarà confrontare il loro livello, e magari stile di gioco di allora, con quello attuale, per capire se la mia sensazione “questo ragazzo ha un grande futuro” fosse giustificata (o magari il contrario, nel senso che NON sono stato capace di intuire il talento dei miei avversari, come accadde ad esempio nel 1995 quando pattai con l'allora diciannovenne Duilio Collutiis; non mi vergogno di confessare che mai, in base a quella partita, avrei visto in lui un futuro campione italiano). Le partite non saranno quindi scelte tanto per il loro valore intrinseco, in genere non altissimo, anche perché uno dei due giocatori sono io ma per l'interesse “storico”. Nei limiti del possibile, inoltre, cercherò di attingere a partite non presenti nei database e quindi sconosciute.
Ho potuto verificare che l'esito più frequente dei miei scontri contro giovani in rapida crescita è stata la patta, in genere combattuta: la superiore capacità tattica, preparazione teorica o intuito posizionale dei futuri campioni erano controbilanciate da una minore esperienza o da qualche calo di concentrazione o di tenuta fisica, e le due cose si compensavano: cosi' uno di noi si portava magari in vantaggio ma poi non riusciva a concretizzarlo. Esistono tuttavia, com'è ovvio, anche numerosi casi di vittorie e di sconfitte, e nel futuro cercherò di alternare un po' tutti e tre i risultati, senza accanimenti né indulgenze nei confronti dei singoli, qualunque possa essere la mia opinione su di loro a livello umano: 1, ½ e 0 sono dati oggettivi!
Magari, se questo modesto spunto desterà un minimo di interesse, anche altri collaboratori di Scacchierando ormai entrati negli “anta” vorranno condividere le loro esperienze contro gli ex-giovani talenti e confrontarle con le mie...
Ora bando alle ciance, entriamo nel vivo e passiamo ad una mia batosta risalente a oltre sette anni fa. Per seguire il consiglio di qualche buontempone, che dopo il precedente articolo dal titolo “Le gemelle” mi aveva suggerito di passare a “I gemelli”, il mio avversario è uno dei due fratelli Stromboli, per la precisione Carlo, oggi MF e n. 54 del ranking nazionale con un Elo di 2326, nonché specialista del gioco rapido nel quale ha al suo attivo diversi risultati prestigiosi, ma che all'epoca era solo diciottenne e aveva appena 2119 punti, quindi oltre 150 meno di me. Ecco la partita:
Ferretti,Folco (2282) - Stromboli,Carlo (2119) [C78] Montecatini Terme (6), 30.12.2004
1.e4
Siamo all'ultima partita di un Open da 6 turni giocato durante le feste natalizie. Già allora, nelle mie partite di Bianco ero solito alternare 1. e4 a sistemi ultra-chiusi caratterizzati da fianchetti e centro fluido. Siccome il torneo stava andando maluccio, pensai che una partita aperta mi avrebbe dato maggiori possibilità di vittoria, dimenticando che contro i giovani conviene stare alla larga dalle posizioni tattiche quando si è fuori forma... Non a caso, le mie uniche vittorie contro i gemelli Stromboli in partita lenta arrivarono entrambe l'anno dopo al torneo di Falconara, e in tutti e due i casi, di Bianco, optai per una tranquilla Reti!
Ed ecco la Neo-Arcangelo: una delle difese più dinamiche per il Nero contro la Spagnola, sicuramente più adatta allo stile di Stromboli che al mio. Questa variante ha del resto una lunga storia "italiana": cavallo di battaglia di Michele Godena fin dagli anni '90, è stata di recente ripresa con buon successo anche da Fabiano Caruana. In "Revolution in the '70s", Kasparov confessa di non aver trovato una continuazione chiaramente vantaggiosa per il Bianco contro questa linea. Di Nero non l'ho praticamente mai usata, preferendo al limite in alcune partite l'Arcangelo "classica" con 6. .. Ab7.
7.c3
[7.Te1?! Cg4!;] [7.Cxe5 Cxe5 8.d4 Axd4 9.Dxd4 d6 con posizione a doppio taglio. Consiglio agli interessati di rivedere una spettacolare Vocaturo-Godena giocata in un Campionato italiano di qualche anno fa.;] [7.a4!? con probabile rientro nella prossima nota]
7...Ab6 8.d4
Ovviamente questa spinta cosi' naturale non è un vero e proprio errore, ma per chi non conosce questa variante potrebbe essere utile una piccola digressione sull'ordine di mosse più flessibile e quindi più preciso. [Giocando 8.a4! con il pedone nero ancora in d7 e cioè quando non è possibile .. . Ag4, il Bianco costringe il Nero a compiere una scelta che restringe le sue possibilità: dopo 8...Tb8 la colonna 'a' è del Bianco e non ci sono gli antipatici tatticismi che vedremo in partita (se invece 8...Ab7 l'Alfiere non potrà più andare in g4 e il Bianco può quindi risparmiare un tempo su h3. Sono dettagli, ma in una posizione aperta possono fare la differenza!) ]
8...d6 9.h3?!
Questa è invece un'imprecisione che permette al Nero di pareggiare il gioco. Non era però facile trovare il seguito giusto davanti alla scacchiera, a dimostrazione del fatto che per rimanere competitivi i giocatori della "vecchia guardia" devono mantenersi aggiornati sullo studio della teoria o, in alternativa, ripiegare su aperture più tranquille! [Il punto è che il Bianco non deve aver paura di giocare 9.a4! Ag4 (9...Ab7+/=) 10.axb5 axb5 11.Txa8 Dxa8 12.h3! Ah5 e ora, con l'Alfiere campochiaro nero lontano dalla diagonale c8-h3, non è troppo rischioso fissare la struttura spingendo in d5. (12...Axf3? sarebbe decisamente ingorda: 13.Dxf3 exd4 14.e5! dxe5 15.Ag5 e4 16.Df5 ed il Nero sconta la lontananza della Donna della difesa nonché il mancato arrocco, ma se per ottenere un vantaggio col Bianco bisogna giocare queste posizioni con la stessa precisione di Michael Adams [esperto della Arcangelo con entrambi i colori] c'è qualcosa che non va...) 13.d5+/=; 9.dxe5 Cxe5 10.Cxe5 dxe5 11.Dxd8+ Rxd8 12.Axf7 Tf8 (12...Cxe4? 13.Ad5) 13.Ad5 (13.Ab3? Cxe4 14.Ad5? Cxf2!-+) 13...Cxd5 14.exd5 Ab7 non dà alcun vantaggio al Bianco]
9...h6
Anche il Nero avrebbe potuto guadagnare un tempo omettendo questa mossa profilattica, dato che dopo 9...Ab7 10.Ag5 h6 11.Ah4?! (11.Axf6 Dxf6=) 11...g5! abbiamo un tipico caso in cui il giocatore che ha astutamente ritardato l'arrocco può trarne giovamento a scapito dell'avversario.
10.a4 Ab7 11.Te1 0-0
E ora, in questa posizione ancora teorica, il Bianco può scegliere come risolvere la tensione sia al centro sia sul lato di Donna in vari modi: il cambio in b5, la spinta in d5, lo sviluppo con Ca3, quello con Dd3, ecc. Sono tutte idee che sono giocabili e sono state pure giocate, anche in partite fra italiani. Il vostro commentatore dimostra però tutto il suo talento combinandole nell'unica sequenza che lascia partita vinta al Nero dopo appena 15 mosse!
12.axb5
12.d5 sarebbe probabilmente oggi la mia scelta, senza chiarire la situazione sul lato di Donna, almeno fino a quando il Nero non abbia deciso se spostare il Cavallo in e7 (che elimina il tatticismo verificatosi in partita) o in a5.
12...axb5 13.Txa8 Dxa8!
In questa precisa posizione, in cui il Bianco non ha più la casa g5 per i suoi pezzi, questa ripresa mi sembra più forte di quella di Alfiere, in quanto crea minacce sulla grande diagonale. Non c'era però ancora motivo di lasciarsi prendere dal panico...
14.Ca3
14.d5!? era nuovamente più tranquilla, e se 14...Ce7 (14...Ca5 15.Ac2 con gioco equilibrato, come in Valenti-Zimina, Bratto 2007) solo allora 15.Ca3
14...Ca5!
Molto ben giocato da parte di Stromboli, e una spiacevole sorpresa per me. La pressione su e4 consente al Nero non solo di ignorare l'attacco su b5 ma anche di lasciare momentaneamente in presa il pedone e5.
15.d5??
Il mio amico MF Renzo Ramondino (che proprio a Montecatini disputò un ottimo torneo) sostiene che, non trovandomi a mio agio nelle posizioni troppo manovrate, sono restio a chiudere il centro fino a quando non è assolutamente necessario. Questa volta purtroppo il blocco, pur essendo strategicamente giustificato proprio come lo sarebbe stato ai tratti 12 o 14, va incontro a una brutale confutazione tattica, che si basa su un tema insolito anche se non difficile da vedere. [15.dxe5 fu giocata nell'unica altra partita di mia conoscenza ad aver raggiunto questa posizione, fra due scacchiste polacche, e dopo 15...Cxe4 (15...dxe5 16.Ac2) 16.Ae3 le reciproche debolezze dei vari pedoni tendono a cancellarsi portando a una posizione più o meno pari, anche se a mio avviso forse più facile da gestire per il Nero, i cui pezzi hanno un maggiore potenziale dinamico.; 15.Ac2 è pure giocabile, anche se lascia al Nero l'ulteriore opzione del cambio in d4 e quindi implica la necessità di maggiori calcoli e valutazioni, non sempre lucidi alla fine di un torneo con 2 turni al giorno...]
15...Cxb3 16.Dxb3 Cxe4!-+
La batteria D+A sulla grande diagonale, che ingenuamente avevo pensato di contenere spingendo in d5, demolisce il centro bianco. La partita è finita virtualmente prima ancora di essere iniziata. Spero che i lettori e il mio avversario mi perdoneranno per aver continuato ancora tante mosse, quasi fino al matto, pur sapendo benissimo di non avere nessuna speranza, ma farsi ridicolizzare cosi' di Bianco non capita tutti i giorni, e doversi concentrare sulla partita ritarda il momento della resa dei conti con se stessi... Comunque le mosse restanti non sono del tutto inutili: oltre a rendere un po' più succosa quella che altrimenti sarebbe rimasta una miniatura, ci permetteranno anche di valutare la tecnica dell'allora CM Carlo Stromboli.
17.Ae3
17.Txe4? Axd5
17...Axe3
Dopo 17...Axd5 18.Dxb5 il computer, non pago del già enorme vantaggio derivante dal fortissimo Alfiere campochiaro, anziché rientrare in partita con la presa in e3, vuole guadagnare un pedone con la simpatica sequenza 18...Cxc3! 19.bxc3 Axf3 20.gxf3 Axe3 seguita dalla presa in a3. Il piano di Stromboli, che al dominio della grande diagonale affianca anche quello sulla colonna 'b' e più in generale sull'intero lato di Donna, è però altrettanto vincente e non c'è motivo di criticarlo.
18.Txe3 Axd5 19.Dxb5 Tb8 20.De2 f5! 21.Ch4
Due Cavalli su due sul bordo della scacchiera non sono proprio una media ideale, ma le alternative non erano molto migliori. [Ad esempio, il tentativo di riportare in gioco la Torre con 21.Td3 avrebbe permesso la rovina della struttura pedonale bianca sul lato di Re dopo 21...Cc5! e la successiva presa in f3.]
21...f4
Proprio a fianco della grande diagonale bianca, totalmente nelle mani del Nero, è sorta un'imponente catena pedonale c7-d6-e5-f4, anch'essa completamente tabù per le disperse forze bianche...
22.Td3 Cf6 23.Td1 Db7 24.Dd3?!
Non ho troppi rimpianti per aver giocato questa mossa: in posizione completamente persa, se proprio non si vuole abbandonare, è legittimo affidarsi a delle trappole (per quanto banali come questa) come unica speranza di salvezza. Oggettivamente, però, per prolungare la resistenza sarebbe stato meglio spingere il pedone 'b'. [sarebbe stata migliore 24.b4-+]
24...Ae6?!
La prima di poche imprecisioni commesse dal Nero in questa partita, comunque irrilevanti perché la posizione resterà sempre vinta, e in questi casi non ci si spreme più di tanto per cercare la conclusione più rapida. [24...Dxb2? 25.Tb1 era ovviamente da evitare; 24...Ae4! controllando la casa b1, avrebbe invece permesso il guadagno di un secondo pedone: 25.Dc4+ d5]
25.b4 De4
Penso che lo Stromboli di oggi, più consapevole del suo notevole talento tattico, avrebbe cercato di conservare le Donne per vincere in mediogioco. All'epoca, invece, il timore reverenziale verso l'avversario più titolato lo spinge a entrare in un finale talmente superiore che sbagliare diventa quasi impossibile. Se vogliamo, anche questo è un segno di umiltà e quindi di maturità!
26.Dxe4 Cxe4 27.Tc1 Cg5?!
Con l'apprezzabile idea di spingere in f3, provocando un cambio che lascerà il Bianco con dei pedoni doppiati ed il Nero con uno passato sulla colonna 'h'. Se si corre alla posizione finale, si potrà constatare il pieno trionfo della strategia del Nero, ma dopo la banale occupazione della colonna aperta con la Torre queste finezze non sarebbero state neppure necessarie! [27...Ta8! 28.Cb5 (28.f3? Cg3 29.Ta1 Rf7 seguita da g7-g5 guadagnando il Cavallo; 28.Cc2 Cxc3; 28.Cb1 Ta1) 28...Ac4! 29.Cxc7 Tc8 sarebbe stata un'ottima illustrazione del dominio del Cavallo sull'Alfiere]
28.Cb1
Questa ritirata è una delle poche mosse decenti giocate dal Bianco in partita. Il Cavallo si sottrae agli antipatici tatticismi visti nella nota scorsa e si prepara a tornare in direzione del centro. [Del resto non era possibile impedire la spinta in f3: (28.f3? Ch7! 29.g4 altrimenti segue Rf7 e poi ugualmente g5 29...fxg3 30.Rg2 g5 guadagnando il pezzo)]
28...f3!? 29.Cxf3 Cxf3+ 30.gxf3 Axh3 31.Cd2 Af5
Anche questa non compromette affatto il vantaggio decisivo del Nero, ma non si capisce perché lasciare la colonna 'a' al Bianco...
32.Ta1 Tb7?!
Il Nero avrà la saggezza di tornare sui propri passi al tratto successivo, riconoscendo che impedire l'entrata in settima della Torre bianca non è possibile, ma neppure necessario perché il Bianco non è in grado di minacciare nulla di serio. Ovviamente ciò significa che l'immediata centralizzazione del Re avrebbe fatto durare la partita un paio di mosse in meno. [32...Rf7 33.Ta7 Tc8; 32...Tc8]
33.Cc4 Tb8 34.Ta7 Tc8 35.Rh2
A quanto pare, il mio motore considera questa mossa come il male minore per il Bianco. Mah, chissà perché non mi sembra un grande motivo di vanto...
35...Ae6 36.Ca5 ...
cosi' come non mi vergogno molto di aver scelto questa anziché la ritirata in e3, preferita dalla macchina. Almeno posso far finta di mettere paura al Nero con qualche strana evoluzione di Cavallo...
36...Rf7 37.b5 Rf6 38.Rg3 h5
Il pedoni passati vanno spinti!
39.Cc6
La minaccia del Bianco (Tb7 e poi Ca7) è a dir poco farraginosa, e viene infatti prontamente stroncata dal Nero, ma nei finali inferiori ogni pedone che si riesce a cambiare è un successo - una potenziale Donna avversaria in meno!
39...Ad7 40.Cb4 Axb5 41.Cd5+
Sembra decisamente senza speranza anche 41.Txc7 Txc7 42.Cd5+ Rf5 43.Cxc7 Ac6 44.c4 g5 seguita da h4+ e dalla caduta del pedone f3. Poco fa abbiamo detto che nei finali inferiori bisogna cercare di cambiare i pedoni, ma non è altrettanto logico cambiare un pezzo relativamente attivo (torre bianca in settima) con uno relativamente passivo (torre nera legata alla difesa di c7). Ciò detto, sarà proprio quest'ultimo a dare matto, per cui forse la liquidazione delle Torri mi avrebbe concesso un'agonia altrettanto certa ma più "onorevole".
41...Rg5 42.Ce7!?
Cercare di resistere in queste condizioni è un'impresa deprimente: qui, ad esempio, la presa di Torre rientrava nel seguito della partita, mentre dopo 42.Cxc7 Ac4! il Bianco non può eseguire mosse degne di questo nome né con la Torre né con il Cavallo.
42...h4+ 43.Rg2 Tf8 44.Txc7 Ae2!
Più che a catturare un pedone doppiato, il tratto del testo serve a piazzare l'Alfiere in f3 e a permettere l'ulteriore avanzata del Re nero, entrambi elementi che daranno un prezioso contributo alla formazione di una rete di matto.
45.Cc8
Minaccia contemporaneamente i pedoni d6 e g7 (fra l'altro con scacco), e al tempo stesso tiene chiusa l'ottava traversa, per impedire alla Torre nera una micidiale penetrazione via a8 e a1. Si può chiedere qualcosa di più a una sola mossa? Beh, forse si', perché questo salto di Cavallo (come del resto tutte le alternative) perde forzatamente...
45...Axf3+ 46.Rg1 g6! 47.Tc4
Disperazione? Vedendo che non può catturare né il pedone 'd' né quello 'g', il Bianco si ostina a non abbandonare e gioca una mossa piuttosto assurda che probabilmente voleva impedire al Re nero di avanzare ulteriormente. C'è da dire che eravamo entrambi rimasti ormai con pochi minuti per finire la partita, e quindi questo e i successivi errori da parte di entrambi (che, è bene ripeterlo, non mettono MAI in discussione la vittoria del Nero ma solo la sua rapidità) sono forse parzialmente giustificabili. [47.Cxd6? Ta8; 47.Rh2 è l'eroico tentativo del computer per limitare i danni e "contenere" il vantaggio del Nero entro una valutazione di solo -4.]
47...Ad5
E' facile verificare che dopo 47...d5 tutte le risposte del Bianco portano in breve tempo alla perdita di uno o più pezzi (compreso in molti casi il Re). Siccome però la mossa di Stromboli vince ugualmente, e si basa anzi su un'idea molto più spettacolare, non vedo perché bisognerebbe accompagnarla con un punto interrogativo.
48.Tc7 h3?!
E' incredibile che una spinta cosi' naturale non sia la più forte, eppure... [48...Tf3! avrebbe vinto subito, secondo l'oracolo: l'elegante minaccia Th3-h1 oppure Td3-d1 costringe infatti il Bianco a strani contorsionismi di Re per evitare il matto, permettendo al Nero di guadagnare due tempi secchi rispetto al seguito della partita. 49.Rf1 h3 50.Rg1 Rg4 con l'idea h2+ e poi Th3+]
49.Cxd6
Miracolo! Della catena c7-f4, che un tempo dominava la posizione, è rimasto un pedone solo: peccato che nel frattempo il Re bianco sia messo sempre peggio e che i suoi pezzi siano molto lontani dal poterlo aiutare.
49...Rg4
50.Tc5?
L'ultimo errore. In questi casi un commentatore esterno può prendersi la licenza di scrivere "permettendo cavallerescamente al Nero di dare matto sulla scacchiera" o cose del genere: invece il sottoscritto, come diretto interessato, deve confessare che non aveva visto il matto sulla colonna 'h' e coltivava ancora qualche piccola speranza di patta basata sulla caduta del pedone e5. [50.Tc8 era chiaramente forzata per controllare h8, ma altrettamento chiaramente non sarebbe servita a salvare il Bianco. 50...h2+ 51.Rxh2 Txf2+ 52.Rg1 Rg3 ecc.]
50...h2+!
La giusta conclusione della partita: il pedone passato si immola per stanare il Re bianco: ovviamente a 51. Rxh2 seguirebbe 51... Th8+ e matto in h1. Cosi' Stromboli chiuse il torneo con un buon 4/6, mentre io mi fermai a quota 3 con un salasso di oltre 20 punti Elo.
0-1
Per quanto poco significativa possa essere una sola partita (fra l'altro decisamente a senso unico, come si è visto), possiamo trarne alcune conclusioni:
già allora, Carlo Stromboli aveva una buona preparazione in apertura e, soprattutto, sapeva scegliere impianti congeniali al suo stile, in modo da riuscire a trovare il seguito giusto pur non conoscendo magari a memoria tutte le varianti;
era un giocatore di grande talento tattico, in grado di trovare seguiti anche imprevisti e di calcolare con una certa precisione parecchie mosse in avanti, ma non infallibile, in quanto il computer ha trovato diversi miglioramenti (sia pure non trascendentali) alla sua condotta di gioco;
strategicamente si caratterizzava per un approccio pragmatico alla partita, preferendo entrare in un finale facilmente vinto anche se lungo piuttosto che mantenere le Donne sulla scacchiera ma rischiando di compromettere il vantaggio con un'eventuale svista;
nei finali, a parte qualche incertezza prontamente corretta, dimostrava di aver compreso come l'attività del Re e i pedoni passati siano più importanti del singolo pedone in più o in meno, anche se certo tutto è più facile quando si parte già in vantaggio di materiale;
infine (questo dalla partita non si vede, ma chiunque lo abbia conosciuto potrà confermarlo per esperienza diretta) Carlo, come anche il gemello Ettore, era ed è ancora persona di estrema correttezza e sportività davanti alla scacchiera e non solo. Tale circostanza mi rese leggermente meno amaro il gusto della sconfitta e, a mio avviso, è un valore che nella vita conta più di centinaia o anche milioni di punti Elo di differenza!
Per questa prima puntata del ciclo abbiamo finito: ci rivediamo (spero) fra un mese circa per il prossimo articolo.
“Un classico è un libro di successo sopravvissuto alla reazione del periodo e della generazione successiva. Allora è al sicuro, come uno stile nell’architettura o nel mobilio. Ha acquistato una dignità pittoresca che sostituisce la moda.”
[Francis Scott Fitzgerald, Belli e dannati]
“Meglio un piano cattivo che nessun piano”, sentenziava Emanuel Lasker. All’ombra di questo precetto sono cresciute generazioni su generazioni. Germogliate nel fertile terreno delle idee. La linfa di cui si nutre ogni albero delle varianti. Oggigiorno, tuttavia, sarebbe facile ribattere che un piano cattivo porta alla disfatta: meglio allora nessun piano che la sconfitta. La differenza tra il fosforo ed il silicio, in bilico tra chimica e filosofia.
Ci stiamo inerpicando in terreni impervi, risalendo un antico fiume. Come gli epici cercatori d’oro del Klondike, risaliamo la corrente e setacciamo pagine su pagine, per ritrovare pagliuzze e pepite di rara bellezza. “Strategia e tattica degli scacchi” di Georgij Lisitsyn (Edizioni Ediscere, Verona 2010, 440 pagg.) è la miniera agognata, il pozzo di San Patrizio, da cui decine di autori hanno attinto a piene mani. Un’opera che merita un posto di assoluto rilievo nella storia degli scacchi.
In principio fu Paul Rudolph Von Bilguer, il Diderot degli scacchi, a concepire l’archetipo di enciclopedia scacchistica con il suo Handbuch des Schachspiel, portato a termine da Tassilo Von der Lasa. Ma l’opera, seppur colossale, si limitava al mondo delle aperture. Steinitz e Tarrasch disciplinarono allora i concetti fondamentali del mediogioco, dando origine alla scuola classica, basata su fondamenta prettamente scientifiche. Sino all’arrivo degli ipermoderni. Tra questi, “Il mio sistema” del legislatore Aaron Nimzowitsch ebbe l’effetto di un cataclisma, con un diluvio di idee innovative e rivoluzionarie. Senza dimenticare poi “Il centro di partita” di Pëtr Romanovskij, un inno alla gioia del bello negli scacchi. La scelta di Lisitsyn fu proprio quella di incanalarsi nel solco del percorso tracciato dagli ultimi due grandi predecessori che abbiamo citato. Non soltanto sistema di idee generali a mo’ di vademecum, ma compilazione e catalogazione puntuale dei vari motivi strategici e tattici della partita, scevri del personalismo, dal soggettivismo di quel soffocante aggettivo possessivo nimzowitschiano. Senza dubbio si trattò di lavoro immane, di proporzioni mastodontiche, con tutte le difficoltà del reperire fonti senza l’ausilio del computer, impresa titanica cui collaborarono anche Batuev e Konstantinopolskij.
Benché il libro sia stato scritto negli anni’50, la sua attualità è incontestabile, perché la tattica non muta, ma parla un linguaggio di universale bellezza, dove alle combinazioni più eleganti e raffinate del passato, si accompagnano diversi studi scacchistici di pregio inestimabile, a rinvigorire la forza dei modelli prescelti dall’autore.
Tattica strategia e tecnica si susseguono in rigoroso ordine didattico, perché come spiegava con parole emblematiche l’impareggiabile Esteban Canal, “la tattica precede nel tempo la strategia, come la poesia la scienza. Poi è la strategia che precede la tecnica, come il sapere l'esperienza. Infine la tecnica precede la psicologia, come l'esperienza la saggezza”.
Gli esempi si susseguono a ritmo incalzante con ben 1077 diagrammi più 249 esercizi conclusivi, in una vertigine di temi, intervallati dalle brevi e icastiche spiegazioni dell’autore. Lo stile è quello comune a molti libri sovietici, senza fronzoli corinzi, un po’ carente di riferimenti storici, ma efficacissimo nella costruzione di una nomenclatura che suddivida i vari momenti della partita, per una migliore comprensione generale. Enrico Paoli, famoso per la sua pignoleria da “paoliglotta”, avrebbe forse arricciato il naso per la traslitterazione di alcuni nomi russi. Personalmente ho sempre pensato di aggirare il problema, affidandomi alla grafia ufficiale adottata dalla Fide e dai database, soprattutto per facilitare chi volesse reperire le partite in qualche archivio. Tanto ormai anche il GM finlandese Westerinen è abituato a quella “W” iniziale, che tanto irritava Paoli nelle sue recensioni.
Per concludere in bellezza, un meraviglioso matto in otto mosse del compositore polacco Saturnin Limbach (pag. 14), esaltazione del senso geometrico negli scacchi.
1.De4! Perché il concetto di zugzwang è stato coniato ancor prima negli studi e nei problemi che nel gioco vivo. Ad Emanuel Lasker il merito di averlo mutuato come concetto di portata generale. 1...b1D [1...Rg1 2.De1#] 2.Dxb1+ Tg1 3.Db7+ e4 [3...Tg2 4.De4 Rg1 5.De1#] 4.Dxe4+ Tg2 5.Db1+ Per chi non avesse considerato il triangolo... 5...Tg1 6.Db7+ Tg2 7.De4 Lo zugzwang che decide. 7...Rg1 8.De1#
Al termine di una entusiasmante tre giorni di gara dei Campionati Italiani Rapid di Fano2012, con oltre 800 giocatori e più di 50 maestri (6 GM e 17 IM) nei 3 tornei, presentiamo una prima galleria fotografica con le premiazioni dei 3 tornei e con i vincitori assoluti, di fascia e Under 16! Dopo il successo del 2011 nel 2012, nonostante il periodo difficile in Italia, c'è stato un sensibile aumento numerico e qualitativo ai Campionati Rapid di Fano, a dimostrazione dell'apprezzamento dell'evento dei giocatori. Sicuramente, come già fatto quest'anno per l'edizione 2012 e nel limite del possibile con 350/400 giocatori e 80 premiazioni al giorno, raccoglieremo i validi suggerimenti dei giocatori presenti per rendere i nostri eventi ancora più piacevoli e funzionanti (Dario Pedini).
Alcuni numeri dal sito FSI:
Si sono conclusi a Fano i Campionati Italiani Rapid, che hanno avuto un notevole successo di partecipazione. Questi i nuovi Campioni Italiani: Lampo 5 minuti (226 partecipanti: Fabio Bruno, con 9.5 su 11, secondo Efimov e terzo Stromboli. Rapid 15 minuti (273 partecipanti): Axel Rombaldoni con 8 su 9, secondo Brunello e terzo Vocaturo. Rapid 30 minuti (134 partecipanti): Daniyyl Dvirnyy, con 6,5 su 7; secondo Stromboli e terzo Godena. Numerosa ancle partecipazione nei Campionati Under 16: 99 giocatori nel Rapid 30', 62 nel Rapid 15' e 25 nel Lampo 5'. Ai vincitori i complimenti del Presidente Gianpietro Pagnoncelli e di tutto il Consiglio Federale.
Le vele giganti (3 metri) che segnalano i principali eventi. Una all'ingresso della città ed una nel centro cittadino. Inoltre numerosi espositori nei negozi, locandine, manifesti e articoli sui giornali prima e dopo le conferenze stampa.
PREMIAZIONE SEMILAMPO 15'
Le sorelle Scarpa, Silvia, Claudia, Alessandra, 3 titoli femminili nel torneo semilampo!
Tutti assatanati alla corsa, alla mitragliata di parole, al gioco funambolico e scoppiettante…
All’inizio volevo scrivere l’elogio della vecchiaia, ma poi il richiamo della prostata, che mi ha fatto stabilire il nuovo record di velocità fra lo studiolo e il gabinetto, mi ha convinto che non c’è mica tanto da elogiare questa ultima parte della vita. Tra l’altro mi pare che qualcuno in passato lo abbia già fatto con ottimi risultati. Rimando a lui.
Allora mi sono buttato sulla lentezza. Andando in giro per blog e nella vita ho incontrato tutta una serie di lamentele sulla lentezza e dunque sulla pesantezza sfibrante di certi libri. Una noia, una lagna, una palla! Di converso un elogio sperticato della velocità, del brio, del guizzo, della mitragliata di parole, e insomma della corsa continua e dirompente.
Io non sono certo contrario ad un ritmo pimpante, figuriamoci! Ai miei tempi andava di moda il rock and roll e il twist che era un piacere sgambettare da tutte le parti, ma poi ci si riposava pure con balli alla mattonella che era ancora meglio.
Però, però tutta questa fretta, tutta questa voglia di movimento assatanato che prende le nuove generazioni di lettori (e non) un po’ mi agganghisce (mio conio). Mi blocca, mi mette ansia. Mi instilla un dubbio. O che saranno da buttar via tutti quei creduti capolavori dove un ballo non finisce mai e le descrizioni dei luoghi, degli interni, dei paesaggi durano quanto i ricami delle nostre sante nonnette? Quei libroni, insomma, dove si finiva per ciondolare la testa arrivati appena ad un centesimo del tutto? Lentezza mezza bruttezza come si dice da qualche parte?
Ma il dubbio dura un attimo perché quei libroni mastodontici, lenti e pesanti si leggevano con calma, con rispetto del tempo dovuto, cercando di assaporarne i minimi dettagli. Senza fretta, senza furia che nessuno ci correva dietro.
Non so ma tutta questa odierna voglia di brio, di sorridente leggerezza, di allegro scorrazzar veloce di parole a volte mi sa tanto di spensierata superficialità. Compresa la mia, si capisce.
Lo stesso dicasi per gli scacchi. Tutti lì a batter le mani alle piroette, agli scontri veloci che si risolvono in un attimo e pronti a sbadigliare al minimo accenno di una strategia più lunga e complessa. Se si arriva al finale, poi, mamma mia che lagna! Gioco veloce, dinamico, ricco di sacrifici. E a chi non piace? Solo che per farlo occorre essere in due ed essere d’accordo a lasciarci le penne in quattro e quattr’otto. Un po’ di pazienza, via, lasciamo scorrere il tempo con calma, con serenità, senza farci prendere dalla smania di vedere il povero Re morto e sepolto. Le belle sorprese e le belle partite non mancheranno.
Allora un elogio alla lentezza bisogna farlo. Che poi la tartaruga, con il suo passo lemme lemme, dura anche cent’anni. E, a quanto mi risulta, nemmeno il piè veloce Achille riesce a raggiungerla.
Dopo la bella edizione di Spoleto 2011 (presentazione e articoli 1, 2, 3, 4) si torna ad Arvier per l’assegnazione dello scudetto del 44° Campionato Italiano a Squadre, dal 27 aprile al primo maggio. Cinque giorni di gara invece di quattro, importante variazione insieme al progressivo passaggio del Master a 18 squadre, dalle 14 attuali, attraverso due sole retrocessioni in questo 2012 e nel 2013.
Rispetto alle linee di massima economicità più volte considerate in merito ai problemi del CIS, due piccoli sviluppi onerosi, nella direzione di un maggior respiro della manifestazione e, evidentemente, graditi alle società. Una nuova regola anche per l’ordine di scacchiera, non più completamente libero ma con il limite di 100 punti Elo di differenza affinché un giocatore possa essere anteposto ad un altro.
Abbiamo spesso dedicato molto spazio al CIS (anche in termini di analisi organizzativa e proposte), manifestazione di punta, insieme al Campionato Assoluto, del calendario nazionale ed evento che appassiona, coinvolgendo peraltro la quasi totalità dei nostri migliori rappresentanti e spesso con diversi giocatori che disputano questa sola gara nel corso dell’anno! Magico CIS!
Per la prima volta dal 2007 non cresce la media Elo complessiva, calcolata sui primi 4 giocatori schierabili di ogni squadra, restando comunque oltre quota 2400:
2007 : 2339
2008 : 2372
2009 : 2393
2010 : 2416
2011 : 2428
2012 : 2412
Incidono la defezione dello sponsor Vimar per Marostica, la bella compagine veneta pluriscudettata che per tanti anni si è basata sullo stesso nucleo di giocatori, e le retrocessioni dello scorso anno di squadre forti come Montebelluna, Modena e Ancona (con Chieti, n° 3 del ranking, salva solo attraverso lo spareggio con Modena!). Pronto ritorno nel Master dall’A1 di quest’anno, comunque, per Montebelluna e Modena, che ha chiuso la strada ad Ancona.
Nei piani alti del ranking tuttavia si sale ancora, con Pesaro che passa da 2572 a 2586 e con il nuovo record di Padova, da 2589 a 2639!! Fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile avere in una squadra del CIS due top 10 mondiali, eppure… Merito della crescita di Caruana e della volontà della Obiettivo Risarcimento Padova di puntare in alto affiancandogli Hikaru Nakamura! Lo spazio per l’inserimento di belle formazioni come Chieti e Nereto sembra davvero piccolo e, nonostante la grande imprevedibilità del CIS, tutto fa pensare che anche quest’anno il titolo sia una questione riservata tra Padova e i campioni di Pesaro. Padova favorita, ovviamente, ma potrebbe risultare decisivo lo scontro diretto, tutt’altro che scontato.
Grande equilibrio tra le formazioni intermedie del ranking iniziale, con la lotta per non retrocedere certamente meno aspra, in virtù delle sole due retrocessioni, e forse particolarmente riferibile alle ultime quattro squadre del tabellone, con tutte le ovvie incertezze legate alla gara reale e ai meandri del sistema svizzero. La consueta panoramica delle squadre:
Obiettivo Risarcimento Padova2639: Hikaru Nakamura 2771, Fabiano Caruana 2767, Kiril Georgiev 2671, Michele Godena 2508, Fabio Bellini 2509, Duilio Collutiis 2493, Igor Efimov 2405, Alessio Valsecchi 2429, responsabile Andrea Cerulli. Sul nucleo già fortissimo dello scorso anno gli innesti di Nakamura e Godena… Viene da considerare che la seconda formazione schierabile (Georgiev, Collutiis, Efimov e Valsecchi!) si collocherebbe, con una media Elo di 2499,5 , al 4° posto del tabellone!
Nakamura e Caruana al Tata 2012
Scavolini Datagest Pesaro 2586: Emil Sutovsky 2700, Sabino Brunello 2587, Mihail Marin 2539, Denis Rombaldoni 2520, Axel Rombaldoni 2464, Daniele Vocaturo 2537, responsabile Marcello Ragonesi. Totale conferma per gli autori del successo 2011, con la ulteriore crescita dei giovani ad aggiungere energia alla squadra.
Sabino Brunello
R. Fischer Chieti 2517: Gawain Jones 2635, Marie Sebag 2512, Carlos Garcia Palermo 2479, Carlo D’Amore 2493, Roberto Mogranzini 2461, Andrea Stella 2439, Giulio Borgo 2397, responsabile Andrea Rebeggiani. Ritorno nel CIS del “lucchese” Gawain Jones, al posto della coppia polacca Socko – Macieja, e l’innesto della classe ed esperienza di Giulio Borgo, per un campionato più tranquillo (le traversie dello scorso anno appaiono irripetibili) e a caccia del podio. Non so se Jones potrebbe essere schierato non come straniero, in virtù dei due anni da juniores in cui mi sembra sia stato tesserato anche in Italia, una situazione che dovrebbe riguardare anche Lorenz Drabke (IM 2439). Immagino, magari sbagliando, che Marie Sebag gareggerà nel campionato femminile, a comporre una super – formazione per la squadra già campione d’Italia!
E' necessario il CIS per poter fotografare insieme due grandi talenti dei nostri scacchi: Carlo D'Amore e Fabio Bellini!
Libertas Nereto 2468: Rafal Antoniewski 2559, Luca Shytaj 2496, Josè Fernando Cuenca Jimenez 2472, Fabio Bruno 2435, Pierluigi Piscopo 2383, Mario Sibilio 2346, responsabile Marco Maurizio. Sostanzialmente la stessa bella squadra che ha conquistato il terzo posto lo scorso anno, con il 25enne IM spagnolo Cuenca Jimenez in luogo del capitano olimpico Artur Kogan e di Fernando Braga.
Fabio Bruno e Pierluigi Piscopo
Scacchistica Milanese 2407: Alberto David 2604, Ennio Arlandi 2436, Llambi Qendro 2326, Marco Sbarra 2305, Angelo Damia 2284, Franco Misiano 2270, Marina Brunello 2263, Alberto Profumo 2235, responsabile Marco Ricci. Identica formazione dello scorso anno per una squadra pienamente legata alla tradizione della Scacchistica, con giocatori cresciuti nella società e la lunga amicizia con Alberto David.
Alberto David
Società Scacchistica Triestina 2398: Luca Lenic 2637, Jure Skoberne 2535, Manlio Lostuzzi 2414, Tullio Mocchi 2270, Diego Cherin 2272, Stefano De Eccher 2222, Daniele De Val 2191, responsabile Diego Cherin. Pronto ritorno nel Master della Triestina, sempre basata sul suo nucleo storico e sulla ormai lunga collaborazione con i due giovani GM sloveni.
Luca Lenic nella Mitropa 2010
Centro Studi Test Palermo 2377: Michal Olszewski 2540, Daniel Contin 2331, Francesco Bentivegna 2276, Alessandro Bove 2362, Fabrizio Ganci 2156, responsabile Giuliano D’Eredità. Francesco Bentivegna a dare il segno delle radici della mitica “Zisa”, spesso protagonista di ottimi risultati nei campionati degli ultimi anni. Rispetto al 2011 c’è l’apporto dello sponsor (sempre un’ottima notizia!) e un rafforzamento importante con il talentuoso Alessandro Bove, atteso prima o poi all’appuntamento del titolo internazionale.
Michal Olszewski
C.P.S. Banca Nuova Palermo 2376: Mladen Palac 2593, Piero Mazzilli 2340, Renzo Ramondino 2251, Maurizio Genovese 2257, Sergio Corso 2311, Andrea Amato 2261, responsabile Guido Inglese. Immediato rientro nella massima serie e ritorno in prima scacchiera di Palac per la Banca Nuova, presenza importante di tanti recenti Master.
Renzo Ramondino e Piero Mazzilli
ASD Scacchi Latina 2375: Petar Genov 2463, Guido Caprio 2398, Marcello Malloni 2339, Massimiliano Lucaroni 2280, Olivier Tassi 2299, Marco Parpinel 2157, responsabile Massimiliano Lucaroni. La prima scacchiera passa da Radulski al GM bulgaro Genov, per il resto la stessa squadra ostica e combattiva dei recenti campionati e il valore aggiunto di un nuovo Maestro Internazionale: Guido Caprio!
Guido Caprio
CSKB Torveca Caffè Vigevano 2368: Roland Salvador 2502, Emiliano Aranovitch 2332, Raffaele Di Paolo 2309, Nicolò Napoli 2327, Alec Salvetti 2210, responsabile Davide Berra. L’assenza di Renzo Mantovani è bilanciata dall’arrivo di Nicolò Napoli per la bella realtà di Vigevano, protagonista di una valida attività giovanile e di promozione.
Emiliano Aranovitch e Alec Salvetti
Accademia Scacchistica Italiana Bologna 2336 : Niccolò Ronchetti 2446, Marco Codenotti 2328, Simone De Filomeno 2280, Ivan Tomba 2264, Roberto Costantini 2290, responsabile Claudio Negrini. Lo scorso anno il “Negrini Team” ha sovvertito ampiamente il ranking iniziale, che lo vedeva all’ultimo posto insieme alla Partenopea Master, grazie all’energia dei giovani, che probabilmente non mancherà anche in questa occasione! Costantini al posto di Mascellani, la crescita dei giovani leoni toscani Codenotti e De Filomeno, e una delle rare occasioni per vedere all’opera il talento di Niccolò Ronchetti, l’anno scorso in formato GM nonostante l’inattività.
Claudio Negrini, in piedi a sinistra, osserva la sua Bologna, Ivan Tomba, Marco Codenotti, Simone De Filomeno e Niccolò Ronchetti (a destra, un po' tagliato dalla foto)
Pizzato Elettrica Scacchi Marostica 2334: Federico Manca 2424, Carlo Rossi 2297, Gerd Schacher 2340, Carlo Micheli 2268, Michael Sader 2276, responsabile Giorgio Bonotto. Accennato alla fine della collaborazione con lo sponsor Vimar, la squadra si basa su giocatori del nucleo storico di Marostica e sull’apporto della Pizzato Elettrica, da tempo ottima compagna di viaggio della società.
Federico Manca
L’Arrocco Roma 2334: Csaba Horvath 2509, Paolo Pinto Ladron De Guevara 2332, Carlo Shytaj 2256, Adriano Testa 2240, Marco Lantini 2147, Luca Stella 2119, responsabile Gianluca Mircoli. Rispetto alla promozione dalla A1 manca Stefan Djuric ma c’è l’apporto del 17enne spagnolo Ladron De Guevara, protagonista con Adriano Testa e Luca Stella dei successi dell’Arrocco nei campionati a squadre giovanili.
La vittoria nel Campionato a squadre U16 del 2011
S.S. Eporediese Ivrea 2259: Folco Castaldo 2417, Fabrizio Ranieri 2283, Elia Mariano 2156, Silvano Saccona 2178, Filippo Chiarotto 2082, responsabile Fabrizio Ranieri. Dopo la discesa fino alla A2 dal 2007 al 2009, ritorno nel Master per Ivrea, sempre con il suo bel gruppo storico di giocatori e, come per Marostica e Bologna, senza un GM straniero in prima scacchiera.
Fabrizio Ranieri, Folco Castaldo, Silvano Saccona e Elia Mariano pronti alla battaglia contro le corazzate del Master!