Go - Scacchierando

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 Scacchierando... di Stefano Bellincampi
 
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Degli scacchi e' stato detto che la vita non e' abbastanza lunga per essi, ma questo e' il difetto della vita, non degli scacchi.

Irving Chernev

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Go
Di Ale (del 27/06/2012 @ 23:00:00, in Le Interviste di Scacchierando, linkato 4966 volte)
Go
Le “case” sono 361, 100 mosse per una partita sono poche, i pedoni e il Re si fondono in un unico “pezzo” che inizia la partita al di fuori di una “scacchiera” vuota, accettando di non potersi muovere una volta entratoci. Dimentichiamoci la strada che abbiamo percorso dalle origini a Abraham ben Meir ibn Ezra a Gioacchino Greco a Morphy a Capablanca a Kasparov: grazie al pluricampione italiano Francesco Marigo dall'Oriente che ci ha visto nascere andiamo "contromano" ancora più a Oriente: Go.



Benvenuti a tutti, il tè sta per essere servito

Ciao Francesco,
grazie innanzitutto per aver accettato questa chiacchierata, tanto più che so che sei "sotto tesi": ci sono passato e so che non è facile “staccare la spina”. Devo confessare che inizio questa conversazione con parecchio timore reverenziale: io scacchisticamente sono un signor Nessuno che si dedica a partite rapide su internet con risultati, uh?, occasionalmente passabili, tu come goista sei Campione Italiano in carica oltre ad esserlo stato nel 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2009 e 2010, hai 117 punti GOR (ai lettori suonerà meglio Elo) di vantaggio sul secondo italiano e, credo, sei il solo 4 Dan della penisola. Non è il modo migliore per iniziare una conversazione, ma sono davvero "senza parole". Iniziare complimentandomi mi pare il minimo!


Francesco in azione

Grazie per i complimenti, ma puoi lasciare da parte il timore reverenziale:il mondo del Go italiano è ancora molto piccolo in confronto a quello degli Scacchi, e in gran parte giovane. Io, pur non essendo ancora vecchio (ho appena passato i 30), ho una lunga esperienza di gioco, con più di 13 anni e 130 tornei, e la mia posizione in classifica italiana deriva soprattutto da questo.

C'è anche da dire che quei tornei bisogna anche vincerli! : - ) La prima domanda è d'obbligo, come curiosità ma anche per capire come proseguire la conversazione: giochi anche a scacchi?

No, conosco le regole, anche se non quelle più specifiche, e ho giocato poche partite complete, l'ultima forse più di dieci anni fa.

Io non capisco come si possa passare gran parte del proprio tempo a muovere 32 pezzi di legno (o a scriverci articoli ; - ) ), ma almeno so come si inizia: più o meno in ogni casa c'è una scacchiera nella cassa dei giochi da tavolo e, a livello del movimento dei pezzi, più o meno tutti hanno un'infarinatura base. Come si scopre il Go in Italia? Intendo sia la tua esperienza personale, se vuoi dividerla con noi, che in generale.

Anch'io da piccolo avevo una scacchiera/damiera con i pezzi di questi due giochi. Qualche volta ci giocavo e mi affascinavano, ma non ne coglievo la strategia, oltre al livello di "stare attenti a non farsi mangiare" (e tuttora sono fermo lì). Poi ho conosciuto l'Othello, per il quale già mi sentivo più portato, e negli anni delle scuole medie ho coltivato un'interesse per diversi giochi astratti.
Ho conosciuto il Go nei primi anni di liceo, per caso, da un articolo di un giornale di divulgazione scientifica, che parlava dei computer giocatori di scacchi, dama, ecc., e questo misterioso gioco orientale, il "Go", tanto semplice nelle regole quanto complesso negli sviluppi, da essere intrattabile per un computer (allora; adesso anche i programmi di Go sono molto forti).
Così, spinto dalla curiosità, e dal fascino del Go come "arte orientale",ho cercato informazioni e materiale per giocare, e non è stato facile:negli anni '90 internet non era diffuso come adesso, per me almeno non esisteva. Comunque, ho trovato un libro con le regole e le strategie di base, e dopo qualche mese sono approdato al Go Club Milano.


Il Go Club Milano nel 2002 con ospiti giapponesi
(Foto Go Club Milano/ Shigeno Yuki)

In generale, negli ultimi anni, la scoperta del Go avviene principalmente via internet: è facile trovare informazioni sul Go, e siti dove giocare online, soprattutto per chi ha già esperienza di altri giochi, o è curioso della cultura dell'Estremo Oriente.
Qualche anno fa, un grande impulso alla diffusione era stato dato dall'uscita di un manga e anime, "Hikaru no Go", che ha introdotto al gioco molti adolescenti.
Poi ci sono alcune iniziative di singoli giocatori, dei club o della federazione, con spazi espositivi, lezioni nelle scuole, anche se tutto questo ha un effetto limitato, credo, rispetto alla forza di internet.


Una fanart di Hikaru no Go
(il giovane protagonista Hikaru assieme alla sua guida Sai, lo spirito di un giocatore di mille anni fa)

La tua risposta ha toccato diversi temi che spero di approfondire in questa chiacchierata (l'oriente, i computer e in generale internet...). Prima però di parlare "d'attualità" ti chiederei la pazienza di farci un breve sunto di storia: il Go ha percorso una strada davvero lunga prima di trovarti su quel giornale: attualmente storici Indiani e Cinesi stanno litigandosi la paternità degli scacchi, mentre mi pare che per il Go si possa affermare sia nato in Cina, almeno 2500 anni fa.

Secondo la leggenda, il Go (Weiqi in cinese), sarebbe nato più di 4000 anni fa, alla corte dell'imperatore cinese Yao.
Forse in origine era una rappresentazione di guerra, o forse aveva un uso divinatorio, rappresentando gli astri del firmamento. Qualcuno colloca l'origine del gioco più a Ovest, forse in Tibet, ma non ho fonti certe a proposito.
Le prime testimonianze storiche del gioco risalgono al primo millennio avanti Cristo: il Go è citato nei dialoghi di Confucio, da Mencio e da altri autori cinesi, anche se essi non ne parlano in modo approfondito, e non c'è certezza che si tratti dello stesso gioco.
I primi manuali di go, e il primo registro di una partita, risalgono alla dinastia Han, dal II secolo a.C al II d.C circa.
Dalla dinastia Tang (VII secolo circa) in poi, si hanno testimonianze certe, manuali di go, raccolte di partite e problemi.


Materiale da gioco, XVIII Secolo

Ho avuto modo di studiare su materiale datato più di 1000 anni, e posso dire che il livello di gioco era già altissimo, anche se lo stile era molto diverso da adesso, naturalmente.

Tornando alla storia, dal I millennio il Go si diffonde verso Est, in Corea e poi in Giappone. Mentre in Corea rimarrà un gioco di élite fino al '900, in Giappone esso viene inizialmente praticato nei monasteri buddhisti (esiste il registro di una partita attribuita a Nichiren), e poi si sviluppa, a partire dal XVII secolo, in scuole finanziate pubblicamente, che si fronteggiano di fronte allo Shogun.
In Giappone il Go raggiunge livelli mai visti in precedenza, anche se alcuni giocatori straordinari continuano a nascere in Cina. Non è possibile un confronto tra il livello di gioco nei due imperi, che rimangono isolati (così pure la Corea).
Fino al XX secolo, quando il Go si diffonde nel mondo


Nichiren
(16 febbraio 1222 – 13 ottobre 1282) è stato un monaco buddhista giapponese, fondatore del Buddhismo Nichiren, una delle maggiori correnti del Buddhismo giapponese (da it.wiki)

Bisogna anche dire che il Go ha subito leggere modifiche nella storia, e nei diversi luoghi in cui si è sviluppato.
In Cina (o forse in Tibet) sono state trovate alcune antiche tavole da gioco 17x17. Sembra che anticamente la tavola fosse 17x17, poi allargata a 19x19.
Esistono anche differenze nel metodo di conteggio.
Ma la differenza principale riguarda la posizione di partenza. Il Go tibetano e quello coreano antico iniziano con numerose pietre bianche e nere; anche in Cina, fino al XX secolo, si parte con 4 pietre già posizionate.
E' in Giappone che il Go assume la forma attuale, con il goban vuoto a inizio partita.

Ho qui tra le mani "Il gioco immortale" (Shenk, Mondadori 2008): la quarta di copertina orgogliosamente recita: "Nel corso della millenaria storia dell'uomo molti giochi sono andati e venuti, si sono diffusi e sono scomparsi, sottoposti alle mode e al mutare dei gusti. Gli scacchi restano: da oltre millecinquecento anni continuano ad affascinare personaggi di ogni rango e livello culturale in ogni angolo del mondo". Da scacchista sono ovviamente orgoglioso del "mio" gioco, ma se consideriamo i tanti cambiamenti avvenuti nei pezzi, di come muovono e così via, possiamo parlare degli scacchi come un gioco nuovo, "evoluzione" di quello originale, il Chaturanga ("papà" anche dello shogi, tra gli altri giochi), evoluzione proprio legata, credo, al mutare delle mode e dei gusti.


A proposito, Shogi: Kasparov e il forte dilettante (3Dan) giornalista Eiichiro Ishiyama durante un'intervista nel 1999

Tu invece mi parli di "leggere modifiche", a carattere sostanzialmente geografico, distribuite in migliaia di anni.
Vorrei evitare considerazioni ben al di la delle mie conoscenze, ma...forse è un buono spunto: credi possibile che (tra i tanti possibili altri motivi) questa differenza rispecchi quella tra un occidente "progressista", aperto, che esplora il mondo, crea rivoluzioni (industriali, sociali, politiche...), che è in continua ricerca (nel bene e nel male) e tra un oriente "conservatore", chiuso in se stesso (tu stesso mi parli di tre Imperi "isolati"), che valuta la tradizione ai massimi livelli, che ha, ad esempio, nel rispetto degli avi, quindi del passato (nel bene e nel male), uno dei suoi punti cardine?


Mussini: sfida scacchistica alla corte del Re di Spagna

All'opposto, è con estremo interesse che noto " ...XVII secolo, in scuole finanziate pubblicamente, che si fronteggiano di fronte allo Shogun".
"Da noi" le scuole finanziate pubblicamente erano, credo, ancora da venire, ma è notevole riscontrare che, ad esempio, nel 1575 Giovanni Leonardo Di Bona venne incoronato "campione di scacchi d'Europa e del Nuovo Mondo" alla corte di Filippo II di Spagna. Stiamo parlando di millenni di storia, quindi siamo quasi in contemporanea: una cosa quantomeno curiosa.

Condivido largamente la tua interpretazione storica.
Il contrasto tra la "dinamicità" degli Scacchi e la "staticità" del Go è evidente. Ancora prima che nell'evoluzione delle regole, lo si nota nella struttura dei due giochi.

Mentre il primo rappresenta una battaglia in campo aperto, o la corsa verso un obiettivo (la cattura del re avversario), con i pezzi che si muovono sempre più liberamente, man mano che si eliminano e lo spazio libero aumenta, il secondo rappresenta più verosimilmente la colonizzazione di un territorio da parte di due popoli, o, in termini ecologici, la crescita di due colonie di organismi in uno stesso ecosistema.

Nel Go il movimento c'è, sotto forma di crescita, ma, con lo svolgersi della partita, tende a essere sempre più lento, fino alla saturazione, all'equilibrio.
Forse anche il Go rappresentava la guerra, ma, rispetto agli Scacchi, in uno scenario più ampio, in cui l'individuo ha scarsa importanza, e la sorte della collettività tende all'equilibrio pacifico. Non a caso alcuni celebri trattati militari cinesi antichi, come "L'arte della guerra" o i "Trentasei stratagemmi" descrivono come ideale massimo la guerra vinta "senza combattere".


Anche se una partita di Go ha momenti di accesa battaglia, la "partita ideale" è quella in cui i due schieramenti si fronteggiano pacificamente, perché sanno entrambi che la minima esposizione offensiva romperebbe l'equilibrio a proprio sfavore.
Invece credo che a Scacchi, per quanto la difesa e la solidità siano importanti, ad un certo punto si debba passare all'azione offensiva, traendo beneficio dal "singolo" pezzo. Giusto?

Il bello dei nostri giochi è che permettono approcci radicalmente diversi: tanto per fare un esempio, “noi” abbiamo avuto un Campione del Mondo "ipercatenacciaro" e uno che era forse l'attaccante più spregiudicato di ogni tempo. E anche "da voi", da quel che ho visto, ci sono notevoli differenze in questo caso, penso a nomi come Lee Sedol e Lee Changho: quello che è importante è avere l'iniziativa (che credo sia ciò che voi chiamate "sente"), di modo che si sia noi a condurre il gioco. Poi, certamente, il capire come sfruttare le potenzialità dei diversi pezzi è importante e tra le qualità di uno scacchista c'è certamente quella di capire quando sia il caso di scambiare un pezzo con uno diverso, o di sacrificare del materiale in cambio di vantaggi posizionali, etc. Diciamo che i pezzi giocano sempre "di squadra", e di volta in volta ce ne è uno che grazie alle sue particolari caratteristiche può essere determinante in una certa posizione


2011, Lee Sedol Vs Lee Changho:
come stili e forza di gioco, una Kasparov - Karpov di buona annata

Tornando al paragone storico che tu proponi, prendiamo come esempio la Cina: dopo le antiche guerre interne che hanno portato alla formazione di un Impero unito, per gran parte della Storia ha subito diverse conquiste da parte di potenze straniere, che ha a sua volta conquistato con la sua tradizione e la sua rigida struttura sociale, rimanendo sostanzialmente stabile.

In contrasto l'Europa ha subito continue rivoluzioni, politiche e culturali, guerre, azioni di conquista verso nuovi mondi.
Il paragone tra Go e Scacchi mi sembra seguire molte linee comuni, per evoluzione delle regole e dinamica di gioco. Anche l'episodio che tu citi è emblematico: nello stesso periodo abbiamo, da una parte, il Go in un contesto chiuso e legato alla tradizione, il Giappone del XVII secolo; dall'altra parte, il campione di Scacchi incoronato alla corte dell'impero conquistatore del Nuovo Mondo.

Però entrambi "a corte". Notevole che, tra le differenze che stiamo notando, in comune troviamo l'interesse del "Potere" verso questi giochi.
Più sopra parlavi di "Fino al XX secolo, quando il Go si diffonde nel mondo." Tra chi aiutò senz'altro il processo di diffusione in Occidente non posso non pensare a Edward Lasker, l'eccellente scacchista tra i fondatori della American Go Association (1935), mi dicono tra le più antiche in Occidente. Credo non sia un caso che sia stato uno scacchista tra i primi a notare, "da noi", le potenzialità strategiche del Go!


"Go expert" Lasker, Maggio 1942

Quali sono stati secondo te i motivi della relativa scarsa diffusione del Go in occidente? Forse il "mercato" dei giochi strategici da tavola era già riempito da dama e Scacchi oppure nel Go ci sono troppi elementi estranei all'europeo e all'americano medio?

Credo che dipenda soprattutto dalla difficoltà del gioco per chi è alle prime armi. Le principali difficoltà che si incontrano sono:
-troppa libertà di azione: si può giocare dove si vuole senza limitazioni (tranne il ko), e questo fa sentire il principiante perso di fronte a troppe scelte;
-l'incongruenza tra la regola del gioco, la cattura, e lo scopo del gioco, che è di occupare più spazio, non solo catturando;
-la lentezza: una partita sul goban 19 può durare ore, e spesso senza effetti speciali, ma solo con la pacifica suddivisione dello spazio;
-la poca chiarezza nella fase finale del gioco, nel capire quando la partita finisce e chi vince. A Scacchi è chiaro, vinci se catturi il re avversario. A Go si finisce per un accordo, e poi c'è una fase di conteggio, nella quale ci potrebbero essere dispute, anche lì è necessario un accordo.

Tu mi dirai: ma in Oriente il Go ha un'ampia diffusione.
In realtà anche lì sono più popolari altri giochi, ad esempio le varianti locali di Scacchi. Forse solo la Corea fa eccezione. In oriente c'è però una grande tradizione del gioco, costruita su una base culturale forte, che in Occidente manca.

Comunque, nonostante le difficoltà iniziali, credo che la diffusione del Go segua il ritmo di una partita di Go, lento ma costante. Molti giocatori si fermano di fronte alla noia iniziale, ma quelli che resistono restano affascinati dal gioco, e cercano di trasmettere agli altri questa passione.

Ad alcune difficoltà iniziali si potrebbe ovviare con una chiara esposizione delle regole.
Questo è il link delle regole americane AGA, che sono molto razionali.
http://www.cs.cmu.edu/~wjh/go/rules/AGA.concise.html
Alcune associazioni di Go occidentali, come quella statunitense e quella neozelandese, hanno definito le regole in un modo più rigoroso. In Oriente questo forse non era necessario, per la forte tradizione che imponeva anche un'etichetta di gioco (esempio: sarebbe considerato disonorevole contestare l'avversario in fase di conteggio)


In occidente: Sala da gioco in Inghilterra nel 2007

Escluderei la lentezza: anche a scacchi capita di passare ore e ore in lente manovre strategiche. D'accordo sul resto: oltre al finale (per i lettori: una partita di Go può terminare quando quando entrambi "passano", decidendo entrambi di non poter ulteriormente migliorare la propria posizione. Momento delicato: immaginate di poter dire "passo" e vedere l'avversario per tutta risposta catturarvi la donna!) che ho sempre trovato molto difficile da "vedere", anche se immagino dopo le prime esperienze si "impari" ad abbandonare (sempre per i lettori, ovviamente una partita può finire semplicemente con l'abbandono di uno dei due giocatori), anche "l'apertura" mi ha sempre lasciato perplesso: 361 "case" vuote a disposizione e non avere un'idea da che parte cominciare. Con minime differenze di posizione (e che sarai mai 1 casella più in là su 361 che ce ne sono!) che significano approcci radicalmente diversi a quella particolare apertura...
Quello che vorrei sapere è proprio cosa affascina di questo grande spazio vuoto da riempire: io ho sempre amato vedere la mia "squadra" "ai posti di partenza", lo sviluppo dei pezzi, il dover decidere (te ne parlavo sopra) quando le caratteristiche di un pezzo lo rendono più o meno "forte" di uno avversario.... Cosa ti ha attirato, cosa attira, il neofita di fronte ad una "parete bianca" da riempire?

Due parole sul campo di gioco vuoto/pieno.
Non è stato sempre così per il go. Il Go cinese, fino a un secolo fa, iniziava con due pietre bianche e due nere posizionate sui punti marcati in posizione 4-4 (gli hoshi in giapponese).
Il Go coreano, il Sunjang Baduk, addirittura iniziava con 17 pietre, e in questo modo la partita era un'accesa battaglia sin dall'inizio. Anche il Go cinese antico, o quello tibetano, sembra che iniziassero con 12 pietre già posizionate (e in questo caso la tavola era 17x17).
E' stata la scuola giapponese a introdurre la semplificazione del goban vuoto a inizio partita.
Tu ami avere la tua squadra da gestire, e ti capisco. Ma, d'altra parte, io mi scoraggio a vedere la mia squadra che perde i pezzi, i miei giocatori che vengono espulsi dal campo.


Giocatori in un dipinto cinese del XVI secolo

All'inizio di una partita di Go, è vero, ci si sente sperduti in un campo così vasto e vuoto. Ma poi, basta che poche pietre siano posizionate, e le strategie sono di più facile lettura, con i punti di riferimento già presenti sul campo.

Come dici tu, è un po' come scrivere o disegnare su un foglio bianco.
Infatti il Go ha qualcosa della creazione artistica. Una creazione che, però, non è frutto della sola volontà di un artista, ma dalla combinazione e dall'equilibrio di due persone. Anche quando si scrive un articolo, ci si sente un po' persi all'inizio, ma poi, quando nascono le prime idee e le prime parole, le altre sorgono di conseguenza.
E poi, considera una cosa. Il Go, in grande scala (cioè fino a quando non si gioca a stretto contatto), e soprattutto all'inizio, è un gioco "continuo", cioè se, invece che in un punto, si gioca in un punto vicino, il risultato è simile, in termini di controllo del territorio. Solo nelle fasi di combattimento, in cui c'è la possibilità immediata di catturare, una mossa di un punto più in là può cambiare drasticamente la partita (ad esempio se due gruppi si stanno circondando reciprocamente, ma uno ha una libertà in più).
A scacchi, anche se il campo è piccolo, mi sembra che sin dall'inizio una casella di differenza possa essere determinante. Ad esempio, in una casella un pezzo può controllare, attaccare o difendere, molti altri pezzi, mentre una casella più in là può essere inefficace. Giusto? Per questo vedo, nella teoria degli scacchi, prevalere l'aspetto combinatorio, e in quella del go, l'aspetto spaziale. Anche se entrambi i giochi hanno i due aspetti ad un livello profondo.


165. g10 e il bianco abbandona: una delle partite più note del secolo

Assolutamente, anche il "momento" in cui un certo pezzo arriva in una certa casella è importante, basti pensare alle aperture, in cui l'ordine delle mosse può creare schemi, quindi partite, radicalmente diversi.

"Gli scacchi sono lo sport più violento del mondo", "Adoro il momento in cui distruggo l'ego di un uomo", sono due frasi molto note di due grandi Campioni di scacchi. Abbiamo, direi, notato come gli scacchi siano un qualcosa di "distruttivo", e quanto citavo qua sopra ce lo ricorda, mentre il Go è "costruttivo". Ma, mi chiedo, fatto salvo che alla fine ogni singolo individuo ha un suo carattere personale e quindi possiamo solo ragionare per sommi capi, la "collaborazione" nel creare " il dipinto" come si concilia con la competitività, la tensione sportiva, il desiderio di vittoria, lo stress nel "sentire" che c'è una buona mossa ma nel non riuscire a "vederla" (o, beh, nel sapere benissimo che la partita è persa ma sapere anche che ci passeremo sopra altre 2 lunghe ore sperando in un miracolo , insomma la filosofia che, correggimi, racchiude il Go come riesce a fondersi con la realtà della pratica di gioco?

L'armonia tra i due giocatori per creare qualcosa di "bello" è un ideale a cui ci si può solo avvicinare. La pratica delle partite di go è fatta di combattimenti, situazioni intricate che nessuno dei giocatori sa dove portino, trappole tese all'avversario, e così via. Solo con l'esperienza si impara a semplificare le situazioni complesse, e fare il minimo indispensabile per mantenere il vantaggio, o al contrario, non perdere la pazienza quando si è in svantaggio.
Si capisce che è indispensabile avere un'idea di chi è in vantaggio. A volte non è facile, e moltissimi errori dipendono da una valutazione sbagliata di chi ha il vantaggio della posizione.



Ci sarebbe da parlarne per dei libri, ma il tempo è quello che è: proprio ora che si parla dell'aspetto psicologico, ci "trasferiamo" da chi di psicologia non ne ha proprio: le macchine. Prima di iniziare questa chiacchierata avevo l'idea che i programmi di Go fossero, diciamo, "caratteristici" guardati con bonaria simpatia da chi mastica il gioco anche un minimo. Ho scoperto invece che attualmente, spero di averla azzeccata, sono tranquillamente in grado di dire la loro contro un 4 dan italiano. Mi confermi?

In ogni caso, sono ancora ben lontani dal poter impensierire in alcun modo i professionisti orientali, mentre da noi quelli che chiamiamo "amici inumani" potrebbero serenamente inserirsi in un torneo con in palio il Titolo Mondiale come favoriti. Mi è stato spiegato che ci sono molti motivi in questa differenza: il numero delle possibili mosse nel Go è decisamente superiore, di conseguenza le variazioni da calcolare, l'effetto orizzonte è molto più determinante in un gioco che può durare normalmente 200 mosse in uno che in genere alla cinquantina non ci arriva, inoltre mentre negli scacchi i pezzi diminuiscono, nel Go aumentano costantemente....

Mi chiedevo però se un motivo possa semplicemente consistere nel fatto che gli scacchi hanno un mercato mondiale e che quindi le industrie siano state in grado di investire capitali nella ricerca che non avrebbero speso per il Go temendo un mancato ritorno economico? (a margine, non posso resistere: ho in curriculum ben 1 vittoria contro glGo, livello minimo, massimo handicap: non l'ho mai detto a nessuno e mai avrei immaginato di “vantarmene” con il Campione Nazionale in carica )
Inoltre, gli scacchi sono stati usati per "testare" i computer sin dai loro albori: forse anche questo ha contribuito a "dare una base" a questo loro livello superiore ai loro "colleghi" goisti?


Michael Redmon, USA:
unico occidentale con il massimo dan professionistico

Confermo, attualmente i programmi più forti giocano circa da 4 dan. Forti, ma ancora ben lontani dai massimi livelli umani. Questo ritardo, rispetto a scacchi, in parte dipende dalla maggiore complessità computazionale, non so se anche dalla minore ricerca su di esso. Perché il go è sempre stato molto conosciuto in ambiente scientifico. Ma non ci sono state sfide "uomo-computer" a livello professionistico, se non, che io sappia, sul 9x9 Non sono un esperto, ma credo che si sia fatto un salto di qualità negli ultimi anni rinunciando ad algoritmi che esplorano tutto l'albero delle possibilità (fino a un limite), come, credo, si faccia negli scacchi.
E si è anche ridotto il peso di schemi predefiniti da seguire. Anni fa, per ovviare alla difficoltà della previsione di tutte le possibilità, si insegnavano al programma molte sequenze di gioco standard.
In questo modo il programma reggeva la partita finché l'avversario seguiva le sequenze "giuste", ma poi andava in tilt alle prime variazioni. I recenti algoritmi analizzano l'albero delle possibilità provando un campione casuale di scelte ad ogni mossa, tanto più grande e profondo quanto più tempo hanno a disposizione.
Questo sistema funziona abbastanza bene nel Go, per la stessa "continuità", a cui abbiamo già accennato. Siccome variare di poco una mossa, di solito, varia di poco l'esito, provare un insieme casuale di possibilità non è molto peggio che provarle tutte. Dando poi molto tempo a disposizione, o molta potenza di calcolo, le prove casuali sono molte, e il risultato migliore tra le prove casuali si avvicina sempre di più al migliore possibile.


Svetlana Shikshina, Russia,
prima donna professionista occidentale

Naturalmente, per scoprire dove arriveranno le "vostre" macchine, possiamo solo aspettare. Ma, se è vero che l'epoca Goistica romantica è finita da tempo (di quella degli scacchi non ne parliamo neppure), mi pare davvero di sentire nelle tue parole un forte lascito del passato in questo senso. Sì, mi parli di perdita di spiritualità e di un qualcosa che è competizione sportiva, ma sento "molta umanità" nel tuo modo di discorrere.
Ecco, mi pare che "vi manchi" tutto il peso di quanto i computer sono, a torto o a ragione, per noi. Cerco di spiegarmi, forse non sarebbe possibile usare certi toni se si potesse rivedere incontri del passato e con un paio di click vedere una valutazione delle mosse decine di milioni di volte più veloce del miglior giocatore sulla terra. O se in certe posizioni ci trovassimo di fronte a macchine che giocano perfettamente, in senso letterale (in ogni posizione con 6 o meno tra pezzi e pedoni, il gioco delle macchine è esatto)?
O se, in qualche modo, pure "ci prendessero in giro": nel senso che sono in grado di battere il Campione del Mondo, ma poi cadono in errori da dilettante assoluto (vedi il problema delle fortezze) o da esordiente (visto il vantaggio materiale di una delle due parti, gli danno vittoria in qualche centinaio di mosse, senza "ricordare" regole base come quella della patta per 50 mosse) o da, per capirci, semplice idiota.
Insomma, come immagini, non tanto lo stile di gioco umano, ma degli uomini "lo stile di vita" verso Go se le macchine iniziassero a surclassare i Top umani? Molti di "noi" si sono ahimè ridotti a postare amenità del tipo "+0.91 bella che finita per il nero" (+ indica che il bianco sta meglio, +0.91 è un vantaggio di quasi un pedone), senza neppure sforzarsi di capire la posizione "perché così dice la macchina”. Parliamo ovviamente di dilettanti su internet, ma c'è, dall'altro estremo, almeno un caso di un Top player che è andato a perdere una partita perché ha valutato come più che ok la posizione che la macchina valutava nella sua preparazione casalinga, per poi finire tranciato in partita viva.


Go e Computer: usare il database

Detto in una frase, cosa cambierebbe nel tuo approccio al Go se tirassero fuori un programma in grado di battere un 9P, dandogli un paio di pietre di vantaggio?

Ne parlavo recentemente con un amico scacchista.
Mi sembra che gli scacchisti abbiano imparato a convivere con i computer quasi imbattibili. Anzi, li usano come supporto all'analisi e allo studio.

Nel Go, personalmente, quando i computer raggiungeranno i massimi livelli umani (e, ahimè, credo che succederà presto), sentirò venir meno gran parte dell'estetica del gioco. Mi spiego.

Fino ad oggi l'aspetto artistico del Go è stato uno dei più importanti e affascinanti del gioco.
I concetti di bellezza ed efficienza non sempre coincidono. Quando si possono prevedere molti sviluppi di una mossa, c'è accordo nel considerare"bella" la mossa che funziona meglio. Ma per gran parte della partita, in particolare in apertura, nessuno ha la certezza di quale sia la mossa più efficiente. Allora ci si basa sul valore estetico che si dà a una mossa,che ognuno "sente", in modo diverso, corrispondere alla massima efficienza.
In questo modo, ci sono stili di gioco molto diversi fra loro. Gli stili cambiano con l'epoca storica, o in base al carattere di una persona, o allo stato d'animo nel momento in cui gioca. Nessuno può dire con certezza che uno stile sia migliore di un altro.
Ma quando il computer "dimostrerà" che alcuni stili di gioco e alcune aperture sono migliori di altri, ci si conformerà a quelli, perdendo molto del valore estetico, della libertà e della "umanità" del gioco.

Ad esempio, io recentemente sto sperimentando un'apertura molto orientata verso il centro, con tre mosse disposte a triangolo. E' diversa dalle aperture comuni, le cui prime mosse sono giocate vicino agli angoli. Ma nessuno potrebbe facilmente dimostrare che la mia apertura è sbagliata,neanche battendomi (perché la sconfitta potrebbe dipendere da errori successivi). Allora io sono contento di creare qualcosa di nuovo, che mi illudo sia buono. Ma se un computer mi dicesse che la mia apertura vale 7,mentre un'altra vale 9, l'illusione verrebbe meno, e finirebbe il piacere della scoperta.

Diciamola così: fino ad oggi il Go è stato una via di mezzo fra una sfida per la massima efficienza, e la creazione di un'opera d'arte, pur con tutti i limiti che le regole impongono. Questo aspetto è raro fra i giochi.
Quando i supercomputer diranno che cosa è bello e che cosa no, si valuterà molto meglio l'efficienza, ma si perderà il senso della bellezza.

Naturalmente questa è solo la mia opinione personale.


Seul: megaevento juniores

Mi perdonerai, ma in chiusura non posso resistere a chiederti il significato, nella tua opinione, della frase "Go sta agli Scacchi come la filosofia sta alla contabilità della partita doppia".
Che è una domanda infame da farti in un blog di scacchi, ma è inevitabile ; - ) E approfitterei anche per chiederti qualche lettura che aiuti un interessato a “entrare nell'atmosfera” del gioco.

Iniziamo dalla citazione. E' di Trevanian (non so se lui a sua volta citi qualcun altro), nel suo romanzo "Il ritorno delle gru", o "Shibumi". È un classico della letteratura sul Go, ma io non sono riuscito a leggerlo oltre la metà. Racconta una storia di spionaggio internazionale, le cui fasi sono messe in relazione con quelle di una partita di Go.
La citazione è nello spirito del libro, che esprime idee molto forti sulla contrapposizione tra cultura orientale e occidentale: il Go è un'arte raffinata, che richiede una sensibilità superiore, grazia, equilibrio, e rappresenta tutti gli aspetti della vita; anzi, la vita è solo una versione semplificata del gioco. Invece gli Scacchi sono una rude lotta per la distruzione reciproca.
Anch'io, nei miei primi anni di Go, ero in parte coinvolto da questo idealismo. Ma oggi la penso diversamente: sia Go che Scacchi sono il prodotto della cultura umana di millenni, quindi sono estremamente ricchi di significati, rappresentando molti aspetti della vita. Ma ne sono solo modelli semplificati e imperfetti, ed è esagerato parlare di filosofia.


Edizioni Sellerio, sempre ottime

Forse il più celebre romanzo basato sul Go è "Il maestro di Go", o "Meijin" di Yasunari Kawabata, che invece ho letto con gran piacere [NdAle: un gran piacere anche per me]. Descrive la fine dell'epoca classica del Go, attraverso la partita di addio, interminabile, giocata dall'ultimo maestro della scuola Honinbo. Dopo di lui, il Go ha perso molto della sua ritualità, diventando una competizione di tipo sportivo.

Più recente è "La giocatrice di Go" di Shan Sa, la tragica storia di un amore impossibile tra una ragazza cinese e un militare giapponese, negli anni dell'occupazione. L'amore nasce intorno a una tavola di Go, naturalmente.

Poi c'è il romanzo breve di Sung-Hwa Hong, "First Kyu", che descrive il mondo del Go coreano (di mezzo secolo fa, ormai), con l'esasperata competizione per diventare professionisti, con tutti i rischi che comporta.
Molti altri romanzi citano il Go, ma mi vengono in mente solo questi, che abbiano il go tra i temi principali.

Poi ci sono moltissimi libri introduttivi al gioco. Non mi sento di consigliarne molti, perché non sono al corrente delle nuove pubblicazioni. Alcuni libri introduttivi, in formato elettronico o cartaceo, sono stati realizzati dalla  federazione e dai club,  si trovano su siti internet. Io, molti anno fa, avevo imparato le regole e le prime strategie con il libro "Il gioco del Go" di Pierre Aroutcheff, che tuttora considero una buona introduzione al Go.



Esercizio di tattica : - )

Ti lascio doverosamente e volentieri l'ultima parola: puoi dire ai lettori di Scacchierando esattamente tutto quello che ti pare.

Spero di non aver dato l'idea di Go come una serie di tecnicismi esasperati. Per me il Go lascia largo spazio alla libera espressione creativa, e di questo abbiamo già parlato.

Per concludere invito a provare l'esperienza di qualche partita di Go. Prima cercando solo di creare qualche forma, senza badare al risultato. Poi si può cercare di raffinare la tecnica, in modo che le forme siano efficienti oltre che belle, e si adattino a quelle del compagno di gioco.

Francesco, grazie di tutto: è stato un privilegio farmi questa chiacchierata con un pluricampione italiano: in bocca al lupo sul Goban e nella vita.


Appendice 1: Link per saperne di più

Federazione Italiana Giuoco Go http://www.figg.org/
Per il Go Club più vicino a te http://www.figg.org/clubs-ita.html
Corso Interattivo Online per principianti http://www.figg.org/corso/interactive-way-to-go/HowTo.html

Go Club Milano
http://www.goclubmilano.org/
Il Go Club Milano su youtube (lezioni per principianti e partite commentate) http://www.youtube.com/user/goclubmilano

Motore Freeware da scaricare http://www.gnu.org/software/gnugo/
(vi servirà anche un'interfaccia grafica:
WIN http://www.pandanet.co.jp/English/glgo/
LINUX
http://jagoclient.sourceforge.net/
MAC
http://www1.u-netsurf.ne.jp/~future/HTML/macgnugo.html)

Problemi di tattica online, modello chesstempo http://www.goproblems.com/

Una wiki in lingua inglese dedicata interamente a Go http://senseis.xmp.net/?StartingPoints

Appendice 2: Aneddoto



11 settembre 1846: il bianco ( Inoue Gesan Iseki) ha giocato la mossa cerchiata, dopo la risposta 1 del nero (Honimbo Shusaku) in sala analisi gli esperti sono concordi nel considerare il bianco in vantaggio. Un medico dissente: "Non mi intendo molto del gioco, ma dopo questa mossa le orecchie di Gesan si sono arrossate, segno che si è arrabbiato".  Vittoria del nero, ad oggi questa mossa è ancora ricordata come una delle migliori di ogni tempo.

Appendice 3: La regola


La regola. Anzi le due regole. Il go si fonda sulla regola della cattura, unita a quella del ko, che impedisce il ripetersi delle posizioni (e implica anche che una partita prima o poi debba finire).
Ti allego una formulazione "matematica" delle regole scritta da me. Non è molto intuitiva, ma è completa ed estremamente sintetica. Noterai che non si parla del numero di prigionieri, né di ampiezza del territorio, ma solo del numero di pietre presenti sulla tavola. In realtà tutti i sistemi di conteggio, che differiscono leggermente da Paese a Paese (c'è chi conta il territorio, chi invece conta le pietre sulla tavola, ma la differenza di punteggio tra Bianco e Nero è quasi la stessa, a meno di un punto), sono delle convenzioni, accordi, utili ad abbreviare la partita, quando l'esito non è più modificabile (altrimenti si dovrebbe andare avanti finché uno dei due giocatori non potesse giocare alcuna mossa, tranne quelle proibite dal ko).

Le regole allegate non sono del tutto equivalenti a quelle usate attualmente (l'esito può differire di pochi punti), ma equivalgono, probabilmente, a quelle usate in Cina nell'antichità, fino al nostro anno 1000, o forse per alcuni altri secoli, fino a che la tradizione giapponese del Go, nel '900, si impose anche in Cina. E' curioso che le regole antiche siano le più vicine ad una formulazione matematica rigorosa, rispetto a quelle usate comunemente oggi.
Ti estraggo le due regole principali, cattura e ko.


Cattura:

"Dopo che il giocatore che detiene il turno ha posato una pietra, si rimuove dalla tavola ogni insieme di pietre avversarie tale che ogni pietra dell'insieme sia adiacente soltanto a pietre del giocatore che detiene il turno, o ad altre pietre avversarie dello stesso insieme.
Si ripete poi l'operazione a colori invertiti."

Ko:

"Alla fine di un turno, se la posizione sulla tavola è quella di inizio turno, o quella di un turno precedente, la partita ha termine con la vittoria dell'avversario. Altrimenti il turno passa all'avversario."

Ciò che rende interessante la regola della cattura è l'asimmetria: prima si catturano le pietre avversarie, poi, eventualmente, si tolgono le proprie in posizione di cattura (quello che si chiama comunemente "suicidio"). Se la regola prevedesse queste due operazioni in successione inversa, il gioco sarebbe molto meno emozionante, e probabilmente meno profondo.

Il Go è, tra tutti i giochi di paragonabile complessità, quello con le regole più semplici, tanto che sarebbe impossibile semplificarle ulteriormente, senza modificare radicalmente il gioco. Secondo me ha un unico difetto. Per la regola del ko, della quale non si può fare a meno, il Go richiederebbe che tutte le posizioni di una partita venissero registrate, altrimenti si fa affidamento sulla memoria dei giocatori, che è fallibile. Questo va a danno della semplicità del gioco, ma, come dicevo, è inevitabile, a meno che non si accettino partite senza fine per cicli infiniti di mosse (anche questa sarebbe un'imperfezione).
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