Quando si perde il gusto di un duro lavoro personale e ci si affida completamente a LUI… La storia degli scacchi si può dividere in due parti: dalle origini alla “nascita” di LUI e dalla nascita di LUI ad oggi. Dove LUI sta per il computer, ovverosia per il cervellone di silicio.
Scacchi umani e scacchi disumani. Discussioni accanite, diatribe, piccole risse, poi stretta di mano e amici come prima. Ora al primo distinguo ecco arriva il computer che mette tutti a tacere.Troppo facile, troppo comoda. Basta leggere certi interventi proprio in questo blog sulle partite in corso: la partita è patta, la partita è vinta, la partita è persa secondo il responso del Cervellone. Non c’è più sforzo, non c’è voglia di capire, di comprendere, di soffrire. Si sta perdendo, in generale, proprio il gusto dell’analisi, il riconoscere gli elementi fondamentali della posizione. Un po’ quello che succede, secondo Marco Lodoli, per gli studenti italiani che “non sanno più scrivere”. Pochissimi sono capaci “di argomentare, esemplificare, cucire le parole e le frasi tra di loro secondo logica e fantasia”. Manca “l’arte di annodare, incollare, saldare” fra loro i pensieri. Frase che va a pennello per gli scacchi con Lui che ci propina tutto, che ci fa da balia, che ci soccorre sempre come imbranati bamboccioni. Siamo diventati incapaci di percorrere da noi stessi, da SOLI, il filo di una analisi, di un pensiero, di un percorso pure difficile che ci porti ad una soluzione, magari errata, ma che comunque è NOSTRA e serve a fornirci le basi di un progresso scacchistico. Si balbetta indecisi o, addirittura, si sancisce un dato di fatto assoluto, una verità indiscutibile seguendo imbolsiti e appiattiti le SUE conclusioni. Il mio consiglio è quello di lasciarLO da parte, almeno durante l’evolversi di una partita interessante, di seguire il nostro istinto unito alla nostra capacità di analisi e comprensione delle varie posizioni che si vengono a creare. Sbagliate? Pure sbagliate, e che sarà mai, ma capaci di farci riflettere e di migliorare, attraverso gli errori, il nostro “linguaggio” scacchistico senza rimanere imbambolati a ripetere le note fredde e distaccate, seppure più precise, di uno stramaledetto cervello al silicio.
Che vada al diavolo!
un modo di mandarlo al diavolo. Scena dal Film "The Thing"