Dopo aver perso 27 punti al torneo di Verona e 9 a quello di Bologna, carissimi non classificati, posso tornare con cognizione di causa a vaticinare dall'alto del mio scranno per far intendere il Verbo.
Oggi parleremo di etica, un valore ingiustamente travisato nella nostra disciplina.
Secondo Wikipedia (fonte di dottrina che ha recentemente scavalcato in autorità la Bibbia, l'Enciclopedia Treccani e il Manuale delle Giovani Marmotte), "l'etica (il termine deriva dal greco Ýθος, ossia "condotta", "carattere", “consuetudine”) è quella branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di distinguere i comportamenti umani in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati".
In pratica si dice etico quello che devi fare, e non etico quello che non avresti dovuto fare ma hai fatto.
Nel campo degli scacchi l'etica ha anche un forte fondamento utilitaristico: non devi, cioè, chiederti soltanto "Cosa posso fare per essere una persona migliore?" ma anche e soprattutto "Cosa mi è richiesto di fare per essere un migliore scacchista?".
Nelle puntate precedenti abbiamo scoperto che lo studio non conta niente.
Ora andiamo ai tornei.
A) LA STRETTA DI MANO DI APERTURA
Il vero scacchista non stringe la mano. Arriva, fa un cenno del capo a salire come a dire "Oh, guarda chi c'è" e muove. Di solito e4, ma non è detto.
Nel caso la mano sia data questa deve essere opportunamente preparata al gesto. In tal guisa porteranno non dico alla vittoria ma quantomeno a facilitazioni in campo agonistico il tossire e poi porgere la mano, lo starnutire con effetto Glassex e poi porgere la mano, il passarsi la mano tra i capelli e poi porgerla, lo stringere le mani a pugno per indurre una possente sudorazione e poi allungarla la mano stando attenti all'effetto merluzzo (ottenuto con la mano fredda, bagnata e lasciata pendere dal polso come un ammennicolo che sta lì per caso). Si parla anche di scacchisti che si tengono le mani sotto le ascelle, ma quelle son cose che si fanno dalla seconda nazionale in poi.
B) LA STRETTA DI MANO DI CHIUSURA
Questo gesto richiede un'analisi a parte essendo totalmente diverso rispetto a quello descritto al punto a).
In effetti la stretta di mano di chiusura si può fare solo se si è vinto, accompagnandola con una lieve risatina, una risata effetto singulto o - in caso di improbabili capovolgimenti di fronte - una risata cavallina. Eccezione si fa per lo scacco perpetuo: è consentito allungare la mano, in questo caso, con gesto sottile, alla Jago, ridacchiando come per dire "Avevo Re e Cavallo contro Re, Donna, Coppia degli alfieri, sei pedoni e un cappotto di cachemire, ma ti ho fregato lo stesso".
La regola non vale nello stallo: questo, infatti, si accompagna con boati di esultanza, ululati e - se si posseggono i mezzi atletici - corse per la stanza schiacciando orologi a destra e a manca e prendendo tra le mani la testa del Bianco in prima scacchiera scuotendola come un panariello a Natale.
C) L'ANALISI CONCLUSIVA
L'analisi conclusiva è fattibile solo se l'avversario è di tre categorie superiore - a meno che non abbiate vinto, cosa peraltro improbabile.
Se la cosa improbabile è successa vostro scopo non sarà scoprire le mosse migliori, ma dimostrare che comunque, a gioco corretto, avreste vinto. Lasciate perdere espressioni come "Con questa il gioco non è chiaro": sono abili modi per dire che non ci capite una cippa. Nell'analisi di una partita vinta, comunque, indispensabile è muovere i pezzi rapidamente, anche due a due (cose del tipo "Vabbé, porto l'alfiere in h3, donna in g2 e dopo aver spostato la tua donna da f1 ti dò matto") e, udite la sottigliezza, solo con due dita (possibilmente medio e anulare). Il vostro scopo comunque sarà di far sentire l'avversario un idiota, magari di fronte ad un vasto uditorio.
Tornando alle partite perse, l'analisi non va concessa o dev'essere il meno dolorosa possibile. Non crediate MAI a cose del tipo "Vabbé, cribbio, ma qui era scontata Ac2!!!" oppure "Questa è teorica" o, ancora, "Si è già visto, mi pare, nella Clifford-Beasens, festival di Essex, 1929". L'avversario vi sta buggerando, si sta prendendo gioco di voi e, probabilmente, non sa nemmeno che cacchio ha giocato lui stesso.
D) L'USO DEL BAGNO
Durante la partita l'uso del bagno va effettuato con precisa cadenza kramnikiana. Nel caso non abbiate un portatile o un palmare - cosa che è ampiamente caldeggiata dallo stesore -, non vi siate accordati in precedenza o non abbiate versato oboli, gabelle o polveratici, il bagno può essere in estremi casi usato per fare la pipì. Alcuni maestri non concordano e sono usi tenere e tenere per giorni interi gli scarti metabolici di cassoeule, carbonare o lepri in salmì - ma di loro non ci cureremo.
Nel caso, appunto, siate così ingenui nell'usare il bagno per fare solo getti di pipì dovuti ad abuso di caffeina e, come nel caso del sottoscritto, episodi di nervosismo a livello di Arancia Meccanica, state molto attenti a dove gettate i fazzolettini usati per asciugarvi le mani. A meno che in quell'istante non entri la Seps (e allora cercate di centrare il bidone, se ci riuscite) i fazzoletti possono essere buttati POCO APPALLOTTOLATI in terra, nel lavello, nel water ma senza tirare lo sciacquone, nell'armadio, dietro il consesso arbitrale o dove volete. L'importante è che il bidone resti intonso: in fin dei conti è seminuovo, e poi quelli delle pulizie cosa li paghiamo a fare?
E) L'OROLOGIO
L'orologio non è un orologio: è anche strumento di forza. Tanto più si va in Zeitnot, tanto più dovete dimostrare al vostro avversario di essere veri uomini. In tal caso, quindi, prendete spunto dagli esempi cinematografici di Altrimenti ci arrabbiamo, emulando Bud Spencer, oppure Don Camillo (emulando l'omonimo parroco o il sindaco Peppone) sparando martellate col pugno chiuso contro il pulsante, specie se digitale.
Nel caso lo troviate rotto e/o lo rompiate avete tutto il diritto di inveire contro la classe arbitrale e gli organizzatori. Avete sempre dalla vostra la sempiterna frase "Io ho pagato per ottenere un servizio".
F) IL FORMULARIO
E' vero che è obbligatorio compilarlo. Nessuno però ha detto COME. E qui sta il vostro ingegno!
Da quelli che scrivono in lettere straniere per testimoniare che
a) appartengono ad un ceppo linguistico diverso e se siamo in Italia non è colpa nostra
b) (pochissimi) sono realmente stranieri
c) leggono riviste straniere e le analisi le prendono solo se fatte da Anand, perché ho diritto al meglio, io!
a quelli che hanno scelto caratteri cuneiformi, l'ostrogoto, l'alfabeto Morse o il Braille: sta a voi sbizzarrirvi e scegliere da chi trarre esempio o, meglio ancora, come innovare.
L'importante è non essere comprensibili: l'avversario potrebbe copiare dai vostri pensieri e l'arbitro potrebbe trarne un indebito vantaggio scevro da copyright pubblicando i vostri capolavori...
G) TRUSTI, COMBINE, SUGGERIMENTI
Qui il campo è talmente vasto che è quasi inutile cercare di affrontarlo...
Solo un suggerimento: mai andare al torneo da soli. Andate sempre con un amico, che si apposterà alle vostre spalle. Poi fate in modo che vi scappi la pipì insieme. Il resto vien da sé.
H) COMPORTAMENTI PER DISTRARRE L'AVVERSARIO
Ce ne sono a iosa. Un mio compagno di circolo parla, un altro canticchia. Uno biascicava; uno si passava le dita tra i capelli, ne analizzava il contenuto e poi tornava alla scacchiera. Uno analizza da una parte della scacchiera e poi improvvisamente muove dall'altra parte. Uno quando è in vantaggio scuote la testa e fa No, no, no, poi dà matto. Un ragazzo con cui ho giocato recentemente sporgeva la testa talmente tanto da coprire mezza scacchiera con la sua ombra; un altro (no, era sempre lo stesso...) spostava i pezzi schiacciando l'orologio a badilate (vd. punto E) e mettendoli a metà fra una casa e l'altra. Alla mia obiezione - dopo che per la trentacinquesima volta gli avevo acconciato i pezzi - mi ha detto "Ma tanto è facile: se fosse sull'altra casa sarebbe mossa illegale".
Un genio.
I) COMPORTAMENTI DOPO LA SCONFITTA
Nell'etica degli scacchi la sconfitta è dovuta a calo di glicemia, malattia, eccessiva sudorazione, crisi del dollaro, eccessiva burocrazia, l'arbitro, il fastidio causato dall'avversario, le condizioni climatiche e, non ultima, la fortuna dell'avversario - da non chiamare MAI solo fortuna.
Se quindi per caso (ma se siete NC non dovrebbe essere per caso...) doveste perdere appellatevi a questi fattori. Magari tirando dietro i pezzi all'avversario, dicendo che "E' stato in svantaggio per tutta la partita".
Una frequentazione con gli scaricatori di porto del genovese può aiutare il vostro turpiloquio se non eccessivamente forbito.
Abbiamo finito, miei cari. Mi auguro che questi atteggiamenti siano già parte del vostro repertorio o che, in caso contrario, siate pronti ad inserire queste frecce nel vostro arco.
Del resto, come dice il nostro motto, Gens una sumus...