
Dopo essermi cimentato in maniera goliardica con le “Battutine scacchistiche”, ho voluto provare ad entrare in punta di piedi nell’ultima ora di vita di un grande campione del passato.
L'ultima ora
Non voleva dormire sul letto e non voleva uscire. Se ne stava tutto il giorno rinchiuso nella sua cameretta di un istituto per anziani seduto su una sedia con una piccola scacchiera sopra le ginocchia. Lo sguardo fisso nel vuoto. A ondate i pensieri entravano ed uscivano nella mente senza un ordine preciso come lampi luminosi in un cielo di tenebra. Ricordi, passioni, gioie e dolori della sua vita che lo avevano tormentato e sfinito. Il volto sardonico di Salwe che lo batte per la prima volta, la frase secca di Bernstein “Non hai abbastanza talento” che riecheggia cupa nel suo animo. Ma gliela aveva fatto vedere a tutti e due di che pasta era. Sconfitto il primo, sbugiardato il secondo.
Quel giorno, però, si sentiva più debole e anche i ricordi più belli non riuscivano a sollevarlo. Ogni tanto muoveva i pezzi sulla piccola scacchiera come un automa, quasi a ripercorrere una vecchia partita. Poi rialzava lo sguardo e spalancava gli occhi forse per vedere anche in un tempo più remoto. Il padre ebreo morto prima della sua nascita, dodicesimo figlio di una troppo numerosa tribù, la madre che non ce la fa e lo affida al nonno. Povertà, miseria, disperazione in quel ghetto di Staviski sotto il tallone della Russia zarista. Le mani che tremano, il volto che si contrae, una piccola lacrima che scorre lungo la guancia.
Gli scacchi come riscatto. Li aveva incontrati a sedici anni. Aveva visto giocare due compagni di scuola e se ne era innamorato. Come se li conoscesse da sempre, come se facessero parte della sua stessa natura. Grande anno quel…la data gli sfuggiva ma un po’ di emozione riuscì ad entrare nel suo corpo sempre più freddo. Era arrivato primo ex aequo insieme con il campione del mondo Emanuele Lasker! Un impercettibile sorriso affiorò sulle labbra. Ce l’aveva fatta. Aveva scalato tutti gradini che portavano al punto più alto. Ora non restava che affrontarlo. La sfida al trono se l’era guadagnata con la sua passione, il suo impegno, il sudore della fronte. Ma…ma…riabbassò la testa sulla scacchiera, accarezzò i pezzi uno per uno. Ma…c’era quel ma che lo aveva seguito per tutta la vita. Non solo allora quando Lasker aveva preferito incontrare prima Janowski e poi Schletchter e ancora Janowski. Anche in seguito quando al suo posto era stato scelto Capablanca. Eppure lui aveva lottato, si era imposto all’attenzione del mondo scacchistico in tanti tornei. Eppure…eppure…
E poi era arrivata la guerra. Si agitò, strinse più forte il Cavallo che aveva in mano, la sua bocca ebbe una smorfia. Maledetta guerra! Istintivamente voltò lo sguardo da un’altra parte. Verso la finestra. Fuori c’era un bel sole marzolino ma faceva freddo lo stesso. Non un alito di vento. Silenzio e freddo. Poi tornò a fissare la scacchiera. Maledetta guerra e maledetto anche Alekhine, il nuovo miracolo degli scacchi che lo aveva messo in ombra! Ma no… Alekhine non c’entrava nulla, come gli altri prima di lui che gli avevano soffiato il posto di sfidante. Non c’entravano nulla. Il male era suo. Suo e basta. Troppo solo, troppo schivo, troppo appartato. Lo infastidivano perfino le apparizioni pubbliche. E per arrivare al dunque c’era bisogno di amicizie, di collegamenti, di contatti. Fece un gesto di stizza verso se stesso allargando le braccia. Il Cavallo cadde sul pavimento e lo fece scuotere per un attimo. Già…il Cavallo, l’Alfiere…i pezzi dei suoi finali…eh lì a quel punto della partita era forte davvero, si sentiva imbattibile, nemmeno Lasker che non lo aveva voluto sfidare poteva stargli alla pari. Chissà, forse Capablanca…
Era rimasto solo. Ripensò un attimo alla moglie che lo aveva abbandonato già da molti anni, ripensò ai figli, uno lontano lontano in…dove non si ricordava più, l’altro era venuto a trovarlo fino …fino a…Scosse impercettibilmente la testa. Solo, era rimasto solo. Fece per raccogliere il Cavallo ma in quel momento le forze lo abbandonarono. Gli sembrò che una luce si avvicinasse verso di lui, una luce intensa che non gli faceva male agli occhi. Insieme a questa luce salì in alto, sempre più in alto…Gli sembrò di ritrovarsi in una grande sala bianca gremita da un folto pubblico che sorrideva e applaudiva senza rumore. In fondo alla sala un palco, sopra il palco un tavolo con una scacchiera. Davanti al tavolo un uomo con i baffi che fumava un sigaro le cui volute di fumo erano anch’esse bianche. Si avvicinò. Salì i gradini che portavano al palco. Represse un groppo che gli saliva in gola. Era…era…era lui, il campione del mondo che gli porgeva la mano e lo invitava a giocare. Si sedette e incominciarono la partita.
Il Grande Maestro Akiba Rubinstein esalò l’ultimo respiro il 14 marzo 1961.



Bravo Fabio! questa è pura poesia; sai toccare la sensibilità di tutti gli scacchisti perchè questa è anche la nostra storia
Di
Ruy Lopez
(inviato il 17/12/2008 @ 19:47:45)
Fabio... Da senza parole. Coinvolgente e bellissimo.
Di
angelmann
(inviato il 17/12/2008 @ 20:25:12)
davvero...
Di
Luca
(inviato il 17/12/2008 @ 22:42:47)
Grande Professor Lotti! Più lo leggo e più mi rammenta lo stile di Esteban Canal. Grande Professor Lotti!
Di
luca
(inviato il 17/12/2008 @ 22:54:49)
Un senso di tristezza diffusa. Melanconico. Bello
Di
Darkstorm-
(inviato il 17/12/2008 @ 22:58:54)
bellissimo,molto toccante e grido a gran voce ancora!!!complimenti.
Di
forza azzurri
(inviato il 18/12/2008 @ 08:56:16)
Egregio Professor Lotti, ho letto il suo breve racconto che per alcuni tratti è anche anche piacevole e sostanzialmente ben scritto, ma che purtroppo soffre del problema di tanti altri racconti sportivi o legati a particolari attività professionali: poggia troppo sulla specificità dell'argomento e non riesce ad uscire dal guscio del proprio ambiente. Manca un'idea laterale forte e spiazzante che faccia della malinconia di quell'uomo qualcosa di nuovo ed universale. Non me ne voglia, a me piace dire quello che penso.
Leggerlo è stata una bellissima parentesi in una pesante giornata di lavoro
Intervengo per qualche osservazione. Intanto prego tutti di darmi del tu e di chiamarmi Fabio. Lasciamo da parte il professore che dorme (finalmente) sonni tranquilli (mica tanto con l’asma che mi ritrovo). Ringrazio per gli apprezzamenti e vengo alle critiche sacrosante se espresse con educazione. Tengo a precisare: 1) Non sono uno scrittore. Per scrittore intendo soprattutto colui che si guadagna la pagnotta svirgolando con la penna o picchiettando sui tasti del computer dalla mattina alla sera. Io mi ritengo uno che scrive. Magari che scrive molto ma solo uno che scrive. E la differenza non è poca. 2) Prima di buttar giù questo breve racconto ho letto e riletto la biografia di Rubinstein per cercare il motivo ispiratore che potesse farmi da guida. L’ho trovato, o creduto di trovare, in una certa mancanza di energia, in una sorta di rassegnazione. Non ho pensato minimamente di farne una icona assoluta. Troppa grazia sant’Antonio. Grassa se sono riuscito a creare un po’ di pathos in qualche lettore. Fabio
Credo che, a parte l'impeccabilità dello stile e della forma, il successo di un opera risieda in massima parte nella misura in cui riesce ad arrivare al cuore e alla mente delle persone. Bravo Fabio!
Davvero un bellissimo testo, bravo Fabio!
Di
The_Whiteknight
(inviato il 18/12/2008 @ 14:59:08)
STUPENDO !!!!!!!!!!!!!!!! Toccante, profondo.... complimenti!!!
Uno splendido omaggio a un grandissimo giocatore come Akiba Rubinstein.
Di
jazztrain
(inviato il 18/12/2008 @ 15:18:35)
Non ho mai potuto dimenticare l'immagine, descritta in qualche libro, di Akiba in clinica e in età avanzata, che rimira una scacchiera con i pezzi in posizione iniziale, per ore; e poi gioca 1.c4; la contempla per mezz'ora e poi...ritira la mossa, continuando a scrutare la posizione iniziale dei pezzi. Così, per giorni e giorni, di seguito.
Di
runner
(inviato il 18/12/2008 @ 15:33:50)
mi associo a quello scritto da Andrea Rombaldoni (che saluto): proprio quello che ci vuole per riprendersi dopo una giornatina lavorativamente leggera...complimenti Mister Lotti!!
Di
Michele De Lillo
(inviato il 18/12/2008 @ 18:38:24)
Mi unisco ai complimenti degli altri, davvero un bel pezzo. Caro Fabio, spero che questo sia il primo racconto di una lunga serie!, è un pezzo veramente bello e pieno di sensibilità. Mi è venuta voglia di leggere la biografia di questo grande uomo; ho letto sul libro di Kasparov che quando giocava e non toccava a lui muovere si ritirava in un angolino della sala, aveva una timidezza patologica che gli costò forse il poter lottare per il titolo di campione del mondo. Grazie Fabio per avercelo fatto ricordare e averci messo (almeno a me) la voglia di leggere qualcosa in più sul grande Akiba..
Di
Misha Tal
(inviato il 18/12/2008 @ 21:48:49)
Fabio, con me sei riuscito perfettamente a tenermi col fiato sospeso dalla prima all'ultima sillaba, bravo!
Spero di leggere altri brevi e intensi profili.
Di
tamerlano
(inviato il 18/12/2008 @ 22:17:30)
Prima che il mio cervello vada in naftalina auguro a tutti i frequentatori di "Scacchierando" un Buon Natale condito con Buone feste ed un 2009 ricco di tante belle soddisfazioni! Fabio
bravo Fabio! ci hai fatto un gran bel regalo. un abbraccio
Di
Pier
(inviato il 20/12/2008 @ 01:07:08)
Fabio, mi associo ai complimenti e mi auguro che tu abbia tempo e voglia di regalarci ancora qualche minuto di poesia scacchistica ! Tanti auguri per un sereno Natale a te e a tutta la nostra famiglia a 64 caselle!!
Di
Marco
(inviato il 20/12/2008 @ 18:33:57)
Fabio,che ne dici di continuare la serie dei ritratti alla maniera che fece Esteban Canal ? Certo hai iniziato con il piede giusto. Auguri a tutti di Buone Feste!!!
Di
luca
(inviato il 20/12/2008 @ 18:44:52)
Aggiunte alcune immagini: un piccolo omaggio al grande Akiba e al bel racconto di Fabio.
Di
angelmann
(inviato il 20/12/2008 @ 21:54:04)
Ringrazio tutti ancora una volta ed in particolare Angelmann ma non vorrei cadere negli sbaciucchiamenti tra lettori e autore che io stesso ho preso in giro! Andate un pò a leggere in http://www.sherlockmagazine.it/rubriche/3337/. Dunque continuerò la mia collaborazione a "Scacchierando". E' una promessa o una minaccia a seconda dei gusti. Però prima di parlare di Grandi Maestri o altri argomenti vari permettetemi al prossimo incontro di farmi conoscere meglio. Come? Lo vedrete...Ora vado a letto tra il moscio e l'incazzato. Ha perso il mio Siena. Tra l'altro con una rete in fuorigioco! Fabio
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