Davanti alla scacchiera
Quando la scacchiera è fonte di fantasticherie, ricordi, emozioni…
Ogni tanto mi apparto con la scacchiera. La prendo, dispongo i pezzi, li osservo. Non so cosa fare, se esaminare una partita, se verificare un’idea, una linea di giuoco. Non so nemmeno perché l’ho presa. Una specie di riflesso incondizionato, l’ho preparata tante volte per le mie vecchie partite per corrispondenza! Tocco i pezzi, li accarezzo, li guardo ancora e mi vengono in mente un sacco di cose. La prima volta che ho conosciuto gli scacchi, il fascino sottile di apprendere le regole e la magia dei movimenti, un’emozione intellettuale che si è via via trasformata in passione. La loro storia, il loro peregrinare di paese in paese fino a giungere dalle nostre parti. I persiani, gli arabi, il Medioevo…
Le battaglie da cui hanno tratto origine. Le battaglie, ecco, che mi hanno sempre colpito fin da ragazzetto quando restavo a bocca aperta davanti agli scontri, alle lotte furiose, al nitrire dei cavalli imbizzarriti, al lampeggiare delle spade, all’orribile frastuono degli scudi che si scontrano, alle urla dei soldati, al sangue che scivola silenzioso sulla terra. Alle astuzie. Alle astuzie e ai tradimenti perpetrati con inaudita ferocia, l’invito ad una riconciliazione e all’improvviso il colpo di spada mortale (Machiavelli docet). Scacco matto. Il Re è morto.
Spesso, all’improvviso, arrivano delle immagini. Volti di amici con cui ho giocato, volti di sconosciuti, la mano che stringe l’altra mano, il ticchettio dell’orologio, i primi movimenti dei pezzi. Ed insieme ai volti il brivido della vittoria o lo scoramento della sconfitta, il rimorso di avere continuato una partita persa o quello di non avere accettato, con superbia, la proposta di una patta (chiedo venia). Immagini e sentimenti che si mischiano insieme. A volte arriva pure una fanciullesca identificazione (ma a chi non è mai avvenuta?). Il Lotti-Fischer che sbaraglia i più forti avversari del mondo…Poi mi guardo intorno. Qualche targa, qualche coppa modesta…
A volte, invece, fantastico sul destino dei pedoni e dei pezzi costretti a muovere lungo una direttrice già segnata. Il Cavallo che salta, l’Alfiere che si dirige per traverso, la Torre che va dritta in lungo e in largo, la Regina che si muove da tutte le parti…e insomma ognuno con la sua regola, ognuno con la sua caratteristica. Tutto deciso, tutto fissato. E gli uomini? Avranno anch’essi un percorso già prestabilito? Potranno ribellarsi a quel movimento a cui sembrano essere destinati? Sono veramente liberi? E la vita non sarà una immensa scacchiera?...
Pensieri un po’ banali, un po’ sciocchi, risaputi, scontati. Eppure è così. A volte mi piace prendere la scacchiera, sistemare i pezzi, guardarli lasciandomi trascinare da queste fantasticherie, da queste riflessioni.
Talvolta arriva il nipotino Jonathan che mi scuote e mi riporta alla realtà “O nonno, che fai dormi?”.